Omelia per la Messa della Donazione dei ceri

13-05-2017

Il brano tratto dagli Atti degli Apostoli (At 6, 1-7) racconta come la prima comunità cristiana viene a strutturarsi. Obbedendo al comando del Signore, che li invia nel mondo, i credenti vivono uno stesso amore, quello di Cristo, e formano un unico popolo. Questo svolge nella storia fondamentalmente due grandi compiti. Il primo è l’annuncio del Vangelo, cosa che gli apostoli riservano a sé, senza peraltro esclusività. Il secondo è quello di servire i poveri. Quest’ultimo ministero viene affidato a sette diaconi, tra i quali Stefano, protomartire. Gesù Cristo, dunque, con la sua morte e risurrezione, fa nascere un popolo nuovo, il popolo di Dio, diverso da tutti gli altri popoli della terra. Esso comprende chi si dedica maggiormente alla preghiera e al servizio della Parola e chi, invece, prevalentemente al servizio delle mense, senza peraltro dimenticare l’evangelizzazione. Nella prima comunità, come accennato, tutti, nessuno escluso, vivono l’amore di Cristo. Tutti sono un popolo per tutti, fermento di Dio in mezzo all’umanità. Il popolo di Dio acquista via via molti volti, perché vive in mezzo ai diversi popoli della Terra, ciascuno dei quali possiede una propria etnia, lingua e cultura. Nel popolo di Dio tutti sono missionari, operatori di carità, strumenti di Dio per la liberazione e la promozione dei poveri. La vita dei credenti poggia sulla pietra viva, che è il Signore Gesù, e che, come spiega san Pietro nella sua Lettera (1 Pt 2, 4-9), è stata rifiutata dagli uomini che intendono costruire il mondo senza di Lui. I battezzati e i cresimati compongono, dunque, un edificio-popolo, formato da tante «pietre» particolari, scelte e preziose, poggianti sulla pietra fondamentale o, come la definisce Pietro, «testata d’angolo», che è Gesù Cristo, su cui Dio ha voluto innalzare un edificio spirituale. Si tratta di una costruzione speciale, non fatta di mattoni, bensì di persone, unite all’Uomo nuovo, e viventi nel suo Spirito d’amore.

Proprio perché i credenti vivono con Cristo e in Lui, formano una comunione di persone, la cui vita è chiamata a conformarsi alla Sua, ad essere cioè santi, figli di Dio e luce nel mondo.

Domandiamoci: siamo consapevoli di formare un unico popolo, mosso da un unico amore, quello che ci dona Cristo con il suo Spirito? Ci rammentiamo, quando compiamo le nostre scelte, che formiamo un edificio spirituale, un’unità di vita inscindibile da quella di Cristo? Sentiamo di appartenere a Lui, all’edificio spirituale che Egli costruisce?

Non c’è dubbio che se c’è un punto debole dei credenti odierni esso è rappresentato dal fatto che spesso non si sentono di appartenere radicalmente a Cristo, al suo Corpo mistico. Si percepiscono senza di Lui. Non raramente, da parte dei credenti, adulti o giovani, non c’è viva coscienza di essere di Cristo, del popolo da lui conquistato, avente una missione da portare avanti insieme, proprio come popolo unito, nella storia di oggi. A fronte di grandi sfide, che mettono a repentaglio il valore della vita in tutte le sue forme, della famiglia, della libertà responsabile, della libertà religiosa e di coscienza, della libertà educativa, della giustizia e della pace si va in ordine sparso, o anche a braccetto con chi disprezza tali beni basilari e imprescindibili per la civiltà umana, per la vita di ogni città. Si preferisce la separazione dal Vangelo e dalla comunità dal cui grembo si è stati generati. La coscienza di essere popolo di Cristo, da Lui nutrito, è il perno attorno a cui deve muoversi la vita dei battezzati. Nella misura in cui questa consapevolezza è scarsa la propria vita cristiana è misera, come anche la vita del popolo cristiano, e la sua incidenza sulla vita della città secolare.

Questa sera, cari rappresentanti dei rioni porterete il vostro cero alla Madre delle Grazie. Verrete a portarli come membra del Corpo di Cristo, ossia come credenti, pietre vive dell’edificio spirituale che è strutturato attorno al Redentore. Li offrirete a Colei che è, in certo modo, all’origine di un tale edificio vivente, comunione di persone. Non per nulla la veneriamo e la preghiamo come Madre della Chiesa. Ella continua a donarci Cristo, perché siamo come Lui luce per i nostri fratelli. Mentre accoglie il vostro dono vi esorta ad essere e a vivere nel Figlio, che è via, verità e vita, come persone che donano e amano con tutte le proprie forze, alla maniera dei figli di Dio. Che la Beata Vergine delle Grazie protegga voi, i vostri rioni, la festa del pallio, e questa bella città!

Duomo di Faenza, Piazza XI Febbraio, Faenza, RA, Italia