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La Lettera apostolica “Desiderio Desideravi”: la celebrazione è un reale coinvolgimento esistenziale con Gesù

desiderio desideravi papa

Prosegue la riflessione di Papa Francesco sull’attuazione della riforma liturgica. Dopo “Traditionis Custodes”, nella nuova Lettera apostolica “Desiderio Desideravi” egli consegna alla Chiesa un testo sulla formazione del popolo di Dio. Non un’istruzione pratica o un direttorio, ma piuttosto una meditazione che aiuta a comprendere la bellezza della verità della celebrazione liturgica (n. 21). Un invito a riscoprire, custodire e vivere la verità e la forza del rito, perché – scrive Francesco – la liturgia non ha nulla a che vedere con il moralismo ascetico. L’incontro con Dio non è il frutto di una ricerca interiore individuale del Cristo, ma è evento donato, che appartiene e coinvolge tutta la totalità dei fedeli riuniti in Lui. La comunità ecclesiale entra nel Cenacolo per la forza di attrazione del desiderio di Gesù che vuole mangiare la Pasqua con noi (Lc 22,15).

Il documento, suddiviso in 65 paragrafi, propone una serie di spunti sulla teologia della liturgia, come fondamento dell’itinerario di formazione. La celebrazione, spiega il Papa, non si può ridurre a una assimilazione mentale di una idea, ma è un reale coinvolgimento esistenziale con la persona di Cristo Gesù.

I ministri ordinati sono chiamati a prendere per mano i fedeli battezzati e iniziarli all’esperienza ripetuta della Pasqua. Il presbitero è una particolare presenza del Signore risorto, che è l’unico protagonista dell’azione celebrativa: “non lo sono di certo le nostre immaturità che cercano, assumendo un ruolo e un atteggiamento, una presentabilità che non possono avere” (57). È la celebrazione stessa, insieme con l’esercizio del ministero, che educa i sacerdoti a una qualità della presidenza, li forma con le parole e i gesti che la liturgia mette sulle loro labbra e nelle loro mani.

La Lettera “Desiderio Desideravi” chiarisce bene cosa significa nella Chiesa di oggi formazione liturgica: uno studio della liturgia, che – fuori del contesto esclusivamente accademico – guidi ogni fedele alla conoscenza dello sviluppo del celebrare cristiano, perché tutti siano capaci di comprendere i testi delle preghiere, i dinamismi rituali, la loro valenza antropologica (35). Tutto questo non si conquista una volta per sempre, ma occorre una formazione permanente, caratterizzata “dall’umiltà dei piccoli, atteggiamento che apre allo stupore” (38).

L’aver perso la capacità di comprendere il valore simbolico del corpo e di ogni creatura – chiarisce Papa Bergoglio – rende il linguaggio simbolico della liturgia quasi inaccessibile all’umanità di questo tempo. C’è la tentazione di rinunciarvi, di scadere nel didascalico. L’umanità contemporanea – per citare Guardini – deve diventare nuovamente capace di simboli e questo recupero avviene solo riacquistando fiducia nei confronti della creazione. “Se le cose create sono parte irrinunciabile dell’agire sacramentale che opera la nostra salvezza, dobbiamo predisporci nei loro confronti con uno sguardo nuovo, non superficiale, rispettoso, grato” (46).

Giuseppe Midili

direttore dell’Ufficio liturgico della diocesi di Roma e docente di Liturgia pastorale presso il Pontificio Istituto Liturgico Sant’Anselmo


Sabato 18 giugno la Festa della Famiglia a Errano

Il X Incontro mondiale delle famiglie si avvicina (22-26 giugno) e la Pastorale familiare ha organizzato un pomeriggio aperto a tutti sabato 18 giugno, con inizio alle 17 nella parrocchia di Errano (il dettaglio dell’evento sul prossimo numero, ndr).

Entro mercoledì 15 giugno è obbligatorio prenotarsi per lo stand gastronomico a Enrica 339 6111138 oppure a Elisa 340 6726468


Sinodo. Consegnata la sintesi diocesana. Il vescovo Mario: “La Chiesa è chiamata ad avere uno stile relazionale”

Annunciarlo e celebrarlo con uno stile relazionale. È questa la frase che riassume la fase d’ascolto del Cammino sinodale della nostra Diocesi. In tutto 110 gruppi guidati da un moderatore e da un segretario, per oltre 2.300 persone, si sono confrontati sulla domanda fondamentale e hanno portato i propri contributi all’équipe diocesana, che dopo un attento lavoro di lettura, preghiera e discernimento ha redatto la sintesi diocesana che è stata consegnata nell’aprile scorso a Roma.

Nel corso della celebrazione di Pentecoste in Cattedrale i referenti diocesani – il vicario generale don Michele Morandi e Cristina Dalmonte – hanno consegnato al vescovo Mario la sintesi diocesana. «Con tanta umiltà e come figli davanti al padre – hanno detto – consegniamo a Lei Eccellenza e a tutti voi, la sintesi che abbiamo inviato a Roma, frutto di questi mesi di ascolto. Eccellenza, in queste pagine sono racchiuse le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini e delle donne di questo nostro tempo: questo è il Popolo del Signore! Le consegniamo queste pagine, disponibili a costruire quanto sarà necessario perché in questa terra non venga meno l’annuncio del Vangelo».

Il vescovo Mario ha manifestato la «più sincera e profonda gratitudine a tutti coloro che, con una intelligenza d’amore, hanno reso possibile la prima fase del cammino sinodale nella nostra Chiesa diocesana». «Dalle varie testimonianze scritte – ha sottolineato monsignor Toso – emerge quel soffio dello Spirito che anima la Chiesa e la sospinge al largo in questo terzo millennio da poco iniziato. Sento il dovere di ringraziare ciascuno in particolare, ma anche quel “noi-comunione-di persone” che è stato guidato dalla unione con Cristo e tra di voi».

primosinodo

La restituzione del vescovo Mario

«Mentre siamo in attesa dei prossimi passi del cammino sinodale della Chiesa italiana – ha detto il vescovo Mario nel corso della celebrazione – non possiamo non riconoscere ciò che lo Spirito Santo ci sta dicendo a gran voce, a noi Chiesa di Faenza-Modigliana:

1.La Chiesa è chiamata ad avere uno stile relazionale. “Come stai?”. Questa semplice domanda può riallacciare legami e relazioni all’interno della nostra comunità perché al centro ci devono essere le persone con i loro volti concreti, i loro bisogni e le loro domande. Per questo non possiamo dare per scontato il dialogo, l’ascolto sincero, il riconoscere l’altro da me. La nostra Chiesa deve riscoprire il suo volto materno, paterno, fraterno: deve riuscire a comunicare con ogni uomo e donna che vive sul nostro territorio in questo nostro tempo particolare.

Vi invito fin da ora a non dare per scontate le relazioni personali, spendendo tempo e cura nell’ascolto e nel dialogo fraterno. La nostra Chiesa avrà un volto fraterno e accogliente se noi cureremo uno stile relazionale personale.

2.L’annuncio. Se lo Spirito Santo è in noi, nelle nostre comunità, non possiamo tenerlo racchiuso entro a confini e spazi definiti, altrimenti non è Lui che ci sta guidando. Egli ci invia a tutti. Non esistono recinti o confini, persone dentro e persone fuori: esistono solo discepoli innamorati della buona notizia di un Dio morto e risorto, un Dio che è amore e misericordia, un Dio che mi viene a cercare per parlarmi come ad un amico; discepoli che vanno a cercare gli altri per annunciarlo.

Vi invito, allora, a rischiare, a sbilanciarvi, a cercare le persone per parlare loro semplicemente del Vangelo e della differenza di una vita con Gesù, se è vero che con Lui o senza di Lui la vita cambia. La Chiesa sarà attraente se noi sapremo cercare le persone andando a chiamarle lì ove sono, nelle tante pieghe della società.

3.«Io vivo e voi vivrete» è la sua promessa. Lui vive e ci vuole vivi soprattutto nella liturgia, nel pane spezzato, nel vino versato, nella Scrittura, nei riti e nelle preghiere della Chiesa: mentre celebriamo Lui è presente come il Vivente e ci inserisce nella sua vita nuova. La liturgia non è la “ciliegina sulla torta” della vita dei discepoli, non è un tempo di riconoscimento reciproco o di confronto; non è solo il luogo dove comprendere, ma dove incontrare e vivere Cristo, morto e risorto. Cristo è la chiave: abbiamo bisogno di ritornare al Concilio per proseguire questo “movimento” liturgico.

Vi invito, dunque, ad entrare nelle celebrazioni con la consapevolezza che è il Signore il soggetto della celebrazione, non noi stessi. Vi invito ad affidarvi ai riti, alle parole e ai gesti che nella loro particolarità e diversità ci manifestano il Mistero di un Dio che agisce, parla, domanda, invita… un Dio presente. La Chiesa celebrerà il Risorto con gioia rinnovata se noi daremo spazio al Signore, se metteremo Lui al centro.

Annunciarlo e celebrarlo con uno stile relazionale.
Ecco, in breve, ciò che siamo chiamati fin da subito ad approfondire e a trasformare in azioni concrete. Noi tutti, nessuno escluso. Tutti siamo invitati ad andare dietro all’unico Pastore, il Pastore grande delle pecore».

Il 5 giugno in Cattedrale la presentazione della sintesi diocesana del Cammino sinodale: una comunità unita dalla fede

La Chiesa di Faenza-Modigliana ha partecipato con entusiasmo e impegno al cammino sinodale italiano e universale chiesto da Papa Francesco. La risposta del territorio è stata sorprendente sia per quantità e soprattutto per qualità. Sono state ascoltate più di 2.300 persone di ogni età, genere, condizione sociale e ambito di vita. Nei mesi da gennaio ad aprile si sono formati più di 100 gruppi sinodali. In tal modo sono raccolte le narrazioni dei malati e degli operatori sanitari, dei credenti di altre religioni, degli artisti e dei musicisti, degli scrittori e dei giornalisti, delle persone che hanno affrontato la tossicodipendenza, dei non credenti, degli universitari e dei giovani, delle persone con disabilità, degli insegnanti della scuola statale e paritaria cattolica, degli operai e dei disoccupati, degli imprenditori e dei cooperatori, dei politici e dei rionali, dei bambini e degli anziani, dei fidanzati e delle famiglie, degli adolescenti e dei loro genitori, dei presbiteri e dei diaconi, delle religiose, dei seminaristi, dei catechisti e dei volontari, dei divorziati e dei single, degli sportivi e dei migranti, dei poveri, dei movimenti, gruppi e associazioni, di tante parrocchie e zone del nostro territorio.

Alcuni dati

In totale le sintesi arrivate sono state 110, frutto del percorso realizzato dai 2.335 partecipanti (1.133 uomini, 1.202 donne, con una media d’età di 45 anni). Ogni gruppo ha organizzato in media 2,5 incontri. Complessivamente sono state coinvolte 36 parrocchie, 44 ambienti di vita e 30 organismi diocesani. Le sintesi realizzate non sono semplici verbali, ma sono frutto di un cammino sul territorio, a contatto con le persone concrete, e della condivisione di esperienze a partire dalla domanda fondamentale.

Un tessuto da rammendare

I numeri sono chiari. Questa fase di ascolto ha permesso di risvegliare una viva coscienza di comunità. Sono state riallacciate relazioni e legami, rimettendo in dialogo le persone dando uno slancio nuovo ed energico all’evangelizzazione, alle azioni caritative e associative sul nostro territorio. Le persone hanno fatto l’esperienza di essere cercate e hanno sentito che questo è lo stile della Chiesa. Ecco tracciati i prossimi passi della nostra Diocesi: l’annuncio, l’andare a cercare le persone per proporgli la buona notizia di un Dio che è amore e la celebrazione, la Sua reale presenza in mezzo a noi. Questo stile sinodale della comunità cristiana ha una ricaduta immediata sul mondo sociale: le nostre comunità si rivelano centri creativi di cultura, di nuovo umanesimo propulsive di una progettualità politica con uno sguardo ampio, con uno sguardo sulla persona. Il nostro territorio sta chiedendo che la persona torni a essere il centro della società civile, dell’agire politico, imprenditoriale, lavorativo, sociale, etc… Per questo, risulta evidente che il cammino sinodale non è solo una manifestazione dell’essere chiesa: i componenti delle comunità cristiane sono inviati, sono mandati per entrare in dialogo con il territorio, per collaborare con il mondo civile e per costruire insieme a credenti e non credenti una società che abbia al centro la persona.

La presentazione alla Solennità di Pentecoste, il 5 giugno in Cattedrale

Un segno del rinnovamento ecclesiale è l’evento che abbiamo programmato domenica 5 giugno, solennità di Pentecoste. Viene organizzato un incontro per i coordinatori dei gruppi sinodali sull’annuncio; poi in Cattedrale alle 20 ci sarà una celebrazione aperta a tutti dove verrà presentata la sintesi diocesana dell’ascolto di questi mesi. Quale segno della dimensione ecumenica dell’agire comunitario, a questa celebrazione si uniranno la comunità cattolica ucraina di rito bizantino, la comunità cattolica rumena di rito bizantino, la comunità ortodossa moldava e i rappresentanti di alcuni Comuni, tra i quali Faenza, Modigliana, Bagnacavallo.

Una così ampia partecipazione simboleggia concretamente l’importanza del cammino intrapreso e lo spessore di questo particolare evento, che oltre al valore spirituale ed ecclesiale, ha un’innegabile importanza comunitaria e sociale per il nostro territorio.


“Divieto di sosta”: dall’8 al 14 agosto campo di servizio itinerante per giovani

Di seguito alla presentazione del campo di servizio itinerante promosso dall’area “Giovani e vocazioni” della Diocesi e dai giovani di Azione cattolica.

il programma prevede tre giorni di cammino più altri tre giorni di servizio da Assisi a Spoleto, l’iscrizione è entro il 31 maggio con il versamento di una caparra di 50 euro e la riunione pre-partenza è il 30 giugno alle ore 20:30 in Seminario a Faenza.