Archivi della categoria: ARTE E CULTURA

La profezia della povera pace: tre incontri su Dante e San Francesco

Parte l’8 ottobre “La profezia della povera pace” un ciclo di conferenze promosse dalla Diocesi che unisce storia e fede, Dante e San Francesco e che vedrà tra i propri ospiti anche lo storico Franco Cardini. Gli incontri si svolgeranno nella chiesa di San Francesco, in piazza San Francesco a Faenza.

I tre incontri

Il primo appuntamento “La predicazione di pace di San Francesco” sarà venerdì 8 ottobre alle 20.30 con la partecipazione del professore di storia e tecnologia francescana e medievale Pietro Maranesi e la teologa Anna Pia Viola.

Il secondo appuntamento “Significatum est. Il peso di una bolla papale” è previsto venerdì 15 ottobre alle 18:30 con la partecipazione dello storico e saggista italiano Franco Cardini.

Ultima conferenza “Dante, San Francesco e la pace” giovedì 21 ottobre alle 20:30 con la partecipazione del docente dell’Università di Bologna Nicolò Maldina.

Il ciclo di incontri rientra nelle celebrazioni dantesche ed è organizzato dalla Diocesi di Faenza-Modigliana. Ha il patrocinio del Comune di Faenza, Unione della Romagna Faentina, Pax Christi Italia e Consulta del Volontariato e delle Associazioni della Romagna faentina.

Per l’accesso è obbligatorio presentare il Green pass. Sarà possibile seguire gli incontri anche in streaming sui canali Youtube Ofs Emilia-Romagna e Diocesi di Faenza-Modigliana.

 


Monasteri Aperti: l’iniziativa regionale il 25-26 settembre e 2-3 ottobre

Visitare preziosi tesori custoditi dentro antichi monasteri, vedere antiche pievi e conventi sotterranei, assaggiare i liquori fatti dai monaci con antiche ricette, degustare piatti medievali, imparare a costruire una bisaccia come quella dei pellegrini, sperimentare la scrittura amanuense e l’arte della spezieria monastica. E ancora visite guidate in notturna, approfondimenti con esperti e docenti di storia dell’arte, esperienze e incontri con frati, monaci e suore di clausura.

Sabato 25 e domenica 26 settembre e sabato 2 e domenica 3 ottobre in tutta l’Emilia-Romagna si potrà vivere un’intima esperienza tra bellezza e spiritualità con la terza edizione di Monasteri Aperti”, iniziativa nei luoghi di fede che apriranno le porte al pubblico, solo per questa occasione. Da Modena a Reggio Emilia, dal Piacenza al territorio di Ravenna, dal ferrarese ai borghi in provincia di Rimini, dai suggestivi comuni del bolognese fino a Modigliana in provincia di Forlì-Cesena, sono ben 42 i luoghi di culto, gratuiti e a pagamento, che hanno aderito all’iniziativa, e 13 i Cammini spirituali coinvolti.

«Dalla sua prima edizione questa manifestazione ha subito incontrato grande interesse -commenta Andrea Corsini, assessore Regionale al Turismo- forte di un mix unico tra natura incontaminata e luoghi di grande suggestione e millenaria storia, atmosfere rarefatte fatte di silenzio e pace, esperienze uniche ed emozionanti. Il percorso, iniziato anni fa assieme alla Conferenza Episcopale della Regione Emilia-Romagna per sviluppare il Progetto Cammini e Vie per Pellegrini, prosegue con l’invito alla scoperta, all’insegna del più puro turismo slow, dei millenari luoghi di culto della Regione. Che quest’autunno, per la prima volta, si sviluppa su due fine settimana, per dare ad ancora più persone l’opportunità di un weekend lontano da folla, smartphone e stress».

“Monasteri Aperti” è un’iniziativa promossa da Apt Servizi Emilia-Romagna in collaborazione con la Conferenza Episcopale della Regione Emilia-Romagna e il Circuito dei Cammini dell’Emilia Romagna, con il patrocinio dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale del Tempo Libero, Turismo e Sport della CEI, per conoscere e promuovere il patrimonio culturale, storico e religioso del territorio. Gli eventi sono organizzati dai territori che hanno sviluppato e promosso una qualificata rete di collaborazioni e importanti patrocini, scoprire dove andare è semplice tramite il sito regionalehttps://www.monasteriemiliaromagna.it/it/28-monasteri-aperti-proposte-2021.

Modigliana, Brisighella e Solarolo

Modigliana in provincia di Forlì-Cesena l’apertura dei Monasteri combacia con i 150 anni delle Suore Francescane della Sacra Famiglia di Modigliana. Si potrà visitare l’Istituto Lega, il Museo e le stanze della memoria e l’Appartamento storico dei Vescovi. Possibilità di visita gratuita anche al Mu.Ve, Museo di Arte Moderna del Vescovado di Modigliana.

Appena fuori dall’antico borgo di Brisighella, sulla strada che conduce verso Firenze, si trova la chiesa di Santa Maria degli Angeli, annessa al convento dei frati minori dell’Osservanza e risalente al XVI secolo, che propone un pacchetto di due giorni con visita alla Chiesa, al Convento, racconti sulle tradizioni monastiche, esibizioni di ricamo e proposte culinarie con cibo medievale (https://monasteriemiliaromagna.it/it/offerta/eventi/758).

“Monasteri Aperti” prosegue a Solarolo, sempre nel ravennate, dove è ubicato il settecentesco Santuario della Beata Vergine della Salute, e a Voltana di Lugo, che apre le porte della Chiesa di San Giuseppe, del Santuario della Beata Vergine dell’Arginino, mentre a Passogatto di Lugo c’è l’Oratorio della Beata Vergine di Loreto.

In Emilia-Romagna aprono le porte 42 luoghi di culto, tra monasteri, chiese, pievi, abbazie

Piacenza punta sulla magnifica Chiesa di San Sisto che custodisce fino al 31 ottobre il celebre dipinto di Raffaello: “La Madonna Sistina”. In questa occasione viene aperto l’ex Monastero Benedettino di San Sisto, per svelare al pubblico alcuni luoghi oggi non accessibili, come il meraviglioso Appartamento dell’Abate, la sagrestia monumentale e il grande chiostro progettato dall’architetto Alessio Tramello. Sempre nel piacentino, a Bobbio, apre al pubblico l’Ex Monastero di San Colombano che propone due pacchetti: “Un giorno in monastero” e “Passaggi di tempo”, un modo per conoscere il mondo dei monaci, le loro attività quotidiane, tra concerti, aperitivi a base di ricette medievali, laboratori sull’arte amanuense, visite guidate e tanto altro (https://monasteriemiliaromagna.it/it/offerta/eventi/742).

Sono nove invece i luoghi da visitare nel parmense: le Pievi di Bardone a Terenzo e di Santa Maria Assunta a Fornovo di Taro, tra le più antiche della diocesi, propongono una camminata lungo la Via Francigena con guida e la possibilità di acquistare un pacchetto di due giorni dedicato (https://monasteriemiliaromagna.it/it/offerta/eventi/677). Il Monastero La Badia e la Chiesa di Santa Maria della Neve di Langhirano e di Torrechiara organizzano, invece, visite guidate e i “pranzi del Pellegrino” nel refettorio. Originali i laboratori per i bambini, che possono in quei giorni costruire la propria bisaccia del Pellegrino. Parma apre le porte del Monastero di San Giovanni Evangelista e della Chiesa di San Francesco al Prato, quest’ultima gioiello della città, luogo di culto cattolico sconsacrato tra i più insigni monumenti dell’arte gotico-francescana dell’Emilia, unico esempio di chiesa adibita a carcere (fino al 1970) e oggi in restauro per essere riportato al suo antico splendore. Nella vicina Fidenza sarà possibile visitare la Cattedrale di San Donnino e il Museo diocesano di arte sacra, mentre a Lesignano dei Bagni apre l’Abbazia di San Basilide o Badia Cavana. Infine a Lagrimone lungo il Cammino di Pellegrinaggio Via di Linari, nel cuore dell’Appennino parmense in una zona speciale denominata Valle dei Cavalieri, si può raggiungere e visitare il Monastero di Santa Chiara.

Modena da non perdere l’Abbazia dei Padri Benedettini di San Pietro, sorta oltre un millennio fa, che costituisce uno dei complessi più importanti del territorio. Diverse le proposte per i due weekend: dalla conferenza sugli aspetti più importanti della storia della spezieria monastica, ai laboratori di lettura, alla scoperta dei codici miniati; dal concerto con i suoni dello straordinario organo cinquecentesco della chiesa abbaziale, alla degustazione di liquori e biscotti prodotti dagli stessi monaci (https://monasteriemiliaromagna.it/it/monastero/1702-chiesa-e-monastero-di-san-pietro).

Sempre nel modenese saranno visitabili la Pieve di Trebbio a Guiglia, aperta al pubblico con la presentazione del libro che ne racconta la storia (https://monasteriemiliaromagna.it/it/offerta/eventi/894), a Pavullo la Chiesa di Sant’Apollinare, mentre a Nonantola il pubblico sarà accolto nella splendida Abbazia di San Silvestro e nell’annesso Museo Diocesano, riaperti al pubblico dopo il restauro post terremoto.

Anche Reggio Emilia apre le porte di due antiche Abbazie: della Santissima Trinità di Campagnola Emilia e l’Abbazia di Marola a Carpineti. Quest’ultima organizza un percorso tra i castagneti matildici e la visita alla grande Abbazia con il suo monastero benedettino, oltre che alla Chiesa abbaziale che venne costruita nell’ultimo decennio dell’XI secolo per volere della Contessa Matilde di Canossa sulla “via matildica” (https://monasteriemiliaromagna.it/it/offerta/eventi/906). In città sarà possibile visitare il Palazzo Vescovile con un percorso attraverso il cuore della diocesi di Reggio Emilia-Guastalla che tocca il Palazzo dei Canonici ed Episcopio e le bellezze nascoste della Cattedrale e del museo diocesano (https://monasteriemiliaromagna.it/it/offerta/eventi/907).

Diversi i pacchetti organizzati dal Complesso Conventuale San Martino Maggiore di Bologna, con originali proposte che vanno dai pellegrinaggi, anche per bambini, alle lezioni di teologia e ai concerti di musica sacra (https://monasteriemiliaromagna.it/it/28-monasteri-aperti-proposte-2021?from=10%2F08%2F2021&to=10%2F08%2F2022&city=037006&target=&tipology=&campaign_offers_filter=true).

Il territorio bolognese apre poi i suoi Santuari: a Pianoro sarà possibile visitare il Santuario della Madonna delle Formiche, a Monghidoro il Santuario della Beata Vergine di Lourdes e Santuario della Madonna dei Boschi e a Castiglione dei Pepoli il Santuario di Boccadirio, dove oltre alla visita guidata sarà possibile partecipare al pellegrinaggio dei monaci (https://monasteriemiliaromagna.it/it/offerta/eventi/1410). Da vedere inoltre l’Abazia di Santa Maria Assunta a Monteveglio.

Sono i Pellegrini i protagonisti dei laboratori organizzati dal Museo Civico e dal Museo delle Valli di Argenta in provincia di Ferrara (https://monasteriemiliaromagna.it/it/28-monasteri-aperti-proposte-2021?from=10%2F08%2F2021&to=10%2F08%2F2022&city=038001&target=&tipology=&campaign_offers_filter=true). Il territorio partecipa a “Monasteri Aperti” con diverse iniziative, come quella organizzata al Santuario della Celletta, dove si potrà assistere alla conferenza “Peregrinationes maiores” sulle mete di pellegrinaggio più significative d’Italia.

Sempre ad Argenta sarà possibile entrare nell’Ex Convento dei Cappuccini e visitare gli spazi della Pieve di San Giorgio sorta nel 569 sulla riva destra del Reno, una delle Chiese più antiche dell’Emilia-Romagna.

Infine a Comacchio è prevista l’apertura al pubblico del Santuario di Santa Maria in Aula Regia che è una delle costruzioni più antiche di Comacchio (https://monasteriemiliaromagna.it/it/offerta/eventi/755).

Proseguendo verso il mare si incontrano gli splendidi borghi del riminese anch’essi costellati di Santuari, Monasteri e Chiese. Tra bellezza e spiritualità il Monastero delle Sante Caterina e Barbara a Santarcangelo di Romagna prevede una visita nella Chiesa e nel Convento delle Sante Caterina e Barbara, un itinerario conoscitivo di grande interesse che verrà condotto alla presenza delle monache. Saranno loro ad offrire una vera e propria visita esperienziale della Chiesa, del coro del Monastero, un tempo di clausura, per finire nella grotta circolare che si sviluppa sotto il Monastero, considerata una delle più suggestive della Santarcangelo sotterranea (https://monasteriemiliaromagna.it/it/offerta/eventi/756). A Pennabili apre il Monastero fondato nel 1517 sulle rocce della Rupe del paese dove tutt’ora risiedono le Monache Agostiniane (https://monasteriemiliaromagna.it/it/monastero/3301-chiesa-e-monastero-di-santantonio-da-padova-delle-agostiniane). A Verucchio la pace si trova tra la Chiesa di Santa Croce e il Convento Francescano. Quest’ultimo è la prima tappa del “Cammino di San Francesco: Rimini – La Verna” con il suo cipresso secolare piantato dal Santo stesso. Sullo stesso cammino si trova poi San Leo, magnifico borgo dove si potranno ammirare la Chiesa di Sant’Antonio Abate e il Convento di Sant’Igne (https://monasteriemiliaromagna.it/it/offerta/eventi/944), luoghi normalmente non accessibili, testimoni e custodi di una storia antica.

Anche Rimini apre i suoi luoghi sacri; sarà possibile visitare la Chiesa di San Bernardino e il Convento delle Clarisse, con l’antica sagrestia e il Crocifisso settecentesco di Innocenzo da Petralia, accompagnati nella visita guidata dalle stesse monache di clausura. (https://monasteriemiliaromagna.it/it/offerta/eventi/757).

Sono 13 le vie di pellegrinaggio e gli antichi cammini che si intersecano con le iniziative di “Monasteri Aperti”, creando così una rete di percorsi tematici che ripercorrono i passi di santi e pellegrini, alla scoperta di luoghi naturali di fede millenaria e di bellezze artistiche e naturalistiche. Partecipano all’evento: il Cammino di San Francesco da Rimini a la Verna, la Via Romea germanica, la Viae Misericordiae, il Cammino di Sant’Antonio, la Via degli Dei, la Piccola Vassia, Via Mater Dei, Via Romea Strata, Via Romea Nonantolana, Via Romea Germanica Imperiale, Via Matildica, Via Francigena e Via di Linari.


Il programma degli eventi della mostra “Dante. Visioni del contemporaneo” a cura del Museo Diocesano

Prende avvio il 17 settembre il ciclo di incontri pensato in occasione della mostra DANTE. Visioni del contemporaneo a cura di Alessandra Carini, Giovanni Gardini, Marco Miccoli.

Venerdì 17 settembre ore 21.00
Nel nome di Dante. 
Diventare grandi con la Divina Commedia
conversazione con Marco Martinelli, Teatro delle Albe
introduce Giovanni Gardini, vice-direttore del Museo Diocesano di Faenza

sabato 2 ottobre ore 18.00
La visione di Dante. 
Percorso tra arte e letteratura per elaborare una propria interpretazione di Dante.
Laboratorio filosofico a cura di Barbara Piani, consulente filosofica
Ingresso gratuito, prenotazione obbligatoria (max 12 persone), cell 347-7617954

venerdì 8 ottobre ore 18.00
«Quando in Faenza…». 
Storie e personaggi faentini nell’opera di Dante
Conversazione con Stefano Drei
Introduce Mons. Mariano Faccani Pignatelli, Direttore del Museo Diocesano di Faenza

sabato 9 ottobre ore 18.00
«Ma quelle donne aiutino il mio verso». 
Le figure della Bibbia nella Commedia di Dante. 
Conversazione con Francesca Masi
Esercizio filosofico a cura di Barbara Piani
Introduce Michela Dal Borgo, Settore Apostolato Biblico

sabato 16 ottobre ore 18.00
Dante in musica
concerto a cura della Cappella Musicale della Basilica di San Francesco di Ravenna in collaborazione con la Scuola di Musica Sarti di Faenza
ingresso a offerta libera

venerdì 22 ottobre ore 18.00
Dante presente
Performance poetico musicale di Martina Campi e Mario Sboarina
A seguire dialogo con Michele Donati
In collaborazione con l’Associazione IndependentPoetry

sabato 23 ottobre ore 18.00
Dante nell’arte contemporanea
Conversazione con Alessandra Carini, Magazzeno Art Gallery e Marco Miccoli, Dante Plus

Venerdì 29 ottobre ore 18.00
Spine talk
Presentazione e intervista sulla peformance di ?collettivo a cura di Spine produzione
Interventi di Alessandro Assirelli, Nadia Salamino, Valerio Succi
Sarà presente Filippo Zoli, artista

Venerdì 30 ottobre ore 18.00
FINISSAGE
Saranno presenti i curatori e gli artisti

*

La mostra sarà aperta nei seguenti orari, fino al 30 ottobre: 
Martedì 16.00-18.30
Venerdì 16.00-18. 30
Sabato: 10.00-12.30/ 16.00-18.30

Per informazioni: 
info@museodiocesanofaenza.it


Museo Diocesano: il 10 settembre inaugura “Dante. Visioni del contemporaneo”

In occasione dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri il Museo Diocesano di Faenza in collaborazione con MAG – Magazzeno Art Gallery, Dante Plus e Bonobolabo, presenta una mostra dal titolo «Dante. Visioni del contemporaneo», a cura di Alessandra Carini, Giovanni Gardini e Marco Miccoli. La mostra, che ha il patrocinio del Comune di Faenza, inaugurerà venerdì 10 settembre e resterà aperta fino a sabato 30 ottobre. Nello spazio espositivo della chiesa di Santa Maria dell’Angelo nove artisti – Patrizia Novello, Andrea Salvatori, Filippo Zoli insieme a Fabrizio Fortini e Dania Zanotto (?collettivo), Lucia Nanni Bubilda, Sara Vasini, Alessandro Turoni, LABADANzky, Riccardo Garolla e Oscar Dominguez – dialogano sull’opera dantesca attraverso opere pensate per un allestimento altamente scenico.

Nove artisti per raccontare un Dante fuori dagli schemi

Nell’abside trova spazio l’opera di Filippo Zoli che insieme a Fabrizio Fortini e Dania Zanotto (?collettivo) ha realizzato una grande scenografia in dialogo con le incisioni di una edizione cinquecentesca della Divina Commedia custodita presso la Biblioteca Diocesana “Card. Cicognani” di Faenza che sarà esposta per l’occasione. Nelle cappelle laterali trovano spazio le opere di Lucia Nanni Bubilda, Patrizia Novello, Sara Vasini e Andrea Salvatori, pensate e realizzate per l’occasione. Lucia Nanni Bubilda, raffinata artista ravennate, ha creato tramite intricatissimi capillari di tessuto figure immaginifiche legate al bestiario dantesco. Patrizia Novello, affermata pittrice milanese, ha indagato il tema della parola dantesca e così Sara Vasini, poliedrica artista mosaicista, che ha riscritto la cantica del Paradiso con la calligrafia cancelleresca. Andrea Salvatori, artista faentino, ha realizzato un cielo stellato in bianchissima ceramica. A Riccardo Garolla è affidata la figura di Dante, un dipinto che entra in dialogo con un antico altare. Alessandro Turoni, artista forlivese, presenta un cerbero con tre enormi musi, una belva feroce dalle enormi misure, mentre LABADANzky, artista genovese, ha realizzato una gargantuesca testa dantesca dalle sembianze robotiche. Oscar Dominguez, land artist di origini argentine che da anni vive e lavora a Faenza, ha innalzato una selva oscura, un intrico vegetale leggerissimo, quasi etereo.

Nella cappella laterale sono allestite una selezione di 32 opere provenienti dal lavoro di Dante Plus (Bonobolabo) che da anni coinvolge numerosi artisti invitandoli a confrontarsi, dall’illustrazione al fumetto passando per le tecniche più diverse, con una nuova identità di Dante, riproducendo il suo celebre volto in chiave contemporanea.

Anche nella mostra faentina, al pari dell’esposizione ravennate, sono presenti Publics ICC in collaborazione con Creatori di Emozioni con City Mood, una app per esprimere ogni giorno il proprio umore e contribuire al sentire comune della città. Sarà possibile scoprire l’umore di Faenza visitando il Dante poligonale, installazione di Creatori di Emozioni, illuminato in tempo reale in dodici colorazioni differenti a seconda del mood dominante nella città.

A corredo dell’evento è un catalogo per le Edizioni Homeless Book che sarà disponibile in mostra con testi in italiano e inglese e un apparato fotografico a cura di Marco Parollo.

Inaugurazione

venerdì 10 settembre ore 18.30

Saranno presenti

S. E.  Mons. Mario TosoVescovo di Faenza-Modigliana

Massimo IsolaSindaco di Faenza

I curatori e gli artisti

La mostra sarà aperta nei seguenti orari:

Martedì 16.00-18.30

Venerdì 16.00-18. 30

Sabato: 10.00-12.30/ 16.00-18.30


Il 14 settembre presentazione del libro “Le radici di una vocazione” di Quinto Cappelli. Presente il cardinale Bassetti

Gualtiero Bassetti

Un’occasione di confronto e dialogo tra giovani e grandi testimoni della fede. Martedì 14 settembre alle 18.30, nell’aula magna del Seminario Pio XII di Faenza (via degli Insorti, 4)  si svolgerà la presentazione del libro “Le radici di una vocazione” a cura del giornalista Quinto Cappelli.  L’evento è a cura della Diocesi di Faenza-Modigliana e vedrà la presenza dello stesso cardinale Gualtiero Bassetti, a cui è dedicato il libro, che dialogherà in particolare con i giovani sui temi principali sviluppati dal libro.

E’ necessario iscriversi all’evento entro il 10 settembre presso la Curia diocesana (contattare Paolo Naldi,  0546 21642).


Ricordando don Achille: presentazione del libro sul cardinale Silvestrini

La comunità di Brisighella ha fatto bene ad onorare il Cardinale Achille Silvestrini con una nuova pubblicazione Ricordando don Achille. Brisighella al Cardinale Achille Silvestrini (1923-2019), dopo quella che l’anno scorso gli ha dedicato la Diocesi di Faenza-Modigliana, avente come titoloCardinale Achille Silvestrini (Tipografia Faentina Editrice, Faenza 2020).[1]Non si tratta di un vano campanilismo, bensì dell’omaggio dovuto ad una grande personalità della Chiesa, una delle figure più rappresentative della diplomazia e della Segreteria di Stato vaticana della seconda metà del Novecento. Gradualmente, a fianco del cardinale Agostino Casaroli, Segretario di Stato, il suo ruolo di artefice nelle defatiganti trattative con le delegazioni degli Stati del Patto di Varsavia crebbe e portò frutti insperati dal punto di vista religioso e politico. Ciò ha consentito alla Chiesa del suo tempo di collocarsi sulla scena internazionale in modo nuovo rispetto all’epoca del «grande schiacciamento» nei Paesi a regime marxista e stalinista. Il cardinale Silvestrini sviluppò la sua attività quale sapiente interprete della Ostpolitik vaticana, le cui basi erano già state poste dalla lungimiranza di Giovanni XXIII e di Paolo VI (cf Ecclesiam suam, n. 109). Questi papi, oggi entrambi santi, nonostante la grande cortina di ghiaccio che attanagliava i Paesi dell’Est, osarono sperare varchi di un possibile colloquio, tramite la pratica di una «politica di piccoli passi». Rispetto a ciò l’arcivescovo Silvestrini apprese ed esercitò la sapienza della Spes contra Spem. È così che la strategia diplomatica dell’Ostpolitik contribuì a fondere la grande barriera di ghiaccio che esisteva nei rapporti tra Stati del comunismo e la Chiesa. Ciò consentì alla Santa Sede di partecipare come full member alla Conferenza di Helsinki nel 1975. Come ebbe a scrivere lo stesso Silvestrini, la presenza della Santa Sede ad Helsinki rappresentò un segno della concezione della pace tra le nazioni come valore morale prima ancora che come questione politica. Fu un’occasione per rivendicare la libertà religiosa come una delle libertà fondamentali di ogni persona e come valore di correlazione nei rapporti tra i popoli.[2]Non tutti, nella stessa Chiesa cattolica, furono consenzienti con una simile linea «politica», ritenuta un’illusione, un’azione non lungimirante. Indurre gli avversari, in particolare il grande blocco sovietico, a riconoscere diritti che, al lato pratico erano palesemente negati, poteva assumere l’aspetto di un fallimento clamoroso. In realtà, la strategia dell’Ostpolitik acquisì una vittoria diplomatica e giuridica non solo per la Chiesa ma per tutti i popoli. Come aveva affermato anni prima papa Paolo VI, quando il diritto viene riconosciuto, anche se poi non è osservato, possiede una forza intrinseca, capace di far progredire la civiltà giuridica della comunità internazionale.

intitolazione sala al cardinale Silvestrini

Brisighella – Intitolazione della sala della Memoria Storica al cardinale Achille Silvestrini.

Il ruolo che ebbe il cardinale Silvestrini nella stesura dell’Atto finale di Helsinki è stato rilevante. Con esso ha contribuito ad aprire le porte ad una nuova storia nei rapporti tra le nazioni, tra popoli e religioni, in vista della pace nel mondo. Basta anche solo questo episodio per renderci coscienti della statura diplomatica e della rilevanza storica del cardinale Achille  per il nostro tempo, per la nostra società. Chi è di Brisighella non può tacere i meriti di un così illustre cittadino. È bene essere fieri di chi ha contribuito a preparare il nostro oggi, imprimendo nelle istituzioni internazionali la forza trasfiguratrice di Colui che risorge e crea cieli nuovi e terra nuova, un nuovo umanesimo aperto al trascendente. Ciò sia di sprone per tutti noi. Dobbiamo essere grati all’Associazione e alla Fondazione La Memoria Storica di Brisighella “I Naldi-Gli Spada” per l’edizione del prezioso volume Ricordando Don Achille. Brisighella al Cardinale Achille Silvestrini (1923-2019), Carta Bianca Editore, Faenza 2021. Un ringraziamento particolare va al Curatore Leardo Mascanzoni e agli Autori.

+ Mario Toso

[1]CfM. Toso, (Ed.), Cardinale Achille Silvestrini, Tipografia Faentina Editrice, Faenza 2020, pp. 210.

 

[2]Cf A. Silvestrini,La Santa Sede nella ostpolitik e nella C.S.C.E., in AA. VV., La politica internazionale della Santa Sede 1965-1990, Napoli 1992, pp. 38-40.


Concerti nel chiostro della biblioteca diocesana: 2 e 16 settembre

Luca Di Chiara_Musica

Piccoli concerti nel chiostro della biblioteca diocesana di Faenza (Seminario Vescovile Pio XII; viale Stradone 30) promossi dalla cooperativa La Corelli di Ravenna. Due appuntamenti, giovedì 2 settembre e giovedì 16 settembre 2021 con Luca Di Chiara, solista e compositore; inizio di entrambi i concerti alle 19. L’ingresso agli eventi è gratuito.

Per informazioni: lacorelli.it; info@lacorelli.it; 339 6249299
Per partecipare agli eventi è necessario esibire il Green pass.


Una nuova sintesi della Dottrina sociale: il 4 settembre la presentazione del volume di mons. Toso

dimensione sociale fede

A fronte del cambiamento d’epoca e del periodo pandemico, a causa del Covid-19, è richiesto un nuovo pensiero, una nuova cultura. Proprio per venire incontro a questa esigenza è importante la bussola che ci offre una nuova sintesi della Dottrina sociale della Chiesa («Dimensione sociale della fede», LAS, Roma 2021), predisposta da monsignor Mario Toso, incaricato per la Pastorale sociale e del lavoro della Ceer, vescovo di Faenza-Modigliana.

Un tale sussidio verrà presentato il 4 settembre  alle ore 9.45, presso l’Istituto Veritatis splendor di Bologna, ai vari rappresentanti delle organizzazioni ecclesiali, ma non solo. Aiuteranno ad approfondire le urgenze di questo periodo storico e la rilevanza dell’Insegnamento sociale della Chiesa il Cardinale Matteo Zuppi arcivescovo di Bologna, il Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali Stefano Zamagni, il Presidente dell’UCID Gian Luca Galletti, già ministro per l’ambiente.

La sintesi di Dottrina sociale della Chiesa che verrà presentata, è «nuova» nel senso di aggiornata, specie con riferimento al magistero sociale di Benedetto XVI e di papa Francesco. Infatti, il noto Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, voluto da san Giovanni Paolo II, è fermo all’anno 2004, anno di promulgazione e di pubblicazione.

Il ponderoso volume di Mons. Mario Toso, già Segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, si propone anzitutto come strumento per la formazione e per l’insegnamento. In particolare, sollecita la ripresa dell’azione sociale e politica dei cattolici, non ristretta ai temi sensibili e identitari (inizio e fine della vita, famiglia, libertà di insegnamento, tutela delle scuole paritarie), bensì comprensiva dei grandi temi dell’ecologia integrale, della pandemia, del cibo e della terra, dell’acqua, dell’energia sostenibile, delle migrazioni, della tratta degli esseri umani, del land grabbing, delle diseguaglianze, della riforma profonda dell’economia, del sistema finanziario e monetario internazionale, delle istituzioni giuridiche e politiche del mondo.

A fronte di un pianeta in crisi e della necessità di costruire una comunità di popoli, vivificati dalla convivialità e della fraternità, diventa sempre più imprescindibile far comprendere che la Dottrina sociale della Chiesa è il germe di una nuova visione e di una nuova cultura politica.

La specificità della Dottrina sociale della Chiesa.

È tempo di superare il pregiudizio che la Dottrina sociale della Chiesa sia una mera silloge di testi sociali senza la proposta di una progettualità interna. Si tratta, invece, di un sapere sapienziale che enuclea ideali storici e concreti di società, di economia e di politica. Queste non acquisiscono senso e forma casualmente o in maniera meccanica. Il loro sviluppo richiede di essere configurato corrispondentemente alla dignità delle persone e dei popoli, alle esigenze del bene comune mondiale. Per realizzare questo non basta la buona volontà. Occorre bypassare la cultura odierna, segnata da una progettualità discontinua e fluida. La Dottrina sociale della Chiesa intende sorreggere e potenziare la capacità necessaria di ideazione architettonica del vivere sociale e di alimentare l’esperienza incessante di buone pratiche, a partire dalla fecondità plasmatrice della fede. Essa porta nella storia la potenza della profezia che deriva ai credenti dalla loro partecipazione al completamento della nuova creazione che Cristo risorto ha iniziato e prosegue nell’oggi.

Riguardo a ciò quanto la comunità cristiana è cosciente e reattiva?

Pare che una tale coscienza non sia sempre viva presso la maggioranza dei credenti. Non a caso il volume, che si presenterà nei primi giorni di settembre, muove dalla dimensione sociale della fede, la cui rilevanza spirituale e culturale è già stata messa in luce da papa Francesco nel IV capitolo dell’esortazione apostolica Evangelii gaudium. Ciò che oggi sconcerta è che spesso non si reputa che la propria fede possa avere incidenza sulla vita sociale e politica. Non pochi credenti ritengono che la propria fede sia un ostacolo per la costruzione di una società degna delle persone. La fede non sarebbe fonte di un nuovo pensiero, di rinnovamento sociale, di nuovi umanesimi, all’altezza delle aspirazioni più profonde della gente. Sulla base di questi pensieri qualcuno è giunto a scrivere che la politica e la società non hanno più bisogno dei cattolici!

La dottrina sociale aggiornata ha, invece, tutte le potenzialità per arricchire, potenziare, trasfigurare gli ethos sociali, le democrazie. La stessa storia del continente europeo ha mostrato che è stata proprio la fede cristiana a seminare i tessuti socio-culturali dei Paesi europei di quelle nozioni e di quei valori (persona, libertà, fraternità, uguaglianza, solidarietà) che hanno propiziato la nascita della democrazia (cf J. Maritain, Cristianesimo e democrazia). Papa Benedetto XVI e papa Francesco l’hanno ribadito più volte. Per essi, se la fede cristiana venisse meno, la stessa democrazia diverrebbe un guscio vuoto.

Ma la Dottrina sociale è solo un inizio

Essa necessita di essere assunta e tradotta in progetti sociali e in prassi politica. Rispetto a ciò già Giuseppe Lazzati notava che i cattolici, pur essendo dotati di un prezioso tesoro, spesso si mostravano incapaci di tradurlo in linguaggio politico. Per compiere una simile traduzione è necessario un passaggio precedente. Ossia che la Dottrina sociale sia studiata e venga elaborata dal punto di vista culturale, in maniera da generare una cultura cattolica. Solo se questa viene, poi, diffusa e tradotta in processi di vita e in compattazione di associazioni e di movimenti, può fiorire e diffondersi nella società un’adeguata cultura cattolica politica. I movimenti, le prassi culturali sono imprescindibili per supportare l’apporto dei credenti nella società e nelle istituzioni. Solo così possono essere in grado di proporre visioni originali e ambiziose. Solo così possono partecipare al dibattito pubblico articolando e presentando progetti aggiornati, integrali, in grado di affrontare le molteplici questioni sul tappeto. L’apporto della Chiesa non va ristretto alle opere di carattere assistenziale. Un cristianesimo fatto solo di assistenza verrebbe meno alla fondamentale vocazione di annunciare il Vangelo e di favorire una vita buona per tutti i cittadini. La Dottrina sociale, ben approfondita e articolata dal punto di vista spirituale e culturale, può aiutare a proporre una Chiesa non in formato ONG; a valorizzare il ruolo e la presenza del cattolicesimo nell’attuale società italiana, senza incapsularli in etichette di parte, di sinistra o di destra.

Il ruolo delle comunità ecclesiali e delle aggregazioni

In vista di rendere la Dottrina sociale fermento di vita nuova, scaturigine di una nuova cultura, è imprescindibile il ruolo delle comunità ecclesiali e delle varie aggregazioni, associazioni e dei movimenti. Non tanto per una conoscenza nozionistica, bensì per una ricezione e per una sperimentazione della Dottrina sociale come vita che scaturisce dall’unità di vita con Gesù Cristo. In particolare, con la celebrazione dell’Eucaristia. La Dottrina sociale si impianta nelle culture, negli ambienti di vita, allorché viene sperimentata come fede che partecipa all’azione redentrice, trasfiguratrice e ricapitolatrice di Cristo, che fa nuove tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra.

Luca Tentori

Cosa sono le Settimane sociali dei cattolici

Nel mese del giugno scorso nella nostra Diocesi è stato organizzato un incontro sulla prossima settimana sociale dei cattolici che si terrà a Taranto dal 21 al 24 ottobre 2021. Il tema della prossima settimana sociale è: Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro, futuro#tuttoèconnesso. Dal titolo si evince che la prossima Settimana sociale si incentra specialmente sulle tematiche della Laudato sì’, ma anche della Fratelli tutti. Per capire cosa si è fatto e cosa si farà nelle Diocesi italiane è bene dire alcune parole sulla natura delle Settimane sociali dei cattolici.

Come sono sorte e a cosa servono?

Le Settimane sociali cattoliche sono sorte dopo l’enciclica sociale di Leone XIII del 1891 in vari Paesi del mondo, allo scopo di far conoscere, approfondire, mediante varie competenze e vari soggetti ecclesiali, specie il laicato, il magistero pontificio. Ciò doveva avvenire in modo che tale magistero fosse assunto e divenisse anima della costruzione della società contemporanea. La prima Settimana sociale fu ideata dall’«Unione popolare cattolica italiana» (organismo prefigurato da Pio X nell’enciclica Il fermo proposito), guidata dall’economista Giuseppe Toniolo, oggi beato. Toniolo, assieme al cardinale Pietro Maffi, nel 1907 varò l’iniziativa con il motto: “Ispirare cristianamente la società”. Nel 1905 in Francia si era già tenuta un’esperienza simile, sulla scia dell’enciclica di papa Leone XIII Rerum Novarum (“Delle cose nuove”).

La storia delle Settimane sociali dei cattolici

La prima Settimana sociale si tenne dal 23 al 28 settembre 1907 a Pistoia, con alcune sessioni anche a Pisa (dove insegnava Toniolo). Erano gli anni del non expedit, il divieto papale rivolto ai fedeli di partecipare alla politica: l’Opera dei congressi era stata sciolta da poco (1904), limitando di fatto il peso del mondo cattolico nella vita pubblica. La nuova iniziativa fu una reazione a queste difficoltà. Nelle Settimane sociali si cercava di mettere in pratica ciò che noi oggi chiamiamo discernimento sociale con riferimento a vari temi sociali (ad es.: contratti di lavoro e la condizione delle popolazioni rurali, la famiglia, il sindacato, la politica, l’economia, ecc.) con l’ausilio delle encicliche sociali, promulgate dai pontefici.

Alla fine degli anni Sessanta il mondo cattolico italiano era attraversato da dissensi, segnato dagli abbandoni da parte di sacerdoti e religiosi, dal conflitto tra associazioni e movimenti cattolici o di ispirazione cristiana. Mancarono le condizioni affinché si verificasse una reazione analoga a quella d’inizio secolo. Le Settimane sociali furono lasciate cadere nel 1970. La ripresa venne decisa nel 1988 con una Nota pastorale della Cei dal titolo: Ripristino e rinnovamento delle Settimane Sociali dei cattolici italiani.

La presentazione dell’Instrumentum laboris in Diocesi

Ad aiutarci nel presentare l’Instrumentum laboris, predisposto per la preparazione della prossima Settimana sociale, affinché essa non sia un evento principalmente a livello nazionale, ossia un fatto isolato che si conclude a Taranto, ma implichi invece un coinvolgimento corale delle Chiese particolari, nel mese del giugno scorso ci siamo collegati con don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio Nazionale per i Problemi Sociali e il Lavoro della Cei. Al suo intervento ha fatto seguito quello della sottosegretaria del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, ossia della professoressa suor Alessandra Smerilli, già consultrice del Pontificio Consiglio della Giustizia e della pace, economista e incaricata del settore fede e sviluppo. Da ultimo è intervenuto l’ing. PierLuigi Zanotti, presidente diocesano dell’Ac di questa Diocesi. Ci ha aiutato ad illustrare la Laudato si’ e la Fratelli Tutti affinché, come chiede l’Instrumentum laboris, siano assunte in profondità nella pastorale ordinaria, facendo tesoro delle molteplici indicazioni emerse in questi anni.

I quattro passi da compiere indicati dal vescovo Mario

Ha concluso l’iniziativa sua Ecc. Mons. Mario Toso con alcune riflessioni. Ha evidenziato alcuni passi da compiere. Il primo passo da mettere in atto nella nostra Diocesi, tramite specialmente l’Ufficio di pastorale sociale e del lavoro, è quello di seminare le idee, i valori e le proposte emerse nel cammino dal tempo della Laudato sì’ ad oggi. Va, in particolare, messo in pratica il discernimento sociale anche nel suo quarto momento, quello del celebrare.

Il secondo passo sarà quello di imparare sempre più ad usare la rete come strumento per la connessione e lo sviluppo delle nostre comunità locali dal punto di vista della Pastorale sociale, ma anche delle altre Pastorali.

Terzo passo: coinvolgere e responsabilizzare di più i giovani, insistendo sull’educazione ecologica e sulla spiritualità connessa all’ecologia integrale. Nell’Instrumentum a pagina 57 si legge: «È necessario utilizzare anche i linguaggi della musica, dell’arte e della poesia per veicolare l’ecologia integrale nell’attuale contesto culturale. Chi meglio dei giovani può aiutarci in questo modo diverso di vedere, di sentire e di comunicare?».

Quarto passo: dialogo costruttivo con le istituzioni per muovere insieme passi decisivi verso una nuova cultura per favorire la rinascita del nostro Paese.