[apr 3] Omelia – Veglia di Pasqua

03-04-2021

Faenza, cattedrale 3 aprile 2021.

Questa sera stiamo vivendo la Madre di tutte le veglie dell’anno liturgico. In essa la Chiesa ci presenta i misteri fondamentali della nostra fede mediante ricchezza e splendore di simboli: fuoco, luce, acqua, il canto gioioso dell’alleluia. Grazie a questi segni eloquenti, che ci richiamano, in certo modo, gli elementi costitutivi del mondo, tutto il nostro essere – corpo, sensi, percezione, spirito, intelligenza di verità, volontà d’amore – viene convocato ad accogliere e a sperimentare l’evento della morte e risurrezione di Gesù Cristo. I molteplici segni di cui è ricca la veglia pasquale intendono condurci a vedere e, in un certo modo, a toccare la realtà nuova che si viene a creare tra il Risorto e noi.

Gesù dice della sua morte: «Vado e vengo da voi». Proprio nell’andare via, Egli viene. Perché? Perché il suo andare inaugura un modo tutto nuovo e più grande della sua presenza nel mondo, nella nostra storia. Col suo morire Egli entra nell’amore immortale del Padre. Il suo andare via si trasforma in un nuovo venire, in una forma di presenza nuova, che giunge più nel profondo e non finisce più. Nella sua vita terrena Gesù, come tutti noi, é legato alle condizioni esterne dell’esistenza corporea: a un determinato luogo e a un determinato tempo. La corporeità pone dei limiti. Non si può essere contemporaneamente in due luoghi diversi. Tra l’io e il tu c’è il muro dell’alterità. Gesù, mediante l’atto dell’amore immortale del Padre, che lo risuscita, viene totalmente trasformato. È spiritualizzato, reso libero dalle barriere della corporeità, dello spazio e del tempo. Egli, come ci raccontano i Vangeli (cf Gv 20, 19), è in grado di passare non solo attraverso le porte esteriori chiuse. Può passare attraverso la porta interiore tra l’io e il tu, la porta chiusa tra ieri e oggi, tra passato e domani. Il suo andare via diventa, dunque, un venire nel mondo mediante una presenza del tutto nuova, universale, tale da abbracciare corpo e spirito, spazio e tempo. Il Risorto è presente ieri, oggi ed in eterno, abbraccia tutti i tempi e tutti i luoghi. Con la sua risurrezione può oltrepassare anche il muro dell’alterità che separa l’io dal tu. Con la sua venuta da Risorto ci unisce in un noi, fatto da tanti io viventi simultaneamente in Lui. In tal maniera, non viviamo come tanti io o tu chiusi in se stessi, bensì come tanti io e tu aperti gli uni agli altri, grazie alla comunione con Cristo. In comunione con Lui formiamo un solo popolo, ossia un grande iodi credenti che diventano un uno in Cristo (cf Gal 3, 28) e attraversano la storia trasfigurandola. Il Cristo risorto non esce dalla storia, non si assenta. È presente in essa. Continua a lavorare e a portare a compimento la nuova creazione che Egli è venuto ad iniziare con la sua incarnazione. Emblematica è la rappresentazione del Beato Angelico che ritrae il Risorto accanto alla tomba come Colui che è al lavoro nel creato e reca una zappa in spalla. I credenti, che a motivo del Battesimo, diventano una cosa sola con il Risorto, sono sollecitati a rimanere uniti a Lui e a collaborare con Lui nel creare cieli nuovi e terra nuova. In vita e in morte i battezzati non sono mai separati da Cristo risorto. Egli cammina con loro, li sostiene nella lotta al male, all’ingiustizia. È lui che alimenta il loro desiderio di un mondo più fraterno e pacifico.

Dopo l’incarnazione, la nostra umanità non può più considerarsi estranea al Verbo fattosi carne e che sottopone l’umano e tutto il creato ad un impulso di rinnovamento. Per meglio pensare e lavorare al mondo che verrà dopo la pandemia non stacchiamoci  da Cristo risorto, sempre all’opera nella storia. In essa, Egli ha sparso semi di bene, ha già fatto germogliare un’umanità nuova, più capace di vero, di bene e di Dio. Lui è sempre presente accanto a noi, specie nel ricostruire dalle macerie. È il salvatore di cui abbiamo bisogno. Egli ha già attraversato la morte per portarci in salvo, verso la pienezza della vita.

 + Mario Toso