[mag 30] Solennità del Corpus Domini

30-05-2024

Carissimi fratelli e sorelle,

la solennità del Corpo e del Sangue del Signore ci invita a considerare la presenza reale del Risorto fra di noi, nella sua Chiesa, nella storia. Quando ascoltiamo le parole del Vangelo di Giovanni, che ci sollecita a adorare Dio «in spirito e verità» (Gv 4, 24), ci sembra di ricevere un invito che ci sollecita a vivere Cristo solo interiormente e da soli. Al contrario, siamo sospinti ad accogliere Dio nelle nostre persone, a celebrare la centralità del Corpo e del Sangue del Signore nella nostra esistenza intera, corpo e anima, così da essere strappati dai rischi di quell’astrattezza e di quell’individualismo che pretenderebbero di ridurre la presenza del Signore ad un’idea vaga, ad un mero concetto della nostra mente. Non dimentichiamo che il Signore ci dice: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». Il Signore non è assente dalle nostre comunità, dalla nostra vita, dai nostri impegni quotidiani. È presente nelle nostre persone, nelle nostre famiglie, nelle nostre associazioni, nel creato, nella rete di relazioni e di buone pratiche per costruire un mondo pacifico e giusto. È in noi, nelle nostre comunità, anche se non lo vediamo con i nostri occhi mortali. Cammina con noi, come camminò con i discepoli di Emmaus. La presenza reale del Signore ci consente di edificare la Chiesa lungo i secoli come Corpo di Cristo, comunità-comunione di persone, di famiglie che annunciano il Vangelo e diffondono il Regno sino ai confini della terra.

Lo Spirito, attraverso l’Incarnazione del Figlio di Dio redime tutti gli uomini, tutti i popoli, sollecitandoli a formare e a vivere in un’unica famiglia, la famiglia di Dio, ove tutti sono parte di Lui, tutti sono missionari rispetto ai non credenti, agli immigrati, agli stessi battezzati che si sono allontanati da Cristo.

Il Corpo e il Sangue di Cristo sono posti al centro della storia, delle persone. Ne costituiscono il cuore pulsante da cui viene irradiato un Amore infinito, che sospinge l’universo a svilupparsi verso e in Dio. Come abbiamo ascoltato dalla lettera agli Ebrei, essi – il Corpo e il Sangue di Cristo – costituiscono veramente la «redenzione eterna», l’unica salvezza donata.

Nell’Eucaristia non celebriamo solo l’Ultima cena, perché essa è memoriale di qualcos’altro. Celebriamo l’incarnazione, la morte e la risurrezione del Signore, la sua Pasqua, centro e vita dell’universo.

Mentre spezzeremo il pane, mentre verseremo il vino, grazie allo Spirito Santo, essi saranno il suo Corpo spezzato, trapassato dai chiodi, e il suo Sangue effuso dalle ferite gloriose, sul legno della croce. Per questo, potremo dire e cantare: «Annunciamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta».

 

La celebrazione dell’Eucaristia ci consente di trasfigurare tutta la nostra vita ad immagine del Risorto. Egli è la chiave per vivere da persone cristo conformi, trasfigurate dal suo amore totale e fedele.

Durante il cammino sinodale, nella prossima fase profetica, viviamo con maggiore intensità il mistero eucaristico, adoriamo il Signore presente nel Sacramento e fra di noi. Viviamo, in particolare, l’Incarnazione di Cristo in tutto il creato e in tutte le attività umane, nelle stesse sofferenze che la vita ci riserva. Rinvigoriamo la comunione tra noi, la missione delle comunità cristiane, la trasformazione – mediante l’amore – delle nostre istituzioni: la famiglia, la scuola, la cultura, l’educazione, la politica, le comunicazioni sociali, l’amministrazione della cosa pubblica.

Siamo sale che dà sapore alla vita. Siamo lievito che fermenta ogni relazione. Siamo costruttori convinti ed efficaci della pace.

 

A voi candidati/e ad assumere nella comunità un ministero straordinario, – voi che tra poco sarete inviati a portare la Comunione in maniera straordinaria agli ammalati, agli anziani, a coloro che non possono muoversi – a voi la Chiesa affida un compito fondamentale. Attraverso di voi i nostri ammalati, gli anziani impediti di libero movimento, saranno concretamente uniti al corpo ecclesiale e alla sua missione per mezzo dell’unico pane consacrato, transustanziato.

Vi invito, allora, a portare la Santa Comunione soprattutto nel giorno del Signore, nella domenica, perché il legame tra gli ammalati e la comunità sia più evidente: sarebbe un segno eloquente se le nostre comunità potessero vedervi partire dalla Messa principale per unire quanti sono distanti nell’unico Pane consacrato, nell’unica Comunione alla Pasqua del Signore.

Che il Signore Risorto, realmente presente con il suo Corpo e il suo Sangue in mezzo a noi, ci confermi al suo servizio e ci renda sempre più missionari gioiosi del suo Vangelo. Così sia.

 

                                     + Mario Toso