[feb 02] Omelia – Giornata per la Vita consacrata

vita consacrata
02-02-2024

Cari fratelli e sorelle!

L’odierna festa della Presentazione al tempio di Gesù, a quaranta giorni dalla sua nascita, pone davanti ai nostri occhi un momento particolare della vita della santa Famiglia: secondo la legge mosaica, il piccolo Gesù viene portato da Maria e Giuseppe nel tempio di Gerusalemme per essere offerto al Signore (cfr Lc 2, 22). Simeone ed Anna, ispirati da Dio, riconoscono in quel Bambino il Messia tanto atteso. Profetizzano su di Lui.

La suggestiva processione dei ceri all’inizio della nostra celebrazione ci ha fatto rivivere il maestoso ingresso, cantato nel Salmo responsoriale, di Colui che è “il re della gloria”, “il Signore potente in battaglia” (Sal 23, 7.8). Ma chi è il Dio potente in battaglia che entra nel tempio, nella nostra comunità cristiana? È un Bambino! È il Bambino Gesù, tra le braccia di sua madre, la Vergine Maria. L’oracolo del profeta Malachia ci offre questa istantanea: “Subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate” (Mal 3, 1). Cari fratelli e sorelle, non dimentichiamo che, nelle nostre comunità di credenti, Cristo entra con slancio e forza mediante il dono radicale di Maria, delle persone consacrate, dei nostri religiosi e delle nostre religiose. Essi, fra l’altro, sono modelli di una nuova umanità, che al pari di Maria si associa a Cristo sulla via dell’obbedienza, della fede provata e del dolore condiviso. L’offerta di Cristo alla comunità, da parte di Maria, è un’offerta incondizionata. È un’offerta che coinvolge Maria e le persone consacrate trasformandole in “gloria del popolo cristiano”, in “luce che illumina le genti”, ma anche in “segno di contraddizione” (cf Lc 2, 32.34). Maria, nella sua anima immacolata, sarà trafitta dalla spada del dolore. Così, l’anima delle persone consacrate e dei battezzati in Cristo. Il ruolo delle consacrate e dei consacrati si compie nella storia della salvezza mediante l’amorosa e dolorosa partecipazione alla morte e alla risurrezione del Figlio di Dio. Portando il Figlio a Gerusalemme, la Vergine Madre lo offre a Dio e all’umanità come vero Agnello che toglie i peccati del mondo. Lo porge a Simeone e ad Anna quale annuncio di redenzione. Analogamente, i battezzati e le persone consacrate lo indicano ai loro fratelli e sorelle come Colui che libera dalla decadenza morale. Lo vivono come annuncio di una nuova creazione.

Le parole sulle labbra del vecchio Simeone – “I miei occhi han visto la tua salvezza” (Lc 2, 30) – trovano eco nell’animo della profetessa Anna, come anche nel nostro spirito. Simone ed Anna possono contemplare nel Bambino Gesù “il conforto d’Israele” (Lc 2, 25). Ma anche noi, cari fratelli e sorelle, possiamo contemplare Colui che molti profeti e re hanno desiderato vedere.

In concomitanza con questa festa liturgica, il santo Giovanni Paolo II, a partire dal 1997, volle che fosse celebrata in tutta la Chiesa una speciale Giornata della Vita Consacrata. Infatti, l’oblazione del Figlio di Dio – simboleggiata dalla sua presentazione al Tempio – è modello per ogni uomo e donna che consacra tutta la propria vita al Signore. Triplice è lo scopo di questa Giornata: innanzitutto lodare e ringraziare il Signore per il dono della vita consacrata; in secondo luogo, promuoverne la conoscenza e la stima da parte di tutto il Popolo di Dio; infine, invitare quanti hanno dedicato pienamente la propria vita alla causa del Vangelo a celebrare le meraviglie che il Signore ha operato in loro. Nel ringraziarvi per essere convenuti desidero salutare con grande affetto ciascuno di voi: religiosi, religiose e persone consacrate, esprimendovi cordiale vicinanza e vivo apprezzamento per il bene che realizzate a servizio del Popolo di Dio.

Cari fratelli e sorelle, questa festa della Presentazione del Signore è un’opportuna occasione per lodare il Signore e ringraziarlo del dono inestimabile che la vita consacrata nelle sue differenti forme rappresenta per il popolo di Dio. Essa, infatti è un segno eloquente della presenza del Regno di Dio per il mondo di oggi. Il vostro modo di vivere e di operare è in grado di manifestare senza attenuazioni, cioè in maniera radicale, la piena appartenenza all’unico Signore. La vostra completa consegna nelle mani di Cristo e della Chiesa è un annuncio forte e chiaro della presenza di Dio tra di noi. All’interno del Popolo di Dio i religiosi e le religiose sono come sentinelle che scorgono e annunciano la vita nuova già presente nella nostra storia.

Cari fratelli e sorelle, se la vostra vita consacrata non ci fosse quanto sarebbe più povera la nostra città, la nostra Diocesi, il mondo! Al di là delle superficiali valutazioni di funzionalità, la vita consacrata è importante proprio per il suo essere segno di gratuità e d’amore, e ciò tanto più in una società che rischia di essere soffocata nel vortice dell’effimero e dell’utile (cf Esort. ap. post-sinod. Vita consecrata, 105). La vita consacrata insegna e testimonia a tutti, specie ai giovani, la sovrabbondanza d’amore che spinge a “perdere” la propria vita, come risposta alla sovrabbondanza di amore del Signore, che per primo ha “perduto” la sua vita per noi. In questo momento penso alle persone consacrate che sentono il peso della fatica quotidiana scarsa di gratificazioni umane, penso ai religiosi e alle religiose anziani, ammalati, a quanti si sentono in difficoltà nel loro apostolato… Nessuno di essi è inutile, perché il Signore li associa al “trono della grazia”. Sono invece un dono prezioso per la Chiesa e per il mondo, assetato di Dio e della sua Parola.

Ringrazio ciascuno e ciascuna di voi, per aver voluto partecipare a questa Liturgia. Auguro ogni bene per il cammino delle vostre Famiglie religiose, come pure per la vostra formazione e il vostro apostolato. La Vergine Maria, discepola, serva e madre del Signore, ottenga dal Signore Gesù che “quanti hanno ricevuto il dono di seguirlo nella vita consacrata lo sappiano testimoniare con un’esistenza trasfigurata, camminando gioiosamente con tutti gli altri fratelli e sorelle verso la patria celeste e la luce che non conosce tramonto” (Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsin. Vita consecrata, 112). Grazie, cari fratelli e sorelle consacrati, perché cercate incessantemente Gesù, perché dimorate con e in Lui, perché Lo annunciate con la vostra testimonianza luminosa, perché con il vostro dono solenne al Signore siete una luce sempre accesa nella nostra Diocesi.

                                                      + Mario Toso