[mag 05] Omelia – Mandato educatori

05-05-2024

Cari giovani,

care monache di S. Umiltà,

 

la nostra Chiesa diocesana ha più di un motivo per gioire questa sera. Siamo nella gioia, innanzitutto, perché celebriamo al termine di questa domenica, il Signore Risorto, presente in mezzo a noi con il suo Spirito d’amore. Gioiamo, poi, perché nelle nostre comunità, ci sono giovani disposti a fare questa estate un’esperienza in un luogo di missione, unendosi a uomini e donne che stanno annunciando il Vangelo a servizio degli ultimi, nelle zone più povere del mondo; gioiamo, inoltre, perché molti fra voi si sono formati in vista di impegnarsi nelle attività estive con i bambini e i ragazzi; gioiamo, infine, con non minore intensità, per le nostre sorelle della Comunità sant’Umiltà che iniziano questa sera un tempo di preghiera per prepararsi alla loro professione perpetua, al loro «sì» definitivo a Dio, nella consacrazione religiosa.

A tutti voi che oggi iniziate cammini di servizio, di preghiera, di missione nella Chiesa e nel mondo, ricordo che siete stati chiamati ad essere apostoli di Gesù Cristo. È Lui che preghiamo questa sera. È Lui l’«Agnello» immolato per la nostra salvezza, il «sacerdote per sempre al modo di Melchisedek», è Lui «il vivente» che intercede in eterno in nostro favore. È a Lui che stiamo cantando, ed è Lui che sta cantando con le nostre voci. È Lui che dobbiamo testimoniare e rendere presente in ogni nostra azione. È Lui la meta ultima di tutti i nostri programmi e progetti.

Adoreremmo un idolo falso se pensassimo che la finalità delle nostre attività sia solo un coinvolgimento di tante persone, un’accoglienza accattivante: la finalità di ogni nostra attività è Gesù Cristo, l’amore per Lui, l’esperienza di una vita nuova con Lui, in Lui.

L’accoglienza verso tutti va di pari passo con l’annuncio a tutti dell’esperienza che cambia la nostra esistenza: l’esperienza del Signore Gesù, morto e risorto per noi, che ci ama in modo unico, poiché è vivo e presente in mezzo a noi.

A voi tutti lascio, insieme al mandato di Gesù, questi orientamenti emersi nel cammino sinodale.

  • Prima di ogni cosa occorre vivere la preghiera: il Vangelo non è un’aggiunta alle attività, ma è il punto di partenza, l’esperienza di vita da cui muovere e intraprendere ogni altro impegno. È ascoltando la Scrittura, è vivendo la Liturgia che noi accogliamo la voce del Signore. Diventa, allora, importante la preghiera personale e di gruppo, il rimanere comunitariamente e attivamente nell’amore di Gesù. Fatevi, dunque, accompagnare dalla lettura del Vangelo, fatevi provocare dalle parole di Gesù, coltivate il dialogo con il vostro parroco, il vostro presbitero. Non lasciate la vostra vita spirituale all’improvvisazione. Fate un’esperienza profonda di Cristo. Fatela insieme, non solo a livello di emozione. Fate cammini di gruppo, condividendo e comunicandovi la gioia di essere costantemente dono a Dio e agli altri. Gesù e il suo Vangelo non sono una ragione esterna al vostro vivere Cristo. Ne sono la fonte. Sono le motivazioni imprescindibili di ogni vostra attività educativa.

 

  • Abbiate il coraggio di vivere relazioni autentiche – ossia relazioni che costruiscono in umanità e nella fede -, verso i bambini e i ragazzi, e fra di voi. Già nel mio intervento per la Veglia di preghiera per le vocazioni a Granarolo, ho avuto modo di descrivere cosa voglia dire vivere relazioni vere, libere e liberanti, che sanno farsi carico dell’altro. Nel vostro servizio non rinchiudetevi in voi stessi o in piccoli gruppi. Prendetevi cura di tutti, soprattutto dei bambini e dei ragazzi più in difficoltà. Siate al loro servizio, non siate i loro «capi» che comandano dall’alto. Allo stesso tempo, non fate un servizio da soli, ma siate sempre inseriti in un’equipe, in un gruppo: lavorate e investite tempo e risorse perché la vostra equipe sia un autentico luogo di condivisione delle difficoltà e delle gioie, degli orientamenti e delle responsabilità. Fate funzionare al meglio le equipe educative, coinvolgendo i giovani nell’educare altri giovani. Siate educatori non solo per ma anche con gli stessi giovani e con la comunità.

 

  • Abbiate il coraggio di affrontare i problemi, non lasciateli da parte. In ogni contesto vi troverete ad affrontare difficoltà o errori, più o meno volontari: non abbiate paura di farvi carico insieme di queste situazioni difficili. Solo se saprete affrontarle e superarle insieme otterrete una crescita comunitaria.

 

  • Continuate ad approfondire le motivazioni e gli strumenti per il vostro servizio. In altre parole, continuate a formarvi, a spendere del tempo per rimanere aggiornati, per acquisire uno stile e delle competenze specifiche. Si nota subito se una persona sta improvvisando o se ha una formazione alle spalle che gli permette di affrontare al meglio ogni situazione.

 

 

Cari giovani, grazie per la vostra disponibilità, grazie per il vostro servizio. Voi siete per tutta la Chiesa una testimonianza efficace che ci ricorda che la vita ha senso solo se è una vita nel dono, con orizzonti ampi, con relazioni profonde. La gioia piena non è il risultato della possibilità di scegliere quel che si vuole in qualsiasi maniera, non è semplice autorealizzazione: la gioia è frutto di una conoscenza che si vota alle persone e le ama donandosi al loro vero bene, sempre, come ha fatto Cristo sulla croce. Pertanto, la vera gioia è innestata in un vivere concreto che integra amore disinteressato, impastato di fatiche, di ferite, di difficoltà superate, trascese.

 

Nel Tempo Pasquale viviamo in modo sempre nuovo questa gioia. Essa supera ogni confine, abbatte ogni barriera. Nella Pasqua del Signore, ogni nostra fatica e ogni nostra sofferenza non hanno l’ultima parola. Sono vinte. Sfociano in una vita superiore, quella del Risorto.

 

                                           + Mario Toso