[set 14] Intervento – Incontro con il cardinale Gualtiero Bassetti

Bassetti e Toso
14-09-2021

Saluto del vescovo Mario Toso

Faenza, Seminario 14 settembre 2021.

Eccellenza Sig. Prefetto, Enrico Caterino; Sig. Questore Maria Rita Stellino; Sig. Sindaco di Faenza, Massimo Isola; Eccellenze Reverendissime: Mons. Claudio Stagni, vescovo emerito di Faenza-Modigliana; Mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio; Mons. Giovanni Mosciatti, vescovo di Imola; Autorità civili e militari; Illustri ospiti, sono lieto di dare il benvenuto a tutti voi in occasione di un evento diocesano per noi molto significativo. Si tratta di un’occasione di confronto e dialogo, che qui, nell’aula magna restaurata del Seminario Pio XII di Faenza (via degli Insorti, 4) si svolgerà attorno alla presentazione del libro “Le radici di una vocazione” scritto dal giornalista Quinto Cappelli, per le Edizioni San Paolo, 2021.  L’evento vede la presenza dello stesso Cardinale Gualtiero Bassetti, che ha visto i suoi natali in questa Diocesi di Faenza-Modigliana.

A Lui è dedicato il libro, in particolare ai suoi primi maestri, don Pietro Poggiolini e don Giovanni Cavini. Il Cardinale, che ringraziamo per la sua gradita presenza, dialogherà in particolare con i giovani sui temi principali sviluppati dal libro. Non possiamo, però, ignorare l’Autore, che non è nuovo a imprese letterarie simili. Basti pensare al volume che ha preparato su sua Ecc. Mons. Antonio Ravagli, rettore del seminario di Modigliana, vescovo di Larino (Molise) per 5 anni e poi di Modigliana dal 1960 al 1970. Fu in seguito, per due anni,  ausiliare e vicario generale di Faenza e, infine, ausiliare di Firenze. Ringraziamo, pertanto, Quinto Cappelli che, con finezza di studioso e abilità si cimenta nella ricostruzione di un’intera epoca. Ci offre un prezioso squarcio sulla storia di questa Diocesi. Il volume nella sua Parte terza  è maggiormente incentrato sulla figura del Cardinale Bassetti. Nel quarto capitolo di questa parte si narra del drammatico evento della malattia per Covid-19, che l’ha colpito, e da cui è guarito accompagnato dalle preghiere di tutta Italia. «Nella solitudine del deserto ho avuto accanto gli angeli – Lei, Eminenza, afferma -, ma è stato il Signore a riacciuffarmi per i cappelli».

Eminenza, siamo davvero lieti che Lei sia qui a incontrare Faenza, in particolare i nostri giovani o propedeuti o seminaristi, ma non solo. Ricordiamo quando Lei venne qui ad aprire il Sinodo dei giovani, che è durato tre anni. Ma non dimentichiamo il suo impegno come Presidente della Conferenza episcopale italiana, in un momento di cambiamento d’epoca. Dopo il tempo dell’Evangelii gaudium, del Convegno ecclesiale di Firenze del 2015 avente per titolo In Gesù Cristo il nuovo umanesimo, Lei è stato nominato Presidente il 24 maggio 2017. Mi vengono in mente alcune sue prolusioni nelle Assemblee generali della CEI. Ma vale la spesa accennare qui all’Incontro “Mediterraneo, frontiera di pace” che per la prima volta riunì i vescovi di tutto il bacino. In un tale forum, sui passi del “profeta di pace” Giorgio La Pira, da Lei spesso citato ed amato, i vescovi si sono confrontati per indicare percorsi concreti di riconciliazione e fraternità fra i popoli in un’area segnata da guerre, persecuzioni, emigrazioni, sperequazioni. Ma, come Lei stesso ha recentemente preannunciato a Rimini, già si profila all’orizzonte  un secondo Incontro del Mediterraneo, che si terrà nei mesi iniziali del nuovo anno a Firenze, la città di Giorgio La Pira. Grazie, Eminenza, per queste sollecitazioni a pensare in grande, a costruire un mondo di pace, più fraterno e giusto. Siamo all’inizio di un Sinodo italiano. A questo proposito, mi viene in mente la sua Lettera pastorale Missione e Conversione pastorale, indirizzata all’Arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve. In essa parla della sinodalità che dev’essere vissuta a cominciare dalle parrocchie e dalle unità pastorali. Un’indicazione utile, pratica, che dovrà sicuramente trovare posto nel cammino sinodale che vivremo.

A nome della nostra Diocesi esprimo nuovamente il più vivo ringraziamento per aver accettato di essere qui nella familiarità, quale padre che intende incontrare i suoi con gioia.