Inaugurazione della mostra ‘Natale in Pinacoteca’

05-12-2017

Faenza, Pinacoteca comunale 5 dicembre 2017

Mi congratulo innanzitutto con coloro che hanno consentito l’allestimento della Mostra avente per oggetto la Natività, un tema classico e tradizionale nell’arte. Ringrazio, in particolare, il Direttore della Pinacoteca comunale di Faenza, ossia Claudio Casadio, e inoltre Mons. Mariano Faccani Pignatelli, direttore del Museo Diocesano, ma anche la dott.ssa Benedetta Baldi. Così, desidero ringraziare tutti gli Artisti che hanno accettato di concorrere con il loro ingegno e la loro eloquenza espressiva a rivisitare un Evento centrale per la nostra fede. È davvero stupefacente notare come gli Artisti selezionati mostrino una capacità interpretativa eccellente, con un linguaggio moderno, modellando la materia in realizzazioni di varia ispirazione: alcune a carattere più popolare, davvero piacevole, come, ad esempio, l’opera di Elisa Morelli “Un bue troppo affettuoso”; altre, frutto di un’elaborazione più simbolica, come la “Natività nel cuore della notte” di Enzo Babini. E, comunque, i diversi Autori in Mostra – tra di essi: Giorgio Cavina, Pietro Lenzini, Enrico Versari, Daniela Marchioni, Gabriella Savini, Luciano Laghi e altri – hanno affrontato il tema sacro del presepe, come ha scritto la professoressa Anna Tambini, riprendendo il dialogo con la figurazione, misurandosi con tecniche impegnative, quali la maiolica a terzo fuoco o l’incisione a quattro matrici.

E così è il secondo anno che abbiamo la possibilità di vivere con stupore davanti al presepe. A questo siamo convocati dagli artisti dei quali abbiamo già in parte ammirato le opere.

Dobbiamo, però, essere in grado di cogliere il messaggio che essi ci comunicano.

Mediante la raffigurazione o rappresentazione della nascita del Bambino Gesù ci sollecitano a contemplare – letteralmente – come Dio raggiunge l’uomo, si propone ad esso.

Egli entra nella storia senza irruzioni imperiose, spoglio di quelle manifestazioni di dominio che vengono attribuite alle divinità gelose degli uomini. Si presenta come Bambino che ha bisogno di accoglienza, di una casa, di una famiglia. Non impensierisce nessuno, se non Erode che teme di perdere il potere. Subito ci vengono in mente i bambini immigrati che arrivano sulle sponde del nostro Paese. Essi entrano a far parte della nostra vita come un dono inaspettato. I bambini non possono che essere considerati così: una gioia gratuita, un’innocenza che viene incontro a chi, purtroppo, non sembra avere più uno sguardo umanamente benevolo, a motivo di una usura materialistica ed utilitarista. Giungono da Paesi lontani, come se non avessero nessuno. Alla fin dei conti hanno solo noi. Hanno noi che spesso esprimiamo fastidio e sembriamo disgustati, disturbati dalla loro presenza. Ci chiedono di uscire dalla cupezza dei nostri giorni, propri di popoli sazi e disperati, quasi oramai incapaci di dare senso pieno alla vita e di accoglierla come un dono assoluto. Popoli ammalati, melanconicamente destinati al declino, impensieriti e impauriti di fronte a dei bambini che ci visitano, con occhi pieni di stupore perché «catapultati» tra le nostre braccia: braccia di persone che paiono dimentiche della felicità e della speranza che portano i bimbi.

La nascita del Bambinello Gesù, presenza di Dio in mezzo a noi, raffigurata dagli Artisti faentini, riscaldi i nostri cuori di fronte alla vita che si affaccia dal mare, nel grembo delle madri, nel calore d’affetto di una famiglia. Il Natale ci appassioni e ci faccia riassaporare la speranza nel futuro che rifulge spontaneamente sui volti di tanti bambini che Dio ancora ci dona. Il Bambino Gesù che da un Artista in Mostra è stato raffigurato completamente dorato ci rammenta sicuramente la sua divinità ma anche la speranza in un futuro migliore.

Ma soprattutto impariamo da Gesù, che nasce nell’umiltà, la tenerezza e la dolcezza nel proporci ai nostri fratelli, credenti o non credenti. Dio ci visita e ci incontra con il sorriso e gli occhi spalancati di un bimbo che protende le sue mani affinché le prendiamo e lo solleviamo al nostro abbraccio. Accogliamo tra le nostre braccia Gesù Bambino. Culliamolo come seppero fare Maria e Giuseppe, sant’Antonio di Padova, san Pio di Pietrelcina. Sia Gesù il nostro amore, il nostro orgoglio – è Lui il principio di ogni vera rivoluzione -, per un nuovo inizio, per un rinascimento delle nostre civiltà orfane di Dio, piene di solitudine.