Il vescovo Mario: “La Risurrezione di Dio libera l’umanità dalla schiavitù”

La Settimana Santa ci esorta a vivere Cristo, possedere la sua capacità di contrastare e di battere il male col bene, la sua forza di perdonare, di sconfiggere l’egoismo, la tirannide degli idoli, la sete di potere e di dominio sull’altro. La croce su cui sale Gesù non è segno di sottomissione al male, non è resa al peccato, bensì dimostrazione di una volontà tenace di combatterli, sino alla fine. Alla croce del Figlio, momentanea vittoria del male, risponde la potenza del Padre che lo libera dalla corruzione del sepolcro.  “Sia per ciascuno di voi, cari fratelli e sorelle, in particolare per gli ammalati e per i poveri, per gli anziani e per chi sta attraversando momenti di prova e di fatica, un passaggio dalla tribolazione alla consolazione. Non siamo soli: Gesù, il Vivente, è con noi per sempre”, augura papa Francesco.

Ecco la via della nonviolenza, che non è passività bensì netta opposizione al male col bene, costruzione di una umanità alternativa, non con mezzi «carnali», bensì spirituali, come soleva definirli Jacques Maritain. La Pasqua come segno di misericordia e speranza, a cominciare dagli esclusi e dagli scartati della nostra società dell’effimero. Oggi, in particolare, occorre riconoscere che il capitalismo finanziario, assolutizzando il profitto a breve termine e favorendo una speculazione senza limiti, e che è soggetto a crisi ricorrenti, sta avendo influssi devastanti sulla democrazia. Pertanto, volendo analizzare la crisi politica odierna, occorre portare l’attenzione sul rapporto tra capitalismo e democrazia, che assume configurazioni diverse nel corso del tempo. Se, nella prima parte della seconda metà del Novecento, si è attuato un compromesso tra capitalismo e democrazia, da allora ad oggi – la finanza, con la complicità della stessa politica, ha preso il sopravvento sull’economia reale, il capitalismo si è finanziarizzato –, quel compromesso è stato spazzato via e, con l’avvento del nuovo capitalismo, si è modificata pure la democrazia. Pur riconoscendo che, con i suoi aspetti positivi, il capitalismo ha arrecato indubbi vantaggi a quei popoli più poveri, che hanno saputo cogliere le opportunità offerte dal mercato internazionale, con i suoi aspetti negativi ha danneggiato gravemente la vita sociale e la stessa economia produttiva, e sta portando i sistemi democratici a mostrare la corda, stressandoli con un progressivo ridimensionamento dei diritti sociali ed economici dei cittadini.

La Risurrezione di Dio libera l’umanità dalla schiavitù, apre le porte ad una storia di libertà e di conquista del bene, di immortalità. Con la risurrezione del Figlio stabilisce per ciascuno di noi un futuro di vittorie sul male, di piena comunione con Lui. La luce che sfolgora il mattino di Pasqua non è semplicemente la luce del sole o di una stella luminosissima. È Cristo, risorto dai morti, l’Uomo Nuovo. Chi, mediante la fede, partecipa alla sua lotta contro il male e alla sua vittoria sulle tenebre, costituisce, con Lui, un popolo nuovo: il «popolo di Dio», che cammina nel tempo e combatte le potenze nemiche della Luce vera. In questo giorno che annuncia, con la risurrezione di Cristo, la nascita di una nuova umanità, trasformata dallo stato di non-popolo in popolo santo, fatto di sacerdoti, acquistato e radunato da Dio Padre, pensiamo ad accelerare il passo sulla costruzione di un mondo più pacifico. La comunità che nasce da Cristo e dal dono del suo Spirito porta i connotati di un popolo in marcia, determinato a combattere ogni forma di male, di disumanizzazione, di ingiustizia, di sfruttamento, di schiavitù fisica, morale e spirituale. Cristo, a differenza di quanto ritengono i benpensanti di oggi, non corrompe e non indebolisce l’uomo, bensì lo corrobora, perché gli dona Dio e, quindi, la Sua capacità di volere e di attuare il vero e il bene, di lottare contro l’iniquità. Occorre ripartire dalla Pasqua. Essa ci testimonia che l’uomo nuovo è possibile.

La Pasqua fa della vita una festa continua ed è condizione per ogni persona di sentirsi veramente libera e responsabile, protesa verso un futuro di speranza. Dopo l’incarnazione, la nostra umanità non può più considerarsi estranea al Verbo che si è fatto carne e che sottopone l’umano e tutto il creato ad un impulso di rinnovamento. Per meglio pensare e lavorare al mondo che verrà non stacchiamoci da Cristo risorto, sempre all’opera nella storia. In essa, Egli ha sparso semi di bene, ha già fatto germogliare un’umanità nuova, più capace di vero, di bene e di Dio.

da Interris.it