OMELIA per la GIORNATA della SALVAGUARDIA del CREATO

Felisio - 1 settembre 2015
01-09-2015

IN CRISTO UN UMANESIMO DELLA CUSTODIA DEL CREATO

Un umano rinnovato per abitare la terra

Nella decima Giornata per la custodia del creato siamo invitati a riflettere sull’urgenza di vivere Cristo, di vivere in Lui, per diventare protagonisti di un nuovo umanesimo con riferimento alla questione ecologica: per abitare e custodire la terra abbiamo bisogno di un umano rinnovato.

Il tema specifico della Giornata di quest’anno è stato scelto in vista del prossimo Convegno Ecclesiale Nazionale di Firenze (9-13 novembre 2015), che si concentrerà proprio sulla ricerca di un nuovo umanesimo a partire da un rinnovato incontro con Cristo.

Mi preme sottolineare che celebriamo – Arcidiocesi di Ravenna-Cervia e Diocesi di Faenza-Modigliana – la Giornata in uno spirito ecumenico, assieme ad altre Chiese, come quelle Ortodosse. Ricordo, a questo proposito, che papa Francesco, il 6 agosto scorso, imitando la Chiesa Ortodossa, ha istituito anche nella Chiesa Cattolica la “Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato”, che, a partire proprio da quest’anno corrente, sarà celebrata il 1° settembre.

Cari fedeli, care associazioni, è accettando Gesù Cristo, è innamorandoci di Lui che possiamo essere capaci di risolvere la crisi ecologica odierna, che è anzitutto crisi dell’uomo, del suo comportamento nei confronti di Dio e del creato. Papa Francesco, nella sua enciclica sociale Laudato sì’ (=LS), più volte ha ricordato che si può cambiare un rapporto di dominio e di rapina, di spreco dissennato delle risorse solo se ci saranno persone nuove nel pensiero, nel cuore, nell’azione. In sostanza, solo se ci sarà in loro una conversione spirituale. Ci dev’essere una profonda conversione ecologica, ossia relativa all’ambiente, che prevede prima la conversione a Dio. È possibile parlare di peccati ecologici perché, in ultima analisi, si riconosce di peccare contro Dio, contro il suo progetto sull’umanità e sul creato.

Cari fratelli e sorelle, possiamo disporre di persone nuove, che non distruggano la casa comune danneggiando anche i propri fratelli, proprio mediante la conversione a Dio, abbandonando visioni errate o riduttive sull’uomo e sui suoi compiti. Occorre, in particolare, superare quell’antropocentrismo deviato che abbiamo ereditato dalla cultura moderna, e secondo il quale l’uomo è creatore della realtà e, quindi, è misura della verità delle cose; è dotato di una libertà senza limiti, e la ragione tecnica è il bene più grande. Se l’uomo si considera Dio, proprietario assoluto del creato, giunge a coltivare, inevitabilmente, un’ideologia di dominio e di potere, e compie le sue scelte sulla base di un relativismo pratico, per il quale non vi sono verità oggettive né principi stabili, se non quelli posti da lui. Secondo un’antropologia prometeica, solo la tecnica, assieme al mercato, è capace di risolvere i problemi della fame e della miseria del mondo. E così è fatto prevalere su tutto, anche sull’economia, sulla finanza, sulla politica, sulla gestione dell’ambiente e della terra un paradigma tecnocratico.

Ma se non esiste una verità oggettiva né vi sono principi stabili non vi sono limiti all’aborto, alla tratta degli esseri umani, alla criminalità organizzata, al narcotraffico, al commercio di diamanti insanguinati (cf LS n. 133), allo sfruttamento indiscriminato delle risorse. Ci si comporta in maniera egoista, pensando solo a se stessi, mostrando indifferenza nei confronti dell’altro, approfittando di lui, trattandolo come una cosa.

Per quanto detto sin qui, se non si vuole dilapidare e inquinare il pianeta e, di conseguenza, danneggiare il nostro territorio e i più deboli, occorre reagire con forza ad una visione distorta sull’uomo, sulla sua libertà, sulla sua relazione con il creato e i propri fratelli. Occorre, con la conversione a Dio e ai giusti rapporti che egli desidera che abbiamo con il creato, abbandonare quanto prima quell’antropocentrismo individualistico ed utilitaristico di cui sono impregnate la nostra cultura e i nostri stili di vita, e che inducono ad essere predatori, schiavi di una mentalità consumistica e dello spreco. Papa Francesco indica sostanzialmente tre vie di uscita.

La prima via è rappresentata da un insieme di convinzioni di fede che con la loro prospettiva integrano quelle offerte da altri saperi, non esclusa la tecnoscienza, prodotto meraviglioso della creatività umana, che così viene ridimensionata, ricondotta alla sua giusta valenza, rispetto alla sua assolutizzazione. Lo sguardo della fede consente un approccio più completo alla complessità della crisi ecologica e, quindi, una conoscenza più esaustiva delle sue cause e delle terapie necessarie. Le soluzioni non possono derivare da un unico modo di interpretare e trasformare la realtà. Nessuna forma di saggezza può essere trascurata. La fede offre alcuni punti essenziali di riferimento che sono indispensabili per il nostro discernimento e sono raccolti nel capitolo della LS intitolato il «Vangelo della creazione». Eccoli:



La natura ci precede e ci è donata da Dio come ambiente di vita: un ambiente che porta scritta in sé una «grammatica» che l’uomo deve saper leggere, non stravolgere, bensì apprendere per un uso corretto delle risorse e per lo sviluppo della creazione;

Il creato, come la terra, appartiene a Dio (Dt 10,14), e sono state donate all’umanità non come una proprietà esclusiva, bensì come realtà destinate a tutte le generazioni. Il creato e l’ambiente sono un prestito che ogni generazione riceve e deve trasmettere alla generazione successiva. Detto diversamente, è inscritta nella creazione e nella terra una destinazione universale, che è una «regola d’oro» per l’uso dei beni (cf LS n. 93);

Dal fatto di essere creati ad immagine di Dio e dal mandato di soggiogare la terra non si può dedurre un dominio dispotico sulle altre creature (cf LS n. 67);

Ogni comunità può prendere dalla bontà della terra ciò di cui ha bisogno, ma ha anche il dovere di tutelarla e di garantire la continuità della sua fertilità per le generazioni future;

La libertà dell’essere umano non è senza limiti o indifferente nei confronti del bene, del vero e di Dio: è per la verità, il dono e per Dio;

Essendo stati creati dallo stesso Padre noi esseri dell’universo siamo uniti da legami invisibili e formiamo una sorta di famiglia universale, una comunione: la desertificazione del suolo, ad esempio, è come una malattia per ciascuno;

Il traguardo del cammino dell’universo è nella pienezza di Dio, raggiunta da Cristo risorto, fulcro della maturazione universale. Lo scopo finale delle altre creature non siamo noi. Tutte avanzano verso Dio.

Da questi fulcri del «Vangelo della creazione» deriva una nuova visione dell’uomo, delle sue relazioni con il creato e con i propri fratelli. Detto altrimenti, deriva un nuovo umanesimo, che si rafforza vivendo in comunione con Gesù Cristo l’Uomo Nuovo per eccellenza. Detto diversamente, deriva un nuovo umanesimo:



Aperto alla realtà, al suo mistero: un umanesimo non chiuso in se stesso, totalmente autonomo rispetto a Dio e al creato, bensì segnato dalla dipendenza nei confronti di un principio primo originario e originante e, quindi, un umanesimo caratterizzato da una libertà che riconosce il proprio limite, la bellezza della verità, la grandezza dell’universo che è come un libro scritto da Dio, in cui ogni creatura ha un suo essere e una sua funzione che non sono strumentali all’uomo. Lo scopo finale delle altre creature non siamo noi. Tutte avanzano verso Dio;

Relazionale, che si realizza attraverso il riconoscimento della trascendenza, il dono di sé, vivendo in armonia e giustizia con i propri fratelli, con il creato, portandoli al loro compimento in Dio;

Integrale, tale cioè da integrare le molteplici dimensioni che lo costituiscono: soggettiva, etica, sociale, economica, politica, ambientale, culturale e religiosa. L’autentico umanesimo, come anche l’ecologia, non è a una sola dimensione.

La seconda via di uscita da un antropocentrismo deviato, come quello oggi dominante, secondo papa Francesco, è data dall’ideale storico e concreto dell’ecologia integrale.

Al fine di poter meglio conoscere la crisi ecologica nelle sue molteplici sfaccettature, di poter esprimere un giudizio teologico, antropologico ed etico su di essa, e di poter meglio individuare le cose da fare per salvaguardare l’ambiente, papa Francesco segnala ciò che possiamo anche chiamare il principio dell’ecologia integrale. La crisi ecologica si risolve affrontando e superando la crisi antropologica ed etica. Non è pensabile di curare i mali dell’ambiente senza curare i mali dell’uomo, della società e della cultura. Poiché la crisi ecologica è inestricabilmente connessa con la crisi dell’uomo, occorre pensare ad un’ecologia integrale, comprendente le dimensioni ambientali, umane e sociali. C’è bisogno di un umanesimo ecologico, capace di integrare storia, cultura, economia, architettura, vita quotidiana nelle città e nelle aree rurali, vita equilibrata degli ecosistemi. Se tutto è in relazione, anche lo stato di salute delle istituzioni di una società, compresa la famiglia, comporta conseguenze per l’ambiente. Ogni degrado della famiglia, della vita cittadina, degli spazi e delle aree pubbliche e private, delle leggi, della cultura, della scuola provoca danni ambientali. Occorre pertanto coltivare un’ecologia sociale, senza la quale non si perviene ad un’ecologia integrale.

La terza via di uscita da un antropocentrismo deviato come quello consumistico e materialista, neoutilitarista, è rappresentata dall’educazione e dalla spiritualità, considerate congiuntamente.

Gli esseri umani, capaci di degradarsi sino all’estremo, possono anche superarsi, ritornare a scegliere il bene e rigenerarsi. Non esistono sistemi sociali e culturali che annullino completamente l’apertura innata al vero, al bene, alla bellezza. È possibile risalire la china, impiantare una nuova cultura, mobilitare le coscienze, formare movimenti di consumatori che smettano di acquistare certi prodotti e così diventino, mediante il loro portafoglio, capaci di influire sul comportamento di alcune imprese che puntano solo al profitto e non rispettano l’ambiente.

L’educazione ad un’ecologia integrale diventa possibile previa elaborazione di un nuovo umanesimo integrale, sociale, solidale, aperto alla trascendenza, che sollecita ad uscire da se stessi e ad infrangere l’autoreferenzialità. La suddetta educazione non deve limitarsi a dare informazioni scientifiche, a far prendere coscienza e a far prevenire rischi. Deve includere, per quanto già detto, una severa critica dei «miti» della modernità, basati su una ragione strumentale; deve aiutare a recuperare i diversi livelli dell’equilibrio ecologico, a fare quel salto verso il Mistero che solo consente di dare un fondamento certo all’etica ecologica. L’obiettivo principale è quello di formare ad una cittadinanza ecologica, a tutta quella serie di piccole azioni quotidiane che diffondono un bene nella società e restituiscono il senso della dignità, come: evitare l’uso di materiale plastico o di carta, ridurre il consumo di acqua, differenziare i rifiuti, cucinare solo quanto ragionevolmente si potrà mangiare, trattare con cura gli altri essi viventi, piantare alberi, spegnere le luci inutili, riutilizzare qualcosa invece di disfarsene.

Ambiti educativi alla cittadinanza ecologica sono: i mass media, la catechesi, la famiglia, i Seminari, i movimenti e le associazioni. All’educazione di una cittadinanza ecologica può offrire un validissimo contributo la spiritualità cristiana. Questa aiuta:



A vivere motivazioni ben radicate che, con idee chiare, aiutano a vivere una vera e propria passione per la cura del mondo;

A compiere quella conversione ecologica, personale e comunitaria, di cui si è già parlato. La conversione ha per oggetto non tanto e non solo un cambio di atteggiamenti nei confronti dell’ambiente, quanto piuttosto un cambiamento nei confronti della creazione di Dio e del suo progetto sul mondo e sull’umanità;

A comprendere l’insufficienza dell’essere «buoni» singolarmente. Per rispondere in maniera pertinente ed efficace ai problemi sociali ed ambientali è necessario costruire reti comunitarie;

A nutrire stili di vita improntati alla sobrietà, alla condivisione, alla semplicità, alla contemplazione, allo stupore;

A pregare, ringraziando Dio per i suoi doni, per la sua redenzione che fa nuovo l’uomo e lo stesso creato;

A celebrarla nei sacramenti, specie nell’Eucaristia, rinnovando la personale adesione alla propria vocazione di custodi del creato.

È senz’altro di grande significato la presenza congiunta del Corpo forestale e delle Associazioni dei coltivatori. In questo modo essi dichiarano il loro impegno nella custodia del creato, in una porzione stupenda del territorio che si trova qui in Romagna. Se noi possiamo godere dei frutti della terra, di un patrimonio ambientale ed agroalimentare così cospicuo e meraviglioso, lo dobbiamo, in particolare, anche a loro. Credo che per noi sia l’occasione di prendere coscienza dell’importanza e dell’indispensabilità di queste forze specializzate nella tutela e nella promozione del creato a vantaggio di tutti. Forse non sempre apprezziamo adeguatamente il loro lavoro sacrificato.

Celebrare la Giornata della Custodia del creato, in un modo non formale, è anche occasione per pensare al supporto che la società intera deve mostrare nei loro confronti. Quando venga meno la presenza degli agricoltori nelle zone collinose e montagnose subito, specie in coincidenza di calamità naturali, ci si accorge della loro indispensabilità per la tutela del territorio. Noi oggi abbiamo bisogno di una maggior stima nei confronti di coloro che con fatica e con redditi e mezzi molto scarsi si dedicano alla custodia e alla coltivazione della terra. Politiche che sostengano i redditi e aiutino la diversificazione produttiva consentono all’intelligenza umana di creare ed innovare, ed anche di proteggere l’ambiente e creare più opportunità di lavoro.

Al termine di queste riflessioni ringrazio i responsabili dell’Ufficio Pastorale Sociale e del Lavoro, Giustizia e Pace, Custodia del Creato dell’Archidiocesi Ravenna-Cervia e del Centro per la Pastorale Sociale della Diocesi di Faenza-Modigliana per l’organizzazione di questa celebrazione. Grazie anche a tutti voi qui presenti che vi renderete sicuramente protagonisti nella ricezione, nell’approfondimento, nella sperimentazione dell’enciclica LS di papa Francesco, a partire dalle vostre comunità parrocchiali, dalle vostre Associazioni.