OMELIA per la MESSA celebrata nel LUOGO dell’UCCISIONE di PADRE DANIELE BADIALI

Acorma (Perù), 18 marzo 2011
18-03-2011


Sono grato al Signore che seguendo le sue vie mi ha portato oggi a celebrare l’Eucaristia in questo luogo, dove si è manifestata la grazia del sacrificio della vita di P. Daniele.


Il primo contatto che ebbi con la figura di P. Daniele fu nel Giovedì santo del 1997,  pochi giorni dopo la sua uccisione. La Diocesi di Faenza era senza vescovo ormai da un anno e fui chiamato per la celebrazione della Messa crismale. In quell’occasione ricordai le parole del Card. Biffi, che aveva detto: ‘Ero molto ammirato di un prete così giovane, che aveva conservato questa idea così chiara e precisa della donazione a Cristo e della necessità di far conoscere l’unico salvatore ai suoi fratelli. È una notizia che ci addolora moltissimo; ma questa è la stoffa dei martiri’.


Chi è Gesù per P. Daniele? È la domanda che nasce spontanea a leggere le sue lettere. Gesù è presente dappertutto. Si può dire che non vi sia lettera nella quale, in un modo o nell’altro, P. Daniele non arrivi a parlare di Gesù.


P. Ugo, nel ricordo che ha fatto dell’uccisione di P. Daniele, immagina la sua fine in questo modo: ‘P. Daniele aveva le mani legate dietro la schiena. Lo misero in ginocchio. Avrà pianto’ però dopo avrà pregato: Signore Gesù non mi abbandonare. Alla fine P. Daniele in ginocchio, legato, chiama e invoca: Gesù’ Gesù’ Gesù” (pag.39).


‘Da piccolo ho imparato questo nome ‘Gesù” Ora qui Ugo me lo insegna con più dolcezza, è l’unico nome che può salvare’ Se ti spaventi della morte, dell’inferno, grida’ grida chi ti può salvare? Se gridi mamma, non verrà. Se gridi papà, non verrà’ Se gridi Gesù? Se gridi Gesù, lui verrà nella morte e ti darà le ali per andare in cielo e non cadere nell’abisso dell’inferno’ (1992  pag. 155). ‘Ho paura di essere addormentato quando verrà il ladrone di notte a rubarmi la vita. Come vorrei essere in piedi (lavorando, aspettando come la sposa che aspetta lo sposo) e strappargli il suo nome prima di dare l’ultimo respiro: ‘Gesù”’ (1992  pag. 156).


Queste parole ci dicono che le cose devono essere andate proprio così e ci dicono anche che il Signore ascolta i desideri dei suoi amici.


Gesù è stato sempre al centro dei pensieri di P. Daniele: ” è il desiderio più profondo che mi porto nel cuore, cercare Gesù’ Sento di aver perduto le sue tracce, mi ritrovo a cercarlo attraverso il cammino della carità, del dare via tutto’ se non fosse per Gesù non sarei qui. Questa scommessa di cercare Gesù vale più di qualsiasi altra cosa nella vita’ (1992  pag.125).


Non era una preoccupazione, ma un desiderio vivo, sapendo che era il tesoro più prezioso che potesse avere per sé e per tutti, era la ragione per cui si era fatto prete, il motivo per cui era andato in Perù: Gesù è l’unico vero salvatore. E quando vede che Gesù è dimenticato e messo da parte, o non è preso sul serio, ci soffre personalmente.


‘Diventando sacerdoti, scrive ai suoi amici, dovrete prepararvi a soffrire, la missione a cui siete chiamati ha un nome ben chiaro legato alla vita di Gesù: la croce. Soffrirete nel vedere Gesù così buttato via, oggi come duemila anni fa, la stessa cosa. Più avvicinerete il vostro cuore a Gesù e più sentirete in voi questa pena grande. Gesù non interessa a nessuno” (1992, pag. 157).


Oltre alla sofferenza di vedere Gesù dimenticato e trascurato, c’è il desiderio di incontrarlo, e quasi il bisogno di affrettare quel momento.


‘Sono venuto qui in Perù per questo, solo per cercare Dio. Ed è per questo Dio che io e i miei amici tentiamo di lasciarci conquistare dalla carità. Ogni passo è fatto solo nel nome di Gesù, perché Lui entri nel nostro cuore, Lui ne sia il padrone’ Sento che solo così posso sperare di incontrarlo alla fine della mia vita! Quanto lo desidero, non vorrei vivere a lungo per non tradirlo più di quanto stia facendo già e per poterlo incontrare presto. Vorrei essere in piedi, vigilante a questo incontro’ Ma ci sarà Dio ad attenderci?’ (1994 pag. 176).


La sincerità con cui P. Daniele parla della ricerca di Dio, che dice di non sentire vicino, ma che spera solo di poterlo incontrare, è davvero disarmante: se era così lui, noi che cosa dovremmo dire? ‘Veramente, tu sei un Dio nascosto, Dio di Israele salvatore’, direbbe il profeta Isaia (45,15).


Il suo timore è quello di potersi sbagliare, di scambiare il Dio vero con un Dio fatto su misura nostra, o di ridurre Gesù non a quello della Croce, ma un Gesù addomesticato.


‘Ho l’impressione che parliamo facilmente di gioia, felicità, così come anche il mondo ci promette gioia, felicità e benessere’ Gesù ai suoi discepoli parlava diversamente: ‘Se vuoi essere mio discepolo prendi la tua croce e seguimi’ ” (1995 pag. 134). Questo problema lo preoccupa moltissimo, perché vede che nella pastorale, in Italia come in Perù, si resta superficiali e si presenta la fede senza impegno.


Presentare un cristianesimo senza la croce di Gesù o abbandonarlo per le alternative che ci offre il mondo, sono le tentazioni più forti da affrontare con coraggio.


Questa tentazione rischia di raggiungere tutti, anche i preti, perché è l’aria che si respira dovunque. Scrive ad un amico prete: ‘Stai attento, il mondo tenterà in tutti i modi di rubare il tuo cuore a Gesù. Più diventerai grande, se non coltivi in te la devozione e l’umiltà a Gesù, ti farai prendere dalle tentazioni del nostro mondo camuffato sotto varie forme: la filosofia, la moda, la musica, la televisione, la moto’ e ti accorgerai che tutto questo ha una forza straordinaria sull’animo dell’uomo, più dello stesso Gesù. Ti sembrerà che l’amore a Gesù rimpicciolisca sempre più o addirittura potrà sembrarti ridicolo, fuori moda’ Ti dico questo perché sono passato da tutte queste tentazioni, le ho viste tutte chiare dentro di me’ (1992 pag. 159).


Se anche P. Daniele ha conosciuto queste tentazioni, come ha potuto superarle? La strada maestra della Croce prende una identità ben precisa: la Carità. È attraverso la Carità, vissuta concretamente aiutando i poveri, che l’amore a Gesù prende corpo.


‘Coraggio, avete preso la strada giusta, la Carità è il cammino che ci porterà a Gesù. Anch’io ai miei ragazzi poveri insegno la Carità, insegno a dare via tutto’ Nel dirlo già mi trovo nei pasticci perché sono io il primo a dover vivere la Carità, a dare ogni giorno con la mia vita la prova che Dio ama, guarisce e perdona” ( 1993 pag. 164). ‘Questa per me è la vita cristiana pura e cruda, accettare la tua croce ogni giorno che è fatta di gesti concretissimi, accettarla fino al giorno della tua morte che verrà all’improvviso come un ladro di notte’ (1994  pag. 173).


Allontanare Dio dalla vita, vivere come se Dio non esistesse, non è una grande conquista per l’uomo di oggi. Per far fronte a questa situazione è ancora più necessario presentare il Vangelo come un annuncio esigente; e per farlo accogliere oltre alla via della carità ci vuole anche il segno del martirio: ‘L’uomo si crede di aver raggiunto chissà quali mete nell’aver tolto Dio da tutta la vita civile e sociale’ e sempre più capisco che senza testimonianza fino al Martirio non c’è nessuna trasmissione del messaggio cristiano” (1994 pag. 178).


Il martirio è una prospettiva contenuta nello stesso messaggio cristiano, tornata fortemente attuale. Giovanni Paolo II scriveva in preparazione al grande Giubileo del 2000: ‘Al termine del secondo millennio, la Chiesa è diventata nuovamente Chiesa dei martiri. Le persecuzioni nei riguardi dei credenti ‘ sacerdoti, religiosi e laici ‘ hanno operato una grande semina do martiri in varie parti del mondo’ Nel nostro secolo sono ritornati i martiri, spesso sconosciuti, quasi militi ignoti della grande causa di Dio. per quanto è possibile non devono andare perdute nella Chiesa le loro testimonianze’ (Tertio millennio ineunte, n.37)


Credo che si possa dire che P. Daniele non escludeva il martirio nella sua vita. Si pone la domanda in modo preciso dopo la morte di Giulio, ucciso perché faceva la carità. Seguire Gesù fino in fondo comporta anche questa possibilità, che non deve essere temuta, perché è un segno di amore di Gesù per i suoi amici. ‘La scommessa è credere che Gesù, alle persone più care, possa dare come regalo la croce’ Ai martiri succede così!!! ‘ (1992 pag. 150).


Nella luce della parola del Signore abbiamo ascoltato la testimonianza di P. Daniele; ora vogliamo lasciar parlare questo luogo e i fatti che qui si ricordano, con l’efficacia della grazia che anche il luogo comunica.


Qui un giorno è avvenuto l’incontro atteso e cercato di P. Daniele con Gesù:


Gesù pregato e invocato,


Gesù amato e servito,


Gesù difeso e annunciato,


Gesù seguito e alla fine incontrato in un abbraccio eterno.