[dic 24] Omelia – Messa della notte di Natale

Faenza, cattedrale 24 dicembre 2019
24-12-2019

Cari fratelli e sorelle, in questa notte santa si compie il mistero della nostra salvezza. Esso avviene in una maniera che ci riempie di stupore. Ci troviamo qui perché, come ci dice il profeta Isaia, «rifulse una luce su coloro che abitavano in terra tenebrosa» (Is 9, 1-6). Su noi, umanità spesso priva di speranza e di futuro, ecco giungere la luce. A chi è circondato di buio, per i tanti problemi irrisolti, per l’affievolirsi del coraggio, viene in aiuto una luce divina. Non si tratta di una luce che deriva dal fuoco che arde nel focolare, da una lampada ad incandescenza, da un faro che illumina il porto. È una luce diversa, che è dovuta all’irruzione di Dio in noi. La luce che contempliamo è l’effetto della venuta di Dio nella storia. È Dio stesso, che ci illumina. Come ci ricorda san Giovanni, in lui non ci sono tenebre (1 Gv 1,5). Incarnandosi nel Bambino Gesù, Dio diventa per noi luce, perché ci porta innanzitutto se stesso, la sua vita, la sua conoscenza, la sua verità, il suo amore, la sua voglia di cambiare il mondo. Con essi la menzogna e l’ignoranza dell’umanità sono sbaragliate. Sopraggiungono continue primavere. Nascono nuovi umanesimi.

Il vero mistero del Natale è lo splendore della bontà di Dio, che si fa luce per noi. Il Verbo si fa carne, assume la debolezza di un Bambino perché gli uomini possano essere Dio. Il racconto del Vangelo di Luca (Lc 2, 10-11) mette in evidenza proprio un fatto che contrasta con la mentalità comune. Il Bambino nato da Maria e deposto nella mangiatoia parrebbe tutto tranne che Dio, tutto tranne che un Capo. Colui che nasce nel trambusto del censimento ordinato da Cesare Augusto è, invece, – ecco ciò che può costituire una contraddizione – il vero Capo, il vero Salvatore, l’unico Unto e Signore. Egli non eserciterà nessun potere temporale, non sarà potente capo di eserciti. Starà in mezzo agli altri, uomo tra gli uomini, servendoli, non facendosi servire, non ordinando censimenti per monitorarli e spremerne tasse. Il Bambino Gesù diventa luce per noi perché non si mostra un sovrano potente che schiaccia e piega le coscienze con la violenza bensì rivela una regalità non convenzionale. Lui si mostra Signore che guarisce l’umanità non con l’esibizione della forza, della violenza, della sopraffazione, bensì con la potenza dell’amore misericordioso di Dio: un amore che si abbassa, si svuota, che assume per trasfigurare, che lotta contro il male sino a morire, che perdona, per farci come Lui, più capaci di amare, per essere per gli altri e per Dio. La nostra grandezza umana e divina fioriscono seguendo il Maestro, prendendo su di noi il giogo soave e leggero del suo Amore trasfigurante. Nell’Amore che ama sino a morire sta la «luce di Dio», la sua gloria. Bandire dalla nostra vita un tale Amore significa bandire Dio. Vuol dire mantenere l’umanità nelle tenebre, nella sventura e nella maledizione. Senza Dio non si vive pienamente, non si rivoluziona la storia. Si crea, invece, una cultura di bassa lega, spesso antiumana. Occorre essere sempre più di Cristo, abitare di più in Lui con la preghiera, vivere più intensamente Lui per diventare più umani, più capaci di costruire una nuova società, più fraterna, giusta e pacifica. Ma chiediamoci: davanti al Bambino Gesù, che contempliamo anche quest’anno, rimaniamo impassibili, staccati? Percepiamo la distanza che si è creata anche nel nostro territorio tra noi e l’evento dell’incarnazione, a motivo del fatto che la fede non è più un dato scontato, un presupposto? Non raramente la fede non è più capita. Il presepe, il crocifisso sono spesso travisati nel loro significato e interpretati come una violenza che viene fatta alla coscienza dei giovani e delle persone. Come reagiamo, dunque, di fronte alla venuta di Gesù? Siamo qui per compiere un semplice rito che ci lascia uguali a prima? È solo di nuovo Natale o è anche un nuovo Natale? I nostri occhi hanno ancora la capacità di stupirsi di fronte ad un Dio che guadagna l’ultimo posto perché l’ultimo valga come Dio? Crediamo che a Natale Dio confessa la sua fede nell’uomo? A Natale Dio si fa uomo perché ogni uomo cammini per vie di compassione, di mansuetudine, di pazienza e di benevolenza. Natale è rinascere noi e far rinascere un mondo nuovo. Natale non è un punto di arrivo e basta. Tutto deve ricominciare da Betlemme, da un rinnovato incontro con il Signore Gesù.

In questo Natale, a me, a voi, a ogni uomo amato da Dio sia data la gioia non solo di contemplare il Bambino Gesù, ma di accoglierlo nella nostra esistenza, per essere suoi, per vivere, con l’aiuto del suo Spirito, Lui. Nutriamoci di Lui, del pane e del vino consacrati, che sono viatico per il nostro pellegrinaggio verso la sua Pienezza. Buon Natale a tutti!

+ Mario Toso