Author: marinocola

Chiesa, famiglia educante

REGISTRAZIONI 

don Michele Morandi, La Chiesa: che cos’è e come servirla

don Federico Badiali, Antropologia: l’uomo e la donna nel progetto di Dio

Martina Tarlazzi, Elementi di pedagogia (I)

 

PROGRAMMA COMPLETO

31/01/24 – don Michele Morandi, La Chiesa: che cos’è e come servirla

7/02/24 – don Federico Badiali, Antropologia: l’uomo e la donna nel progetto di Dio

28/02/24 – Martina Tarlazzi, Elementi di pedagogia

6/03/24 – Martina Tarlazzi, Elementi di pedagogia

13/03/24 – don Mattia Gallegati, Buone prassi educative per la tutela minori

20/03/24 – Massimo Solaroli, Elementi giuridici della tutela minori

 

ATTENZIONE: CAMBIATO LUOGO

Chiesa San Giuseppe

Via Dal Pozzo 4, Faenza – ore 20.30

 

 

 


Chiusura Curia per le festività natalizie

Gli uffici della Curia diocesana saranno chiusi per le festività natalizie da sabato 23 dicembre a domenica 7 gennaio. Riapriranno al pubblico lunedì 8 gennaio secondo i consueti orari di ricevimento:

martedì 9 – 12.30

giovedì 9 -12.30

o su appuntamento telefonando al num. 0546 21642 o scrivendo a curia@diocesifaenza.it

 

La Curia diocesana augura a tutti un buon Natale!

 

Il Cardinale Parolin a Faenza

 

Domenica 17 dicembre, in occasione del 50° anniversario della morte del Card. Amleto Giovanni Cicognani, verrà in visita a Faenza il Segreteria di Stato di Sua Santità, S.Em. il Card. Pietro Parolin.

Nel pomeriggio è previsto un incontro nella Sala S. Carlo (P.zza XI febbraio n°4 – Faenza) alle ore 16.00. Dopo il saluto del Vescovo di Faenza-Modigliana, Mons. Mario Toso, seguirà un intervento del Cardinale Pietro Parolin e di Mons. Maurizio Tagliaferri sulla figura e la cura pastorale del Card. Cicognani.

Alle 18.00 il Cardinale presiederà la celebrazione eucaristica nella Cattedrale di Faenza.

 

 


Preghiera per la Visita pastorale

Padre da cui viene tutto,
tu conosci le nostre gioie e tristezze,
le nostre speranze e le angosce,
hai davanti al tuo volto
il nostro impegno e le nostre fatiche
nel seguire i passi del tuo Figlio:
continua a convocarci nel tuo nome.
 
Gesù Cristo, Figlio esigente,
liberaci dai pesi che portiamo lungo la strada,
e aiutaci a tornare all’essenziale:
per annunciare il Vangelo in questo nostro tempo,
per celebrare la Pasqua del tuo amore sull’altare,
riconoscendoti in ogni piccolo di questo mondo.
 
Spirito Santo, ospite dolce, consolatore perfetto,
vieni e prendi casa nei nostri cuori:
accompagna il Vescovo,
manda nuovi operai nella tua messe,
dona sollievo alla nostra terra colpita da molte calamità,
rendici testimoni gioiosi del Risorto,
il Signore e Maestro,
chiave, centro e fine di tutta la nostra storia.
Amen.

 


Temi per il discernimento – III° anno

→ clicca per scaricare il pdf 

 

Si avvicinò e camminava con loro.

TEMI DI DISCERNIMENTO

DIOCESI DI FAENZA – MODIGLIANA

FASE SAPIENZIALE

2023-2024

 

 

Domanda fondamentale per elaborare le proposte

Quali spazi nuovi, tempi, modalità e stili lo Spirito ci chiede di intraprendere per trovare ciò che permetta al Vangelo di arrivare al mondo e raggiungere tutti?

Ovvero:

Quali sono, sul tema scelto, i “ponti” percorribili che collegano i sogni condivisi di una Chiesa più evangelica con la loro praticabilità? Quali resistenze bloccano l’apertura di questi cammini? Quali sono le scelte concrete e possibili che accompagnano i passaggi dalla prassi pastorale attuale a quella desiderata?

 

I

MISSIONE E PROSSIMITÀ

La relazione tra noi e con la realtà, come coordinate fondamentali per la testimonianza del Vangelo: prima dei contenuti uno stile.

RELAZIONI

Emerge il desiderio di una Chiesa aperta alle relazioni, che cerca le persone, le ascolta, non le giudica, non esclude. La fede non si vive da soli, occorre fare esperienza dell’unità e della comunità, anche in senso fattivo. Le comunità possono diventare spazi di prossimità, dove ciascuno sperimenta accoglienza, ascolto, compagnia; in uno stile di ospitalità occorre favorire l’incontro con tutti. Sinodalità è andare a cercare le persone, prendere l’iniziativa ed interessarsi a loro, vederle, incontrarle, ascoltarle: la relazione personale è la dimensione fondamentale per essere in cammino coi fratelli. Rendere permanente lo stile sinodale, cercando nuove forme di incontro e ascolto.

FRAMMENTAZIONE E FATICA

Si rileva come però la dimensione della fede venga vissuta tuttalpiù in senso individuale, quasi in solitudine e la comunità cristiana non riesca ad assicurare una presenza visibile nei luoghi di lavoro. La mancanza di coinvolgimento e di partecipazione condivisa rendono la comunità ecclesiale frammentata e questo genera fatica e sconforto, oltre al fatto che responsabilità e servizi sono delegati sempre alle stesse poche persone. Per sentirsi parte di un unico cammino è importante uscire dalla propria autoreferenzialità (individuale, di gruppo, di parrocchia, …) e aprirsi all’incontro con l’altro. Giovani, ammalati, disabili, anziani, persone con qualche fragilità avvertono spesso una Chiesa distante e disattenta, poco disponibile a prendersi cura di loro.

ANNUNCIO

Al centro del nostro essere Chiesa stanno l’incontro e il rapporto con Gesù, radice, base, centro, bussola. È essenziale tornare alla sorgente, Gesù Cristo, con la Sua Parola, per impregnare di Vangelo i gesti, le fatiche, la vita di ogni giorno, e così riscoprire la straordinarietà del quotidiano. La Chiesa cresce per attrazione, non per proselitismo, ma non è facile annunciare la bellezza e la gioia dell’incontro con Cristo oggi. Si segnala l’importanza di adottare uno stile di prossimità e non di conquista, per arrivare anche a chi si sente ai margini dell’esperienza della comunione ecclesiale, e di elaborare nuove forme di inculturazione.

  • Come rendere le nostre comunità più accoglienti, più attente alla relazione e all’incontro senza pregiudizi verso gli altri? In che modo la Chiesa può facilitare uno stile di prossimità verso tutti e verso le persone distanti dalla fede?
  • In che modo ci prendiamo cura di chi si trova ai margini della comunione ecclesiale, o perché non partecipa più o perché si trova in situazioni esistenziali particolari? Possiamo immaginare di cambiare forme, modalità e spazi per poterci “mettere accanto” e far sentire ciascuno accolto?
  • Se è vero che “la Chiesa cresce per attrazione, non per proselitismo” come ci poniamo nell’ambiente di lavoro, in famiglia, nel tempo libero? Siamo testimoni di una fede che rende “straordinario il quotidiano”? Sentiamo l’esigenza di aiutarci suquesto?
  • È necessario dare più centralità nella pastorale delle parrocchie e della Diocesi alle questioni che in questo momento storico interpellano maggiormente la società? In che modo? Quale può essere l’apporto specifico di laici, associazioni e movimenti?
  • Da alcuni anni sono state avviate anche nella nostra Diocesi esperienze di unità pastorali. In che modo esse sono significative nella vita di tutta la Chiesa locale? Quali difficoltà e punti di forza vanno emergendo?•…?

 

II

LINGUAGGIO E LITURGIA

Scrittura e pane spezzato: le forme e i linguaggi della relazione con Dio

LINGUAGGIO

Emerge il bisogno di rinnovare il linguaggio ecclesiale, utilizzare parole che tocchino il cuore e interpellino i bisogni più profondi dell’uomo di oggi, che trasmettano vita e gioia, con una attenzione specifica al destinatario. Si desidera un linguaggio che incroci i vissuti e la ricerca di senso delle persone, del quale la parola parlata non sia l’unico veicolo, per una comunicazione che nasca dall’esperienza.

SCRITTURA E LITURGIA

Va riscoperta la liturgia, per valorizzare la bellezza e colmare il divario con la vita, in particolar modo nella celebrazionedell’Eucaristia, fonte e centro della vita cristiana. Se la Liturgia è lo specchio della comunità e l’Eucaristia domenicale ne è il culmine, è importante aggiornare forme e tempi:linguaggio, orari, stili celebrativi, un’omelia declinata sull’esperienza concreta. È importante una cura dei vari aspetti, con una attenzione al coinvolgimento dei laici e delle famiglie. Va incrementata l’attenzione ai destinatari (bambini, giovani, adulti) per favorirne la partecipazione.

 

  • Il linguaggio liturgico, la liturgia, è sentita distante dalla vita. Questa distanza è problematica? In che modo Gesù conserva e rinnova la distanza con Dio? La celebrazione sarebbe possibile con il linguaggio della quotidianità? È la liturgia che è distante dalla vita, o la vita è distante dalla liturgia?
  • In che modo l’Eucaristia domenicale è specchio della comunità? La domenica è il giorno della comunità o il giorno del Risorto? Chi è il soggetto della liturgia? Qual è lo scopo della celebrazione domenicale? Come rendere la domenica il centro della pastorale e della vita cristiana?
  • Cosa non ci permette di approfondire l’aspetto liturgico che sentiamo come culmine della nostra vita di fede? Come cercare di entrare nel linguaggio simbolico che ci consegna la Chiesa? Possiamo rinunciarvi? Che tipo di formazione alla liturgia – tempi, luoghi, modi – dovrebbe essere sviluppato?
  • Cosa vuol dire partecipare attivamente alla liturgia? Tutti devono fare qualcosa? Tutti devono essere in grado di cantare, suonare, portare qualche segno, leggere…? Perché certi stili celebrativi per bambini, ragazzi e giovani non stanno funzionando?
  • Che ruolo ha l’omelia all’interno della celebrazione? Che rapporto ha con la Parola del Signore appena proclamata? In che modo questa parte della Messa determina tutto il resto?•…?

 

III

FORMAZIONE E VITA

Snodi dell’incontro tra Vangelo e mondo: sfide non rimandabili

FORMAZIONE E CATECHESI

Si intuisce la necessità di un coraggioso e nuovo slancio nel compito educativo della formazione della persona, per rigenerare le forme ereditate dal passato.
Si propone di puntare a una formazione alla vita cristiana curata in ogni età, superando il modello scolastico e l’infantilizzazione, ridando centralità alla Parola di Dio e valorizzando gli ambienti di vita (associazioni, movimenti, oratori, scuole, università, …).

Si ritiene utile una formazione specifica per chi nella Chiesa ha un esplicito compito educativo, in primis i sacerdoti, per un incremento delle loro competenze di relazione e di accompagnamento.

Per quanto riguarda la catechesi, si chiede che avvenga il passaggio dalla dottrina alla vita, dalla teoria alla testimonianza e all’attività; che cambino i percorsi di iniziazione cristiana con l’eventuale coinvolgimento di famiglie e delle varie generazioni; che gli educatori siano formati e diventino credibili nel loro servizio alla crescita spirituale dei più piccoli.

Anche la catechesi per i giovani e per gli adulti potrebbe essere ripensata, con itinerari che aiutino a crescere nella vita spirituale e a essere testimoni nella società. Per un dialogo e confronto con le realtà sociali e culturali del nostro tempo è infatti necessario formarsi.

ADULTI E GIOVANI

Si sottolinea che nella Chiesa i giovani non si sentono rappresentati. Perché non prevalga la frattura generazionale oggi imperante, pare essenziale offrire loro particolare attenzione e coinvolgerli nella vita della comunità attraverso esperienze belle e significative, all’interno di spazi fisici curati e di impatto, accompagnati da educatori giovani che prendano sul serio le loro domande.

Per recuperare il rapporto con le giovani generazioni c’è bisogno non di stratagemmi mediali, ma di favorire l’incontro con Gesù.

QUOTIDIANITÀ

La complessità del reale e le nuove sfide nel campo della morale richiedono una maturazione umana e comunitaria alla quale può contribuire il cammino di formazione: spirito critico, capacità di valutare e di attribuire senso ne saranno i frutti.

Famiglia e lavoro sono due ambiti fondamentali per l’evangelizzazione, come pure la vita sociale e politica.
Il contributo e la testimonianza dei laici sono considerati essenziali per un impegno attivo in alcuni ambiti cruciali (pace, ambiente, inclusione…). La Chiesa potrebbe fornire un apporto decisivo incoraggiando la ricerca spirituale di ciascuno, invitando alla riflessione e alla preghiera, coltivando le domande di senso.

  • Che cosa manca alle nostre proposte affinché diventino occasione di crescita per tutti (bambini, giovani, adulti, anziani)? Come gli adulti possono riscoprire il loro ruolo educativo verso le altre generazioni, dando una testimonianza autentica?
  • In che modo nelle nostre comunità possiamo passare da una catechesi scandita sul modello “scolastico” a percorsi più vicini alle persone, attenti a tutte le età e condizioni di vita? Come superare l’abitudine e le divisioni generazionali? Quali esperienze concrete vogliamo proporre, sviluppare, condividere? Che formazione, quali competenze, è necessario far maturare per chi ha un ruolo educativo?
  • Nelle nostre azioni formative, come nutrirci ed affidarci maggiormente alla Parola? Come proporre agli adulti cammini formativi che rispondano a bisogni reali, che siano di sostegno per la vita di tutti i giorni, che incidano nelle azioni quotidiane? Che cosa possiamo valorizzare dei cammini che ci sono già? Quali modalità, tempi, luoghi deve assumere una catechesi che aiuti a vivere con fede la quotidianità? Come porre attenzione anche alla formazione teologica, economica, culturale, ecologica, sociale?
  • Quali nodi rimangono da affrontare? Quali errori non vorremmo più commettere? Che tipo di orientamenti nazionali potrebbero essere auspicabili su questo tema?
  • In che modo possiamo concretizzare l’alleanza educativa tra le risorse presenti nella comunità ecclesiale (educatori, associazioni, famiglie, parrocchie, oratori, scuole, servizi educativi, università) e il territorio? Come far crescere negli ambienti ecclesiali la cura di relazioni sane, sicure e liberanti, capaci di prevenire, riconoscere e contrastare ogni forma di abuso?•…?

 

 

IV

CORRESPONSABILITÀ E MINISTERI

Partecipazione e corresponsabilità come riappropriazione battesimale

MINISTERI

Emerge il desiderio di riscoprire la vocazione battesimale che rende tutti ministri al servizio del Regno di Dio. Ogni battezzato ha carismi che sono un dono per la comunità: andrebbero riconosciuti e tradotti in ministeri, servizi, in funzione missionaria. Sarebbe bello riscoprire in radice il contributo femminile all’interno della Chiesa per una piena valorizzazione nella corresponsabilità. Gli spazi e gli strumenti per l’esercizio della corresponsabilità andrebberopotenziati in senso sinodale. Realizzare il cammino sinodale non è progettare un percorso parallelo a quello ecclesiale in cui già siamo inseriti, ma camminare lì dove siamo in modo nuovo, “facendo nuove” le attività che già viviamo.

PRETI E GUIDE

Anche i sacerdoti vanno curati con una formazione permanente più attenta al piano umano, relazionale, spirituale, alleggerendo il carico amministrativo che si trovano a gestire con fatica, condividendolo con i laici. Occorrono guide sicure, riferimenti chiari, testimoni e padri spirituali (anche in appoggio ai presbiteri) per poter riscoprire la vocazione di ciascuno alla profezia.

 

  • Come valorizzare il dono dei diversi carismi e vocazioni perché siano presenti alla vita ecclesiale e arricchiscano la comunità?
  • Come riscoprire concretamente il dono del Battesimo per la nostra vita di fede?
  • La comunità cristiana si crea a partire dalla partecipazione di tutti, dove tutti sono rispettati nella loro identità e nella loro diversità. Nel passato era la donna a dedicarsi all’educazione cristiana dei figli nelle famiglie: oggi quale attenzione e quale contributo possono dare le donne all’accompagnamento delle comunità? Comericonoscere l’apporto qualificato e generoso delle consacrate nella vita ordinaria della comunità e nei contesti più problematici?
  • Come i Consigli pastorali e per gli Affari economici, a livello parrocchiale e diocesano, possono diventare sempre di più uno spazio di autentico discernimento ecclesiale nella dinamica della sinodalità? Quale integrazione tra piano consultivo e piano deliberativo per riorganizzare l’attività pastorale in senso sempre più condiviso? Come vivere l’esercizio dell’autorità nella comunità ecclesiale che è al tempo stesso sinodale e gerarchica?
  • Quali aspetti del ministero e della vita dei presbiteri vanno approfonditi e rinnovati per sostenere e facilitare la loro formazione permanente? Quali passi occorre compiere per attuare una formazione ministeriale che parta della vita? Quali cambiamenti attuare per accrescere la formazione comune tra presbiteri, religiosi e laici?•…?

 

 

 

A cura dell’Equipe sinodale

 

 


Cammino sinodale: la fase sapienziale

Quello che ci apprestiamo a vivere, nella fase sapienziale del nostro Cammino sinodale, è proprio il discernimento comunitario “realistico”, cioè operativo, orientato all’individuazione dei mezzi per costruire una Chiesa più aderente al Vangelo. Non è questione di nuovi contenuti, ma di un nuovo stile: sinodale, cioè capace di ascoltare la voce dello Spirito e di ascoltarsi reciprocamente, di camminare insieme, di attendersi con pazienza, di spronarsi con audacia“. (Orientamenti metodologici della CEI)

Nei due anni della fase narrativa, l’impegno e la partecipazione di tutti hanno permesso di realizzare l’ASCOLTO della nostra Diocesi. Ora desideriamo ripartire per continuare a camminare insieme, incoraggiandoci e sostenendoci in stile sinodale.

Questo invito è rivolto a TUTTI, soprattutto  ai moderatori e segretari: anche a quelli che sono riusciti a “lavorare” solo nel primo anno e che poi nel secondo anno hanno dovuto sospendere; anche a quelli che non hanno più un gruppo perché si è sciolto o non è più interessato a proseguire; anche a chi non ha partecipato a gruppi sinodali fino ad oggi, ma è interessato.

Desideriamo riunirci per fare il punto della situazione:
– per dare uno sguardo alla Sintesi del secondo anno e per la condivisione dei vostri contributi;
– per avviare il nuovo anno con il lancio della fase sapienziale, che desideriamo ricca come le precedenti.

12 ottobre 2023

Incontro di condivisione e presentazione Fase Sapienziale (anno 2023-2024).

Seminario diocesano, Viale Stradone 30, Faenza, ore 20.45.
Conferma la tua presenza a questo link: https://forms.gle/TvoMAEGVdiAusebDA

 

 

26 ottobre 2023

Incontro di formazione con don Giuliano Zanchi, membro del Comitato nazionale del Cammino sinodale, teologo, direttore della Rivista del Clero:

Il discernimento

Seminario diocesano, Viale Stradone 30, Faenza, ore 20.45.

 

 

9 novembre 2023

Incontro di approfondimento sui contenuti oggetti di discernimento.

Seminario diocesano, Viale Stradone 30, Faenza, ore 20.45.

 

→ Cammino sinodale in Diocesi

Sintesi II° anno

 

→ Sintesi II° anno in formato pdf

 

 

1 – Rilettura di questi due anni

 

La Chiesa di Faenza – Modigliana ha intrapreso il cammino sinodale seguendo in questi due anni gli orientamenti nazionali, declinati a livello locale. Ne sono stati segni visibili gli incontri formativi, le assemblee, le celebrazioni e i gruppi sinodali coinvolti nel biennio.

Al termine del primo anno i gruppi hanno chiesto che l’ascolto sinodale diventasse lo stile del nostro stare insieme. Hanno sentito la bellezza di una Chiesa che “mi viene a cercare, che vuole ascoltarmi”: una Chiesa che mette al centro le relazioni, perché “da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri” (Gv 13, 35).

Dai gruppi sono emerse 11 tematiche principali che hanno costituito la sintesi del primo anno: relazioni, frammentazione, Gesù, liturgia, ferialità, catechesi, linguaggio, giovani, preti, formazione, guide. A queste si è aggiunta una dodicesima tematica, quella dell’annuncio, inserita dall’equipe perché la sua assenza nei riscontri offerti dai gruppi è stata considerata “eloquente”.

Nel secondo anno, in sintonia con la proposta nazionale, le 12 tematiche sono confluite nei quattro “cantieri”:

– il cantiere della strada e del villaggio che ha raccolto il tema dell’annuncio;

– il cantiere della casa e dell’ospitalità che ha raccolto il tema delle relazioni;

– il cantiere dei ministeri;

– il cantiere liturgia proposto dalla Diocesi.

Il primo anno il coinvolgimento è stato ampio e ha raggiunto persone oltre la cerchia di quelle che frequentano la comunità. Il secondo anno è stato caratterizzato dal desiderio dell’approfondimento di quanto emerso nel primo anno e dell’allargamento del numero delle persone coinvolte.

Per questo scopo sono stati elaborati:

– uno “Strumento” pensato per i gruppi di ascolto già costituiti nel primo anno;

– le “cartoline” diffuse in ambienti di ritrovo e di passaggio delle persone (mense, banche, biblioteche, ambulatori, …);

– un questionario online, raggiungibile attraverso il sito diocesano.

Cartoline e questionario online avevano l’obiettivo di ampliare il raggio di consultazione per offrire a chiunque la possibilità di esprimersi.

Il lancio di questo secondo anno del cammino sinodale è avvenuto contemporaneamente alla ripresa di tante iniziative dopo il lungo periodo di limitazioni causato dal Covid e quindi mentre le persone erano già molto impegnate nel sostenere la ripartenza delle normali attività di vita e pastorali. Si è perciò subito colta una certa fatica poiché risultava difficile progettare le esperienze specifiche dei “cantieri” in una quotidianità già piena. Molte realtà erano preoccupate dei “compiti” che il percorso sinodale aggiungeva piuttosto che interessate alla possibilità di incontro e di ascolto dello Spirito che la proposta offriva.

Nel dialogo intrapreso per riavviare il lavoro dei gruppi, l’equipe diocesana ha presentato il cammino sinodale non come ulteriore carico di cose da fare, ma come l’opportunità di riflettere su cosa è importante ed essenziale, nella riscoperta del bello che già esiste lì dove siamo.

Un’occasione significativa è stata l’Assemblea Diocesana del 12 marzo 2023 in cui abbiamo messo al centro la celebrazione della Parola e ascoltato l’intervento del Card. Zuppi che ha rilanciato la fase di ascolto e incoraggiato tutti a vivere come popolo il cammino sinodale.

A differenza delle aspettative iniziali, sono stati numerosi i gruppi che hanno lavorato utilizzando lo “Strumento” per approfondire l’ascolto in uno dei quattro “cantieri”. Sono arrivate più di 40 sintesi: oltre una decina di gruppi hanno scelto il cantiere dell’annuncio e altrettanti quello delle relazioni, 4 il cantiere liturgia e 3 il cantiere ministeri; alcuni gruppi invece non hanno affrontato un cantiere specifico. In merito al tentativo di allargamento dell’ascolto, invece, la risposta alle cartoline e al questionario online non è stata numerosa.

Il termine per consegnare il materiale dei gruppi era stato fissato al 13 maggio. Solo tre giorni dopo, il 16 maggio 2023, l’alluvione ha segnato in modo indelebile tutto il territorio della Diocesi. È stato colpito un gran numero di persone che durante la notte ha perso la propria casa, le proprie cose, le proprie sicurezze, il proprio lavoro. L’alluvione ha lasciato le nostre città ricoperte di fango, ha riempito le strade di cumuli di mobili, elettrodomestici e rifiuti, con i mezzi dell’esercito e della protezione civile impegnati in tante richieste di soccorso. Le comunità della collina sono state isolate; frane e smottamenti hanno reso irraggiungibili alcune frazioni; un territorio ampissimo ha cambiato morfologia e risulta irriconoscibile. Anche le coltivazioni agricole e molte attività imprenditoriali ed economiche sono state duramente colpite, mettendo in crisi un’intera filiera produttiva. In questa situazione sono molte le persone senza una sistemazione stabile e una prospettiva di sicurezza per il futuro.

Ma insieme a tutto questo, subito dopo l’alluvione, le persone distrutte e smarrite hanno mantenuto una ferma dignità ed hanno saputo reagire con solidarietà: le forze dell’ordine e numerosissimi volontari hanno iniziato subito ad aiutare mettendosi al fianco delle persone più colpite.

La Diocesi stessa è diventata un grande “cantiere”!

Come equipe non possiamo non ascoltare ciò che è successo, che ha cambiato radicalmente e in profondità la vita di migliaia di persone.

Avevamo programmato un lavoro sinodale con i moderatori e i segretari dei gruppi, per elaborare insieme questa sintesi ma, date le circostanze legate all’emergenza, questo non è stato possibile.

 

2 – Temi approfonditi

 

RELAZIONI, GIUDIZI, ABITUDINE, OBIETTIVO

In questi due anni, rimane dominante il tema delle relazioni e il desiderio che la Chiesa sia aperta e casa accogliente. Le persone vorrebbero una Chiesa che ascolta, non indaffarata e presa da altre cose. Nel nostro essere parte della Chiesa ci aspettiamo che siano gli altri ad invitarci quando invece dovremmo essere noi stessi ad aprirci a Dio e andare incontro ai fratelli.

Spesso si percepisce una Chiesa che giudica, che esclude le persone ed emette giudizi (non vengono accettate le prese di posizione rispetto alle questioni più dibattute).

Si vive la fede da soli, si vive con abitudine e autoreferenzialità il far parte della Chiesa. In particolare, i giovani non si sentono rappresentati.

Dove però si è provato ad uscire dal proprio gruppo sinodale, dalla propria parrocchia e Chiesa, si è sperimentata l’unità con altri, ed è stata una bella testimonianza. Legato a questo tema, più voci chiedono la formulazione di un obiettivo comune, un punto di incontro condiviso, verso il quale orientare le forze e le azioni, come modalità per sviluppare un’azione comunitaria.

Riscoprire quei gesti di attenzione che sono alla base della relazione, per aprirci all’altro, per fare spazio, entrare in dialogo e per divenire davvero popolo e comunità. Forse la pastorale potrebbe ripartire da ciascuno di noi, nel nostro servizio, e incontrando i vicini di casa, quelli che sono soli, addolorati e bisognosi, può costruire/consolidare le relazioni umane.

Gentile, benevolo, sorridente: è il volto della Chiesa, il volto che desideriamo avere tutti noi.

Diventare Chiesa / Parrocchia accogliente: attenta a chi è fuori e lontano, che ascolta e consola le persone anziane, sole ed emarginate, i più deboli, gli ultimi per sentirsi tutti a casa, sentirsi famiglia (essere come il buon samaritano).

Unità pastorali e Consigli Pastorali esprimano davvero quel cuore aperto che cerca l’unione e la comunione, che rappresenta tutta la comunità, che si prende cura di tutti e degli ultimi.

Senza relazione non c’è annuncio del Dio misericordioso.

 

GESÙ, PAROLA, RISCOPERTA

Emerge il desiderio di una Chiesa che sia esperienza di Gesù Cristo. Serve tornare alla sorgente per riprendere vita, ritrovare il silenzio nel quale incontrarLo. Anche nel frullatore delle nostre giornate così frenetiche, dobbiamo riconoscere che “di una cosa sola c’è bisogno”: desideriamo che al centro della nostra vita ci sia anzitutto l’esperienza profonda dell’incontro con Cristo e in Lui la cosciente percezione della misericordia del Padre, che attraverso di noi e in noi realizza qualcosa di grande e di bello. Molti esprimono il desiderio che il punto di partenza del nostro essere Chiesa e del nostro stare insieme sia la Parola.

Raccogliamo la pesantezza del mantenere impegni nell’esperienza ecclesiale: siamo assorbiti dalle cose da fare (servizi, appuntamenti, iniziative, parole, …), mentre il cambiamento si innesca anzitutto nella coscienza che lo Spirito vive in noi. Se ci lasciamo condurre da Lui possiamo riscoprire che ciò che facciamo può diventare la manifestazione e il segno di Dio. Non si tratta di aggiungere ma di riscoprire l’esperienza quotidiana come straordinaria: impregnare di vangelo i gesti, le fatiche, la vita di ogni giorno e trasformare così l’ordinario in un sentiero di fede.

Percepiamo che realizzare il “cammino sinodale” non è progettare un cammino parallelo o una strada diversa, ma camminare lì dove già siamo in modo “nuovo”: quindi non tanto proporre iniziative nuove, ma “fare nuove” le attività che già viviamo, così che diventino occasioni per incontrare il Signore, sostenuti dalla Parola e aperti all’ascolto nell’incontro con l’altro.

Partendo dall’esperienza spirituale, anche la fatica è superata dalla gioia di poterla condividere. Questi anni diventano il tempo nel quale sperimentare la bellezza dell’incontro con il Signore, la gioia nel riscoprirci discepoli per aver camminato insieme a Lui.

Rispondere al desiderio di ciascuno di ripartire dalla Parola. Ogni gruppo in ciascuna occasione e circostanza di ritrovo fra le persone e in parrocchia, può trovare la modalità in cui mettersi anzitutto in ascolto della Parola di Dio: potranno essere l’ascolto della Scrittura, momenti di silenzio, adorazione eucaristica, lectio divina, ritiri spirituali, sacramento della penitenza, tempi, esperienze, eventi forti di spiritualità, nei quali alimentare il nostro servizio.

Adottare la conversazione spirituale per aiutarci, laici e preti, nel parlare, trasmettere, condividere, camminare insieme…

 

COMPRENSIONE, DOMENICA, OMELIA

Emerge la richiesta di una maggiore comprensione e una maggiore formazione alla liturgia. La domenica come celebrazione dell’Eucarestia è la forma più evidente e più semplice del nostro stare insieme.

Si chiedono cambiamenti molto concreti (omelia, preghiera dei fedeli) e si desidera familiarizzare con la grammatica del rito e dei simboli. Abbiamo perso la capacità di decifrare questo linguaggio particolare, per cui il rito rimane qualcosa di distante da noi. L’omelia è la questione che genera più interrogativi e sul quale si concentra l’attenzione maggiore: la si vorrebbe declinata sulla vita concreta e reale. Si riconosce che è prioritario curare la celebrazione dell’Eucarestia anche se è frequentata da pochi. La Liturgia delle Ore è poco conosciuta.

    

Evitare di affidarsi solo alle intenzioni di Preghiera dei Fedeli del foglietto proponendo di formularle con la partecipazione di tutti, curare il canto, omelia adatta all’assemblea, sono alcuni esempi…

Una proposta è di vivere veramente la domenica come Giorno del Signore, invitando la comunità e le famiglie a vivere momenti di fraternità (servizio dell’accoglienza, raccolta intenzioni di preghiera, preparazione all’ascolto della Parola e alla Messa, pranzo condiviso…), cammini di formazione e catechesi, con al centro la celebrazione dell’Eucarestia.

 

 

ADULTI, CATECHESI, FORMAZIONE, MINISTERI

Il tema che in questo secondo anno è emerso in modo distinto è quello degli adulti, fotografati spesso come testimoni di fede poco credibili nei confronti dei giovani, disinteressati verso le fragilità, incapaci di vivere spiritualmente l’ordinario.

Se da un lato è difficile suscitare il desiderio di formazione, dall’altro c’è richiesta di itinerari di catechesi pensati proprio per loro, adeguati alla vita reale, che aiutino a crescere nella vita spirituale e a essere testimoni nella società.

Adulti e famiglie riconoscono la fatica di trasmettere la fede ed emerge che la catechesi stessa potrebbe essere ripensata a partire dal loro coinvolgimento nei percorsi dei ragazzi.

È necessario anche riscoprire il sacramento del Battesimo che realmente rende tutti re, sacerdoti e profeti, per vivere con gratuità e generosità il proprio ministero a servizio del regno di Dio, ciascuno secondo la propria vocazione (condizione, professione, età, stato di vita, servizio, capacità, passione…).

Serve puntare su percorsi intergenerazionali per aiutare a crescere nella fede. Catechesi non per età ma per progetti.

Formazione: modalità nuove, esperienze forti, momenti di aggregazione, uscite, testimonianze, incontri informali, approfondimenti su temi di frontiera, pastorale sociale, non fermandosi alle questioni che creano scandalo. Formazione alla ministerialità (non per creare nuovi ministeri ma vivere appieno la propria vocazione). Percorsi stabili, consistenti, riconosciuti, in cui si dia spessore (teologico, biblico, comunicativo, psicologico e spirituale) al percorso personale di formazione.

Catechesi, partendo da coloro che sono impegnati in un servizio per arrivare ai genitori dei bambini del catechismo.

    

 

CIASCUNO DONO PER TUTTI

«C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?» (Gv 6,9)

Questa domanda dell’apostolo Andrea al Signore è l’interrogativo che sintetizza il percorso della Chiesa di Faenza-Modigliana in questi due anni di ascolto del popolo di Dio.

C’è una grande folla che ha fame, un bisogno fondamentale che non può essere ignorato e i mezzi a disposizione sembrano insignificanti. Sentiamo la consapevolezza di essere una Chiesa fragile, appesantita da tante realtà, chiamata a sollevarsi affidandosi totalmente al Signore che non ci abbandona.

A partire dall’ascolto di tante persone e avendo negli occhi la testimonianza di quanto sperimentato in questi giorni difficili (la dignità degli alluvionati, i numerosi volontari, la premura di essere accanto a chi è nel bisogno, la vicinanza nella preghiera, etc…), possiamo affermare che se ci apriamo davvero, se mettiamo tutto quel poco che siamo e abbiamo nelle mani amorevoli di Dio, allora Lui saprà donare quanto basta affinché tutti siano saziati e “perché nulla vada perduto” (Gv 6, 12).

Solo Lui può dare pienezza alla vita dell’uomo.

Non possiamo aspettare che siano gli altri a dover cambiare: la Parola ci interpella in prima persona. È quanto emerso dall’Assemblea diocesana: finché ciascuno di noi non risponde offrendo con slancio i propri pani e pesci, non si realizza la Chiesa in cammino, promessa di comunione e di vita nuova per il mondo intero.

 

 

20 giugno 2023

 

 


Lettera a tutta la popolazione

Lettera del Vescovo Mario e del presbiterio a tutta la popolazione

 

Le grandi acque non possono spegnere l’amore né i fiumi travolgerlo (Ct 8,7)

 

La tragedia che stiamo vivendo non lascia spazio a molti commenti. Sentiamo che le parole non rendono giustizia e non riescono a descrivere quello che stiamo vivendo in queste ore. Il tragico numero di vittime, che speriamo si arresti, domanda una fraterna preghiera di suffragio.

Una devastazione inaspettata, la scoperta di un’impotenza disarmante, un senso di rabbia e di angoscia. Oggetti, beni, ricordi, luoghi che erano “casa” sono stati violati, come per la venuta di un ladro di notte, e le nostre sicurezze si sono sgretolate.

La scoperta della forza di questa terra che per tanto tempo abbiamo pensato di dominare, ci ha posto davanti ancora una volta alla nostra piccolezza. Allo stesso tempo ci sta mostrando il volto della vera fraternità, del dono di sé stessi per gli altri, per chi si trova nel bisogno.

Abbiamo negli occhi forze dell’ordine, pompieri, protezione civile, volontari e cittadini che coperti di fango, dalla testa ai piedi, si danno da fare con ogni mezzo per aiutare gli altri. Non dimentichiamo anche quanti non vediamo, in particolare alle Amministrazioni comunali, alla Soprintendenza e ai coordinatori della Protezione civile. A tutti il nostro grazie sincero.  È commovente pensare che quel fango che tanto ci sta creando problemi è la cosa che più di ogni altra rende visibile il nostro essere comunità.

Io per primo sono stato aiutato dai volontari della Caritas diocesana perché come tanti di voi sono stato raggiunto dall’acqua così come diversi presbiteri e diaconi con le loro famiglie.

 

Condividendo con voi questa situazione vorremmo far presente alcune sollecitudini che riteniamo importate evidenziare in queste ore.

 

– Ai volontari, che ringraziamo nuovamente per l’impegno e la generosità, raccomandiamo di avere una attenzione particolare per le persone sole, coloro che solitamente sono ai margini dei nostri centri, lontani dall’attenzione dei grandi gruppi, distanti dalle chat e dai social perché semplicemente ne sono estranee o perché non hanno parenti e amici vicini.

Pensiamo ai bambini che hanno vissuto momenti e visto immagini di una gravità spropositata; agli anziani che più di tutti sono condizionati dalla fragilità davanti a questi eventi; ai migrantie ai profughi dell’Ucraina. La paura e i traumi di queste notti devono essere affrontati con una vicinanza e un’empatia calorosa e traboccante.

 

– Il nostro essere comunità unita dipende dal pulire fango e dal lavoro assiduo, ma anche dalla semplice capacità di ascoltare chi ci sta davanti. Questa fraternità è generata da gesti, parole e anche da silenzi e sguardi.

Dobbiamo comprendere e accettare che tra quel tutto che è stato perso, le cose che più piangiamo non sono cose puramente materiali, ma sono i piccoli ricordi degli affetti di una vita. Quanti anziani dicono: “ho perso tutti i miei ricordi”.

 

– Esortiamo tutti coloro che in questo momento e nei mesi a venire avranno a disposizione ciò che è necessario per ripartire, mezzi e materiali, a non speculare bensì a favorire approvvigionamenti comuni e a prezzi calmierati.

 

– Allo stesso tempo chiediamo con forza ai proprietari di sollevare dalle spese di affitto le persone e le famiglie che vivono in case alluvionate e ad accogliere gratuitamente o applicando canoni il più possibile ribassati, quanti sono stati costretti a lasciare tutto e adesso cercano una necessaria stabilità abitativa.

 

Infine, un abbraccio colmo di affetto a chi con discrezione, nel nascondimento e costanza, come lievito in mezzo all’impasto (Lc 13, 21), sta vivendo con fede questa emergenza e in maniera discreta e semplice sta testimoniando che le nostre ferite e sofferenze hanno senso solo nelle ferite eternamente vive del Risorto. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo (Mt 28, 20), ascoltiamo nel Vangelo in questa domenica: verso Gesù Cristo, asceso nella gloria, sia orientato il nostro sguardo, verso i fratelli le nostre mani e il nostro cuore, perché grazie a Lui e in Lui ogni parte di noi, anche le nostre ferite, hanno spazio nel cuore di Dio, Padre che mai ci abbandona.

 

20 maggio 2023

 

Il Vescovo e il presbiterio

di Faenza-Modigliana

 


Messa di Pentecoste

Carissimi,

il lavoro di questi giorni, la risposta generosa di tante persone, la concretezza dimostrata nell’aiuto fraterno è il segno di una comunità unita.

Per nutrire questa unità sentiamo il bisogno di spazi per fermarci ed ascoltare, di tempo per domandare e chiedere, di occasioni per condividere ciò che abbiamo con chi ne manca. E abbiamo bisogno che tutto questo sia fatto nel nome del Signore, per ricordarci e per celebrare che Gesù Cristo è il fondamento del nostro amore per gli altri e delle nostre azioni verso chi è nel bisogno.

Per questo, tra i tanti eventi che subiranno annullamenti o riprogrammazioni, ritengo prioritario confermare e invitarvi ad un momento diocesano di preghiera nel giorno di Pentecoste. Perciò, al posto della Veglia che era stata programmata alle 20.30, vi invito a celebrare con me la Messa di Pentecoste alle 18.00 in Cattedrale a Faenza.

Inoltre, confermo che ogni offerta raccolta nelle parrocchie nel giorno di Pentecoste deve essere versata alla Diocesi (Colletta obbligatoria per l’alluvione) perché possa far fronte alle prime esigenze delle persone più bisognose.

Desidero invitare tutti, in particolare i volontari e quanti colpiti più duramente dall’emergenza, perché questo evento possa essere un’occasione per ascoltare la parola consolante del Vangelo, per chiedere il dono dello Spirito Santo, per raccogliere una Colletta per i più bisognosi, per pregare insieme nella condivisione delle difficoltà di questi giorni.

Che la mia benedizione possa raggiungere ogni persona

+ Mario Toso

22 maggio 2023


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