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Il 24 giugno incontro “Economia e Società, quale modello economico?” con il vescovo Mario e Massimo Folador

Giovedì 24 giugno 2021 alle ore 17.30 si terranno le presentazioni dei libri “Ecologia integrale, dopo il Coronavirus” e “Verso un’economia integrale. La via Italiana alla ripresa” con la presenza dei propri corrispettivi autori: sua Eccellenza Mons. Mario Toso, vescovo della diocesi di Faenza e Modigliana e Massimo Folador, professore di Business Ethics e sviluppo sostenibile presso la Liuc – Università Cattaneo.

Alla fine della presentazione ci sarà un buffet di prodotti di Botteghe e Mestieri.

La presentazione sarà accompagnata dal saluto di Massimo Isola, sindaco di Faenza e Claudio Mita, Coop. Soc. Botteghe e Mestieri. Modera l’incontro Lucio Caroli (Ucid).

 

 


Il richiamo del cortile: inaugurati i nuovi spazi all’aperto per studenti alla Biblioteca Cicognani

Venerdì 4 giugno la Biblioteca diocesana G.Cicognani ha ufficialmente inaugurato il nuovo spazio arredato all’interno del cortile del Seminario, a conclusione della campagna di crowdfunding “Il richiamo del cortile”. La raccolta fondi, iniziata lo scorso marzo e attivata da un gruppo di ragazzi che frequentano gli spazio della biblioteca, ha raccolto in 40 giorni 8.665€, interamente investiti nella realizzazione di uno spazio arredato all’aperto, a disposizione dei tanti ragazzi che sono tornati a frequentare le aule studio.

Il Seminario in quest’ultimo anno ha realizzato alcuni importanti lavori per rendere accessibile il cortile come la sostituzione delle vetrate del loggiato e la realizzazione di un nuovo sistema di illuminazione; il progetto di arredo diventa perciò l’ultimo tassello per la completa fruibilità del cortile. Ascoltate le esigenze degli studenti, si è optato per l’acquisto di tavoli e sedie che possano essere facilmente disposti in base alle diverse necessità: pausa caffè, pranzo all’aperto, sessione di studio di gruppo, piccole riunioni ecc. Il successo del crowdfunding ha permesso inoltre di arricchire il progetto acquistando ombrelloni e una pavimentazione in gres, il cui montaggio è stato realizzato da volontari che hanno risposto al “richiamo del cortile” offrendo concretamente il loro aiuto.

Oltre ai 200 donatori sono stati fondamentali tutti gli amici che, con senso di appartenenza e gratitudine verso il Seminario, hanno aiutato a realizzare il progetto mettendosi in gioco in prima persona. L’impegno comune per costruire uno spazio per i giovani è stato l’orizzonte entro il quale si è svolto il lavoro di tutti e la partecipazione all’evento da parte di molte persone ha testimoniato proprio l’affetto nei confronti del progetto e del luogo.

Da quando le aule studio della biblioteca Cicognani hanno riaperto, il 16 aprile scorso, sono tantissimi i ragazzi che hanno ripopolato questi ambienti e sono proprio loro che da oggi potranno finalmente vivere “il richiamo del cortile”.


“Dante e i mosaici: sguardi su Ravenna e Torcello” l’8 giugno con Penni e Simonini

Si terrà martedì 8 giugno 2021 alle 17, alla Chiesa di Santa Maria dell’Angelo a Faenza, una conversazione su Dante e i mosaici, tra Ravenna e Torcello”, insieme a Emanuela Penni, docente di iconografia all’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Forlì e a Ivan Simonini, scrittore e presidente delle Edizioni del Girasole, entrambi autori di libri che indagano il rapporto tra i mosaici bizantini di Ravenna e Venezia e l’influenza che questi hanno avuto su Dante nella composizione della Divina Commedia. A guidare la conversazione sarà la prof.ssa Michela Dal Borgo, responsabile del Settore Apostolato Biblico della Diocesi di Faenza- Modigliana.

L’incontro è inserito all’interno del calendario di eventi culturali pensato in occasione della mostra di Felice Nittolo Dante è vivo, cento opere per cento canti, a cura del Museo Diocesano di Faenza. Nell’occasione sarà possibile visitare anche la mostra. Ingresso libero, nel rispetto delle normative anti Covid-19.

NOTE BIOGRAFICHE DEGLI AUTORI

Ivan Simonini (foto), nato a Modena nel 1949, da mezzo secolo vive a Ravenna. Come assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Ravenna dal 1988 al 1991, ha promosso la nascita della Fondazione Flaminia che in quel triennio riportò a Ravenna l’università con i nuovi corsi di laurea in Beni Culturali e Scienze Ambientali. Come scrittore ha tra l’altro pubblicato: La basilica degli specchi. Ravenna e i ravennati nella letteratura universale (1993), Mille e una Eva. Dialogo di Aladino con il genio e la zingara (2001), Il soldino. Paradossi e profezie (2005), I mosaici ravennati nella Divina Commedia (2021, seconda edizione riveduta, accresciuta e capovolta). Attualmente è presidente delle Edizioni del Girasole, la più antica casa editrice ravennate oggi in attività.

Emanuela Penni ha studiato al Liceo Classico Morgagni di Forlì e si è laureata in Lettere Classiche a Bologna con una tesi su  S. Apollinare Nuovo. Ha poi conseguito il diploma di specializzazione e il dottorato di ricerca in Archeologia Tardo-antica e Medievale. Insegna nelle scuole medie superiori e all’Istituto Superiore di Scienze Religiose delle Diocesi di Ravenna, Cesena, Imola, Faenza, Forlì. Ha partecipato a campagne di scavo a Rimini, al Canale Emiliano Romagnolo, a Senigallia, a Savignano sul Rubicone e a Classe. Tra le sue varie pubblicazioni: “La Basilica di Sant’Apollinare Nuovo di Ravenna attraverso i secoli” (2004),  “L’arianesimo nei mosaici di Ravenna” (2011), “La liturgia diventa arte: il Battistero Neoniano e la Cattedra di Massimiano a Ravenna” (2017). Ora, questo viaggio con Dante a Torcello, nel triangolo magico Bisanzio-Ravenna-Venezia.


Dopo il successo del crowdfunding inaugurano venerdì 4 giugno i nuovi spazi della Biblioteca Cicognani

Un brindisi per presentare i nuovi spazi che daranno la possibilità ai giovani di studiare all’aperto e vivere momenti di convivialità. La Biblioteca diocesana Gaetano Cicognani coglie l’occasione per festeggiare assieme il successo del crowdfunding “Il Richiamo del Cortile”, ideato dall’istituto assieme a tanti giovani. L’inaugurazione si terrà al cortile della biblioteca del Seminario venerdì 4 giugno 2021 alle 19 (l’evento si terrà anche in caso di maltempo). Durante l’evento saranno anche consegnate le ricompense ai donatori del crowdfunding. L’ingresso è da viale Stradone 30.


Correre 100km con Dante: il libretto di don Luca Ravaglia

Mettersi in cammino sulle orme di Dante. Don Luca Ravaglia, 57 anni, biblista e parroco di San Savino a Faenza, da dodici anni partecipa alla Cento km del Passatore. Un’ultramaratona tra le più impegnative in Italia, con partenza da Firenze e arrivo a Faenza passando per gli Appennini tosco-romagnoli. Cento chilometri di sudore, fatica e gambe che a ogni passo diventano pesanti come macigni. A sostenere questo cammino, le sensazioni che solo esperienze di questo tipo riescono a dare al corpo e allo spirito: la meta che pian piano, da irraggiungibile, si fa più vicina, i luoghi contemplati nel silenzio, il sostegno della gente. E la preghiera. Per don Luca la Cento diviene ogni anno l’occasione per vivere un pellegrinaggio spirituale nel quale preghiere e riflessioni accompagnano i luoghi attraversati. Per l’occasione don Luca propone un libretto che affronta una tematica legata al magistero della Chiesa o a un santo: dall’enciclica Laudato Si’ a San Giovanni Bosco, e i luoghi più significativi del percorso diventano occasione per fermarsi nella preghiera, prima di ripartire. «A causa della pandemia, che ha stoppato la manifestazione, le ultime due edizioni le ho svolte in maniera fai-da-te, trovando percorsi alternativi, ma tenendo viva questa tradizione – spiega il sacerdote – e quest’anno ho deciso di dedicare la Cento a Dante, toccando i luoghi più significativi della Commedia accompagnato, tra le altre cose, dalla Candor Lucis Aeternae di papa Francesco».

Scarica il libretto

100km per dante 2021-1-1

Articolo completo su il Piccolo

 


Dante è vivo: mostra di Felice Nittolo a cura del Museo Diocesano

Dante vivo

Cento opere, tante quanti sono i canti della Commedia, trovano spazio nella Cappella laterale di Santa Maria dell’Angelo per la mostra “Dante è vivo” dell’artista Felice Nittolo. Un allestimento immersivo che idealmente conduce il visitatore ad attraversare i tre regni – inferno, purgatorio, paradiso – insieme a Dante, il cui  volto emerge solenne da una installazione in terracotta nera e oro. La mostra, a cura del Museo Diocesano di Faenza, rimarrà allestita dal 15 maggio al 18 giugno.

L’Inaugurazione si terrà venerdì 14 maggio alle 19 alla presenza dell’artista. Interverranno Mons. Mariano Faccani Pignatelli Direttore del Museo Diocesano; Massimo Isola Sindaco di Faenza; Giovanni Gardini curatore della mostra. La mostra, a ingresso libero, è allestita alla Cappella laterale della Chiesa di Santa Maria dell’Angelo in via Santa Maria dell’Angelo.

Per informazioni: https://museodiocesanofaenza.it

Gli orari della mostra

Orari in occasione di Buongiorno ceramica

sabato 15 maggio 10.00 – 12.30; 16.00 – 18.30

domenica 16 maggio: 16.00 – 18.30

 

Orari della mostra dal 18 maggio al 18 giugno 2021

martedì 10.00-12.30/ 16.00-17.30

giovedì 10.00-12.30

venerdì  16.30-18.30


Presentata l’app #iostudioinbiblioteca a cura della Biblioteca Diocesana Cicognani

Un’app per prenotare il proprio posto, in sicurezza, in biblioteca. In concomitanza con la riapertura delle sale studio è stata presentata lunedì 19 aprile #iostudioinbiblioteca, l’app che mette in contatto studenti e biblioteche con il proprio smartphone, ottimizzando al meglio tempi, spazi e ingressi contingentati. A ideare questo nuovo strumento è stata la Biblioteca Diocesana G. Cicognani, che si è avvalsa della collaborazione di Colan e dell’agenzia faentina Studioin3, per permettere agli studenti di tornare a frequentare gli spazi del Seminario Diocesano. A usufruire delle opportunità dell’app è anche la Biblioteca Comunale di Faenza, ma tanti altri istituti culturali in futuro potranno appoggiarsi a questa tecnologia.

Il vescovo Mario: “Le biblioteche sono spazi privilegiati per rigenerare il pensiero”

Sono proprio le biblioteche uno dei luoghi privilegiati per programmare quella che non vuole essere una semplice ripartenza dalla pandemia, ma una rigenerazione integrale della nostra società. “La crisi che stiamo vivendo – sottolinea il vescovo, monsignor Mario Toso – non è solo una crisi sanitaria, ma è collegata ad altre crisi come quella ecologica, sociale, migratoria. E di fronte a questa crisi dobbiamo rispondere con un pensiero nuovo, rigenerativo, possibile solo grazie allo studio e alla formazione. E quale luogo migliore, se non le biblioteche, per elaborare questo pensiero?”. “La Biblioteca del Seminario – prosegue il vescovo – oltre ad accogliere tanti giovani è pienamente inserita nella vita culturale e sociale di oggi. Lo studioso cattolico, in virtù dell’Incarnazione di Cristo, vive nella storia e si sa dunque confrontare con le grandi questioni del mondo”.

Un’app per prenotare il proprio posto, in sicurezza, nelle sale studio

Riprende le parole del vescovo anche il sindaco Massimo Isola: “Non basta una ripartenza, serve una vera rigenerazione, che non si poggi a facili slogan ma a un pensiero profondo di rinnovamento. Anche con l’aiuto di quest’app vogliamo aiutare i ragazzi a uscire dalle proprie camere e dall’isolamento, per condividere lo studio, la crescita e la formazione in questi spazi privilegiati”. Tra le tante realtà colpite dalla pandemia ci sono state le biblioteche. L’app gratuita consente di prenotare il turno in sala studio con pochi semplici passaggi. Per semplificare le procedure relative a ingressi contingentati e tracciamento dei contatti, la Biblioteca Cicognani ha pensato a un sistema intelligente di prenotazione. “Con #iostudioinbiblioteca – spiega il vice direttore Giovanni Gardini – gli studenti possono prenotare la propria postazione in sala studio da remoto, così da accedere in modo regolato alla biblioteca, usufruendo degli spazi solo nel momento in cui ne hanno bisogno. Al contempo, la biblioteca può monitorare in modo dettagliato gli accessi, contingentando il flusso degli utenti in base alle normative anti-Covid e tracciando in modo incrociato le presenze”.  L’accesso in biblioteca è velocissimo grazie alla tecnologia Nfc (Near-field communication). Scaricando l’app bastano quattro semplici passaggi per prenotare: si seleziona la Biblioteca; si indica un’aula; si seleziona il giorno; si seleziona l’orario. Una notifica confermerà l’avvenuta prenotazione. Arrivati in biblioteca si effettuerà l’accesso tramite tecnologia Nfc, avvicinando lo smartphone all’apposita torretta, e lo stesso per l’uscita. Inoltre, il sistema consente l’accesso sicuro anche per chi non dispone di smartphone con tecnologia Nfc: l’utente potrà infatti prenotare da remoto ed eseguire il check-in tramite un rapido passaggio presso la reception.

#iostudioinbiblioteca è disponibile per dispositivi iOs e Android, ma l’app non è la sola novità che riguarda il Seminario: il successo della campagna di crowdfunding “Il richiamo del cortile” porterà nuovi spazi di studio all’aperto disponibili per i giovani, i lavori inizieranno a fine mese.  “È doveroso ringraziare tutti i volontari che presidiano questo luogo di formazione – conclude il rettore del Seminario, monsignor Michele Morandi – In questi mesi di silenzio abbiamo lavorato molto per rendere questi spazi sempre più casa di formazione, sia per i futuri presbiteri sia per i laici. La vocazione di queste mura, d’altronde, è questa”.  La Biblioteca Cicognani è aperta dalle 9.30 alle 21.30.


Schede bibliche per il tempo di Pasqua 2021

arcabas pentecoste

Come l’anno scorso l’Apostolato Biblico della Diocesi ha pensato di prolungare l’approfondimento delle prime letture della domenica con le schede del tempo di Pasqua. Un sussidio che accompagnerà fino a Pentecoste la riflessione sugli Atti degli Apostoli.

Le schede saranno disponibili e scaricabili nel sito della diocesi: www.diocesifaenza.it e nella pagina dell’Apostolato Biblico: http://abdiocesifaenza.altervista.org

Per informazioni e suggerimenti:

Don Pier Paolo Nava 328.4760185 Don Luca Ravaglia 347.9645466

Per informazioni sulle immagini:

Michela Dal Borgo 339 4700148

Le schede da scaricare

00 – Testi dei Vangeli Pasqua B

01 – SchedePasqua 02TPB

02 – SchedePasqua 03TPB

03 – SchedePasqua 04TPB

04 – SchedePasqua 05TPB

05 – SchedePasqua 06TPB

06 – SchedePasqua 07TPB

07 – SchedePasqua 08TPB

 


La dimensione sociale della fede: una fondamentale ricerca di Mario Toso (G. Campanini)

dimensione sociale fede

Il pur ricco e vasto complesso di ricerche sulla Dottrina sociale della Chiesa – fortemente valorizzata a partire dall’insegnamento conciliare e grazie all’autorevole magistero, in questo campo, di pontefici come Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II, sino a Benedetto XVI e a Papa Francesco -, appare ulteriormente arricchito da questa poderosa ricerca di Mario Toso.

Questo ampio “manuale” – perché sostanzialmente di esso si tratta – fa il punto sulla dottrina sociale della Chiesa, con riferimento soprattutto alla stagione post-conciliare – e offre le grandi coordinate di una riflessione che ha alle sue spalle quasi 150 anni di magistero, dalla “Rerum novarum” di Leone XIII  (1891) alla “Fratres omnes” di Papa Francesco (2020). Un lungo insegnamento che Toso ripercorre da par suo non seguendo l’ordine cronologico dei vari documenti pontifici ma cogliendone i grandi nodi tematici, dalla concezione di persona alla questione ambientale (oggetto quest’ultima, come noto, di importanti sviluppi nel primo ventennio del XXI secolo).

Notazioni Preliminari

Le ricerche sull’insegnamento (o “Dottrina”) sociale della Chiesa si sono moltiplicate e approfondite soprattutto nella stagione post-conciliare, dando luogo a un’ormai vastissima letteratura: con l’importante novità dell’ingresso in campo di aree del mondo (quali gli Stati Uniti e l’America latina) che erano rimaste marginali in quelle che possono essere considerate le prime due stagioni della storia della Dottrina sociale della Chiesa, e cioè quella di Leone XIII e dei suoi successori e quella di Pio XII.

Con il Concilio Vaticano II si è avviata una terza stagione, caratterizzata da un forte ampliamento della categoria stessa di “dottrina sociale” (o “insegnamento sociale” della Chiesa, come da taluno proposto, anche ad evitare il rischio di una “dottrina” un poco astratta e paludata). Gli anni post-conciliari, con l’irruzione della teologia della liberazione, sono stati ricchi di vivaci fermenti e di lucide intuizioni, soprattutto con i corposi magisteri di Paolo VI e di Giovanni Paolo II.

Con l’inizio del XXI secolo nuove problematiche si sono affacciate nel campo dell’insegnamento sociale della Chiesa, al punto che non sembra fuori luogo ipotizzare una quarta stagione di questo insegnamento: una stagione, seppur breve, che coincide con i due pontificati di Benedetto XVI e, soprattutto, di Papa Francesco.[2]

Non si è trattato, propriamente, di una “svolta”, ma di un “aggiornamento” – sempre necessario in ogni stagione della Chiesa per garantire il necessario collegamento con la storia – in considerazione dei mutamenti intervenuti nella storia del mondo: primo fra tutti l’impetuoso emergere di un tema rimasto nel corso del Novecento soltanto sullo sfondo del magistero sociale, quello ecologico. I secoli XIX e XX sono stati quelli del poderoso sviluppo delle tecnologie e dell’affermarsi pressoché  ovunque dell’industrialismo; il secolo XXI da poco iniziato appare, invece, segnato dall’esigenza di un ripensamento critico del modello di sviluppo dell’Occidente (e dei popoli di altri continenti che ne hanno seguito, talora pedissequamente, le tracce) in relazione ad una questione, quella ecologica per l’appunto, che sta assumendo forme sempre più serie, per non dire drammatiche, e che ha indotto i due pontefici dell’inizio del XXI secolo, Benedetto e Francesco, ad affrontare il tema, che per tutto il Novecento era rimasto, come già affermato, alla periferia dell’insegnamento sociale della Chiesa e anche – salvo rare benché profetiche eccezioni – della riflessione su se stessa condotta dall’Occidente, e cioè dall’area del mondo che ha conosciuto il più rapido sviluppo industriale e che, conseguentemente ha avvertito in maggior misura, seppure tardivamente, i rischi per la Terra, conseguenti ad un processo di sfruttamento rapace del territorio, apparso all’inizio illimitato e trasformatosi poi in un problema, se non in una sorta di incubo, ed in ogni modo, di una realtà con la quale appariva necessario, sotto ogni punto di vista, fare i conti.

Questa che può essere considerata “la quarta stagione“ del magistero sociale della Chiesa è stata, dunque, solo in parte oggetto di riflessione: il volume di Toso può essere considerato, al riguardo, il primo organico tentativo di sintesi del “nuovo corso“ inaugurato dal magistero nella fase iniziale del XXI secolo: con una attenzione – emergente già dalle pagine iniziali del volume – anche alla dimensione “pedagogica“della dottrina sociale della Chiesa: senza limitarsi a grandi affermazioni di principio ma cercando di individuare puntualmente i nodi critici in vista di una incisiva presenza dei credenti nella società degli uomini. Con una specifica attenzione, dunque, alle “dimensioni sociali e formative della nuova evangelizzazione del sociale”.

Di qui la necessità di superare la “solitudine” nella quale talora permane la dottrina sociale della Chiesa, quasi campo riservato esclusivamente a rari cultori, per renderla partecipe attiva della società civile. Di qui il doveroso impegno della comunità cristiana al fine di un “accompagnamento educativo e spirituale” dei singoli credenti, senza tralasciare di riflettere sulla vita pastorale delle comunità ecclesiali: evitando, dunque, il rischio di relegare l’insegnamento sociale della chiesa al solo ambito degli “specialisti”.[3]

Notazione importante, questa perché pone con forza il problema del superamento del sostanziale “isolamento“che spesso si determina, nella comunità cristiana, di quanti si occupano dell’insegnamento sociale della Chiesa pressoché abbandonati a se stessi, in mancanza di un vero raccordo tra insegnamento sociale della Chiesa e concreta prassi di vita delle comunità cristiane.

Due “nodi” fondamentali: politica ed ecologia

Superate le questioni preliminari (ad alcune delle quali si è fatto cenno nelle pagine precedenti), Toso affronta le non poche questioni che fanno riferimento alla dottrina sociale, dalla famiglia, al lavoro, all’economia, all’impresa e via dicendo. Ma particolare ampiezza hanno le sue riflessioni sulla politica (oltre cento pagine) e forte carattere innovativo rivestono rispetto alla “tradizionale” dottrina sociale proprio le parti dedicate alla questione ecologica (cf rispettivamente le pagg. 339 ss.  e 481 ss.).

Basterà osservare, a proposito di questi capitoli, l’importanza accordata all’istituzione familiare fondata sul matrimonio in vista dell’umanizzazione della società; la complessità della realtà economica in relazione alla sua finanziarizzazione e alle forti trasformazioni che il sistema produttivo ha conosciuto; l’attenzione posta alle problematiche del lavoro nel contesto di un’economia orientata alla attuazione del bene comune e realizzata “a misura d’uomo”. Si tratta, nel loro complesso, di quelli che potrebbero rappresentare i capitoli-base per una scuola di formazione all’impegno sociale e politico, con puntuali notazioni in ordine ai problemi di volta in volta affrontati. La scelta operata circa i due temi prima indicati è anche quella di rappresentare un forte invito alla lettura di un testo vasto e impegnativo ma che offre al lettore un panorama di inusitata ampiezza, con una prospettiva di sintesi necessaria per la costruzione odierna della civiltà dell’amore fraterno, evocata dalla Fratelli tutti.

Il capitolo su “la comunità politica e il bene comune”, è, non a caso quello più ampio della parte centrale di questa vasta e monumentale ricerca.[4]

Qui – in maggior misura che in altri capitoli, come quelli sulla famiglia o sul lavoro – punto di riferimento essenziale non è più soltanto il Magistero sociale della Chiesa, bensì l’insieme di teorie sulla società e sullo Stato (da Taylor a Walzer, da Maritain a Enrico Berti): con posizioni in verità alquanto differenziate, ma tutte incentrate sulla valorizzazione della comunità rispetto allo Stato, sintesi ma non detentore assoluto della socialità. Nel solco della tradizione del pensiero cattolico, Toso non esita ad affermare che bene comune è “anche e soprattutto il vivere bene tra cittadini… ossia il vivere secondo giustizia, e l’«amicizia civile», che consente la giustizia; con la sottolineatura – nella linea indicata da Maritain – che, mentre nella comunità questo bene è già dato, “nella società il bene è qualcosa che deve essere realizzato” cioè “è un fine, oggetto dell’intelligenza e della volontà, vale a dire una libera scelta”.

In complesso, nell’ampio capitolo del volume dedicato al “bene comune è quello in cui all’attenzione al Magistero della Chiesa (oggetto preminente della trattazione in altri capitoli del volume) si accompagna anche una lettura critica (ma attenta a cogliere anche gli aspetti positivi della cultura “laica”) della riflessione complessiva condotta nel Novecento da una cultura cattolica che sotto molti aspetti – quanto al tema della comunità e, in generale, al rapporto tra l’uomo e lo Stato, appare come un potenziale luogo di incontro tra la tradizione cattolica – a partire dalle fondamentali pagine della Summa di Tommaso d’Aquino – e la migliore cultura laica.

Non è un caso, del resto che ciò avvenga perché, un poco paradossalmente, l’assolutizzazione dello Stato verificatasi con l’avvento delle dittature del Novecento, con i loro drammatici esiti, ha messo in guardia le stesse culture socialista e liberale dal rischio di un’assolutizzazione dello Stato, rendendo così più agevole l’incontro fra credenti e non credenti. Rimane, però, aperto, come risulta in John Rawls, il problema del fondamento ultimodel bene comune, a partire dalla domanda se sia possibile un fondamento puramente sociologico dei valori comuni “prescindendo del tutto dai valori fondamentali”, così da avere “forza cogente per la coscienza sociale e politica di un Paese” (p. 366). Si enuclea, per conseguenza e congiuntamente, la questione del dilemma fra una democrazia concepita come puro strumento di regole e una democrazia intesa come insieme di valori (cf le pagg. 372 ss.): con il rischio che la democrazia venga intesa come “mera procedura”, indipendentemente da un sistema di valori che la legittimi e la fondi. L’alleanza tra democrazia e relativismo etico toglie alla convivenza civile ogni sicuro punto di riferimento morale e la priva, più radicalmente, del riconoscimento della verità. Lo strumento maggioritario viene eretto ad unico criterio di discernimento. Toso rammenta, allora, il pericolo insito nell’accettazione di questa concezione della democrazia: se non esistono valori in grado di offrire un fondamento razionale ed etico e di porre un limite, anche giuridico, alle decisioni della maggioranza, ogni scelta è esposta a non avere confini morali. Si instaura il prepotere della maggioranza. È la comune ricerca della verità e del bene che consente di individuare valori condivisi da tutti, e di trovare un terreno di incontro anche con i non credenti e con quanti appartengono a fedi diverse da quella cristiana (p. 373).

Nel nostro tempo, non bisogna mai dimenticarlo, rimane in gran parte aperta la «crisi» della democrazia. La crisi attuale non è dovuta solo a problemi riconducibili alla temperie culturale neoindividualista e mercatista contemporanea. Si tratta di una crisi che viene da lontano, vale a dire dalle premesse antropologiche individualiste ereditate dalla cultura moderna. Al superamento di tale crisi è indispensabile l’apporto della testimonianza e della riflessione critica dei credenti: essi sono chiamati a superare la visione della persona come essere radicalmente libero ed utilitario. Di qui l’istanza di riannodare la libertà delle persone con la verità e con il bene, per “una politica sana, capace di riformare le istituzioni, coordinarle e dotarle di buone pratiche,… che opera sulla base dei grandi principi, pensando al bene comune a lungo termine”, nell’ambito di un “progetto politico, sociale, culturale e popolare che tenda al bene comune mondiale” (p. 380). Solo per questa via sarà possibile “uscire dalla crisi della democrazia” (p. 385 e ss.).

In questa linea si pone, anche per i credenti, il problema della “laicità dello Stato” (cf pagg. 419 e ss.), intesa tuttavia non come elisione o mortificazione dei valori religiosi, ma come presa d’atto della doverosa distinzione tra “regno di Dio” e “regno di Cesare”. Dire Stato “a-confessionale e laico“non significa “l’essere indifferenti, e tantomeno ostili, nei confronti dei valori religiosi”, ma delineare uno Stato che, a partire dal riconoscimento della libertà religiosa, non pretende di relegare la religione nella pura sfera del privato ma “riconosce che essa esula dalla competenza delle comunità politiche in quanto le trascende”, riconoscendo di conseguenza la “funzione sociale rilevante” che la religione ha anche al fine di “alimentare e orientare la vita politica” (p. 419).[5]

Ampio spazio è dedicato, nel volume di Toso, anche alla “questione ecologica”, assunta – in linea con il magistero di Benedetto XVI e di Papa Francesco – a “nuova dimensione“della tradizionale Dottrina sociale della Chiesa. Al tema viene dedicato un ampio capitolo (il XIII, pp. 481-518) in cui le tematiche ecologistiche sono chiaramente inserite nella nuova visione della Dottrina sociale della Chiesa quale emerge dai più recenti pontificati; sull’onda, del resto, di una sempre maggiore consapevolezza dell’importanza della cura e della salvaguardia dell’ambiente.

Alla base della riflessione condotta in questo capitolo sta la preoccupazione di Papa Francesco – come, del resto, della più avveduta cultura del nostro tempo – per il crescente degrado dell’ambiente: si tratta di passare da una “ecologia superficiale” a una “ecologia integrale”, grazie ad una nuova e più aggiornata “cultura ecologica”(p. 482). A questo riguardo l’Autore riconosce che, rispetto al precedente magistero sociale, vi è stata indubbiamente, sui grandi temi, una sostanziale “continuità” ma si è verificata anche, soprattutto in ordine alla “questione ecologica”, una “discontinuità” (cf p. 486). Non si tratta di accedere ad una sorta di cultura neopagana dimentica della centralità della persona umana, bensì di assumere consapevolezza del fatto che il destino dell’uomo e quello della terra sono strettamente legati fra loro. È in atto nel mondo una “crisi ecologica globale”, che pregiudica non solo il futuro delle specie animali e vegetali, ma della stessa umanità (p. 488). Di qui la necessaria presa di coscienza – e di un vero e proprio “discernimento” – di un problema dalla cui soluzione dipende il futuro stesso dell’umanità. In questa linea il progetto di una “ecologia integrale” si fonda in un “nuovo umanesimo” ispirato ad una “antropologia globale, sociale, relazionale, aperta alla Trascendenza“(p. 490), a partire da una “spiritualità ecologica di tipo cristologico ed escatologico che si incarna concretamente in una conversione ecologica, pastorale, comunitaria”, in grado di aprire nuovi orizzonti tanto alla teologia quanto alla politica e che dovrà impegnare fortemente quanti sono dediti al sociale in vista della realizzazione di un progetto di “ecologia integrale” (p. 499). Si impone così “l’urgenza di un nuovo umanesimo capace di integrare storia, cultura, economia, architettura, vita quotidiana” (p. 508), in vista del quale appare necessario un rinnovato impegno dei credenti, in un contesto di fecondo “dialogo delle religioni e delle scienze” (p. 518). Si sottolinea qui l’importanza dell’esperienza religiosa, “nel cui grembo risiedono quei principi etici che danno senso alla vita e guidano la condotta delle persone”.

Le problematiche relative alla “questione ecologica” sono sviluppate anche nel successivo capitolo su “Le premesse gnoseologiche ed etiche di un’ecologia integrale” con riferimenti ad importanti tematiche, da quella della “dimensione in senso personalista della cultura ambientale” alla valorizzazione di un’etica della solidarietà e della giustizia, e dunque del “bene comune universale”, sempre in prospettiva ecologica.[6]

Verso la conclusione della sua ricerca Toso non manca di affrontare le tematiche afferenti al mondo della comunicazione (cf Cap. XV- “I mezzi di comunicazione sociale e la convivenza umana” pp. 628) mostrandone l’importanza anche ai fini della migliore conoscenza della realtà e della corretta formazione delle coscienze. Contro ogni riduttiva tendenza ora all’uso sovrabbondante ora alla svalutazione dei nuovi media, Toso ne riconosce l’importanza ma ne mette contemporaneamente in evidenza anche i rischi di manipolazione: di qui l’esigenza di una severa sorveglianza dei pubblici poteri in ordine al rischio di un uso distorto e strumentale dei mass-media: con l’auspicio che anche in questo ambito sia operante una attenta vigilanza critica. Si tratta, dunque, di evitare “demonizzazioni o battesimi affrettati” e di procedere, nello stesso tempo, alla “formazione di un’adeguata opinione pubblica” (p. 618).

Per quanto riguarda il fenomeno migratorio, l’Autore auspica una realistica mediazione tra il dovere dell’accoglienza e i diritti dei popoli ospitanti (cf p.584): “i flussi di migrazione vanno regolati con legislazioni adeguate, ma sempre tenendo presente il dovere della solidarietà nei confronti di comunità assoggettate al degrado e all’estrema povertà, senza dimenticare tuttavia il dovere primario dei paesi più avanzati di concorrere attivamente al progresso dei popoli in via di sviluppo affinché possano esercitare anche il previo diritto a non emigrare(cf p. 593), di rimanere nel proprio Paese (p. 584).

In riferimento, infine, all’ultimo capitolo, quello sull’Europa (pp. 619 e ss.) convinta, ma non acritica, è la posizione europeista dell’Autore, con la forte sottolineatura del dovere della comunità europea di costruirsi come unione di popoli“protesi verso la realizzazione dell’unione comune”, rifuggendo dalla tentazione tanto di un nazionalismo esasperato quanto di una vanificazione di una millenaria tradizione di civiltà (pp. 652-653).

Non è possibile, in questa sede, fermarsi analiticamente su questo importante – e per molti aspetti innovativo – capitolo del volume, comunque – come appena detto – di chiara e convinta impostazione europeista.

Conclusione

 L’importante volume del vescovo Toso, del quale si è cercato di cogliere, a grandi linee, le strutture portanti, rappresenta l’avvio a successive ricerche grazie alle quali potrà essere messo a fuoco una sorta di “nuovo corso“della dottrina sociale della Chiesa, con il prepotente ingresso in essa di importanti e sin qui soltanto sfiorate tematiche, come quelle relative alle problematiche delle migrazioni, dell’informazione-comunicazione e, soprattutto, alla questione ecologica. Il Compendio della dottrina socialedella Chiesa, elaborato all’inizio del secolo,[7]appare meritevole di integrazione nelle aree di studio e di ricerca dinanzi indicate, così da completare il quadro tracciato da Leone XIII per la “questione sociale del lavoro”, da Pio XII in ordine al tema della democrazia, dal Magistero del Concilio Vaticano II e dei pontefici che da allora si sono susseguiti in ordine alle nuove problematiche emergenti nel XX secolo.

Grazie a questo Magistero, la Chiesa ha potuto misurarsi criticamente e alla fine riconciliarsi, con la modernità, valorizzandone gli aspetti positivi. Come anche – dopo lunghe esitazioni e riflessioni, ruotando sull’asse di un personalismo comunitario, aperto alla Trascendenza – è giunta a riconoscere la democrazia come possibile ed anzi preferenziale forma di governo, ponendo così fine ad una lunga stagione di conflittualità tra la Chiesa e gli Stati dell’Occidente. Ma la questione ambientale era rimasta sino ad allora sullo sfondo e si deve ai pontefici Benedetto XVI e Francesco l’averla proposta in tutta la sua gravità, al punto da far ritenere in parteobsoleto il grande quadro generale tracciato dal Compendio, così da aprire nuovi, ed ancora in parte inesplorati, orizzonti al Magistero sociale della Chiesa.

La lettura di questo vero e proprio “trattato” di etica sociale cristiana di Toso suggerisce due spunti conclusivi. In primo luogo, appare necessario – alla luce degli importanti apporti alla Dottrina Sociale della Chiesa forniti dai pontefici Benedetto XVI e Francesco, provvedere a un aggiornamento del testo base della Dottrina sociale apparso nel 2004; anche perché è emersa prepotentemente – come decisiva per il futuro del pianeta – la dimensione in senso lato “teologica” delle problematiche ambientali, giustamente considerate da Papa Francesco come la cartina tornasole cui fare riferimento per affrontare questioni determinanti per il futuro stesso del pianeta Terra.

In secondo luogo, potrebbe essere assai utile, soprattutto in vista della necessaria riflessione della Chiesa italiana sulle problematiche sociali, pensare a una “edizione ridotta“di questo poderoso volume (che, per la sua ampiezza e la sua complessità, non è di agevole lettura per il lettore non esperto nella materia) che ne riprenda le linee essenziali e le più felici espressioni: una sorta di “introduzione, più semplice ed agevole, destinata a non specialisti per i quali potrebbe rappresentare un primo importante passo in vista di un più diretto ed approfondito confronto con una componente tutt’altro che marginale del messaggio evangelico quale è, appunto, la Dottrina sociale della Chiesa.

In un’epoca di transizione, come è quella che la Chiesa e la società italiana stanno oggi vivendo, è fortemente avvertita la necessità di una lucida lettura di insieme delle mutazioni in atto nei vari ambiti delle scienze sociali, a partire dalla già richiamata emergenza della “questione ecologica“. Si imporrà, a questo riguardo, un più stretto raccordo fra Dottrina sociale della Chiesa e le scienze umane, nella linea indicata da Toso nella sua ricerca; ma, nello stesso tempo, occorrerà recuperare il filo, che si è andato un poco smarrendo, della stretta relazione che intercorre fra il destino della comunità cristiana e il destino del mondo: non si tratta di due parallele destinate a non incontrarsi mai, bensì di “compagni di viaggio“ talora inconsapevoli, a partire dal riconoscimento del fatto che quelli della Chiesa e quelli della storia, benché distinti, non sono due realtà destinate a non incontrarsi mai.

La densa e utile riflessione di Toso sulla famiglia, sul lavoro, sull’economia, sulla politica, sulla ecologia, sui mass-media, mostra l’importanza di questa relazione, in piena fedeltà al grande progetto del Vaticano II, quello della necessaria “riconciliazione” tra vita della Chiesa e vita del mondo.

Giorgio Campanini

Note

[1]M. Toso, Dimensione sociale della fede. Sintesi aggiornata di dottrina sociale della Chiesa, LAS, Roma, 2021, pp. 669. Manca una nota bibliografica finale – che avrebbe potuto fornire alcuni generali punti di riferimento – ma supplisce a questa lacuna l’ampio apparato critico posto in nota nei vari capitoli.

 

[2]Cf Benedetto xvi, Caritas in veritate(2009) e Papa Francesco,Evangelii Gaudium(2013), ID., Laudato sì’(2015), ID., Fratelli tutti(2020). Con il magistero sociale dei due pontefici dell’inizio del XXI secolo si aprono nuovi  (e sino ad ora poco esplorati) orizzonti della tradizionale Dottrina della Chiesa.

 

[3]Dimensione sociale della fede, ecc., pp. 34-35. A questo riguardo si pone, nello specifico contesto italiano, il problema (nel volume di Toso accennato) di una valorizzazione di realtà da tempo operanti, come il “Comitato permanente delle Settimane sociali”, iniziativa tradizionale e di antica origine ma che tuttavia rischia di essere identificata soltanto con convegni periodici pur di alta qualità ma che incidono soltanto in modesta misura sulle comunità locali: per le quali si pone con forza il problema, a tutt’oggi solo in poche diocesi decisamente affrontato, della formazione sociale dei “cattolici di base”. L’invito delle Settimane sociali a preparare prima e a commentare e a divulgare poi nelle varie diocesi le problematiche affrontate a livello nazionale, viene raramente accolto; né sono diffuse ed operanti, salvo rare eccezioni, nelle realtà di base, le pur necessarie “Scuole di formazione all’impegno sociale e politico”.

[4]Cf il capitolo XI, pp. 338-439.

[5]Nella parte conclusiva del saggio, a partire dalla riflessione su “cattolici e partiti“, (p. 431 e ss.), il volume affronta – passando da una riflessione generale sulla politica allo specifico contesto italiano – anche alcuni problemi di attualità, con una puntuale critica dell’attuale presenza politica dei cattolici in Italia, caratterizzata da irrilevanza e dalla “diaspora”che l’autore del volume mostra di non condividere perché ciò equivale a ignoranza della regola procedurale della maggioranza (cf p. 432). Di qui l’esigenza di una “rifondazione della politica” e di un “nuovo protagonismo dei credenti” in campo sociale (p. 435). A giudizio di Toso, ciò che soprattutto conta è “unire le forze”, “compattarsi”, “formare nuovi movimenti, quali luoghi di elaborazione di una nuova cultura, di una nuova progettualità, di una nuova rappresentanza e di una nuova partecipazione” (p. 437), superando l’attuale frammentazione della presenza politica dei cattolici (p. 438).

 

[6]Cf pp. 519-540 e in particolare p. 520. Il capitolo, rispetto al precedente, intende proporre anche una serie di indicazioni operative in vista di una rinnovata e diversa presenza dell’uomo nella Terra.

 

[7]Cf PontificioConsiglio Della GiustiziaE DellaPace, Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 2004. L’opera fa il punto dell’insegnamento magisteriale sino agli anni 2000, ma appare meritevole di un aggiornamento in relazione al prepotente ingresso nel dibattito politico ed economico della “questione ecologica”, tema sino ad allora rimasto sostanzialmente sullo sfondo ed invece potentemente riemerso nel successivo insegnamento magisteriale. Importanti indicazioni in vista di questo ampliamento di orizzonte della dottrina sociale, non esclusi il tema della comunicazioneso e delle migrazioni, sono reperibili nel citato lavoro di Toso.