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Cammino sinodale: il 12 marzo assemblea diocesana in Cattedrale con il cardinale Zuppi

Nel contesto del Cammino sinodale, domenica 12 marzo 2023, alle 20.30, in Cattedrale a Faenza si terrà un’assemblea diocesana con la presenza del cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei. “Nelle prossime settimane – spiega il vicario generale della Diocesi, don Michele Morandi – seguiranno informazioni più precise sull’organizzazione dell’Assemblea per facilitare la più ampia partecipazione possibile. Vi invito fin d’ora a segnare nelle vostre agende questo evento significativo per la nostra Chiesa diocesana”.

Parte il 2° anno di Cammino sinodale. Ecco i 4 cantieri

Il 28 novembre scorso si sono ritrovati in Seminario a Faenza un’ottantina di persone tra moderatori e segretari che l’anno scorso hanno coordinato il servizio di ascolto dei gruppi sinodali. Serata ricca di spunti a partire dalla riflessione di apertura di monsignor Mario Toso che ha delineato i due grandi assi di questo secondo anno di ascolto: approfondimento e allargamento. Approfondimento di quanto emerso nel primo anno. Allargamento, quale tentativo di coinvolgimento di nuove persone e gruppi.

La referente diocesana Cristina Dalmonte ha ampliato la riflessione facendo riferimento al Concilio Vaticano II e mostrando come il cammino sia un lungo percorso che ci precede e del quale vediamo solo a distanza di anni i primi frutti. La parte centrale della serata è stata la presentazione di Alessandra Scalini dello Strumento diocesano elaborato dalla squadra sinodale, in cui si declinano i cantieri scelti a livello nazionale con il frutto ‘locale’ dell’ascolto del primo anno. Questa scelta è frutto del discernimento dell’équipe e costituisce un punto di riferimento significativo che rende concreto e accessibile la domanda del Sinodo per il nostro territorio.

Il cantiere dell’Annuncio

L’approfondimento di quest’anno sarà sulle parole, sulla voce del Popolo di Dio della Chiesa di Faenza-Modigliana. Nel primo anno è emersa con forza la tematica dell’annuncio, il problema dei linguaggi con cui la Chiesa cerca di mettere in collegamento il Vangelo con il mondo, il tema dei giovani come soggetto con cui camminare e con i quali stare al passo, la ferialità come luogo quotidiano della presenza silenziosa dello Spirito: ecco il primo cantiere dell’annuncio, dell’attenzione ai vari ambiti in cui portare la buona notizia di un Dio che è Amore.

Il cantiere delle Relazioni

Nel primo anno abbiamo ascoltato il desiderio di relazione, e quindi il problema della frammentazione che caratterizza la nostra Chiesa, la sfida della catechesi come cammino di accompagnamento nella crescita della fede: ecco il secondo cantiere, quello delle relazioni. Di come viviamo le strutture e il nostro modo di esser Chiesa.

Il cantiere dei Ministeri

Poi vorremmo approfondire il tema dei ministeri, ovvero dei servizi e del servizio di guida all’interno della Chiesa, il tema dei preti come servitori particolari della Chiesa, e della formazione orientata all’ascolto del Maestro. Ecco il terzo cantiere dei ministeri.

Il cantiere della Liturgia

Infine, la nostra Diocesi ha scelto di approfondire il cantiere della liturgia, ovvero della celebrazione della messa, dei sacramenti e della Liturgia delle Ore: la grande domanda sulla spiritualità e sui riti è riconosciuta come un elemento fondamentale e imprescindibile del nostro essere Chiesa.

Quindi saremo chiamati ad approfondire il cantiere dell’annuncio, il cantiere delle relazioni, il cantiere dei ministeri e il cantiere della liturgia. In queste quattro tematiche vediamo il desiderio delle persone di un coinvolgimento e di un rinnovato modo di partecipazione.

Si riprende il cammino: ogni gruppo è chiamato ad approfondire uno dei 4 cantieri

E proprio la nostra Chiesa è chiamata a confrontarsi con queste quattro tematiche che non vogliono essere solo parole, ma vogliono fin da subito trovare una realizzazione concreta in iniziative, laboratori, eventi, momenti di preghiera. La Cei ha scelto il nome di cantieri proprio per evidenziare la progressività del lavoro e la sua concretezza in questo secondo anno. In parallelo sono stati pensati alcuni ambiti considerati ‘lontani’ in cui allargare l’ascolto. Ospedali, mercati, cooperative agricole, aziende, biblioteca, web… sono tutti luoghi nei quali la nostra Chiesa vuole essere presente e ampliare la sua capacità di accoglienza e di ascolto.

Fatti sentire. La Chiesa ti vuole ascoltare.

In questa direzione va anche il potenziamento della sezione del sito dedicata al cammino sinodale che si arricchisce di nuovi spunti e che vuole essere un luogo di condivisione delle varie esperienze sperimentate sul territorio. Entro fine anno ciascun gruppo è chiamato a delimitare la tematica, o meglio il cantiere, da approfondire. Nei primi mesi del 2023, poi, si provvederà a calendarizzare gli appuntamenti dei vari gruppi. In aprile inizieranno lavori di sintesi su ciascun cantiere per riuscire a raccogliere i frutti più significativi.

Il sito diocesano: la sezione dedicata al Cammino sinodale

Fra gli ambiti in cui la Chiesa vuole allargare l’ascolto c’è il web. Il sito diocesano è stato aggiornato con una nuova sezione rivolta a un target ampio: la Chiesa vuole ascoltare più persone possibili per migliorare la propria missione. Nuove pagine, nuovi strumenti scaricabili, un maggior numero di informazioni per tutti. Il tentativo è di vivere questo ambiente digitale come luogo di incontro e di condivisione di esperienze.

L’invito è quello di mandare a sinodo@diocesifaenza.it le iniziative che possono essere utili per altri gruppi che stanno affrontando lo stesso cantiere per mettere in circolo idee e buone pratiche. In questo vogliamo rendere concreto quanto emerso dall’ascolto: i cantieri ci chiedono azioni concrete.

Vai a dare subito un’occhiata cliccando qui.


Il saluto del vescovo Mario ai moderatori e segretari del Cammino sinodale: parte il 2° anno di ascolto

Di seguito viene riportato il saluto del vescovo Mario ai moderatori e segretari del Cammino sinodale in Diocesi. Il 28 novembre in Seminario è stato infatti presentato dall’équipe il secondo anno di Ascolto. 

Carissimi,

sono contento di vedervi così numerosi anche in questo secondo anno del cammino sinodale.

La nostra Chiesa diocesana, grazie a voi, ha fatto sentire la sua voce e ora vi chiede di approfondire e di allargare quanto è stato fatto.

Mentre dico questo potrebbero sorgere due obiezioni: “Ancora? Non abbiamo già ascoltato? Cosa dobbiamo ascoltare di nuovo?”; si potrebbe, cioè, avere la paura di ripetere qualcosa di già fatto. E, poi, ci si potrebbe anche chiedere: “Ma con tutte le cose che dobbiamo fare, come facciamo ad aggiungere anche questa? Non ci viene chiesto troppo?”.

 

L’incontro di questa sera intende rispondere alle due domande-obiezioni:

  • non dobbiamo fare un doppione dell’anno scorso: siamo chiamati, piuttosto, ad approfondire e ad allargare su tematiche specifiche che chiamiamo cantieri (e che questa sera verranno presentati a partire dal Vademecum diocesano Di una cosa sola c’è bisogno, che è stato preparato con cura e che vi sarà distribuito). I cantieri sono quattro: l’annuncio, le relazioni, i ministeri e la liturgia;
  • non dobbiamo fare lo sforzo di aggiungere tante cose, quanto di trasformare le realtà in cui viviamo e operiamo – pensiamo anche solo alle nostre aggregazioni, associazioni, ai nostri movimenti) in strumenti o luoghi di sinodalità, di ascolto, di annuncio, di servizio.

 

Su questo aspetto, il terzo cantiere sui ministeri ci può dare una mano a riscoprire nell’ascolto della Parola, nella vita spirituale, nella preghiera la fonte e l’alimento di ogni servizio nella e per la Chiesa.

Vi ringrazio per quanto avete fatto e state facendo. Ugualmente vi inviterei a continuare in questo servizio con cuore e mente aperti allo Spirito. La nostra Chiesa di Faenza-Modigliana ha bisogno di voi, della vostra capacità di ascoltare e di raccogliere quanto emerge dal santo Popolo di Dio dei nostri territori: voi siete il volto concreto di una Chiesa che annuncia, che accoglie, che ascolta la voce dello Spirito d’amore e di verità.

Senza di voi questo cammino rimarrebbe solo sulla carta, in tante parole: grazie a voi esso potrà, invece, incarnarsi nelle pieghe della società, a contatto con la realtà e gli uomini di oggi, per un annuncio nuovo. Dobbiamo pensare che l’obiettivo di tutto il nostro lavoro è quello di porre oggi le condizioni perché un domani, in questo territorio, possa continuare l’annuncio del Signore Gesù, che con la sua incarnazione, morte e risurrezione è venuto a salvare le persone, a far nuove tutte le cose.

Ci alziamo in piedi e iniziamo questa serata con il segno della croce e la preghiera allo Spirito Santo perché venga a prendere casa nei nostri cuori.

 

La preghiera del Sinodo

Siamo davanti a Te, Spirito Santo,

mentre ci riuniamo nel Tuo nome.

Con Te solo a guidarci,
vieni e prendi casa nei nostri cuori;

insegnaci la via da seguire
e come dobbiamo percorrerla.

Siamo deboli e peccatori,
non lasciare che promuoviamo il disordine.

Non lasciare che l’ignoranza
ci porti sulla strada sbagliata
né che la parzialità influenzi le nostre azioni.

Fa’ che troviamo in Te la nostra unità
affinché possiamo camminare insieme verso la vita eterna

e non ci allontaniamo dalla via della verità

e da ciò che è giusto.

Tutto questo chiediamo a te,
che sei all’opera in ogni luogo e in ogni tempo,

nella comunione del Padre e del Figlio,
nei secoli dei secoli.

Amen.


Cammino sinodale: il 2° anno di Ascolto. Lunedì 28 novembre incontro con moderatori e segretari in Seminario

cammino sinodale

La Chiesa di Faenza-Modigliana ha partecipato con entusiasmo e impegno al cammino sinodale italiano e universale chiesto da Papa Francesco. La risposta del territorio è stata sorprendente sia per quantità e soprattutto per qualità. Sono state ascoltate più di 2.300 persone di ogni età, genere, condizione sociale e ambito di vita. Nei mesi da gennaio ad aprile si sono formati più di 100 gruppi sinodali. In tal modo sono state raccolte le narrazioni dei malati e degli operatori sanitari, dei credenti di altre religioni, degli artisti e dei musicisti, degli scrittori e dei giornalisti, delle persone che hanno affrontato la tossicodipendenza, dei non credenti, degli universitari e dei giovani, delle persone con disabilità, degli insegnanti, degli operai e dei disoccupati, degli imprenditori e dei cooperatori, dei politici e dei rionali, dei bambini e degli anziani, dei fidanzati e delle famiglie, degli adolescenti e dei loro genitori, dei presbiteri e dei diaconi, delle religiose, dei seminaristi, degli sportivi e dei migranti, dei poveri, dei movimenti, gruppi e associazioni, di tante parrocchie e zone del nostro territorio.

In totale le sintesi arrivate sono state 110, frutto del percorso realizzato dai 2.335 partecipanti (1.133 uomini, 1.202 donne, con una media d’età di 45 anni). Ogni gruppo ha organizzato in media 2,5 incontri. Complessivamente sono state coinvolte 36 parrocchie, 30 organismi diocesani (compresi di movimenti e le associazioni) e 44 diversi “ambienti” di vita. Le sintesi realizzate non sono semplici verbali, ma sono frutto di un cammino sul territorio, a contatto con le persone concrete, e della condivisione di esperienze a partire dalla domanda fondamentale.

I numeri sono chiari. Questa fase di ascolto ha permesso di risvegliare una viva coscienza di comunità. Sono state riallacciate relazioni e legami, rimettendo in dialogo le persone dando uno slancio nuovo ed energico all’evangelizzazione, alle azioni caritative e associative sul nostro territorio. Le persone hanno fatto l’esperienza di essere cercate e hanno sentito che questo è lo stile della Chiesa. Si è toccato con mano che questo cammino non serve per produrre l’ennesimo documento, ma per avviare processi concreti, per potenziare l’annuncio e per riscoprire la celebrazione, la Sua reale presenza in mezzo a noi. Questo stile sinodale della comunità cristiana ha una ricaduta immediata sul mondo sociale: le nostre comunità si rivelano centri creativi di cultura, di nuovo umanesimo propulsive di una progettualità politica con uno sguardo ampio, con uno sguardo sulla persona.

Nel prossimo anno il cammino diocesano si misurerà con il compito dell’approfondimento e la sfida dell’allargamento dell’ascolto. Innanzitutto, approfondire: vogliamo ascoltare con più attenzione la voce del Popolo di Dio che è emersa nel primo anno. Per questo l’équipe ha personalizzato i “cantieri di Betania” proposti dalla Cei, intrecciandoli con le parole più rappresentative della Sintesi diocesana del primo anno di ascolto. Frutto di questa sintesi sono il cantiere dell’annuncio, il cantiere delle relazioni, il cantiere dei ministeri e il cantiere (scelto dalla diocesi) sulla liturgia.

Poi, dovremo misurarci con l’allargamento dell’ascolto: verranno proposte diverse iniziative per essere presenti sul web, negli ospedali, nei mercati, nelle scuole per incontrare e ascoltare il maggior numero di persone possibili.

Tutti gli orientamenti e gli strumenti saranno pubblicati sul sito diocesano e presentati ai moderatori e segretari dei gruppi sinodali lunedì 28 novembre alle 20:30 in Seminario.

cammino sinodale


Sinodo. Consegnata la sintesi diocesana. Il vescovo Mario: “La Chiesa è chiamata ad avere uno stile relazionale”

Annunciarlo e celebrarlo con uno stile relazionale. È questa la frase che riassume la fase d’ascolto del Cammino sinodale della nostra Diocesi. In tutto 110 gruppi guidati da un moderatore e da un segretario, per oltre 2.300 persone, si sono confrontati sulla domanda fondamentale e hanno portato i propri contributi all’équipe diocesana, che dopo un attento lavoro di lettura, preghiera e discernimento ha redatto la sintesi diocesana che è stata consegnata nell’aprile scorso a Roma.

Nel corso della celebrazione di Pentecoste in Cattedrale i referenti diocesani – il vicario generale don Michele Morandi e Cristina Dalmonte – hanno consegnato al vescovo Mario la sintesi diocesana. «Con tanta umiltà e come figli davanti al padre – hanno detto – consegniamo a Lei Eccellenza e a tutti voi, la sintesi che abbiamo inviato a Roma, frutto di questi mesi di ascolto. Eccellenza, in queste pagine sono racchiuse le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini e delle donne di questo nostro tempo: questo è il Popolo del Signore! Le consegniamo queste pagine, disponibili a costruire quanto sarà necessario perché in questa terra non venga meno l’annuncio del Vangelo».

Il vescovo Mario ha manifestato la «più sincera e profonda gratitudine a tutti coloro che, con una intelligenza d’amore, hanno reso possibile la prima fase del cammino sinodale nella nostra Chiesa diocesana». «Dalle varie testimonianze scritte – ha sottolineato monsignor Toso – emerge quel soffio dello Spirito che anima la Chiesa e la sospinge al largo in questo terzo millennio da poco iniziato. Sento il dovere di ringraziare ciascuno in particolare, ma anche quel “noi-comunione-di persone” che è stato guidato dalla unione con Cristo e tra di voi».

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La restituzione del vescovo Mario

«Mentre siamo in attesa dei prossimi passi del cammino sinodale della Chiesa italiana – ha detto il vescovo Mario nel corso della celebrazione – non possiamo non riconoscere ciò che lo Spirito Santo ci sta dicendo a gran voce, a noi Chiesa di Faenza-Modigliana:

1.La Chiesa è chiamata ad avere uno stile relazionale. “Come stai?”. Questa semplice domanda può riallacciare legami e relazioni all’interno della nostra comunità perché al centro ci devono essere le persone con i loro volti concreti, i loro bisogni e le loro domande. Per questo non possiamo dare per scontato il dialogo, l’ascolto sincero, il riconoscere l’altro da me. La nostra Chiesa deve riscoprire il suo volto materno, paterno, fraterno: deve riuscire a comunicare con ogni uomo e donna che vive sul nostro territorio in questo nostro tempo particolare.

Vi invito fin da ora a non dare per scontate le relazioni personali, spendendo tempo e cura nell’ascolto e nel dialogo fraterno. La nostra Chiesa avrà un volto fraterno e accogliente se noi cureremo uno stile relazionale personale.

2.L’annuncio. Se lo Spirito Santo è in noi, nelle nostre comunità, non possiamo tenerlo racchiuso entro a confini e spazi definiti, altrimenti non è Lui che ci sta guidando. Egli ci invia a tutti. Non esistono recinti o confini, persone dentro e persone fuori: esistono solo discepoli innamorati della buona notizia di un Dio morto e risorto, un Dio che è amore e misericordia, un Dio che mi viene a cercare per parlarmi come ad un amico; discepoli che vanno a cercare gli altri per annunciarlo.

Vi invito, allora, a rischiare, a sbilanciarvi, a cercare le persone per parlare loro semplicemente del Vangelo e della differenza di una vita con Gesù, se è vero che con Lui o senza di Lui la vita cambia. La Chiesa sarà attraente se noi sapremo cercare le persone andando a chiamarle lì ove sono, nelle tante pieghe della società.

3.«Io vivo e voi vivrete» è la sua promessa. Lui vive e ci vuole vivi soprattutto nella liturgia, nel pane spezzato, nel vino versato, nella Scrittura, nei riti e nelle preghiere della Chiesa: mentre celebriamo Lui è presente come il Vivente e ci inserisce nella sua vita nuova. La liturgia non è la “ciliegina sulla torta” della vita dei discepoli, non è un tempo di riconoscimento reciproco o di confronto; non è solo il luogo dove comprendere, ma dove incontrare e vivere Cristo, morto e risorto. Cristo è la chiave: abbiamo bisogno di ritornare al Concilio per proseguire questo “movimento” liturgico.

Vi invito, dunque, ad entrare nelle celebrazioni con la consapevolezza che è il Signore il soggetto della celebrazione, non noi stessi. Vi invito ad affidarvi ai riti, alle parole e ai gesti che nella loro particolarità e diversità ci manifestano il Mistero di un Dio che agisce, parla, domanda, invita… un Dio presente. La Chiesa celebrerà il Risorto con gioia rinnovata se noi daremo spazio al Signore, se metteremo Lui al centro.

Annunciarlo e celebrarlo con uno stile relazionale.
Ecco, in breve, ciò che siamo chiamati fin da subito ad approfondire e a trasformare in azioni concrete. Noi tutti, nessuno escluso. Tutti siamo invitati ad andare dietro all’unico Pastore, il Pastore grande delle pecore».

Il 5 giugno in Cattedrale la presentazione della sintesi diocesana del Cammino sinodale: una comunità unita dalla fede

La Chiesa di Faenza-Modigliana ha partecipato con entusiasmo e impegno al cammino sinodale italiano e universale chiesto da Papa Francesco. La risposta del territorio è stata sorprendente sia per quantità e soprattutto per qualità. Sono state ascoltate più di 2.300 persone di ogni età, genere, condizione sociale e ambito di vita. Nei mesi da gennaio ad aprile si sono formati più di 100 gruppi sinodali. In tal modo sono raccolte le narrazioni dei malati e degli operatori sanitari, dei credenti di altre religioni, degli artisti e dei musicisti, degli scrittori e dei giornalisti, delle persone che hanno affrontato la tossicodipendenza, dei non credenti, degli universitari e dei giovani, delle persone con disabilità, degli insegnanti della scuola statale e paritaria cattolica, degli operai e dei disoccupati, degli imprenditori e dei cooperatori, dei politici e dei rionali, dei bambini e degli anziani, dei fidanzati e delle famiglie, degli adolescenti e dei loro genitori, dei presbiteri e dei diaconi, delle religiose, dei seminaristi, dei catechisti e dei volontari, dei divorziati e dei single, degli sportivi e dei migranti, dei poveri, dei movimenti, gruppi e associazioni, di tante parrocchie e zone del nostro territorio.

Alcuni dati

In totale le sintesi arrivate sono state 110, frutto del percorso realizzato dai 2.335 partecipanti (1.133 uomini, 1.202 donne, con una media d’età di 45 anni). Ogni gruppo ha organizzato in media 2,5 incontri. Complessivamente sono state coinvolte 36 parrocchie, 44 ambienti di vita e 30 organismi diocesani. Le sintesi realizzate non sono semplici verbali, ma sono frutto di un cammino sul territorio, a contatto con le persone concrete, e della condivisione di esperienze a partire dalla domanda fondamentale.

Un tessuto da rammendare

I numeri sono chiari. Questa fase di ascolto ha permesso di risvegliare una viva coscienza di comunità. Sono state riallacciate relazioni e legami, rimettendo in dialogo le persone dando uno slancio nuovo ed energico all’evangelizzazione, alle azioni caritative e associative sul nostro territorio. Le persone hanno fatto l’esperienza di essere cercate e hanno sentito che questo è lo stile della Chiesa. Ecco tracciati i prossimi passi della nostra Diocesi: l’annuncio, l’andare a cercare le persone per proporgli la buona notizia di un Dio che è amore e la celebrazione, la Sua reale presenza in mezzo a noi. Questo stile sinodale della comunità cristiana ha una ricaduta immediata sul mondo sociale: le nostre comunità si rivelano centri creativi di cultura, di nuovo umanesimo propulsive di una progettualità politica con uno sguardo ampio, con uno sguardo sulla persona. Il nostro territorio sta chiedendo che la persona torni a essere il centro della società civile, dell’agire politico, imprenditoriale, lavorativo, sociale, etc… Per questo, risulta evidente che il cammino sinodale non è solo una manifestazione dell’essere chiesa: i componenti delle comunità cristiane sono inviati, sono mandati per entrare in dialogo con il territorio, per collaborare con il mondo civile e per costruire insieme a credenti e non credenti una società che abbia al centro la persona.

La presentazione alla Solennità di Pentecoste, il 5 giugno in Cattedrale

Un segno del rinnovamento ecclesiale è l’evento che abbiamo programmato domenica 5 giugno, solennità di Pentecoste. Viene organizzato un incontro per i coordinatori dei gruppi sinodali sull’annuncio; poi in Cattedrale alle 20 ci sarà una celebrazione aperta a tutti dove verrà presentata la sintesi diocesana dell’ascolto di questi mesi. Quale segno della dimensione ecumenica dell’agire comunitario, a questa celebrazione si uniranno la comunità cattolica ucraina di rito bizantino, la comunità cattolica rumena di rito bizantino, la comunità ortodossa moldava e i rappresentanti di alcuni Comuni, tra i quali Faenza, Modigliana, Bagnacavallo.

Una così ampia partecipazione simboleggia concretamente l’importanza del cammino intrapreso e lo spessore di questo particolare evento, che oltre al valore spirituale ed ecclesiale, ha un’innegabile importanza comunitaria e sociale per il nostro territorio.


Rioni e Cammino sinodale. Le parole del vescovo Mario alla Donazione dei ceri

Sabato scorso, all’interno dei festeggiamenti della Beata Vergine delle Grazie, si è celebrata la messa presieduta dal vescovo Mario con l’offerta dei ceri da parte dei rioni cittadini. Di seguito riportiamo parte dell’omelia di monsignor Toso, che si è soffermato in particolare a illustrare quanto è emerso dal gruppo sinodale dedicato ai rioni. “In questo periodo storico – ha detto monsignor vescovo – la Chiesa nel mondo e in Italia è impegnata in un cammino sinodale, avente come obiettivo prossimo quello di farci interrogare su come annunciamo Gesù e su come lo annunceremo in futuro. Dalla risposta alle due domande dipende il futuro della Chiesa nel mondo, in Italia e qui in Romagna. Mi è parso davvero bello e importante che sia nato dai vari rioni un gruppo sinodale”.

“Chiesa e Rioni sono realtà che rischiano di sfiorarsi appena”

“Dalla relazione finale sui lavori del gruppo sinodale – spiega il vescovo Mario – sono emerse alcune considerazioni meritevoli di attenzione. Innanzitutto questa: nonostante i rioni siano in grado di sviluppare una straordinaria capacità di comunità, di dedizione, di condivisione, di dono di tempo, di esperienze di relazioni tra le persone, non sempre si constata in essi un’apertura cordiale nei confronti della fede in Cristo e della sua Chiesa. Questa, peraltro, risulta poco presente nei rioni e, spesso, è considerata una realtà estranea. Durante l’anno e la festa del Palio, Chiesa e rioni sono realtà che si sfiorano appena”.

Il vescovo Mario: “Il Palio deve essere una festa in cui tutti devono sentirsi accolti”

“In vista di un legame più sereno e gioioso – suggerisce il vescovo – è da auspicare, secondo i componenti del gruppo sinodale, la creazione di relazioni più cordiali, togliendo quanto può incrinarle, non escluso forme di linguaggio non rispettose del credo cristiano. La festa del Palio dev’essere momento in cui tutti possano sentirsi accolti in casa propria, con fraternità. Un ultimo cenno. Dalla relazione finale del gruppo sinodale emerge che la Chiesa appare poco presente nelle realtà rionali e nei momenti comuni. Credo che ciò risponda in parte al vero. Invito, allora, soprattutto i giovani impegnati nel volontariato e nelle varie associazioni a essere più presenti, riproponendomi anch’io di non mancare qualche volta, compatibilmente agli altri impegni. Non dimentichiamo, però, che ciascuno dei credenti è Chiesa. Coloro che sono presenti nei rioni sono chiamati a essere sale che dà sapore e luce che illumina. Non dobbiamo essere timorosi. Ci confortano le parole che Gesù ha detto ai suoi: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano» (cf Gv 10, 27-30). La consegna dei ceri alla Beata Vergine non sia un semplice gesto folcloristico, bensì l’affidare a Lei tutta la nostra vita e la buona riuscita del Palio”.

Più di mille narrazioni di fede: in tanti hanno hanno risposto sì alla chiamata del Cammino sinodale

opo l’ascolto all’interno dei gruppi sinodali, ora la sintesi diocesana. Domenica scorsa, 3 aprile, alla scadenza termine per inviare le sintesi dei singoli gruppi sinodali, sono stati registrati 93 elaborati, anche se confidiamo che il numero possa salire con l’arrivo di qualche sintesi presentata in ritardo per motivazioni serie discusse con l’équipe. A un primo sguardo complessivo possiamo dire che davvero la nostra Chiesa diocesana ha risposto con generosità, impegno e serietà: si possono già vedere incontri e gruppi nuovi nelle parrocchie e negli ambienti di vita che non intendono concludere questa esperienza di ascolto e racconto. Davvero stiamo sperimentando che, al di là dei documenti, questo Sinodo ci sta facendo riscoprire la Chiesa come un cammino reale fatto con Gesù e con i fratelli per annunciarlo. Alcuni dati esemplificativi. I nostri gruppi hanno intercettato più di 1.200 persone.

Ora il lavoro di sintesi dell’équipe. Il materiale sarà inviato alla Cei entro il 30 aprile

Si registra una partecipazione più femminile (644) che maschile (556), con una media di 46 anni d’età. I gruppi hanno curato in media fra i due e i tre incontri. Finora sono giunte 33 sintesi dalle “Parrocchie”, 25 dagli “Organismi diocesani” (anche associazioni e movimenti) e 35 dagli “Ambienti di vita”. Raccolte in un unico file, queste sintesi riempiono più di 225 pagine in formato A4. Questi dati rendono l’idea del lavoro che affronterà l’équipe sinodale nel prossimo mese. Dopo una lettura di tutti i contributi essa discuterà internamente una prima bozza, che deve essere lunga necessariamente non più di dieci pagine. Sarà quindi necessario un grande lavoro sinodale di lettura, ascolto e confronto all’interno dell’équipe per sintetizzare al meglio la voce dei gruppi. Questa prima bozza verrà mandata ai moderatori e segretari che avranno due giorni (19 e 20 aprile) per leggerla e proporre “emendamenti” con una procedura che verrà spiegata in seguito.

In questo lavoro di ascolto e redazione del testo finale ci è a fianco il vescovo Mario, che al termine della stesura validerà il documento compiendo così la prima tappa del cammino sinodale della Chiesa italiana e della prima fase di ascolto del Sinodo mondiale. Il testo definitivo sarà inviato alla Cei entro il 30 aprile. Questo lavoro di sintesi è prima di tutto un lavoro spirituale e di discernimento. Chiediamo la vostra preghiera e accompagnamento per ascoltare sempre meglio lo Spirito.

i referenti diocesani del Sinodo


Il gruppo sinodale dei genitori degli adolescenti: per una Chiesa che i giovani sentano come casa propria

Una partecipazione sentita, personale e sincera. Un ritrovarsi insieme a raccontarsi liberamente la propria esperienza di fede, sentendosi accolti e ascoltati in modo significativo, nella speranza che ciò sia efficace per la Chiesa. È questo il clima che si è vissuto all’interno del gruppo sinodale dedicato agli “Adolescenti” e che ha coinvolto genitori, docenti e operatori che hanno relazioni strette con questa fascia d’età. Complessivamente il gruppo ha avuto una media di 16 presenze per serata, per un totale di circa una ventina di partecipanti.

Diversi i filoni approfonditi nel corso degli incontri: dal ruolo della famiglia alla liturgia, passando al modo di comunicare o alla metodologia educativa. Una fase di ascolto ricca di spunti e di confronto per capire assieme come la Chiesa sta camminando e che cosa lo Spirito ci chiede per il futuro. Il desiderio più grande emerso dal gruppo è che la Chiesa possa essere un luogo aperto a un percorso chiaro ed efficace, con riferimenti sicuri, in cui gli adolescenti si sentano a casa propria, in cui siano aiutati a fare “rete” e a trovare risposte alle domande personali. Un luogo senza barriere rispetto alle varie fasi della vita. È emerso inoltre il desiderio ed esigenza di formare guide sicure (pastori, religiose, educatori, operatori pastorali, ecc.) con una chiara identità, capaci di testimonianze credibili, perché hanno incontrato Gesù nella concretezza del quotidiano. Guide coraggiose che sappiano ascoltare e farsi ascoltare dai ragazzi, in grado di parlare loro con un linguaggio comprensibile, che sappiano leggere le situazioni e offrire di esse un significato coerente e credibile.

Dal gruppo è emersa la necessità di una nuova comunicazione efficace e della formazione

Dagli incontri sono emerse alcune aree su cui fare formazione: pedagogia, psicologia, teologia, sacre scritture, spiritualità, comunicazione. «Questi incontri ci hanno sorpreso per la profondità e coinvolgimento inaspettati – scrivono il moderatore e i due segretari del gruppo -. Abbiamo colto in particolare un desiderio: la possibilità di raccontarsi liberamente, di sentirsi accolti e ascoltati. Abbiamo percepito la nostalgia dell’incontro col Padre che pare depotenziata nell’ambito delle parrocchie “classiche”, ma esiste ancora nel cuore di molti. Si è toccata con mano la voglia di disponibilità concreta dove c’è lo stallo, di riavvicinarsi dove si è acuita la lontananza, di voler crescere in una visione collettiva. Con due chiavi principali: una nuova comunicazione efficace e adeguata ai tempi e una formazione di alto livello, strutturata e finalizzata a facilitare la relazione con l’altro. Abbiamo sentito tanta nostalgia di una Chiesa poggiata sul perdono, sulla sospensione del giudizio, sull’accoglienza incondizionata e l’ascolto empatico, concentrata sull’essere più che sul fare, per far emergere l’unicità di ognuno piuttosto che esaltarne la specialità (nel bene e nel male)».