Archivi della categoria: Arte, cultura e società

Le testimonianze del Cammino sinodale in Diocesi raccontate su Tv2000

E’ andata in onda venerdì 21 gennaio, nella trasmissione “In cammino” su Tv2000 una puntata dedicata al Cammino sinodale della Diocesi di Faenza-Modigliana. Ospiti del conduttore Enrico Selleri sono stati don Tiziano Zoli, parroco di Solarolo e membro dell’équipe diocesana, e Cristina Dalmonte, nominata dal vescovo Mario referente del Sinodo assieme al vicario don Michele Morandi. Tra le testimonianze andate in onda, quella di Chiara Belosi, per quanto riguarda il gruppo sinodale degli operatori sanitari, Danilo Toni per il gruppo dei camminatori de Le Pedone, e Samuele Marchi, componente del gruppo dei giornalisti. Nei venti minuti circa di trasmissione don Tiziano e Cristina, sollecitati dalle domande del conduttore, hanno raccontato come è iniziato questo percorso nella Chiesa di Faenza-Modigliana, “un’occasione da non sprecare” hanno detto, “per cercare di trovare nuove modalità per camminare insieme”.

Il video della puntata


La mostra “Dante. Visioni del contemporaneo” fa 3.500 visitatori

Si è chiusa il 9 gennaio scorso alla chiesa di Santa Maria dell’Angelo la mostra Dante. Visioni del contemporaneo, ideata dal Museo Diocesano di Faenza in collaborazione con Magazzeno Art Gallery, Dante Plus e Bonobolabo. L’esposizione che ha riletto Dante e la Commedia nel segno della contemporaneità, a cura di Alessandra Carini, Giovanni Gardini e Marco Miccoli, ha avuto, dall’inaugurazione del 10 settembre, in tutto ben 3.482 visitatori. Una mostra che ha saputo distinguersi per il suo forte impatto visivo e concettuale che ha coinvolto nove artisti e trentadue opere provenienti dal lavoro di Dante Plus.

Venerdì 21 gennaio su Tv2000 testimonianze dalla Diocesi sul Cammino sinodale

Una Chiesa in cammino: è quello che verrà raccontato su Tv2000 venerdì 21 gennaio alle 19.30. Protagonista la nostra Diocesi di Faenza-Modigliana che presenterà come si sta sviluppando sul territorio il Cammino sinodale attraverso testimonianze dai gruppi sinodali delle parrocchie, degli ambienti di vita e delle professioni. Il video sarà poi disponibile in differita sui canali web di Tv2000.


Formazione docenti: nuovo incontro di “Orizzonte speranza” con il prof. Canevaro

Canevaro

Prosegue il percorso triennale a cura della Pastorale Scolastica diocesana che vuole offrire iniziative e un cammino comune per docenti della scuola pubblica statale e paritaria: questa la proposta di “L’orizzonte speranza”, i cui appuntamenti partiranno con un ciclo di conferenze online, monografiche e aperte, rivolte a docenti ed educatori. Mercoledì 12 gennaio si terrà il secondo incontro con il professor Andrea Canevaro che ha per tema “Le fragilità in educazione, e non solo”. L’incontro si svolgerà in modalità online dalle 18 alle 19,30.

Il padre della pedagogia sociale in Italia

Professore emerito dell’Università di Bologna e studioso di prestigio internazionale, fin dagli anni settanta del XX secolo è impegnato sul fronte dell’inclusione sociale, con particolare attenzione ed interesse nell’ambito della disabilità e dell’handicap. È ritenuto il padre della pedagogia speciale in Italia, disciplina che lui stesso ha contribuito ad implementare e diffondere nel Paese. Il suo attivismo nei settori sopra segnalati e i grandi contributi dati con le sue ricerche e studi hanno fatto di lui una figura di riferimento riconosciuta a livello internazionale nel campo della pedagogia speciale e della disabilità.

Il percorso Orizzonte speranza a cura della Pastorale scolastica

Il programma è stato concepito appunto con la logica di avviare un cammino comune di riflessione e di edificazione del bene comune attraverso l’azione educativa. “E’ abbastanza evidente – spiega Daniele Callini, incaricato alla Pastorale scolastica – che il digitale non può fare a meno di umanizzarsi, così come un’umanizzazione in contatto con la realtà non può più rinunciare, nel nuovo millennio, al digitale. La didattica è un terreno fertile per sperimentare e percorrere nuove strade proprio a questo riguardo”.

Come iscriversi

Per i docenti della Scuola Pubblica Statale il programma è scaricabile e consultabile sulla Piattaforma Sofia sulla quale, per motivi organizzativi e gestionali, il Percorso Formativo è stato suddiviso in due moduli con numero identificativo 59643 (Conferenze) e 59644 (Percorso Seminariale); l’Ufficio di Pastorale Scolastica si avvale della collaborazione delle Scuole della Fondazione Marri–S. Umiltà di Faenza, pertanto, troverete come ente promotore della formazione in piattaforma le Scuole S. Umiltà. Per i docenti della Scuola Pubblica Paritaria l’iscrizione all’evento del 12 gennaio avviene tramite i relativi moduli Google reperibili al seguente link: https://forms.gle/iSsJubtxeg3SrU4ZA

“Fine vita. Il punto tra dottrina della fede, legislazione statale ed esperienza medica”. Il libro a cura di monsignor Mario Toso

Un libro per approfondire una delle tematiche più dibattute degli ultimi anni: è questo che affrontano le 99 pagine di “Fine vita. Il punto tra dottrina della fede, legislazione statale ed esperienza medica”.  Il volume, edito dalla Tipografia Faentina, è a cura del vescovo monsignor Mario Toso, e raccoglie i contributi di Paolo Carlotti (Pontificia Università Salesiana), dell’avvocato Paolo Bontempi e del dottor Angelo Gambi.
In questo volume, corredato di tabelle e grafici a supporto del lettore, si affronta una delle tematiche più vive e più dibattute, quella dell’eutanasia o, meglio, quella della cura delle persone nelle fasi critiche e terminali della vita. Su questo tema si misura il grado di civiltà di una società e delle sue molteplici culture.

La Chiesa di Faenza-Modigliana si è interrogata di fronte alla Lettera Samaritanus bonus della Congregazione per la Dottrina della fede (2020). Si è domandata come tradurre il messaggio della parabola del Buon samaritano nella capacità di accompagnamento della persona malata nelle fasi terminali della vita in modo da assisterla rispettando e promuovendo sempre la sua inalienabile dignità umana, la sua chiamata alla santità.

Il volume, dal costo di 10 euro, è acquistabile alla libreria Cultura Nuova di Faenza (piazza XI Febbraio) o rivolgendosi alla Curia diocesana.
Gli abbonati de il Piccolo riceveranno in omaggio questa pubblicazione con l’anno nuovo.


Faenza ricorda il sindaco Antonio Zucchini, cattolico “integrale”

Una serata per fare memoria e guardare con più consapevolezza il presente e il futuro. Venerdì 10 dicembre la Diocesi e il Comune di Faenza hanno ricordato il sindaco Antonio Zucchini, a 50 anni dalla morte. La serata ha visto gli interventi di illustri relatori: il vescovo Mario Toso, il sindaco Massimo Isola, il professor Roberto Balzani, oltre ai familiari del sindaco (1920-23) che subì la violenza fascista, ma che non perse mai la propria coerenza. «Antonio Zucchini era convinto che il fulcro irradiante e luminoso della trasfigurazione della vita umana fosse il sacrificio del Signore Gesù, accolto, celebrato, vissuto – ha detto il vescovo -. Tutto l’impegno culturale e politico del credente gravita nella comunione con il Cristo eucaristico. È da tale comunione che scaturiscono novità di visione e di pensiero, nuove culture e nuovi umanesimi, capacità di discernimento. Al pari dei cattolici che, alla fine dell’800 e all’inizio del ‘900, si alimentarono dei contenuti e del sapere sapienziale della Rerum novarum”, della dottrina sociale ispirata dal Vangelo, anche Antonio Zucchini colse nella matrice culturale del cristianesimo, il fondamento di una socialità e di una democrazia strutturate dai principi della libertà legata alla verità, della fraternità, dell’uguaglianza e della giustizia».

La riflessione del vescovo Mario Toso

WhatsApp Image 2021 12 20 at 10.50.08 2

«Grazie alla sua fede adamantina – prosegue il vescovo – divenne un democratico convinto. Come ebbe a dire con efficacia Elio Assirelli, in occasione del Convegno degli ex allievi salesiani del maggio 1971, più che per “natura” (Antonio Zucchini era di famiglia nobile) fu un democratico per vocazione, ossia per il suo essere cristiano».

«Muovendo sempre dalla prospettiva cristiana della vita e dell’impresa – ha sottolineato il vescovo – afferma convintamente il principio che l’operaio deve essere fatto socio, compartecipe della produzione e dei suoi utili. Una visione ancora oggi innovativa a fronte di imprese spesso strumentalizzate dal profitto per il profitto. Parimenti, rivendica, come elementi di un’unica concezione della morale e del diritto, sia la libertà sia il rispetto delle personalità. Non si può affermare l’una senza l’altro. Né si prescinde dall’una senza prescindere dall’altro. L’economia non è separata dalla morale, anche se non si identifica del tutto con essa. Va coniugata con il diritto e la giustizia. Don Luigi Sturzo spesso ripeteva che una economia senza morale diventa diseconomia. Più vicino a noi, papa Benedetto XVI, nella Caritas in veritate, ha espresso concetti analoghi, allorché scrisse che l’economia, in quanto attività dell’uomo e, proprio perché umana, deve essere strutturata e istituzionalizzata eticamente, fraternamente. Non è estraneo alla stessa fonte ispiratrice il motto che spesso, come sindaco o come tessitore di un nuovo progetto politico per i cattolici faentini, pronunciava e che opportunamente è stato scelto come titolo dell’incontro: “niente alla violenza; molto, anzi, tutto alla giustizia”. Per Zucchini, la politica è in grado di far progredire le persone allorché è animata dalla carità, virtù teologale. In definitiva, Antonio Zucchini ha impersonato una figura di cattolico «integrale» (non integrista), che intendeva vivere la fede in tutte le dimensioni della vita e che faceva gravitare l’impegno sociale e politico nell’unità di vita con Cristo. Tale unità non consentiva separazione alcuna tra fede e politica, bensì armonia nella distinzione, il più possibile».

«In questo nostro tempo, invece – conclude – la fede religiosa non sembra più conformare, ossia non pare più riuscire a unificare i vari comportamenti dei credenti. Sicché essi tendono a vivere una netta separazione tra fede e impegno sociale-politico, tra ragione e politica. È indubbio che questo modo di pensare di non pochi cattolici pone per la Chiesa una questione teologica ed ecclesiologica, una “questione cattolica” direbbe Gianfranco Brunelli, non piccola. È indubitabile che ancora oggi, come mondo cattolico, abbiamo molto da imparare da coloro che ci hanno preceduto. I tempi sono mutati, ma non può cambiare l’amore che lega i credenti a Cristo, che è venuto per instaurare tutte le cose in Lui, compresa la politica. Questa, se vissuta con l’amore di Cristo, mantiene e fortifica la sua autonomia laicale».

Il ricordo dei famigliari e del mondo delle associazioni

Nel corso della serata il sindaco Isola ha ripercorso nel dettaglio la vita di Zucchini, «uomo contemporaneo» che non accettò compromessi col fascismo. Il professor Balzani ha poi illustrato il contesto storico difficile nel quale dovevano agire i sindaci nel periodo successivo la Grande guerra e la scelta di «un’altra strada al fascismo», coerente ai propri valori, che intraprese Zucchini.

A seguire sono intervenuti i pronipoti dell’ex sindaco. Alberto Fuschini, (presidente Anpi) ha ricordato Antonio Zucchini come una di quelle persone «che non presero le armi, ma che con il loro esempio rappresentarono e rappresentano delle figure chiave per la nostra città, per la nostra comunità. Un personaggio che fu sempre un obiettivo dei fascisti, che oltre le botte, lo minacciarono per anni e seppe resistere a tutte queste violenze e minacce, perché i faentini di allora lo vedevano come simbolo e credo che lui non si arrese mai al fascismo, proprio perché aveva la comunità al suo fianco». Francesco Zucchini è il curatore dell’archivio privato della famiglia Zucchini, principale fonte delle memorie su Antonio. «Più di venti anni fa iniziai a catalogare e studiare l’archivio – ha detto – che è ancora nello stesso studio che fu prima di Carlo e poi di Antonio. È mio auspicio che questa serata possa rilanciare l’interesse e gli studi sulle due figure di Carlo e di Antonio così diverse caratterialmente ma così simili nell’incarnare l’ideale del “cattolico integrale”». L’evento è stato arricchito dagli intermezzi musicali a cura di Paolo Frapoli. Al termine, l’omaggio degli scout con il canto Vergine di luce.


Coldiretti ha inaugurato l’ampliamento della sede di Faenza di via Volta

Con la tavola rotonda dedicata al tema Il Distretto del Cibo – Un progetto concreto per la frutticoltura’, Coldiretti ha inaugurato nella mattinata odierna l’ampliamento della sede di Faenza di via Volta, ora potenziata con i nuovi locali al civico 3 che ospitano servizi e uffici ancora più accessibili, moderni, a misura di Socio e Cittadino. Alla presenza del sindaco di Faenza, Massimo Isola, del vescovo della Diocesi di Faenza-Modigliana, monsignor Mario Toso e del Presidente di Coldiretti Emilia-Romagna Nicola Bertinelli, il presidente di Coldiretti Ravenna Nicola Dalmonte ha aperto l’incontro presentando in sintesi la proposta di Distretto avanzata già a partire dal settembre 2020 dall’Organizzazione agricola e ora entrata nella fase operativa al fine di valorizzare uno dei comparti chiave dell’economia faentina, provinciale e regionale: “L’ortofrutta è il settore che più di tutti subisce gli effetti dei cambiamenti climatici e delle calamità naturali, basti pensare – commenta Dalmonte – che le gelate del 2020-21 hanno dimezzato la produzione, con la provincia di Ravenna tra le più colpite a livello regionale e nazionale. Allo stesso tempo è uno dei comparti maggiormente distintivi per la nostra agricoltura, interessando un grandissimo numero di aziende agricole e di persone che operano direttamente nel comparto e nell’indotto. Il Distretto diventa quindi oggi essenziale sia per garantire attenzione e sostegno economico alle imprese, al fine di garantirne piena sostenibilità economica, ma anche per generare quel rilancio del comparto che parta dai produttori per coinvolgere poi strutture di commercializzazione, mondo della ristorazione e dell’ospitalità, istituzioni nella promozione e valorizzazione di prodotto, ma anche nella ricerca, logistica e innovazione”.

Il vescovo Mario: “Il lavoro va tutelato, una migliore qualità non deriva solo dalla tecnica”

Un progetto, quello del Distretto, condiviso dal primo cittadino di Faenza che ha posto l’accento sulla “necessità di tutelare il patrimonio ortofrutticolo locale difendendone la produttività e valorizzando la qualità e l’identità forte delle nostre eccellenze e di un intero territorio, come appunto si propone di fare il nuovo Distretto del cibo”.

Monsignor Mario Toso ha ampliato lo sguardo all’aspetto sociale dell’agricoltura richiamando la necessità di tutelare il lavoro perché – ha detto – “una migliore qualità non deriva solo dalla tecnica, ma da persone che operano in campo con passione e amore contribuendo ad aumentare la qualità della vita di tutti noi”.

Prima delle conclusioni affidate al presidente di Coldiretti Emilia-Romagna Nicola Bertinelli si sono susseguiti alcuni interventi dalla platea con Giuliano Donati, presidente GranFrutta Zani, che ha ribadito l’importanza di “difendere la sostenibilità economica e sociale/occupazionale del sistema sia tutelando il reddito dei produttori che comunicando bene e meglio al consumatore finale, duplice obiettivo del Distretto. come vuole fare il Distretto che è segnale di cambiamento.

Raffaele Drei, Presidente Crpv ha sottolineato come “nonostante costi di produzione più alti la frutticoltura ha resistito grazie alle persone, alle loro idee e qualità, centrali anche all’interno del progetto di Distretto”.

Un progetto, ha aggiunto Carlo Dalmonte, presidente Caviro, “che unisce prodotto e territorio, in una operazione già perseguita con successo dal mondo del vino perché consente di differenziarci, distinguerci, farci scegliere anche in un mercato globale”. Parola anche alla politica con il Senatore faentino Stefano Collina che ha plaudito l’idea del Distretto, “in grado di attrarre e creare valore aggiunto in un mercato che troppo spesso scarica costi e problemi sul primo anello della filiera”, quello dei produttori, rappresentati anche da Damiano Banzola, Amministratore di Agrintesa, efficace nel richiamare proprio i coltivatori a perseguire con forza e coesione gli obiettivi di valorizzazione insiti nel progetto lanciato da Coldiretti.

Chiusura affidata al presidente Bertinelli che ha ricordato le grandi opportunità che si prospettano oggi per l’agricoltura e la frutticoltura regionale e nazionale “sia grazie alle risorse previste nel PNNR, con investimenti importanti nella logistica, da sempre gap del nostro Paese, sia nel campo della sostenibilità, al fine di tracciare nuove possibilità di sviluppo dell’attività agricola all’interno di un patto tra uomo e natura che limiti gli effetti dei cambiamenti climatici. Al contempo, grazie a Coldiretti – ha detto – si sta rivoluzionando l’equilibrio di mercato mediante l’approvazione del Decreto contro le pratiche sleali che riporterà equità all’interno della filiera e tramite le risorse previste nella Legge di Bilancio per la difesa passiva. Dentro a questo quadro – ha terminato Bertinelli – il Distretto della frutta diventa un’arma in più per riempire ulteriormente di valore e distintività le nostre produzioni”.


Riapre la mostra “Dante. Visioni del contemporaneo” ideata dal Museo Diocesano

Nell’ambito delle iniziative faentine dei Giardini di Natale, grazie al supporto dell’Auser di Faenza sarà prorogata l’apertura della mostra Dante. Visioni del contemporaneo (ideata dal Museo Diocesano di Faenza, in collaborazione con Magazzeno Art Gallery, Dante Plus e Bonobolabo) alla chiesa di Santa Maria dell’Angelo. Finora l’esposizione che unisce Dante e arte contemporanea ha avuto un grande successo di pubblico, con oltre 2.600 visitatori.

La mostra sarà visitabile dall’11 dicembre fino al 9 gennaio 2022, dalle ore 15 alle ore 18, tutti i giorni, tranne il 25 dicembre.

Seminario. Inaugurati i nuovi locali della scuola Europa, “spazi per la formazione integrale”

Una grande festa per un patto educativo che ha coinvolto tutta la comunità. Venerdì 3 dicembre sono stati inaugurati i nuovi locali della scuola media Europa, ospitati all’interno del Seminario Pio XII. La cerimonia ha visto la presenza del vescovo Mario Toso, del sindaco Massimo Isola, del rettore del Seminario don Michele Morandi, e della dirigente scolastica dell’istituto Raffaella Valgimigli. È seguita poi la conferenza di Stefano Versari, capo dipartimento del Miur.

Una tappa di un cammino vocazionale

Quella di venerdì è stata una nuova tappa di un cammino che il Seminario porta avanti da sempre, nella sua vocazione, per la formazione integrale della persona. Tra queste tappe, l’inaugurazione, nel 2018, della biblioteca Cicognani, a cui è seguito il cortile interno inaugurato nel giugno scorso. Nel 2020 è stata inaugurata l’aula magna, intitolata a Francesco e Gabriella Bandini, luogo di confronto e dibattito. Inoltre all’interno del Seminario sono presenti diverse comunità, come la fraternità dei giovani universitari e lavoratori, o la Propedeutica. «Questa grande casa – ha sottolineato don Michele Morandi – è un luogo per l’incontro tra persone in un frangente che non è certo secondario nella vita: l’apprendimento, lo studio, la ricerca vocazionale, la ricerca di Dio, la vita fraterna. Una scuola, in questo luogo ora messo in sicurezza, è collocata nel posto giusto oltre che per la funzione anche per il segno che questa grande casa vuole essere per Faenza: la formazione integrale della persona, nello spirito del più autentico contributo che la comunità cattolica può offrire al mondo e alla società all’interno della sua missione”.

Le parole del rettore, don Michele Morandi

«Un raccontino tra tanti – prosegue don Michele -. Un vecchio in sella ad una bici ondeggiante, il giorno di Natale, l’anno scorso, ha suonato al campanello del seminario. Si è presentato dicendo: “sono un ex seminarista ho 91 anni, sono un bisnonno, mio nipote viene a studiare qui, so che fate le vetrate nuove: Buon Natale” e mi ha dato 50 euro. Vive una fatica la comunità cristiana a Faenza e in Italia? Sì, è fuori discussione – conclude il rettore -, ma finché ci saranno amicizie, rapporti e solidarietà radicati nei valori più autentici del nostro patrimonio culturale cristiano, anche tra istituzioni, possiamo guardare al futuro con occhi brillanti anche se incastonati in un viso a volte indurito dal lavoro che concede poca tregua: insieme è possibile. Questa scuola è segno che è possibile, perché, se lanciamo via interessi di parte e teniamo al centro l’essere umano, cercando di rispondere alle esigenze profonde del cuore, non ci possiamo sbagliare e costruiamo qualcosa di serio per il futuro dei nostri giovani».

Nota del Seminario sugli aspetti contabili

In relazione all’inaugurazione della scuola media Europa, il Seminario Vescovile Pio XII intende precisare quanto segue. «L’operazione della ristrutturazione dell’ala del Seminario locata al Comune di Faenza per la scuola media Europa – si legge nella nota fatta pervenire alla redazione – a fronte di spese preventivate di 4,2 milioni di euro fronteggiate con risorse proprie e con un mutuo che verrà pagato anche con il canone di locazione, vede raggiunto l’obiettivo di conservazione di parte del complesso del seminario e di un’offerta formativa variegata alla comunità faentina». A oggi la proprietà è riuscita a restare dentro la spesa prevista. Per fronteggiare i costi il Seminario ha acceso un mutuo, fino a 3,5 milioni di euro, che affronta con il canone d’affitto per il valore di 225mila euro per la scuola e 19mila euro per il parcheggio da 70 posti auto. «Sotto l’aspetto contabile – prosegue la nota – l’intervento si presenta sostenibile anche se il ritorno economico servirà al pagamento delle tasse, degli interessi sul mutuo e ad affrontare gli interventi di manutenzione straordinaria e imprevedibile che si presenteranno nei 25 anni di locazione». «Non un’operazione prettamente commerciale – precisano dal Seminario -, ma un intervento in condivisione e compartecipazione alla gestione educativa della comunità faentina perché a ben vedere il canone venticinquennale pagato dal Comune consentirà al Seminario di recuperare le risorse finanziarie impegnate compreso il mutuo acceso e il limitato utile residuo ad affrontare le necessità che si presenteranno».

L’Immacolata Concezione della chiesa di San Francesco: il libro di Luisa Renzi Donati

«L’8 dicembre 1854 papa Pio IX lesse il testo della bolla con cui definiva solennemente il dogma dell’Immacolata Concezione. Forse a questa definizione, punto di arrivo di un lungo percorso, aveva collaborato anche la Diocesi di Faenza».

Questa la tesi da cui parte la ricerca di Luisa Renzi Donati nel suo ultimo libro. Un cammino tra arte, storia e devozione: “L’Immacolata della chiesa di San Francesco a Faenza” è pubblicato dalla Tipografia Faentina con il contributo della Diocesi di Faenza-Modigliana.

Il libro approfondisce gli aspetti salienti della tesi di laurea in Storia dell’arte che l’autrice ha presentato all’Università di Bologna, relatore il prof. Daniele Benati. Dalla diffusione del culto mariano all’analisi dell’iconografia della Vergine fino ai dipinti e targhe devozionali, le 167 pagine del libro conducono il lettore in un viaggio che sarà approfondito sabato 4 dicembre alla 18.30 proprio alla chiesa di San Francesco. All’evento, oltre all’autrice e al vescovo monsignor Mario Toso, interverrà anche la professoressa Marcella Vitali.

La presentazione del vescovo Mario

Immacolata Concezione San Francesco

«In questa sua ultima opera Luisa Renzi Donati ha inteso approfondire il rapporto tra arte e fede in un momento di grave crisi sanitaria, sociale ed economica – commenta il vescovo Mario Toso, promotore della pubblicazione -. Lo ha fatto partendo da un’immagine mariana, quella dell’Immacolata di San Francesco in Faenza, tra le più antiche e venerate nella nostra Diocesi, a cui ci si è rivolti nel corso dei secoli nei momenti di avversità, soprattutto per i bisogni della campagna, e ha posto in stretta correlazione fede, purezza e bellezza, che insieme possono condurre a un profondo rinnovamento spirituale».

«Nelle vicende della nostra Chiesa che vive in Faenza-Modigliana, come bene ci illustra l’autrice, è possibile riconoscere una piena corresponsione a quel crescendo di devozione e pietà che ha condotto alla definizione del dogma mariano – prosegue il vescovo -. L’autrice prende in esame l’Immacolata di San Francesco, l’antica icona risalente a quei tempi tardomedievali in cui il culto iniziava a diffondersi e che le monache Clarisse di Faenza, prime proprietarie, affidarono ai loro confratelli francescani».

La Vergine «della tenerezza»

La Madonna che i faentini venerano da circa cinquecento anni con il nome di Concezione nella chiesa dei francescani è un’icona antica, che secondo la tradizione sarebbe stata trovata in una legnaia del convento delle clarisse. Raffigura la Madonna che stringe a sé il Bimbo Gesù e accosta la sua guancia a quella di Lui secondo la tipologia bizantina molto diffusa della Vergine Glicofilusa o «della tenerezza», che esprime l’intensità del rapporto affettuoso tra la madre e il figlio.

«L’Immacolata di San Francesco, pur essendo rimasta inalterata nella composizione, come dimostrano le analisi compiute, ha subito molti restauri e ridipinture, destino comune alle immagini oggetto di grande devozione nel corso dei secoli – prosegue il vescovo nella presentazione -. Per più di due secoli furono i membri della Confraternita dell’Immacolata a prendersi cura della venerata immagine, a promuoverne il culto e a impegnarsi a celebrare la festa dell’8 dicembre con grande solennità.

I confratelli costituirono gradualmente a proprie spese un tesoro di suppellettili liturgiche, andato in gran parte disperso. Dai registri che li riguardano, conservati nell’Archivio di Stato di Faenza, traspare un grande amore alla Madre di Dio e una fiducia certa nella sua protezione.

Il ruolo della Chiesa faentina

«Anche la Chiesa faentina si unì al coro di inviti rivolti al pontefice nel corso del XIX secolo affinché decretasse il dogma dell’Immacolata Concezione di Maria – sottolinea il vescovo -. Monsignor Giovanni Maria Mastai Ferretti ereditò dalla madre e dalla famiglia una devozione mariana, semplice, ma profonda che conservò negli anni.

In qualità di “Cardinale Protettore” del Collegio Emiliani di Fognano, prima di ascendere al soglio pontificio con il nome di Pio IX, ebbe modo di conoscere e stimare profondamente suor Rosa Teresa Brenti, fondatrice e priora di quella Congregazione. La religiosa gli inviò una lettera da Fognano, datata 28 marzo 1848, in cui chiedeva al Papa di “vedere riconosciuto dalla Chiesa tutta Cattolica, come articolo di fede, il mistero dell’Immacolata Concezione di Maria Santissima come verità indubitata”».

«Con la pubblicazione di questo volume– conclude monsignor Toso – si intende contribuire a promuovere la devozione mariana, da sempre fortissima a Faenza, che ci è stata trasmessa di generazione in generazione e che è nostro dovere trasmettere alle future, con l’incrollabile fiducia che Maria non abbandona i suoi figli e che con la sua materna protezione si affronta e si supera ogni difficoltà».