RICORDO DI PADRE DOMENICO GALLUZZI

13 GENNAIO 2019

«Egli ha dato se stesso per noi – spiega san Paolo – per formare per sé un popolo, che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone» (Tt 2, 11-14). Nella domenica in cui celebriamo il Battesimo di Gesù, che ci ricorda che lo stesso Gesù Cristo viene a battezzarci in Spirito santo e fuoco (cf Lc 3, 15-16.21-22) e fare di noi un popolo santo di sacerdoti nel Sommo Sacerdote, ricordiamo la meravigliosa figura di padre Domenico Galluzzi, fondatore di questo convento claustrale.

Padre Domenico è vissuto avendo come ideale supremo quello di vivere il Sacerdozio di Cristo per essere santo non solo per sé, ma per santificare, come è proprio di ogni vera santità, che è aperta al dono, al servizio dell’evangelizzazione: «Santifico me stesso, per santificare gli altri», soleva ripetere. In vista di ciò aspirava ad essere una cosa sola con il Signore Gesù per aiutare i suoi fratelli presbiteri, ma non solo, a divenire cristoconformi, ossia capaci di rendere la propria vita una cosa gradita, sacra a Dio, al pari di Cristo.

Attratti dalla sua vita esemplare, dalla quale traspariva il volto misericordioso del Salvatore, padre Galluzzi era ricercato da diversi fedeli, religiosi e religiose, seminaristi e sacerdoti come confessore, guida spirituale per l’accompagnamento nella crescita della fede. Egli era sempre disponibile ed aveva un particolare carisma nel plasmare gli animi, orientandoli a crescere secondo la pienezza di vita a cui tutti siamo chiamati in Cristo. Vivificato dallo Spirito del Signore, padre Domenico desiderava dedicarsi a generare nelle persone l’immedesimazione con Cristo. Se il Verbo incarnandosi ha consentito all’uomo di essere realmente figlio di Dio, figlio nel Figlio, il progetto pastorale di padre Galluzzi, domenicano, si focalizzava su una missione particolare: rendere i propri fratelli e sorelle figli e figlie amantissimi del Padre inabitanti nel Figlio. Soprattutto i presbiteri erano al centro della sua sollecitudine pastorale e della sua preghiera. Perché? Non potevano non essere santi coloro che, in forza del loro ministero, impersonano Cristo e sono a servizio del popolo di Dio. I preti devono essere coloro che aiutano i loro fedeli a divinizzarsi in Cristo. Come è possibile che chi non è pienamente nel Signore riesca a mettere maggiormente a contatto i credenti con Dio? Come può il sacerdote, che peraltro non è Colui che salva, far gustare e mostrare ai suoi fratelli quella «vita nuova» che Gesù è venuto a portare all’umanità se egli stesso non riesce a viverla intensamente, convintamente? Il sacerdote è più se stesso, e più autentico testimone, quando diventa una cosa sola con il Signore, ossia quando vive intimamente in Cristo, come figlio nel Figlio. Più in concreto, l’obiettivo dell’ansia pastorale di padre Domenico era quella di ripristinare o di ricomporre, qualora fosse stato necessario, il volto oscurato o frantumato di Cristo nella vita dei sacerdoti. Mirava a ricostruire nei presbiteri l’immagine di Cristo crocifisso, ossia quella figliolanza divina, che si dona totalmente al Padre e ai fratelli salendo sulla croce, vivendo la stessa passione sacerdotale del Signore. I presbiteri sono maggiormente utili alla Chiesa e ai fedeli quando sono sacerdoti santi, ossia quando sono pienamente cristificati; quando con il loro apostolato accendono nell’anima dei fedeli l’amore sacrificale di Cristo. Solo così si estende il Regno di Dio. Solo così si rende più vitale il corpo di Cristo. Come santa Teresa del Bambino Gesù, padre Domenico era convinto che  uno sforzo di santità, un atto di perdono e d’amore sono come una piccola goccia di sangue che arriva sino alla periferia della Chiesa e nel cuore dei sacerdoti missionari che soffrono e può aprire i cuori di tante persone che ancora non conoscono Gesù. Nello stesso tempo, era convinto che una mancanza d’amore, di pazienza e di santità può diventare un macigno che impedisce l’avvento del Regno di Dio, l’incarnazione di Cristo nei cuori, nelle famiglie, nelle leggi e nelle istituzioni.

Padre Domenico visse intensamente il suo sacerdozio perché la vita d’amore di Cristo, vita bella e sublime, scorresse copiosa e gloriosa, nelle vene del Corpo di Cristo, che è la Chiesa. Proprio per questo pensò e volle l’Ara crucis, quasi «pronto soccorso» ante litteram, anticipando per certi versi il Magistero di papa Francesco, che parla di Chiesa come «ospedale da campo» per l’umanità. Ecco da dove è nata l’Ara crucis, quale pronto soccorso specialmente per i presbiteri! Come possono essere i ministri di Dio un pronto soccorso più efficace per il popolo di Dio se essi stessi cadono sul campo e il loro spirito missionario si affievolisce?

Padre Galluzzi incoraggia le suore dell’Ara crucis così: «Care figliole, il “Pronto soccorso” è il primo che deve dare testimonianza di abnegazione, di sacrificio. Il primo che deve vivere la Quaresima per la Pasqua degli altri. Non si può pensare di appartenere al “Pronto soccorso” se non si ha un grande spirito di abnegazione.

Siate davvero un “Pronto soccorso” e così vivrete una serena, gioiosa, tranquilla Quaresima nello Spirito di Gesù Eterno Sacerdote e con lo stile dei suoi santi. Così, o care figliole, mentre spiritualmente piangete e vi affliggete perché vorreste arrivare da un capo all’altro col vostro spirito d’abnegazione, avrete la certezza di far contento, soddisfatto il Cuore del vostro Gesù Eterno Sacerdote in quanto Egli vede in voi Se stesso che ha fondato il “Pronto soccorso” accettando la volontà del Padre che Lo voleva sacrificato sull’altare della Croce».

La missione delle suore claustrali dell’Ara Crucis è chiamata a conformarsi, secondo padre Galluzzi, all’opera del Buon samaritano, Gesù.

La Chiesa, che è in Faenza-Modigliana, è grata a padre Domenico e a questo monastero da lui fortemente voluto. L’Ara crucis risplende in mezzo a noi come sole che riscalda e vivifica le giornate apostoliche dei credenti e dei sacerdoti. Un continuo palpito d’amore anima la vostra comunità, care sorelle! Riconosciamo in voi un’immagine viva della Comunità trinitaria che inonda il mondo di uno Spirito sempre nuovo: lo Spirito di Dio, Spirito del Padre e del Figlio, uniti in un eterno abbraccio d’Amore. Padre Domenico continui a benedirvi e a proteggervi dal cielo dei santi.

+ Mario Toso