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Che cos’è Chiesa e cos’è Sinodo: l’incontro formativo del 22 novembre

Un cammino assieme che ha per protagonista il noi della Chiesa. Si è svolto lunedì 22 novembre  in Seminario il primo incontro formativo per moderatori e segretari dei gruppi sinodali. Obiettivo della serata, coordinata dai referenti diocesani il vicario generale don Michele Morandi e Cristina Dalmonte, era fornire e condividere alcuni punti fondamentali su ciò che è Chiesa, su ciò che è Sinodo.

Il video della serata

L’intervento di don Michele Morandi

Sinodo 22 novembre – intervento don Michele


Tracciato il percorso del Cammino sinodale in Diocesi: al lavoro équipe, moderatori e segretari

Comunione, partecipazione, missione: entra nel vivo il cammino sinodale che si è aperto in Diocesi il 17 ottobre scorso. Con questa convocazione, papa Francesco invita tutto il popolo di Dio a interrogarsi sulla sinodalità: un tema decisivo per la vita e la missione della Chiesa. L’équipe diocesana, nominata dal vescovo Mario Toso nelle scorse settimane, è al lavoro per definire la prima parte del percorso che ci accompagnerà fino a luglio 2022, quando sarà consegnato alla Conferenza Episcopale un documento di quanto è emerso dalla fase di ascolto dei gruppi sinodali.

Saranno proprio questi – definiti nei prossimi mesi e composti dalle 6 alle 12 persone, animati da un moderatore e un segretario – a essere i volti concreti di una Chiesa che vuole ascoltare, incontrare e accompagnare le persone del territorio e dei vari ambienti di vita, mettendo al centro l’ascolto del Signore Risorto per rispondere e lasciarsi provocare da queste domande fondamentali: Oggi come stiamo camminando con Gesù e con i fratelli per annunciarlo? Per il domani, cosa lo Spirito sta chiedendo alla nostra Chiesa per crescere nel cammino con Gesù e con i fratelli per annunciarlo?

I referenti dell’équipe sinodale sono il vicario don Michele Morandi e Cristina Dalmonte

Per coordinare il lavoro dei gruppi e dell’équipe, il vescovo Mario ha nominato referenti diocesani di questo cammino il vicario don Michele Morandi Cristina Dalmonte. «Condividere come Chiesa un metodo per camminare insieme su queste domande e sollecitazioni rappresenta già un primo obiettivo – spiega don Michele -. È importante non essere soli nel cercare le risposte a quello che il Signore ci chiede. La Chiesa è infatti un noi, non un io. Proprio per questo il vescovo ha nominato due referenti, un sacerdote e una donna laica, per rappresentare il cammino comune di tutto il popolo di Dio, laici, religiosi, ministri ordinati».

Al centro del Cammino i gruppi sinodali: tre tipologie

La Chiesa in ascolto: insieme per comprendere cosa il Signore ci sta chiedendo. Un ascolto capillare che cercherà di coinvolgere tutte le persone e realtà presenti in Diocesi, anche non vicine al mondo ecclesiale: proprio per questo i gruppi sinodali saranno formati su tre livelli: istituzionale, trasversale e a forma libera. «Il primo – precisa don Michele – vedrà i gruppi sinodali formarsi dai gruppi consultivi già presenti in Diocesi, come i consigli pastorali o l’associazionismo cattolico. Il secondo, che abbiamo definito trasversale, vedrà i gruppi nascere per dare voce ai diversi ambienti di vita che animano la società». I gruppi di questa tipologia potranno essere molteplici e radunare persone in base alla fascia d’età (adolescenti, sposi, anziani…) alla professione (come agricoltori, commercianti, scrittori…) o altre caratteristiche. «Infine – aggiunge don Michele – ci potrà essere spazio anche per proposte di altri gruppi per le persone che desidereranno partecipare, in modo da offrire una maggiore possibilità di ascolto».

Il compito di moderatori e segretari per favorire l’ascolto

infografiche

Ogni gruppo sarà guidato da un moderatore e da un segretario, che aiuteranno i partecipanti nel confronto. Per quanto riguarda moderatori e segretari, sono in programma tre incontri di formazione per accompagnarli in questo servizio e disponibilità: i lunedì 22 novembre, 6 e 13 dicembre. Il primo incontro mira ad approfondire cos’è la Chiesa e cos’è il Sinodo; il secondo svilupperà alcuni nuclei tematici per aiutare a rispondere alle sollecitazioni proposte dal Cammino sinodale; il terzo incontro, invece, sarà di tipo metodologico, e fornirà indicazioni per facilitare la partecipazione e l’ascolto di tutti i componenti del gruppo sinodale. Al centro del lavoro dei gruppi sarà la condivisione di esperienze e narrazioni.

Don Michele Morandi: “Importante tornare a narrarci la nostra fede a vicenda, il metodo sinodale è già di per sé un obiettivo”

«Si parte dall’ascolto – spiega Cristina – e dal racconto della propria esperienza della fede. Siamo spesso soffocati dal quotidiano, ed è tempo invece di ridare spazio e tempo alla fede. Il cammino sinodale rappresenta un’occasione preziosa». «C’è il desiderio – conclude don Michele – di tornare a narrare la nostra fede a vicenda, e a far sì che sia parte viva della nostra quotidianità e non qualcosa riservata solo ai momenti istituzionali».

Sul sito della Diocesi, una nuova sezione sarà dedicata al lavoro dell’équipe e dei gruppi sinodali. Anche le Unità Pastorali proporranno momenti di formazione, per camminare tutti insieme.


Santa Messa dell’inizio del Cammino sinodale

Faenza, cattedrale 17 ottobre 2021.

Cari fratelli e sorelle,

ci troviamo in un momento in cui la Chiesa, sia universale sia locale, desidera celebrare il suo essere più intimo e profondo, ossia il suo essere comunione, partecipazione, missione, il suo camminare insieme o, meglio, il suo essere sinodale. La Chiesa universale ha già iniziato a Roma il Sinodo (2021-2023). Noi, invece, come Chiesa locale, iniziamo oggi un cammino sinodale che si protrarrà per quattro anni (2021-2025). E, dunque, come Chiesa locale, Chiesa della Diocesi Faenza-Modigliana, ci troviamo qui ad intensificare il nostro essere comunione, partecipazione e missione, tre parole chiave per il cammino pastorale. Non si punta subito a celebrare un Sinodo, bensì ad acquisire uno stile sinodale permanente nelle nostre Diocesi, che probabilmente culminerà in un Giubileo o in un Sinodo (2025). In un tempo di pandemia e di successiva rinascita, occorre mettersi in ascolto della vita personale e comunitaria per intercettare nuove domande e tentare nuovi linguaggi, al fine di accompagnare la rigenerazione, di rafforzare quanto di buono e di bello si è fatto. Si tratta, soprattutto, di riaccendere la passione missionaria e pastorale, di rinnovare lo spirito e l’agire ecclesiali, mediante un costante discernimento comunitario cristiano e la preghiera allo Spirito santo, per raggiungere tutti, anche i lontani.

Siamo, dunque, chiamati al risveglio della nostra coscienza missionaria e, prima, della nostra coscienza comunitaria e trinitaria.

Sappiamo che non da oggi è iniziato il nostro essere comunione, partecipazione e missione. Noi siamo in comunione, partecipi e missionari, siamo cammino sinodale da quando la Chiesa è stata istituita da Gesù Cristo e da quando abbiamo incominciato a farvi parte concretamente con il battesimo e la confermazione. Ma dove, più precisamente, incrementiamo e rigeneriamo incessantemente il nostro essere comunione, partecipazione, missione? Nella celebrazione dell’Eucaristia. Per questo oggi, mentre intraprendiamo un cammino sinodale più intenso, con un passo più lesto, facciamo memoria dell’incarnazione, morte e risurrezione di Gesù Cristo.

Nella celebrazione eucaristica siamo convocati da Dio nella comunione dell’amore con Gesù Cristo e tra di noi. Anzi, siamo chiamati in una comunione più grande. Attraverso la comunione con Cristo e tra di noi, siamo inseriti nella vita di un «noi» infinito, quello della Trinità, comunità dell’amore e della missione per eccellenza. È dall’Eucaristia, che celebriamo ogni giorno e, in particolare, ogni domenica, che la Chiesa trae il suo essere costituita in unità, il suo essere partecipazione alla vita di Dio-Amore e il suo essere missionario. Per noi l’Eucaristia è fons et culmen: è fonte e vertice della comunione, della partecipazione, della sinodalità (del camminare insieme) e della missione. Celebrando l’Eucaristia comunichiamo col centro della Chiesa che è Cristo: incarnato, morto e risorto. Dall’unione con Lui deriva la nostra vita di comunione con Lui e con la sua missione. È così che la Chiesa, come ci ha insegnato Giovanni Paolo II nella sua enciclica Redemptor hominis, accogliendo Cristo, celebrandoLo, percorre la sua stessa via di incarnazione e di redenzione dell’umanità, condivide la sua missione. In tal modo, la Chiesa intera, con tutte le sue componenti, diventa il lievito che fa fermentare il Regno dell’amore e della pace dentro la pasta del mondo, affinché Cristo sia tutto in tutti. Essa non intende dominare le coscienze e occupare gli spazi, bensì permearli e vitalizzarli con la pienezza della vita di Cristo, con il suo Spirito d’amore. Il nostro convenire liturgico di oggi, ma anche quello di domani, sino alla fine dei tempi, avviene per sostenere il nostro camminare insieme evangelizzante. Ne deriva una conseguenza importante per la nostra partecipazione nella vita di comunione e di missione. Senza il convenire eucaristico, senza la celebrazione eucaristica della gratuità di Cristo che muore e risorge per rinnovare le persone, e non per accumulare tesori e potere terreni, non si entra con entusiasmo e in maniera disinteressata nei vari organismi di partecipazione (consigli presbiterali, pastorali, per gli affari economici). Senza il convenire eucaristico, non si evangelizza camminando insieme, superando campanilismi, rivalità e divisioni. Permane il male più grave per i credenti, ossia la separazione tra fede e vita. Senza l’Eucaristia, il Sinodo diventa un parlamento, un discorso meramente umano, che somiglia di più ad una discussione comunitaria che dibatte problemi periferici rispetto all’annuncio di Cristo. La principale sollecitudine di un cammino sinodale è, invece, quella di portare Cristo a tutti, perché tutti vivano di Lui. È sempre attuale l’invito pressante di Cristo: «Andate ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli» (Mt 22,9).

Cari fratelli e sorelle, come soleva ripetere il teologo Yves Congar, mediante il cammino sinodale che ci attende, non bisogna fare un’altra Chiesa ma una Chiesa diversa da quella che viviamo stancamente, con un certo immobilismo e senza ardore. Una Chiesa nuova richiede, piuttosto, conversione e un discernimento guidato dallo Spirito. Anche per questo è stata costituita un’equipe ad hoc a cui seguirà la formazione di gruppi sinodali chiamati a confrontarsi su nuclei tematici individuati dalla Conferenza episcopale ed adattati alla nostra Diocesi. Non dimentichiamo che eravamo già posti entro un percorso sinodale, perseguendo la ristrutturazione e la conversione pastorale delle nostre parrocchie per renderle più missionarie, più partecipate da gruppi ministeriali di laici (cf M. TOSO, Nuova evangelizzazione: luoghi pastorali: Sussidio pastorale per l’anno 2020-2021, Faenza 2020), più capaci di catechesi, più popolate da giovani, costruttori della Chiesa e della società. Non a caso abbiamo celebrato il Sinodo dei giovani (cf DIOCESI DI FAENZA-MODIGLIANA, Collaboratori della vostra gioia. Documento post-sinodale, Faenza 2020). Il camminare insieme diventi principio e via di crescita, di educazione permanente alla fede, modalità distintiva del nostro servire nella comunità cristiana. Gesù Cristo ci sollecita a un tale stile di vita umile e generoso: «[…] il Figlio dell’uomo non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti» (cf Mc 10, 35-45).

+ Mario Toso

Vescovo di Faenza-Modigliana

Il vescovo Mario ha nominato l’Equipe del Cammino Sinodale

La Chiesa di Dio è convocata in Cammino Sinodale. “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione” è il titolo del cammino che si apre solennemente nella nostra Diocesi domenica 17 ottobre.

La Segreteria generale del Sinodo dei Vescovi ha diffuso il Documento preparatorio e il Vademecum per realizzare la consultazione in ciascuna Chiesa particolare, e quindi per i primi passi del Cammino Sinodale diocesani ci si rapporterà alle indicazioni offerte dal Documento preparatorio e dal Vademecum.

In base ai documenti sopra richiamati il Vescovo deve nominare i Referenti e l’Équipe diocesani della consultazione sinodale affinché fungano da punto di riferimento e di collegamento con la Conferenza Episcopale Italiana e accompagnino questa consultazione nella nostra Chiesa locale in tutti i suoi passi.

Tale consultazione si svolge attraverso gli organi di partecipazione previsti dal diritto e si conclude con una riunione pre-sinodale che rappresenta il momento culminante del discernimento diocesano. Dopo la chiusura della fase diocesana ogni Chiesa particolare deve inviare i suoi contributi alla Conferenza Episcopale.

Tutto ciò premesso, in virtù dei nostri poteri ordinari,

  NOMINIAMO

Referenti ed Équipe diocesani:

Don Michele Morandi, Referente diocesano;

Cristina Dalmonte, Referente diocesano,

Giulio Donati,

Giovanni Malpezzi,

Alessandra Scalini,

Benedetta Scocca,

Suor Maria Elisa Visani,

Pier Luigi Zanotti,

Don Tiziano Zoli.

I Referenti e l’Équipe sono nominati ad tempus e cessano dalle rispettive funzioni quando hanno portato a termine il proprio mandato. La presente nomina è, per sua natura, ad nutum Episcopi.

Faenza, 30 settembre 2021

 

                                                                                  + Mario Toso, Vescovo