Omelia per il 40° di presbiterato di don Luigi Gatti

08-10-2017

Cari fratelli e sorelle, cari parenti, in questa domenica nella quale celebriamo il quarantesimo di ordinazione sacerdotale di don Luigi Gatti, parroco di san Domenico, siamo sollecitati dalla Parola di Dio a riflettere sulla nostra duplice vocazione: essere vigna che porta frutti (cf Is 5, 1-7), essere lavoratori nella vigna perché produca frutti per il Signore (cf Mt 21, 33-43).

Quando la vigna non porta frutti non è utile all’umanità, non produce giustizia, non risponde alla propria vocazione che è quella di servire il mondo. La vigna di cui parla il profeta Isaia è la casa di Israele, sono i Giudei. Nel Nuovo Testamento la vigna è la Chiesa cattolica, il suo popolo, siamo noi. Anche la Chiesa cattolica dev’essere ministeriale alla crescita dell’umanità mediante l’evangelizzazione e la trasmissione della fede. È lievito se si sviluppa come popolo di Cristo, che vive in comunione con Lui, con il suo amore. Quando Cristo non è vissuto e amato, ossia è pietra d’angolo scartata, il popolo cristiano diventa terreno incolto, che non dà frutti, che non rafforza la fraternità, e non vive la misericordia e la giustizia.

Cari fratelli e sorelle, il pericolo odierno delle nostre comunità è l’insignificanza e l’ininfluenza rispetto all’evangelizzazione, alle grandi questioni che concernono la vita, la dignità umana, la famiglia, l’economia, la politica, i mass media, l’ecologia. Anziché essere sale che dà sapore, lievito che fermenta, luce che illumina, il popolo cristiano, che non vive sul serio il Vangelo e il comandamento nuovo, diventa spesso una controtestimonianza, improduttivo, incapace di generare una nuova umanità, una nuova relazionalità, un nuovo pensiero, nonché quel senso critico che è necessario per migliorare l’esistente. Soprattutto perde il suo spirito missionario. È preso da una sorta di complesso di inferiorità, che lo conduce a relativizzare o ad occultare la sua identità cristiana e le sue convinzioni. Si sviluppa nei suoi operatori pastorali una specie di relativismo pratico pericoloso, che consiste nell’agire come se Dio non esistesse e tutto dipendesse da loro. Aumentano in esso le gelosie, le invidie. La preoccupazione principale non è di servire la Chiesa ma di servirsene, occupare spazi per contare di più, quasi imitando i vignaioli che desiderano impossessarsi della vigna, sostituendosi al padrone. È così che la Chiesa, la vigna del Signore, diventa una desolazione, un terreno depredato, che non produce più frutti saporiti per tutti.

Caro don Luigi, il quarantesimo di ordinazione sacerdotale è occasione di ringraziamento ma anche di un rinnovato impegno pastorale. Il tuo ministero è fondamentale affinché la comunità cristiana possa accogliere la Parola di Dio, celebrare l’Eucaristia e vivere la carità, ricevere il perdono mediante il sacramento della riconciliazione. Nella diocesi siamo impegnati nella ricezione della Lettera apostolica Evangelii gaudium (=EG) di papa Francesco. Mediante essa ci sospinge a divenire Chiesa che passa da una pastorale di semplice conservazione a una pastorale decisamente missionaria. La comunione intima dei credenti con l’Inviato, ossia con il Missionario per eccellenza, costituisce la comunità come popolo in uscita, impegnato in una nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede, in un contesto di scristianizzazione progressiva, di indifferenza nei confronti di Cristo. E così, i credenti sono sollecitati ad andare verso i più poveri nei quali amare Cristo stesso. L’incarnazione di Cristo, che redime tutto l’uomo, comanda un rinnovato impegno nel mondo mediante la coltivazione della dimensione sociale della fede. Il che vuol dire che i fedeli debbono sentire ed amare la loro vocazione al sociale, non solo per le opere caritative ma anche per l’animazione cristiana della politica, della cultura, della cura del creato.

Nel servizio alla comunità, perché essa sia vigna che porta frutti per la nostra società, il laicato cristiano ha il compito di collaborare con il parroco, condividendo la responsabilità dell’annuncio e della testimonianza, della educazione alla fede, offrendo la sua collaborazione nell’amministrazione dei beni, nell’esercizio della carità. Tutto il popolo di Dio deve portare il Vangelo a tutti, compresi gli immigrati. È sollecitato a cogliere le sfide dell’inculturazione della fede. Papa Francesco nell’EG invita i cristiani a non sviluppare la psicologia della tomba, che a poco a poco li trasforma in mummie da museo. Chiamati ad illuminare e a comunicare vita si lasciano, invece, affascinare da cose che generano solamente oscurità e stanchezza interiore, e che debilitano il dinamismo apostolico, il gusto dell’annuncio.

Caro don Luigi e cara comunità, qui riunita attorno al Signore e a te che ne sei il parroco, dobbiamo essere più vivi spiritualmente. La vitalità interiore deriva soprattutto dall’amare come Gesù Cristo, dalla gioia di essere da Lui redenti, dalla felicità di poterlo donare agli altri. La vita cristiana è bella perché è vita che partecipa a quella di Cristo, l’Uomo Nuovo, che si dona al Padre e a tutti i fratelli. Partecipando all’Eucaristia, come dice la parola, ringraziamo il Signore per il dono del tuo sacerdozio e per averci costituiti annunciatori e testimoni della Buona Notizia. Preghiamo lo Spirito santo perché ti doni salute e la sua tenerezza. Gesù Cristo aiuti tutti a realizzare gli obiettivi del Sinodo dei giovani, cioè ci dia forza nell’accompagnare le nuove generazioni affinché diventino sia costruttrici dell’edificio spirituale che è la Chiesa sia della civiltà dell’amore. Dio ti, vi benedica.