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Parte la raccolta fondi del Museo Diocesano per riscoprire la grande tela devozionale di Romolo Liverani

L’arte è di tutti e dovrebbe essere accessibile a tutti. A volte, abbiamo a due passi da casa opere d’arte di immenso valore ma inaccessibili e delle quali neanche sappiamo l’esistenza. Sacrum Facere è un progetto del Museo Diocesano di Faenza che intende riscoprire un’opera d’arte unica nel suo genere, una grande scenografia di Romolo Liverani,pittore faentino del XIX secolo. Questa imponente opera, pensata per mettere in scena i drammi sacri sulla passione e morte di Cristo, è stata realizzata per la Chiesa di S. Maria dell’Angelo a Faenza, luogo nel quale è custodita e nel quale sarà nuovamente esposta.

Obiettivo 6mila euro, il crowdfunding su Idea Ginger

Il presidente del Consiglio Comunale, Niccolò Bosi, il direttore del Museo Diocesano Mons. Mariano Faccani Pignatelli e Giovanni Gardini, vice direttore del Museo.

Grazie a una raccolta fondi promossa sulla piattaforma Idea Ginger (ideaginer.it) con il supporto di tutti coloro che vorranno donare un’offerta e grazie al contributo de La Bcc sarà possibile riallestirla e renderla accessibile alla comunità, ai fedeli e a tutti gli amanti dell’arte, affinché sia nuovamente sfondo di celebrazioni religiose e opere teatrali, musicali e artistiche. L’obiettivo è arrivare a 6mila euroentro il prossimo 31 ottobre. Per i donatori che sosterranno il progetto sono previsti numerosi premi che spaziano da una visita guidata alla chiesa di Santa Maria dell’Angelo per due persone a posti in prima fila per spettacoli ed eventi realizzati ad hoc per questa iniziativa, come per esempio Anastasis,opera di Nevio Spadoni. Inoltre, i nomi di tutti i donatori, anche a fronte di una piccola offerta (le offerte sono a partire da 10 euro), saranno ricordati in occasione dell’esposizione.

Tutte le informazioni su come sostenere il progetto SACRUM FACERE sono al seguente link: https://www.ideaginger.it/progetti/sacrum-facere-il-teatro-sacro-di-romolo-liverani.html

Diverse le collaborazioni che sosterranno questa iniziativa il Museo Diocesano: il Comune di Faenza, la Pro Loco, la Scuola di Musica Sarti, Ravenna Teatro, la Biblioteca Diocesana Card. Cicognani.

Il progetto

Il pittore e scenografo faentino Romolo Liverani dipinse per la chiesa di Santa Maria dell’Angelo un grandioso apparato scenografico per la rappresentazione dei drammi sacri legati alla devozione del Venerdì Santo. Questa straordinaria scenografia, imponente per le dimensioni e per la resa teatrale, restaurata ed esposta diversi anni fa, da tempo non èpiù stata ripresentata al pubblico.

La raccolta fondi serve per finanziare tre distinte fasi di lavoro con l’obiettivo di valorizzare al meglio l’immenso potenziale artistico (pittorico, scenografico, drammaturgico, religioso, culturale) dell’opera. Un primo tempo (gennaio-febbraio 2022) è dedicato alla verifica dello stato di conservazione, a una eventuale opera di consolidamento pittorico e strutturale dell’impalcatura portante.

Dopo questa prima verifica, che sarà accompagnata da un tempo di studio sull’autore e sull’opera attraverso una fase di ricerca documentaria si intende allestire la scenografia del Liverani nella sua cornice originaria (febbraio – marzo 2023), la chiesa di Santa Maria dell’Angelo.

Una terza fase del progetto consiste nella valorizzazione e fruizione dell’opera. Nella terza fase (marzo-luglio 2023), che vede l’opera allestita, si intendono organizzare conferenze, visite guidate, eventi musicali, poetici e teatrali che sappiano leggere e reinterpretare, anche in chiave contemporanea, la potenza espressiva del teatro sacro ottocentesco. Sempre in questo periodo si intendono invitare le scuole del territorio di ogni ordine e grado anche attraverso la possibilità di laboratori. L’opera del Liverani sarà inoltre messa in dialogo con opere d’arte antiche e contemporanee.


Museo Diocesano: il 9 settembre inaugura la mostra “Altrove. Viandanti, pellegrini, sognatori”

Tre importanti appuntamenti al Museo Diocesano di Faenza alla Chiesa di Santa Maria dell’Angelo – spazio espositivo del Diocesano (Via Santa Maria dell’Angelo 9) – legati al tema del viaggio, dell’errare. Un tema innanzitutto interiore, spirituale, che accomuna gli uomini di tutti i tempi e che lega insieme differenti tradizioni religiose e culturali.   Dopo l’anteprima in occasione di Argillà Italia che in tre giorni visto 1200 visitatori, la mostra Altrove. viandanti, pellegrini, sognatori inaugura ufficialmente venerdì 9 settembre alle 18.30 alla presenza del vescovo monsignor Mario Toso, delle autorità e degli artisti.

Un viaggio che tocca le corde della ricerca interiore

La mostra Altrove. Viandanti, pellegrini, sognatori, che insieme al Museo Diocesano vede la collaborazione del Comune di Faenza e del Comune di Ravenna, presenta opere di CaCO3, Victor Fotso Nyie, Sara Guberti, Antonio Violetta, Sergio Zanni. La mostra rimarrà aperta fino all’8 gennaio 2023 e durante i mesi di apertura saranno previsti diversi appuntamenti, tra cui presentazioni di libri, laboratori ed eventi poetici. “Sguardi differenti, per poetica e per gesto artistico, si confrontano nella Chiesa di Santa Maria dell’Angelo – spazio espositivo del Museo Diocesano di Faenza – e offrono preziosi spunti di riflessione su una delle grandi dimensioni dell’uomo, quella del viaggio”. Con queste parole Giovanni Gardini, vice direttore del Museo Diocesano di Faenza, presenta la mostra. “Un viaggio – prosegue Gardini – da intendersi non solo e non tanto nella sua accezione fisica quanto in quella più propriamente spirituale, l’esperienza del partire – del lasciare le proprie certezze per esplorare nuovi confini – tocca le corde della ricerca interiore ed è tempo prezioso anche quando espone l’uomo al rischio dell’errare o alla possibilità di smarrirsi, specialmente in un tempo come quello odierno, contrassegnato dalla violenza e dai conflitti”.

“Migrare, viaggiare, andare oltre il tuo orizzonte per cercare, scoprire qualcosa di diverso o migliore – aggiunge monsignor Mariano Faccani Pignatelli, direttore del Museo Diocesano -; nella necessità sperare di trovare condizioni favorevoli: il ventaglio potrebbe allargarsi davvero all’infinito. Questa probabilmente è l’esperienza di molta parte dell’umanità. Esiste tuttavia una modalità piuttosto diversa: andare verso l’ignoto perché Dio ti ha chiamato a farlo, mentre tu sostanzialmente stavi bene dove eri. Dunque per il credente pellegrino, il percorso è chiamata di Dio, vocazione. Per i molti che oggi percorrono le antiche vie dei pellegrini, questa coscienza è assai meno presente, mentre sicuramente affiora maggiormente la ricerca di sé stessi, del senso della propria vita.


In occasione di Argillà Italia, il Museo Diocesano propone 3 mostre a Santa Maria dell’Angelo sul tema del viaggio

In occasione di Argillà Italia il Museo Diocesano di Faenza propone alla chiesa di Santa Maria dell’Angelo – spazio espositivo del Diocesano (Via Santa Maria dell’Angelo 9) -, tre importanti appuntamenti legati al tema del viaggio, dell’errare, un tema innanzitutto interiore, spirituale, che accomuna gli uomini di tutti i tempi e che lega insieme differenti tradizioni religiose. La mostra AltroveViandanti, pellegrini, sognatori con opere di CaCO3, Victor Fotso Nyie, Sara Guberti, Antonio Violetta, Sergio Zanni è la prima delle tre mostre che in occasione di Argillà Italia sarà visitabile, come anteprima, per essere poi inaugurata ufficialmente il 9 settembre alle 18.30 alla presenza delle autorità e degli artisti. La mostra, poi, rimarrà aperta fino all’8 gennaio 2023.

La seconda mostra, Quid quaeris?, è una personale dell’artista ligure Rosanna La Spesa, un evento pensato esclusivamente per Argillà. Nella mostra sarà affrontato il tema del cammino come dialogo tra le religioni. La mostra sarà visitabile dal 2 al 18 settembre 2022.

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La terza mostra dal titolo La cena di Emmaus presenta opere di Carlos Lalvay Estrada, Arvin Golrokh, Alessandro Sanna, Norberto Spinaa cura di Andrea Dall’Asta s.j. e Claudia ManentiLa mostra è promossa da Devotio in collaborazione con Dies Domini – Centro Studi per l’architettura sacra della Fondazione Cardinale Giacomo Lercaro e il Museo Diocesano di Faenza e sarà visitabile fino 25 settembre 2022.

Gli orari

Nei giorni di Argillà le mostre saranno visitabili nei seguenti orari: venerdì 2 settembre 16 – 21; sabato 3 e domenica 4 settembre 10 – 21. Ingresso libero.

ALTROVEViandanti, pellegrini, sognatori

9 settembre 2022 – 8 gennaio 2023 opere di CaCO3, Victor Fotso Nyie, Sara Guberti, Antonio Violetta, Sergio Zanni

Preview in occasione di Argillà Italia

INAUGURAZIONE venerdì 9 settembre 2022 ore 18.30

QUID QUAERIS?

2-18 settembre 2022, opere di Rosanna La Spesa, a cura del Museo Diocesano di Faenza.

LA CENA DI EMMAUS

2-25 settembre 2022, opere di Carlos Lalvay Estrada, Arvin Golrokh, Alessandro Sanna, Norberto Spina. A cura di Andrea Dall’Asta s.j. e Claudia Manenti, promossa da Devotio in collaborazione con Dies Domini – Centro Studi per l’architettura sacra della Fondazione Cardinale Giacomo Lercaro e il Museo Diocesano di Faenza.

ORARI IN OCCASIONE DI ARGILLÀ

venerdì 2 settembre 16.00 – 21.00

sabato 3 e domenica 4 settembre 10.00 – 21.00

ingresso libero


Torna il Calciotto, torneo rivolto a tutti i giovani della Diocesi. Iscrizioni entro il 28 agosto

Da inizio settembre all’1 ottobre Faenza torna a ospitare il torneo del Calciotto, una competizione di calcio a 8, maschile e femminile, rivolta a tutti i giovani della Diocesi di Faenza-Modigliana e giunta alla sua seconda edizione.

La prima parte del torneo si svolgerà nelle parrocchie di Sant’Antonino e del Paradiso, mentre la fase finale si terrà al campo degli ex Salesiani.

Il Calciotto viene proposto grazie alla collaborazione tra ufficio Giovani e Vocazioni, Azione Cattolica, Anspi, Csi, Faventia Sales e Agesci “questa proposta ha come obiettivo quello di diventare un appuntamento fisso per la nostra diocesi”, scrivono i promotori.

Per iscriversi, c’è tempo fino al 28 agosto.

Foto: Francesco Dalmonte

Un’iniziativa nata dal Sinodo dei Giovani

Il Calciotto nasce dalla volontà di mettere a frutto alcune indicazioni prodotte del percorso diocesano triennale del ‘Sinodo dei Giovani 2017-2019 Chiamati alla Gioia’; in modo particolare raccogliendo l’invito, nato durante il Sinodo, di proporre attività e progetti per una Chiesa in uscita. Una Chiesa che incontra i giovani, là dove sono: in un ambiente vissuto e frequentato da questi ultimi e non solo in ambienti che già posseggono ‘un’etichetta ecclesiale’. Da questo è nata la collaborazione con Faventia Sales: l’ex Complesso dei Salesiani, in pieno centro a Faenza, con il suo campo da calcio e tutti i suoi luoghi ad alta frequentazione giovanile (Scuola di musica ‘G. Sarti’, E-Work Cafè, Università di Bologna, Mens Sana, ecc.), sono stati considerati il luogo adatto per creare questo torneo.

Il Trofeo ‘Calciotto (È Calzòt)’ si da alcuni obiettivi: mettere in comunicazione le comunità ecclesiali di diverse zone geografiche della Diocesi al fine di favorire la conoscenza e lo scambio tra i giovani e gli adulti; coinvolgere tramite lo sport altri giovani non presenti nei gruppi parrocchiali. Tale dimensione è complementare alla precedente e vuole sottolineare la missionarietà di questa iniziativa ecclesiale.

 


“Ricostruire la pace”. Il programma del Seminario al Comune di Predazzo (22-26 agosto)

libro vescovo Mario pace

Dal 22 al 26 agosto nell’aula magna del Municipio di Predazzo si terrà il seminario “Si vis pacem, para civitatem. Ricostruire la pace”, promosso dalla Fraternità Francescana e Cooperativa sociale Frate Jacopa.  I lavori del seminario saranno aperti, alle ore 17 di lunedì 22 agosto, dall’intervento del nostro vescovo, monsignor Mario Toso, che presenterà il proprio saggio “Se vuoi la pace, prepara istituzioni di pace”. 

I lavori del seminario saranno visibili anche tramite la pagina facebook “Comune di Predazzo”


Ecologia integrale, il cambiamento parte dall’Eucaristia. Concluso Creattivo: le parole del vescovo Mario

Un cambio di stile che trova le sue radici nell’Eucaristia. Così si è concluso il 31 luglio scorso, con la Messa celebrata dall’arcivescovo Lorenzo e dal vescovo di Faenza-Modigliana Mario Toso a Santa Teresa, Creattivo, il camp per giovani sui temi della sostenibilità e dei nuovi stili di vita organizzato dalla Caritas e dalla Pastorale Sociale e del Lavoro assieme a tante realtà del territorio. Una quindicina di giovani (e altrettanti dell’organizzazione) per 4 giorni hanno riflettuto, condiviso esperienze, giocato, esplorato best practices del territorio, pensato e progettato un’attenzione al Creato e alla casa comune che certamente avevano già dentro che che non può che essere cresciuta in questi giorni.

Una piccola luce per la nostra diocesi e per il territorio, così l’ha definita il diacono Luciano di Buò al termine della Messa, “che abbiamo acceso e che vorremmo far crescere”, anzitutto a partire dalla Giornata del creato, in programma il 23 settembre.

Ma le radici di questo cambiamento, come ha sottolineato monsignor Mario Toso nell’omelia, stanno appunto nell’Eucaristia: “se siamo risorti con Cristo, ci siamo svestiti dell’uomo vecchio con le sue azioni e abbiamo rivestito l’uomo nuovo”. Un passo da fare ogni giorno, alla luce della Parola e della Messa.

Pubblichiamo di seguito il testo integrale dell’omelia del vescovo Mario Toso a conclusione della prima edizione di Creattivo

Cara Eccellenza, sig. arcivescovo Lorenzo Ghizzoni, caro diacono Luciano di Buò, cari fratelli e sorelle, cari giovani partecipanti al CreAttivo. Nuovi stili per il Creato, in questi giorni abbiamo riflettuto sull’urgenza del cambio dei nostri stili di vita per assumerne di nuovi – san Paolo nella lettera ai Colossesi ci ha ricordato che, se siamo risorti con Cristo, ci siamo svestiti dell’uomo vecchio con le sue azioni e abbiamo rivestito l’uomo nuovo (cf Col 3,1-5.9-11). Abbiamo riflettuto anche sulla necessaria intensificazione delle buone pratiche in vista dell’obiettivo di coltivare il creato e di rimediare ai danni subiti dalla nostra casa comune.

Celebrando l’Eucaristia non ci poniamo ai margini del grande impegno personale e comunitario richiestoci dall’ecologia integrale. Ci collochiamo al centro della sua scaturigine. Infatti, il memoriale dell’incarnazione, morte e risurrezione di Gesù Cristo, è per noi il «luogo» ove partecipiamo più intensamente alla «nuova creazione», iniziata da Cristo con la sua incarnazione. Vivendo il mistero della ricapitolazione di tutte le cose in Cristo, di cui facciamo memoria nell’Eucaristia, ci uniamo alla grande opera della creazione continua che il Risorto compie nella storia dell’umanità e dell’universo. L’Eucaristia è il centro della rigenerazione del creato ferito e dilapidato. È causa della sua rinascita, come della rigenerazione dell’uomo.

Nell’Eucarestia, ove Cristo si dona totalmente per amore del Padre e dell’uomo, ponendoci in comunione con Dio e tra di noi, ci autotrascendiamo, superiamo i nostri individualismi egoistici, infrangiamo l’isolamento delle nostre coscienze e la loro autoreferenzialità. Veniamo aperti, attraverso la comunione con Dio Trinità, alla condivisione, alla cura per gli altri e per l’ambiente. La coscienza di essere uniti all’opera di rinnovamento di Cristo si traduce in nuove relazioni ed abitudini, in nuove scelte e stili di vita, in una rete mondiale di popoli e movimenti ecologici. Risveglia una nuova riverenza per la vita, per la risolutezza nel raggiungere la sostenibilità, per l’accelerazione della lotta per la giustizia e la pace, per la gioiosa celebrazione della vita (cf Laudato sì , n. 207).

Più precisamente, l’Eucaristia ci fa compiere un salto verso il Mistero. E così, dall’immersione in Dio Trinità, sgorga l’etica ecologica – un’etica di condivisione e di responsabilità sociale -, di cui abbiamo urgente bisogno. Non solo ci offre informazioni importanti sul rapporto tra la persona, i popoli e il creato, che è stato dato da Dio a tutti gli uomini, non a pochi. Non solo ci dice, rispetto ad ecologismi immanentisti, l’eccedenza della persona sulla natura, ma ci ricorda anche i legami invisibili di solidarietà che ci uniscono in una sorta di famiglia universale. Inoltre, ci fornisce i mezzi culturali per superare i «miti» della modernità basati sulla ragione strumentale ed utilitarista, su un antropocentrismo piegato verso il consumismo e la tecnocrazia. Ci aiuta a recuperare i diversi livelli dell’equilibrio ecologico: quello interiore con sé stessi, quello solidale con gli altri, quello naturale con tutti gli esseri viventi, quello spirituale con Dio.

L’Eucaristia che celebriamo, e che guarisce i nostri occhi avidi, le relazioni che strumentalizzano e devastano il pianeta, ci sospinge verso uno stupore contemplativo, verso una spiritualità che alimenta la passione per la cura del creato. Ci fa vivere una mistica che anima, motiva, incoraggia e dà senso all’azione personale e comunitaria. Sollecita una conversione ecologica, implicante l’assunzione di nuove scelte, di nuovi atteggiamenti e stili di vita, di piccoli gesti di cura reciproca. Incrementa l’amore per la società e il bene comune.

Per l’esperienza cristiana, tutte le relazioni umane, tutte le istituzioni, tutte le creature dell’universo materiale trovano il loro senso nel Verbo incarnato. E ciò perché il Figlio di Dio ha incorporato nella sua persona sia l’umano e le relazioni interpersonali e comunitarie, sia la materia e la corporeità. In Cristo incarnato, morto e risorto, si ha il risanamento delle relazioni dell’uomo con Dio, con sé stessi, con gli altri e con il mondo.

Le persone, risanate nel loro essere relazionale e comunitario, contribuiscono al rinnovamento del creato mediante molteplici percorsi ed apporti, quali: il cambio del modello di sviluppo globale (non solo economico e tecnologico), la diversificazione produttiva con minore impatto ambientale, una finanza a servizio dell’ecologia integrale, un’economia circolare (o del riciclaggio), la transizione dalle energie fossili alle energie rinnovabili, politiche relative ai cambiamenti climatici e alla protezione dell’ambiente; movimenti ecologici dal basso, capaci di influenzare la politica in ordine alla riforma delle istituzioni pubbliche, di coordinarle e di dotarle di buone pratiche (cf LS nn. 179-183); movimenti di consumatori e stili di vita che intaccano i profitti delle imprese e le obbligano a produrre in altro modo; cooperative per lo sfruttamento delle energie rinnovabili che consentono l’autosufficienza locale e persino la vendita della produzione in eccesso (cf LS n. 179); la conversione, l’educazione e la cittadinanza «ecologiche», implicanti la riduzione del consumo dell’acqua, la differenziazione dei rifiuti, la cura degli altri esseri viventi, il risparmio della luce e dell’energia; in particolare una spiritualità avente il suo perno nella domenica, il “primo giorno” della nuova creazione, la cui primizia è l’umanità risorta del Signore, garanzia della trasfigurazione finale di tutta la realtà creata. Il giorno della domenica annuncia e celebra la festa della vittoria della vita sulla morte, come anche il riposo eterno dell’umanità in Dio. Diffonde la sua luce sull’intera settimana ed incoraggia a fare nostra la cura della natura e dei poveri.

Quanto detto sin qui ha elencato un insieme di scelte, di atteggiamenti e di stili di vita che rappresentano il nostro contributo alla rigenerazione di tutte le cose in Cristo, che san Paolo descrive come un parto (cf Romani 8,22), doloroso, ma necessario, che dà alla luce cieli nuovi e terra nuova. L’Eucaristia che ci fa partecipare alla redenzione integrale di Cristo, una redenzione di tutto l’uomo e di tutto il creato ci ricorda la nostra vocazione di annuncio del Vangelo all’umanità e alla creazione.

Il Vangelo da proclamare è la vita e la persona di Gesù, colui che ha vissuto in pienezza la presenza di Dio in lui come “essere per la vita”, essere dono di sé fino alla fine, fino al compimento, in un amore che neanche la morte può vincere.

+ Mario Toso

 


Sostenibilità e bene comune. L’intervento del vescovo Mario al camp giovani’Creattivo’ di Ravenna

Giovani appassionati della nostra Casa comune in cammino. È partito all’Opera Santa Teresa “Creattivo”, il camp per giovani tra i 18 e i 30 anni sui temi della sostenibilità e dei nuovi stili di vita organizzato dalla Caritas e dalla Pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Ravenna. Ad accogliere i partecipanti, alcuni dei quali provenienti anche da Spoleto e da Roma, sono stati l’arcivescovo di Ravenna-Cervia monsignor Lorenzo Ghizzoni e il vescovo di Faenza-Modigliana, monsignor Mario Toso, delegato per la Pastorale Sociale della Conferenza episcopale emiliano-Romagnola.

Un percorso partito dalla Settimana sociale dei cattolici di Taranto

L’idea di questa settimana di studio e lavoro sui temi della sostenibilità, ha spiegato in apertura Luciano di Buò, direttore della Pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Ravenna-Cervia è nata dopo la 49esima settimana sociale di Taranto ed è cresciuta grazie ad una serie di alleanze e reti con aziende e realtà del territorio sensibili su questi temi. Citando una frase di Leonardo Becchetti, Di Buò ha spiegato che “Non dobbiamo chiedere il cambiamento ai potenti, ma dobbiamo avviarlo noi. Non dobbiamo lamentarci per quel che accade, ma ricordarci che siamo consumatori e cittadini: e con le nostre scelte possiamo favorire le aziende responsabili”

Mons. Ghizzoni: “Questi temi devono entrare nella vita quotidiana”

“E’ un bel segno che ci siano giovani che si interessano di questi valori – ha aggiunto l’arcivescovo di Ravenna-Cervia monsignor Ghizzoni – che sono antichi e nuovi. È frutto di un fermento che sta crescendo. Spero che questa esperienza vi faccia entrare in questi temi e diventare testimoni. Non può fermarsi tutto a livello intellettuale: questi temi devono entrare nella vita quotidiana. La terra è casa per tutti e dobbiamo combattere quello che la rovina ma soprattutto educare a preservare tutto quello che ci è stato donato”.

È una sfida importante quella alla quale ci troviamo di fronte – ha aggiunto l’assessore Igor Gallonetto in rappresentanza del Comune -. C’è solo un pianeta e questo dice anche l’unicità di quello che siamo. Bisogna iniziare a pensare al noi più che all’io. Quel che ci deve condurre non è stare dalla parte giusta del mondo ma stare in un mondo giusto”

Mons. Toso: “La nostra casa comune è in forte pericolo e noi ne abbiamo responsabilità. Serve un movimento globale e in fretta”

“È questione di vita e di morte – ha detto senza mezzi termini il vescovo Mario Toso -. La situazione si aggrava sempre di più. Il nostro pianeta che è la casa comune è in forte pericolo e non c’è un pianeta di riserva. La nostra vita dipende dalla vita della terra”

Monsignor Toso ha fatto riferimento a un articolo di Science di qualche settimana fa dal quale emerge che gli accordi di Parigi sul clima “sono già saltati: non li rispetteremo mai. Non solo non stiamo facendo abbastanza ma continuiamo la folle corsa verso il surriscaldamento globale. Noi dobbiamo avere un sussulto. È implicata la nostra dignità, la nostra responsabilità del nostro pianeta”.  “Per risolvere la questione ecologica – ha chiarito monsignor Toso citando l’enciclica Laudato Sì – dobbiamo essere un movimento globale, mondiale: se non siamo convinti di questo perdiamo ulteriore tempo. Nel giro di 30 anni le fonti petrolifere saranno esaurite. In questi 30 anni si deve investire in energia rinnovabili…serve tempo, bisogna organizzare le cose, gli stili di vita”.

“Il Creato ci è stato dato – ha aggiunto – perché ne siamo amministratori. Se continuiamo a credere che non abbiamo responsabilità e non abbiamo la cura del Creato e degli altri popoli, andremo incontro a una sicura tragedia. Le ragioni di fede ci dicono che le persone sono eminenti rispetto ad altri esseri umani e per questo sono responsabili degli altri”. Poi l’invito ai giovani, in particolare a leggere la Laudato Sì: “Questo testo me lo sono letto almeno una quindicina di volte: se io devo fare un invito a voi, è questo, leggetelo almeno una volta. Questo testo fa parte della dottrina sociale della chiesa, che è un sapere interdisciplinare ed è entro un contesto transdisciplinare. Un metodo che si avvale di vari momenti: vedere, giudicare alla luce dei grandi principi (l’uomo è a immagine di Dio), agire cioè costruire il nuovo, superando il vecchio, celebrare…”.

È l’ecologia umana integrale la nuova categoria che viene evidenziata nell’enciclica di papa Franceso, sottolinea mons. Toso: questa categoria riguarda l’educazione dell’uomo. “Non risolveremo i problemi dell’ecologia ambientale senza un’ecologia umana integrale. Questi aspetti sono interconnessi. La Dottrina sociale della Chiesa non può essere solo teoria ma deve essere qualcosa di vissuto: per questo servono delle buone pratiche, come diga contro lo tsunami. Nuove scelte, nuovi atteggiamenti, nuovi stili di vita: economia circolare comunità energetiche, finanza a servizio dell’ambiente, politica ed economia. C’è bisogno di educare i giovani a questi stili di vita”.

Ed è proprio questo uno degli obiettivi di Creattivo il cui programma prevede per oggi una serie di attività di volontariato tra l’Opera santa Teresa, il Nuovo Villaggio del Fanciullo e la mensa di San Rocco, al pomeriggio alle 17 un talk con Leonardo Becchetti e il professor Stefano Zamagni collegati in video-conferenza e Adriano Sella in presenza e, alla sera, un gioco di ruolo per le vie della città.


Musica e Spirito. Sabato 16 luglio concerto in Seminario a Faenza

Sabato 16 luglio, alle 21 nella chiesa del Seminario vescovile Pio XII di Faenza (con ingresso da via degli Insorti 56), grazie al Comune e con la collaborazione dell’Associazione musicale “Gabriele Fattorini”, del Museo e Biblioteca Diocesana, della Scuola di musica “G. Sarti”, della Scuola “A. Pescarini” Arti e Mestieri, la rassegna Musica e Spirito torna con un nuovo appuntamento. I solisti (i soprani Annarita Venieri e Federica Placuzzi, il contralto Carla Milani, il tenore Lorenzo Bellagamba), il Coro e l’Orchestra della Cappella musicale della Basilica di San Francesco di Ravenna, con la direzione di Giuliano Amadei, proporranno una ghiotta monografia tutta dedicata al grande Antonio Vivaldi. Potremo ascoltare tre composizioni vocali – strumentali: il Magnificat RV 610, il Beatus vir RV 598 e il Credo RV 591. Inoltre il chitarrista oDonato D’Antoni eseguirà il celebre Concerto per liuto, archi e basso continuo RV 93.

Come tutti i concerti della rassegna Musica e Spirito anche questa serata invita a lasciarsi trasportare dalla coinvolgente unione di arte e spiritualità.
La presentazione e le riflessioni sono a cura del vice direttore del Museo diocesano Giovanni Gardini. Come di consueto il concerto sarà replicato anche a Ravenna, il giorno seguente, domenica 17 luglio, alle 19.30, nella basilica di San Francesco, con la partecipazione del Coro del Teatro dell’Opera Nazionale di Ucraina, e inserito in Ravenna Festival.

Ingresso con offerta libera destinata alle attività della rassegna Musica e Spirito. Info: 0546 614676 – 388 1047968.