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Sinodo. Consegnata la sintesi diocesana. Il vescovo Mario: “La Chiesa è chiamata ad avere uno stile relazionale”

Annunciarlo e celebrarlo con uno stile relazionale. È questa la frase che riassume la fase d’ascolto del Cammino sinodale della nostra Diocesi. In tutto 110 gruppi guidati da un moderatore e da un segretario, per oltre 2.300 persone, si sono confrontati sulla domanda fondamentale e hanno portato i propri contributi all’équipe diocesana, che dopo un attento lavoro di lettura, preghiera e discernimento ha redatto la sintesi diocesana che è stata consegnata nell’aprile scorso a Roma.

Nel corso della celebrazione di Pentecoste in Cattedrale i referenti diocesani – il vicario generale don Michele Morandi e Cristina Dalmonte – hanno consegnato al vescovo Mario la sintesi diocesana. «Con tanta umiltà e come figli davanti al padre – hanno detto – consegniamo a Lei Eccellenza e a tutti voi, la sintesi che abbiamo inviato a Roma, frutto di questi mesi di ascolto. Eccellenza, in queste pagine sono racchiuse le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini e delle donne di questo nostro tempo: questo è il Popolo del Signore! Le consegniamo queste pagine, disponibili a costruire quanto sarà necessario perché in questa terra non venga meno l’annuncio del Vangelo».

Il vescovo Mario ha manifestato la «più sincera e profonda gratitudine a tutti coloro che, con una intelligenza d’amore, hanno reso possibile la prima fase del cammino sinodale nella nostra Chiesa diocesana». «Dalle varie testimonianze scritte – ha sottolineato monsignor Toso – emerge quel soffio dello Spirito che anima la Chiesa e la sospinge al largo in questo terzo millennio da poco iniziato. Sento il dovere di ringraziare ciascuno in particolare, ma anche quel “noi-comunione-di persone” che è stato guidato dalla unione con Cristo e tra di voi».

primosinodo

La restituzione del vescovo Mario

«Mentre siamo in attesa dei prossimi passi del cammino sinodale della Chiesa italiana – ha detto il vescovo Mario nel corso della celebrazione – non possiamo non riconoscere ciò che lo Spirito Santo ci sta dicendo a gran voce, a noi Chiesa di Faenza-Modigliana:

1.La Chiesa è chiamata ad avere uno stile relazionale. “Come stai?”. Questa semplice domanda può riallacciare legami e relazioni all’interno della nostra comunità perché al centro ci devono essere le persone con i loro volti concreti, i loro bisogni e le loro domande. Per questo non possiamo dare per scontato il dialogo, l’ascolto sincero, il riconoscere l’altro da me. La nostra Chiesa deve riscoprire il suo volto materno, paterno, fraterno: deve riuscire a comunicare con ogni uomo e donna che vive sul nostro territorio in questo nostro tempo particolare.

Vi invito fin da ora a non dare per scontate le relazioni personali, spendendo tempo e cura nell’ascolto e nel dialogo fraterno. La nostra Chiesa avrà un volto fraterno e accogliente se noi cureremo uno stile relazionale personale.

2.L’annuncio. Se lo Spirito Santo è in noi, nelle nostre comunità, non possiamo tenerlo racchiuso entro a confini e spazi definiti, altrimenti non è Lui che ci sta guidando. Egli ci invia a tutti. Non esistono recinti o confini, persone dentro e persone fuori: esistono solo discepoli innamorati della buona notizia di un Dio morto e risorto, un Dio che è amore e misericordia, un Dio che mi viene a cercare per parlarmi come ad un amico; discepoli che vanno a cercare gli altri per annunciarlo.

Vi invito, allora, a rischiare, a sbilanciarvi, a cercare le persone per parlare loro semplicemente del Vangelo e della differenza di una vita con Gesù, se è vero che con Lui o senza di Lui la vita cambia. La Chiesa sarà attraente se noi sapremo cercare le persone andando a chiamarle lì ove sono, nelle tante pieghe della società.

3.«Io vivo e voi vivrete» è la sua promessa. Lui vive e ci vuole vivi soprattutto nella liturgia, nel pane spezzato, nel vino versato, nella Scrittura, nei riti e nelle preghiere della Chiesa: mentre celebriamo Lui è presente come il Vivente e ci inserisce nella sua vita nuova. La liturgia non è la “ciliegina sulla torta” della vita dei discepoli, non è un tempo di riconoscimento reciproco o di confronto; non è solo il luogo dove comprendere, ma dove incontrare e vivere Cristo, morto e risorto. Cristo è la chiave: abbiamo bisogno di ritornare al Concilio per proseguire questo “movimento” liturgico.

Vi invito, dunque, ad entrare nelle celebrazioni con la consapevolezza che è il Signore il soggetto della celebrazione, non noi stessi. Vi invito ad affidarvi ai riti, alle parole e ai gesti che nella loro particolarità e diversità ci manifestano il Mistero di un Dio che agisce, parla, domanda, invita… un Dio presente. La Chiesa celebrerà il Risorto con gioia rinnovata se noi daremo spazio al Signore, se metteremo Lui al centro.

Annunciarlo e celebrarlo con uno stile relazionale.
Ecco, in breve, ciò che siamo chiamati fin da subito ad approfondire e a trasformare in azioni concrete. Noi tutti, nessuno escluso. Tutti siamo invitati ad andare dietro all’unico Pastore, il Pastore grande delle pecore».

Il 5 giugno in Cattedrale la presentazione della sintesi diocesana del Cammino sinodale: una comunità unita dalla fede

La Chiesa di Faenza-Modigliana ha partecipato con entusiasmo e impegno al cammino sinodale italiano e universale chiesto da Papa Francesco. La risposta del territorio è stata sorprendente sia per quantità e soprattutto per qualità. Sono state ascoltate più di 2.300 persone di ogni età, genere, condizione sociale e ambito di vita. Nei mesi da gennaio ad aprile si sono formati più di 100 gruppi sinodali. In tal modo sono raccolte le narrazioni dei malati e degli operatori sanitari, dei credenti di altre religioni, degli artisti e dei musicisti, degli scrittori e dei giornalisti, delle persone che hanno affrontato la tossicodipendenza, dei non credenti, degli universitari e dei giovani, delle persone con disabilità, degli insegnanti della scuola statale e paritaria cattolica, degli operai e dei disoccupati, degli imprenditori e dei cooperatori, dei politici e dei rionali, dei bambini e degli anziani, dei fidanzati e delle famiglie, degli adolescenti e dei loro genitori, dei presbiteri e dei diaconi, delle religiose, dei seminaristi, dei catechisti e dei volontari, dei divorziati e dei single, degli sportivi e dei migranti, dei poveri, dei movimenti, gruppi e associazioni, di tante parrocchie e zone del nostro territorio.

Alcuni dati

In totale le sintesi arrivate sono state 110, frutto del percorso realizzato dai 2.335 partecipanti (1.133 uomini, 1.202 donne, con una media d’età di 45 anni). Ogni gruppo ha organizzato in media 2,5 incontri. Complessivamente sono state coinvolte 36 parrocchie, 44 ambienti di vita e 30 organismi diocesani. Le sintesi realizzate non sono semplici verbali, ma sono frutto di un cammino sul territorio, a contatto con le persone concrete, e della condivisione di esperienze a partire dalla domanda fondamentale.

Un tessuto da rammendare

I numeri sono chiari. Questa fase di ascolto ha permesso di risvegliare una viva coscienza di comunità. Sono state riallacciate relazioni e legami, rimettendo in dialogo le persone dando uno slancio nuovo ed energico all’evangelizzazione, alle azioni caritative e associative sul nostro territorio. Le persone hanno fatto l’esperienza di essere cercate e hanno sentito che questo è lo stile della Chiesa. Ecco tracciati i prossimi passi della nostra Diocesi: l’annuncio, l’andare a cercare le persone per proporgli la buona notizia di un Dio che è amore e la celebrazione, la Sua reale presenza in mezzo a noi. Questo stile sinodale della comunità cristiana ha una ricaduta immediata sul mondo sociale: le nostre comunità si rivelano centri creativi di cultura, di nuovo umanesimo propulsive di una progettualità politica con uno sguardo ampio, con uno sguardo sulla persona. Il nostro territorio sta chiedendo che la persona torni a essere il centro della società civile, dell’agire politico, imprenditoriale, lavorativo, sociale, etc… Per questo, risulta evidente che il cammino sinodale non è solo una manifestazione dell’essere chiesa: i componenti delle comunità cristiane sono inviati, sono mandati per entrare in dialogo con il territorio, per collaborare con il mondo civile e per costruire insieme a credenti e non credenti una società che abbia al centro la persona.

La presentazione alla Solennità di Pentecoste, il 5 giugno in Cattedrale

Un segno del rinnovamento ecclesiale è l’evento che abbiamo programmato domenica 5 giugno, solennità di Pentecoste. Viene organizzato un incontro per i coordinatori dei gruppi sinodali sull’annuncio; poi in Cattedrale alle 20 ci sarà una celebrazione aperta a tutti dove verrà presentata la sintesi diocesana dell’ascolto di questi mesi. Quale segno della dimensione ecumenica dell’agire comunitario, a questa celebrazione si uniranno la comunità cattolica ucraina di rito bizantino, la comunità cattolica rumena di rito bizantino, la comunità ortodossa moldava e i rappresentanti di alcuni Comuni, tra i quali Faenza, Modigliana, Bagnacavallo.

Una così ampia partecipazione simboleggia concretamente l’importanza del cammino intrapreso e lo spessore di questo particolare evento, che oltre al valore spirituale ed ecclesiale, ha un’innegabile importanza comunitaria e sociale per il nostro territorio.


Rioni e Cammino sinodale. Le parole del vescovo Mario alla Donazione dei ceri

Sabato scorso, all’interno dei festeggiamenti della Beata Vergine delle Grazie, si è celebrata la messa presieduta dal vescovo Mario con l’offerta dei ceri da parte dei rioni cittadini. Di seguito riportiamo parte dell’omelia di monsignor Toso, che si è soffermato in particolare a illustrare quanto è emerso dal gruppo sinodale dedicato ai rioni. “In questo periodo storico – ha detto monsignor vescovo – la Chiesa nel mondo e in Italia è impegnata in un cammino sinodale, avente come obiettivo prossimo quello di farci interrogare su come annunciamo Gesù e su come lo annunceremo in futuro. Dalla risposta alle due domande dipende il futuro della Chiesa nel mondo, in Italia e qui in Romagna. Mi è parso davvero bello e importante che sia nato dai vari rioni un gruppo sinodale”.

“Chiesa e Rioni sono realtà che rischiano di sfiorarsi appena”

“Dalla relazione finale sui lavori del gruppo sinodale – spiega il vescovo Mario – sono emerse alcune considerazioni meritevoli di attenzione. Innanzitutto questa: nonostante i rioni siano in grado di sviluppare una straordinaria capacità di comunità, di dedizione, di condivisione, di dono di tempo, di esperienze di relazioni tra le persone, non sempre si constata in essi un’apertura cordiale nei confronti della fede in Cristo e della sua Chiesa. Questa, peraltro, risulta poco presente nei rioni e, spesso, è considerata una realtà estranea. Durante l’anno e la festa del Palio, Chiesa e rioni sono realtà che si sfiorano appena”.

Il vescovo Mario: “Il Palio deve essere una festa in cui tutti devono sentirsi accolti”

“In vista di un legame più sereno e gioioso – suggerisce il vescovo – è da auspicare, secondo i componenti del gruppo sinodale, la creazione di relazioni più cordiali, togliendo quanto può incrinarle, non escluso forme di linguaggio non rispettose del credo cristiano. La festa del Palio dev’essere momento in cui tutti possano sentirsi accolti in casa propria, con fraternità. Un ultimo cenno. Dalla relazione finale del gruppo sinodale emerge che la Chiesa appare poco presente nelle realtà rionali e nei momenti comuni. Credo che ciò risponda in parte al vero. Invito, allora, soprattutto i giovani impegnati nel volontariato e nelle varie associazioni a essere più presenti, riproponendomi anch’io di non mancare qualche volta, compatibilmente agli altri impegni. Non dimentichiamo, però, che ciascuno dei credenti è Chiesa. Coloro che sono presenti nei rioni sono chiamati a essere sale che dà sapore e luce che illumina. Non dobbiamo essere timorosi. Ci confortano le parole che Gesù ha detto ai suoi: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano» (cf Gv 10, 27-30). La consegna dei ceri alla Beata Vergine non sia un semplice gesto folcloristico, bensì l’affidare a Lei tutta la nostra vita e la buona riuscita del Palio”.

Più di mille narrazioni di fede: in tanti hanno hanno risposto sì alla chiamata del Cammino sinodale

opo l’ascolto all’interno dei gruppi sinodali, ora la sintesi diocesana. Domenica scorsa, 3 aprile, alla scadenza termine per inviare le sintesi dei singoli gruppi sinodali, sono stati registrati 93 elaborati, anche se confidiamo che il numero possa salire con l’arrivo di qualche sintesi presentata in ritardo per motivazioni serie discusse con l’équipe. A un primo sguardo complessivo possiamo dire che davvero la nostra Chiesa diocesana ha risposto con generosità, impegno e serietà: si possono già vedere incontri e gruppi nuovi nelle parrocchie e negli ambienti di vita che non intendono concludere questa esperienza di ascolto e racconto. Davvero stiamo sperimentando che, al di là dei documenti, questo Sinodo ci sta facendo riscoprire la Chiesa come un cammino reale fatto con Gesù e con i fratelli per annunciarlo. Alcuni dati esemplificativi. I nostri gruppi hanno intercettato più di 1.200 persone.

Ora il lavoro di sintesi dell’équipe. Il materiale sarà inviato alla Cei entro il 30 aprile

Si registra una partecipazione più femminile (644) che maschile (556), con una media di 46 anni d’età. I gruppi hanno curato in media fra i due e i tre incontri. Finora sono giunte 33 sintesi dalle “Parrocchie”, 25 dagli “Organismi diocesani” (anche associazioni e movimenti) e 35 dagli “Ambienti di vita”. Raccolte in un unico file, queste sintesi riempiono più di 225 pagine in formato A4. Questi dati rendono l’idea del lavoro che affronterà l’équipe sinodale nel prossimo mese. Dopo una lettura di tutti i contributi essa discuterà internamente una prima bozza, che deve essere lunga necessariamente non più di dieci pagine. Sarà quindi necessario un grande lavoro sinodale di lettura, ascolto e confronto all’interno dell’équipe per sintetizzare al meglio la voce dei gruppi. Questa prima bozza verrà mandata ai moderatori e segretari che avranno due giorni (19 e 20 aprile) per leggerla e proporre “emendamenti” con una procedura che verrà spiegata in seguito.

In questo lavoro di ascolto e redazione del testo finale ci è a fianco il vescovo Mario, che al termine della stesura validerà il documento compiendo così la prima tappa del cammino sinodale della Chiesa italiana e della prima fase di ascolto del Sinodo mondiale. Il testo definitivo sarà inviato alla Cei entro il 30 aprile. Questo lavoro di sintesi è prima di tutto un lavoro spirituale e di discernimento. Chiediamo la vostra preghiera e accompagnamento per ascoltare sempre meglio lo Spirito.

i referenti diocesani del Sinodo


Il gruppo sinodale dei genitori degli adolescenti: per una Chiesa che i giovani sentano come casa propria

Una partecipazione sentita, personale e sincera. Un ritrovarsi insieme a raccontarsi liberamente la propria esperienza di fede, sentendosi accolti e ascoltati in modo significativo, nella speranza che ciò sia efficace per la Chiesa. È questo il clima che si è vissuto all’interno del gruppo sinodale dedicato agli “Adolescenti” e che ha coinvolto genitori, docenti e operatori che hanno relazioni strette con questa fascia d’età. Complessivamente il gruppo ha avuto una media di 16 presenze per serata, per un totale di circa una ventina di partecipanti.

Diversi i filoni approfonditi nel corso degli incontri: dal ruolo della famiglia alla liturgia, passando al modo di comunicare o alla metodologia educativa. Una fase di ascolto ricca di spunti e di confronto per capire assieme come la Chiesa sta camminando e che cosa lo Spirito ci chiede per il futuro. Il desiderio più grande emerso dal gruppo è che la Chiesa possa essere un luogo aperto a un percorso chiaro ed efficace, con riferimenti sicuri, in cui gli adolescenti si sentano a casa propria, in cui siano aiutati a fare “rete” e a trovare risposte alle domande personali. Un luogo senza barriere rispetto alle varie fasi della vita. È emerso inoltre il desiderio ed esigenza di formare guide sicure (pastori, religiose, educatori, operatori pastorali, ecc.) con una chiara identità, capaci di testimonianze credibili, perché hanno incontrato Gesù nella concretezza del quotidiano. Guide coraggiose che sappiano ascoltare e farsi ascoltare dai ragazzi, in grado di parlare loro con un linguaggio comprensibile, che sappiano leggere le situazioni e offrire di esse un significato coerente e credibile.

Dal gruppo è emersa la necessità di una nuova comunicazione efficace e della formazione

Dagli incontri sono emerse alcune aree su cui fare formazione: pedagogia, psicologia, teologia, sacre scritture, spiritualità, comunicazione. «Questi incontri ci hanno sorpreso per la profondità e coinvolgimento inaspettati – scrivono il moderatore e i due segretari del gruppo -. Abbiamo colto in particolare un desiderio: la possibilità di raccontarsi liberamente, di sentirsi accolti e ascoltati. Abbiamo percepito la nostalgia dell’incontro col Padre che pare depotenziata nell’ambito delle parrocchie “classiche”, ma esiste ancora nel cuore di molti. Si è toccata con mano la voglia di disponibilità concreta dove c’è lo stallo, di riavvicinarsi dove si è acuita la lontananza, di voler crescere in una visione collettiva. Con due chiavi principali: una nuova comunicazione efficace e adeguata ai tempi e una formazione di alto livello, strutturata e finalizzata a facilitare la relazione con l’altro. Abbiamo sentito tanta nostalgia di una Chiesa poggiata sul perdono, sulla sospensione del giudizio, sull’accoglienza incondizionata e l’ascolto empatico, concentrata sull’essere più che sul fare, per far emergere l’unicità di ognuno piuttosto che esaltarne la specialità (nel bene e nel male)».


Cammino sinodale: dopo l’ascolto, la sintesi. Il report dei referenti diocesani al convegno di Roma

cammino sinodale roma

«Non esistono documenti già pronti nei cassetti». Con questa frase don Valentino Bulgarelli, segretario della Cei e del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia, ha chiuso il convegno nazionale per i referenti diocesani che si è tenuto a Roma il 18 e 19 marzo scorsi. In tutto 310 referenti rappresentanti di quasi 160 Diocesi italiane, fra le quali la nostra di Faenza-Modigliana. Due giorni orientati all’incontro e allo scambio reciproco, al raccontarsi e al vedersi in presenza, rilanciando il desiderio concreto e reale che le varie Chiese particolari hanno di camminare insieme.

Un momento molto forte di condivisione e di sperimentazione pratica di un autentico stile sinodale che sta diventando sempre più concreto e capillare nelle varie Diocesi. Al centro dei lavori di questo convegno la sintesi diocesana. Ma l’intenzione non è stata enfatizzare solo la produzione di un documento. Questo lo abbiamo ripetuto più volte. L’attenzione e la preoccupazione di Roma – e nostra – è permettere che quanto si è messo in moto in questi mesi, l’ascolto e la restituzione di tante realtà, di tante persone, possa avere un riscontro, una fecondità pratica e concreta. A questo servirà anche la nostra sintesi diocesana che siamo chiamati a inviare alla Cei entro il 30 aprile.

Il convegno è stata l’occasione per misurarci con il servizio di redazione di queste dieci pagine sintetiche di tutta l’esperienza di ascolto raccolta dai moderatori e segretari dei nostri Gruppi sinodali. Più di un centinaio di Gruppi stanno ultimando gli incontri sinodali, riassumendo i frutti significativi in una sintesi da inviarci entro il 3 aprile. Il servizio dell’equipe sarà la redazione della sintesi diocesana. Raccolta, lettura, scrittura, correzione e, soprattutto, preghiera. Questo processo di redazione deve essere inserito in un contesto spirituale, dove l’equipe è chiamata a mettersi con impegno e coscienza in ascolto dello Spirito che parla nei materiali raccolti dai vari Gruppi sinodali. Il più grande ostacolo che abbiamo affrontato è stata la tentazione di mettere noi stessi al centro, facendo dire alle varie relazioni quello che noi avremmo voluto fargli dire. In questo senso saremo chiamati a un salutare decentramento per lasciare parlare non noi stessi, ma lo Spirito, i desideri profondi, le proposte che odorano della Sua dolce presenza.

i referenti diocesani del Sinodo


Tornare al Vangelo più puro: Cammino sinodale e impegno politico

Nel mese di marzo anche i membri del gruppo “Impegno politico” hanno voluto dare il proprio contributo al cammino sinodale della Chiesa italiana. È un gruppo decisamente composito per età, storie, provenienza geografica e appartenenza politica. Tante le parole chiave e i temi che sono emersi di fronte alla non semplice domanda fondamentale; tuttavia, come era ipotizzabile da persone che hanno dentro di sé una sensibilità politica, il dialogo è partito immediatamente e il confronto è stato davvero stimolante. Sentiamo di poter dire che ogni membro ha saputo dare un proprio contributo originale con l’attenzione, ma anche la passione, di chi è abituato ad amministrare la cosa pubblica.

Tornare al messaggio più puro del vangelo, offrendo opportunità a ogni prossimo; riscoprire il proprio ruolo di laico, coerente ma anche adeguatamente formato, in una comunità cristiana inclusiva e dialogante con l’umanità più ampia sono solo alcuni dei tanti aspetti che i membri del gruppo hanno proposto e trattato. Così, durante la terza serata, ciascuno non ha faticato a suggerire cosa io e cosa noi possiamo fare per camminare con Gesù e con i fratelli: chi partendo da un percorso di fede consolidato; chi professandosi ancora in ricerca, ma disposto a contribuire all’idea di una chiesa “in uscita”, che può offrire “un’anima” a tutti i fermenti positivi del mondo di oggi.

Daniele Tanesini, moderatore; Angela Scardovi, segretaria

Nella foto il gruppo sinodale “Impegno politico”, foto del terzo incontro nella quale mancano alcuni partecipanti


Scrittori, scout, parrocchie: tutti in Cammino sinodale

«La cosa più bella che mi porto a casa dagli incontri del gruppo sinodale? Aver trovato tanto entusiasmo nel confrontarci sulla fede e sulla Chiesa. Non si sono fatti discorsi aleatori e astratti, ma molto concreti, che toccavano le corde di ciascuno e che sono stati condivisi con i partecipanti». A parlare è Luigi De Rosa, 24 anni, capo scout del gruppo Valdilamone, che nei giorni scorsi ha partecipato al primo incontro del gruppo sinodale relativo agli scout della Diocesi. Come Luigi, centinaia di persone in queste settimane hanno partecipato agli incontri dei gruppi che hanno riguardato ambienti pastorali e di vita. Dalle parrocchie agli scrittori fino agli adolescenti, un cammino, silenzioso e forte allo stesso tempo, che ruota attorno al discernimento sulla Domanda fondamentale e alla condivisione di esperienze.

Il gruppo sinodale degli scout

«Dai primi incontri è emersa la necessità da parte degli scout di essere più partecipi della vita della comunità diocesana ed ecclesiale – prosegue Luigi – ed essere così esempi tangibili per i nostri ragazzi di un’autentica esperienza di fede». Proprio per trasmettere la gioia della fede ai più giovani, per gli scout «è emerso dal gruppo come sia necessario anche un rinnovo del linguaggio della Chiesa». Il gruppo sinodale è stata così un’occasione preziosa «per toccare e superare problematiche reali e significative. Si è creato un clima tra i partecipanti molto intenso e coinvolgente. Questo è stato possibile grazie anche alla grande disponibilità del moderatore del gruppo, don Stefano Vecchi, che per primo si è messo in gioco con noi con tanta umiltà».

Il gruppo sinodale dei giovani scrittori

Tanti i temi emersi dal gruppo dei giovani scrittori, coordinato dal “veterano” Mario Gurioli. «È stata un’esperienza estremamente positiva ed è stato bello per me confrontarmi con i giovani su questi temi – dice Mario -. Alla fine dell’incontro ci siamo lasciati tutti ringraziandoci l’un l’altro per il confronto. I giovani hanno raccontato la propria esperienza molto spontaneamente, in maniera educata e cristiana, prendendo le domande del Sinodo con molta serietà». In un mondo proiettato al futuro, colpisce tra i giovani scrittori l’importanza che viene data alla tradizione. Tra le figure emerse come positive da questa, l’immagine del prete di campagna, buono, attento, sensibile alle esigenze di tutti.