[lug 20] Omelia – Ottavo centenario della morte di San Domenico

20-07-2021

Bologna, 20 luglio 2021.

Cari fratelli e sorelle, oggi secondo il calendario liturgico siamo chiamati a ricordare santa Brigida di Svezia, dichiarata compatrona d’Europa da Giovanni Paolo II. Nello stesso tempo, in questo giorno ricordiamo l’ottavo centenario della morte di san Domenico, fondatore dell’Ordine dei Predicatori, altro grande santo, che si è distinto per l’evangelizzazione dell’Europa. Entrambi, sia santa Brigida sia san Domenico, hanno vissuto sentendosi di Cristo, crocifissi con Lui, nella sua fede (cf Gal 2, 19-20). Entrambi sono rimasti in Cristo, e in Lui hanno portato molto frutto (cf Gv 15, 1-8). In particolare, è stupefacente notare come la missione apostolica di san Domenico sia particolarmente attuale per la Chiesa odierna. Partecipando, assieme al vescovo di Osma, ad alcune missioni diplomatiche nell’Europa del Nord, affidate dal re di Castiglia, Domenico si rese conto di due enormi sfide per la Chiesa del suo tempo: l’esistenza di popoli non ancora evangelizzati, ai confini settentrionali del continente europeo, e la lacerazione religiosa che indeboliva la vita cristiana nel Sud della Francia, a motivo degli eretici càtari, detti anche Albigesi. È così che l’azione missionaria verso chi non conosce ancora Gesù e l’opera di rievangelizzazione delle comunità cristiane sono divenute le mete apostoliche di Domenico. Per volere del papa Innocenzo III si dedicò dapprima alla predicazione tra i càtari. In seguito, realizzò la missio ad gentes, assieme alla missione a coloro che vivevano nelle città, soprattutto quelle universitarie, ove le nuove tendenze intellettuali costituivano una sfida per la fede dei colti.

Ancora oggi, a seguito della mescolanza dei popoli, causata da forti migrazioni, è viva la missione ad gentes, come anche l’esigenza di una rievangelizzazione. Infatti, è noto che l’Europa, continente ove il cristianesimo si è ampiamente diffuso, appare sempre di più terra di missione. Gli obiettivi apostolici di san Domenico si ripropongono in situazioni differenti, con aspetti pastorali diversi, anche perché la Chiesa vive in un contesto di avanzata secolarizzazione e di umanesimi inclinati verso una forma di prevalente post-umanesimo. All’interno della Chiesa si manifestano, sempre di più, situazioni esperienziali connotate da soggettivismo, da un individualismo che pregiudica la comunione e la vitalità cattolica, come anche l’essere intrinsecamente sinodale delle comunità. Vengono così intaccati i pilastri del cristianesimo e i fondamenti della verità. In una società mediatica e fluida, l’io è esasperato nelle sue pretese individuali, elevate a idolo supremo ed intangibile. La misura della vita non è più la fede, ma il proprio io, spogliato delle sue relazioni costitutive e caratterizzanti.

Alcuni di questi aspetti non sono del tutto nuovi rispetto ai tempi in cui visse san Domenico. Già Tommaso d’Aquino, che operò poco dopo Domenico, preparando il suo primo corso di studi, provava una specie di angoscia e così pregava: «Salvami, o Signore, perché devo andare tra i figli degli uomini, ove le verità sono a pezzi» (Guglielmo di Tocco, Vita sancti Thomae Aquinatis, 16, ed. Pruemmer, p. 85).

Approfondendo la conoscenza di san Domenico impariamo proprio da lui, come sottolineato da papa Benedetto XVI (cf I Maestri. Francescani e Domenicani, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2010, pp. 33-41) che nel cuore della Chiesa deve sempre bruciare un fuoco missionario, il quale spinge incessantemente a portare il primo annuncio del Vangelo e, ove necessario, a una nuova evangelizzazione. È Cristo, infatti, il bene più prezioso che gli uomini e le donne di ogni tempo e di ogni luogo hanno il diritto di conoscere e di amare. Il fuoco missionario della Chiesa, secondo Domenico, deve avvalersi di una solida formazione teologica. Lo studio, per il Fondatore dell’Ordine dei Predicatori, è imprescindibile per la preparazione all’apostolato. Per questo Domenico volle che i suoi frati vi si dedicassero senza risparmio, con diligenza e pietà: uno studio fondato sull’anima di ogni sapere teologico, cioè sulla Sacra Scrittura, e rispettoso delle domande poste dalla ragione. Lo sviluppo della cultura impone a coloro che svolgono il ministero della Parola, ai vari livelli, di essere ben preparati. Tutti, pastori e laici, sono tenuti a coltivare la «dimensione culturale» della fede, affinché la bellezza della verità cristiana possa essere meglio compresa e la fede possa essere veramente nutrita, rafforzata e anche difesa. La qualità del ministero e della testimonianza cristiana dipende anche dalla generosità con cui ci si applica allo studio delle verità rivelate.

Cari padri Domenicani e cari fratelli e sorelle, l’insegnamento di san Domenico ci è particolarmente utile a fronte dell’inizio del cammino sinodale della Chiesa italiana, che richiede che il popolo di Dio diventi sempre più partecipe ed efficace, nel suo insieme, nel primo annuncio e nell’opera della rievangelizzazione. San Domenico e santa Brigida preghino per noi e ci accompagnino nel nostro cammino apostolico, implicante la rigenerazione del pensiero e dell’umanesimo in Cristo Gesù.

                                                         + Mario Toso