Archivi della categoria: INIZIATIVE PASTORALI

Chiusura del Giubileo in Diocesi, domenica 28 dicembre

Cari fratelli e sorelle in Cristo,

vi scrivo rinnovando l’invito per la celebrazione eucaristica di chiusura del Giubileo della speranza nella quale eleveremo il nostro ringraziamento a Dio per la grazia che ha riversato nei nostri cuori in questo Anno santo. Vorrei leggere la chiusura del Giubileo “Pellegrini di speranza” nel contesto ecclesiale odierno, segnato dalla riscoperta dello stile sinodale, che siamo chiamati a sviluppare sempre di più.

Papa Leone XIV, in un discorso alle Équipe sinodali, ha ricordato:

«Credo che sia molto importante capire che il Giubileo è un invito alla conversione, alla riconciliazione e alla vita nuova che abbiamo ricevuto da Gesù Cristo. Vivere lo spirito della sinodalità è vivere la spiritualità del Vangelo, della comunione, del voler essere Chiesa. Questi sono aspetti che possono veramente ispirarci a continuare a essere Chiesa e a costruire cammini di inclusione, invitando tutti ad accompagnarci, a camminare con noi. Credo che sia fondamentale un’autentica conversione e che scopriamo nel nostro cuore le radici di un’autentica spiritualità che inizia con l’ascolto della Parola di Dio e continua con il disce1nimento della presenza dello Spirito, proprio laddove ci sta chiamando. Questa esperienza può accendere nei nostri cuori il desiderio di essere insieme discepoli, discepoli missionari fedeli nel cammino» (LEONE XIV, Discorso, 24 ottobre 2025).

La conversione, il voler essere Chiesa, i cammini di inclusione, l’ascolto della Scrittura e il discernimento dello Spirito, l’impegno coraggioso nel bene: è questo il cammino che non si interrompe mai e che ci chiede continuamente di rinnovare il carisma battesimale che ci rende fratelli in Cristo, Figli di Dio. Pertanto, domenica 28 dicembre p.v. alle ore 18.00 in Cattedrale, tutta la Diocesi in ogni sua componente e le comunità sono convocate per la celebrazione giubilare a conclusione dell’Anno Santo. Per permettere la più ampia partecipazione del clero e dei laici, dispongo la sospensione di tutte le S. Messe di domenica 28 dicembre 2025 dalle ore 13 .00 alle ore 24.00.

Allego un volantino per diffondere e incentivare la più ampia partecipazione.

Con il mio fraterno saluto.
Faenza, 24 novembre 2025

+ Mario Toso
Vescovo di Faenza-Modigliana

 

 

 

→ Invito del Vescovo in pdf


Presentazione della nuova Esortazione apostolica “Dilexi te” di Papa Leone

Il Vescovo S.E. Mons. Mario Toso invita tutta la Diocesi alla presentazione della nuova Esortazione apostolica Dilexi te giovedì 4 dicembre, ore 20.30 in Cattedrale a Faenza.

 

 


 

Carissimi,

il 4 ottobre papa Leone XIV ha firmato Dilexi te, l’Esortazione apostolica dedicata all’amore verso i poveri preparata da papa Francesco come approfondimento dell’Enciclica Dilexit nos. Ora l’Esortazione rivista e approvata da papa Leone XIV viene donata a tutta la Chiesa perché «tutti i cristiani possano percepire il forte nesso che esiste tra l’amore di Cristo e la sua chiamata a farci vicini ai poveri» (Dilexi te, n. 3).

Dilexi te – Ti ho amato: in quel «tu» oggetto dell’amore di Dio, non riconosciamo solo l’individuo preso singolarmente, ma la Chiesa. Ci sentiamo tutti chiamati in causa come Popolo di Dio, Chiesa di Faenza-Modigliana. Infatti, in quest’anno giubilare il papa ci invita a comprendere sempre meglio che «la proposta del Vangelo non è soltanto quella di un rapporto individuale e intimo col Signore. La proposta è più ampia: “È il Regno di Dio” (cfr Le 4, 43); si tratta di amare Dio che regna nel mondo», (Dilexi te, 97) ovvero, riguarda la dimensione pubblica della fede che ci chiama a realizzare un mondo di fraternità e pace.

«Il cristiano non può considerare i poveri solo come un problema sociale: essi sono una “questione familiare”. Sono “dei nostri”. Il rapporto con loro non può essere ridotto a un ‘attività o a un ufficio della Chiesa» (Dilexi te, 104). Pertanto, per presentare adeguatamente questo importante documento del Magistero della Chiesa, desidero invitare ciascuno di voi e le realtà che rappresentate (Parrocchie, Settori pastorali, Associazioni e Movimenti ecclesiali) alla presentazione diocesana con il prof. Stefano Zamagni, giovedì 4 dicembre p.v. nella Cattedrale di Faenza, alle ore 20.30.

A questa presentazione diocesana dell’Esortazione apostolica, seguirà domenica 28 dicembre alle ore 18 la chiusura dell’Anno giubilare con una celebrazione in Cattedrale. Invito fin da subito ogni comunità a ritenere questi due momenti diocesani prioritari rispetto ad ogni altra iniziativa parrocchiale per testimoniare «una Chiesa unita, segno di unità e di comunione, che diventi fermento per un mondo riconciliato» (Leone XIV, Omelia per l’inizio del ministero petrino, 18 maggio 2025).

Vi saluto in Cristo,

+ Mario Toso

 

 

Invito Vescovo 4 dicembre pdf

 


Rito di ammissione al Catecumenato, in Cattedrale con il Vescovo

Domenica 30 novembre, in Cattedrale alle ore 18.00, nella celebrazione eucaristica della prima Domenica di Avvento,  il Vescovo S.E. Mons. Mario Toso ha accolto Valeria della parrocchia di Alfonsine, Alket, Nashifer e Sindi della parrocchia di Pieve Cesato fra i Catecumeni, ovvero le persone che sono in cammino verso i Sacramenti pasquali (Battesimo, Cresima, Eucaristia).

→ Omelia del Vescovo Mario

Il Settore Catecumenato, ha preparato un’intenzione per la preghiera dei fedeli perché tutta la Chiesa diocesana possa accompagnare questi nuovi figli nella preghiera:

Per Valeria, Alket, Nashifer, Sindi,
e per quanti si stanno preparando a celebrare i sacramenti pasquali:
perché possano camminare sempre alla luce del Signore
e sperimentare la sua presenza nella Chiesa.
Preghiamo.

Info e contatti:

I poveri luogo teologico prima che sociologico. Sulla “Dilexi te”

mario toso presentazione libro

Premessa: farsi vicini ai poveri, vero cammino di santificazione

In continuità con l’Enciclica Dilexit nos, papa Francesco stava preparando, negli ultimi mesi della sua vita, un’Esortazione apostolica sulla cura della Chiesa per i poveri e con i poveri, intitolata Dilexi te (= DT),[1] immaginando che Cristo si rivolga ad ognuno di loro dicendo: «Hai poca forza, poco potere, ma “io ti ho amato”» (Ap 3,9). Leone XIV ha ricevuto come in eredità il progetto. L’ha fatto suo, aggiungendo alcune riflessioni e lo ha proposto all’inizio del suo pontificato. In tal modo, ha condiviso il desiderio dell’amato Predecessore che tutti i cristiani possano percepire il forte nesso che esiste tra l’amore di Cristo e la sua chiamata a farci vicini ai poveri. Leone XIV ha ritenuto necessario insistere su questo cammino di santificazione. Infatti, nel «richiamo a riconoscerlo nei poveri e nei sofferenti si rivela il cuore stesso di Cristo, i suoi sentimenti e le sue scelte più profonde, alle quali ogni santo cerca di conformarsi».[2]

1. Non tanto e solo una priorità sociologica quanto, piuttosto, una priorità teologica

È importante evidenziare, sin dall’inizio, come la nuova esortazione apostolica DT, rispetto all’amore verso i poveri, evidenzi un approccio primariamente teologico. Se è indubitabile che i poveri rappresentano ancora, anche nei Paesi ricchi, una questione sociale rilevante,[3] i credenti non possono dimenticare che ciò ha nella loro missione e nella loro attenzione una precedenza teologica. Perché? Esiste un vincolo inseparabile tra la nostra fede e i poveri.[4] I poveri sono un luogo teologico per eccellenza, perché Cristo ha assunto la povertà per essere in mezzo agli uomini. Ha condiviso, in particolare, la nostra radicale povertà, che è la morte. Egli è Messia povero. È Messia dei poveri e per i poveri.[5]

Il mistero di Cristo nella Chiesa, come è stato eloquentemente affermato nel Concilio vaticano II dall’allora card. Giacomo Lercaro, è sempre stato ed è il mistero di Cristo nei poveri.[6]

Proprio per questo, l’esortazione apostolica DT rimarca che la Chiesa, affrontando il problema dei poveri, non si pone innanzitutto «nell’orizzonte della beneficenza, ma della Rivelazione: il contatto con chi non ha potere e grandezza è un modo fondamentale di incontro con il Signore della storia».[7]

L’incontro con i poveri, per la Chiesa, ha una natura cristocentrica. È un evento anzitutto di fede, non solo sociale. In esso la Chiesa vive il mistero di Cristo nel povero.

L’affetto per il Signore si unisce naturalmente a quello per i poveri. La spiritualità del cristiano comprende l’affetto per il Signore vivente nei poveri, riconosciuto ed incontrato in essi.

2. Nell’incontro con i poveri si verifica l’autenticità della fede e del culto cristiano

poverocaritas 1536x1156 1

Per quanto detto, si capisce che l’attenzione ininterrotta della Chiesa verso i poveri e il suo camminare con essi sono parte essenziale della sua storia bimillenaria. «La cura dei poveri fa parte della grande Tradizione della Chiesa, come un faro di luce che, dal Vangelo in poi, ha illuminato i cuori e i passi dei cristiani di ogni tempo. Pertanto, dobbiamo sentire l’urgenza di invitare tutti a immettersi in questo fiume di luce e di vita che proviene dal riconoscimento di Cristo nel volto dei bisognosi e dei sofferenti. L’amore per i poveri è un elemento essenziale della storia di Dio con noi e, dal cuore stesso della Chiesa, prorompe come un continuo appello ai cuori dei credenti, sia delle comunità che dei singoli fedeli. In quanto è Corpo di Cristo, la Chiesa sente come propria “carne” la vita dei poveri, i quali sono parte privilegiata del popolo in cammino. Per questo l’amore a coloro che sono poveri – in qualunque forma si manifesti tale povertà – è la garanzia evangelica di una Chiesa fedele al cuore di Dio. Infatti, ogni rinnovamento ecclesiale ha sempre avuto fra le sue priorità questa attenzione preferenziale ai poveri, che si differenzia, sia nelle motivazioni sia nello stile, dall’attività di qualunque altra organizzazione umanitaria».[8]

L’amore per il prossimo rappresenta la prova tangibile dell’autenticità dell’amore per Dio. Nella prima comunità cristiana il programma di carità non derivava da analisi o da progetti sociali, ma direttamente dall’esempio di Gesù, dalle parole stesse del Vangelo. La carità verso i bisognosi non era intesa come una semplice virtù morale, ma come espressione concreta della fede nel Verbo incarnato. L’amore verso il povero è il criterio del vero culto.[9] La fede, scriveva san Giacomo, se non è seguita dalle opere, in sé stessa è morta (cf Gc 2, 14-17).

3. I poveri, dunque, non sono solo un problema sociale, sono la stessa carne di Cristo

mensa caritas aiutaci adaiutare

Il cristiano non può considerare i poveri solo come un problema sociale: essi sono una “questione familiare”. Sono “dei nostri”. Il rapporto con loro non può essere ridotto a un’attività o a un ufficio della Chiesa. Come insegna la Conferenza di Aparecida, «ci viene chiesto di dedicare tempo ai poveri, di dare loro un’attenzione amorevole, di ascoltarli con interesse, di accompagnarli nei momenti difficili, scegliendoli per condividere ore, settimane o anni della nostra vita, e cercando, a partire da loro, la trasformazione della loro situazione. Non possiamo dimenticare che Gesù stesso lo ha proposto con il suo modo di agire e con le sue parole».[10]

Una Chiesa povera per i poveri va verso la stessa carne di Cristo. Non è sufficiente enunciare in modo generale la dottrina dell’incarnazione di Dio. Bisogna andare verso la carne di Cristo che ha fame, che ha sete, che è malata, carcerata, emarginata, emigrata, sfruttata, discriminata. Dalla fede in Cristo fattosi povero, e sempre vicino ai poveri e agli esclusi, deriva la preoccupazione per lo sviluppo integrale dei più abbandonati delle società.[11]

4. La religione cristiana non si limita all’intimità e all’ambito privato

Talvolta si riscontra in alcuni movimenti o gruppi cristiani la carenza o addirittura l’assenza dell’impegno per il bene comune della società e, in particolare, per la difesa e la promozione dei più deboli e svantaggiati. A tale proposito, occorre ricordare che la religione, specialmente quella cristiana, non può essere limitata all’ambito privato, come se i fedeli non dovessero aver a cuore anche problemi che riguardano la società civile e gli avvenimenti che interessano i cittadini.  In realtà, qualsiasi comunità della Chiesa, nella misura in cui pretenda di stare tranquilla senza occuparsi creativamente e cooperare con efficacia affinché i poveri vivano con dignità e per l’inclusione di tutti, correrà anche il rischio della dissoluzione, benché parli di temi sociali o critichi i governi.[12]

5. Le cause sociali e strutturali della povertà, strutture d’ingiustizia, vanno riconosciute e distrutte con la forza del bene, vivendo con l’amore di Cristo

460842197 998812808922871 5691626304290081613 n
Il vescovo Mario Toso lungo le strade di Traversara

Le strutture d’ingiustizia vanno rimosse attraverso il cambiamento della mentalità ma anche con l’aiuto delle scienze e della tecnica, attraverso lo sviluppo di politiche efficaci nella trasformazione della società. Se si è detto che la fede ha una dimensione pubblica, così va ricordato sempre che la proposta del Vangelo non è soltanto quella di un rapporto individuale ed intimo con il Signore in sé.  La proposta è più ampia. È relativa al Regno di Dio (cf Lc 4,43). Si tratta di amare Dio il cui Figlio si è incarnato nell’umanità e nel cosmo per ricapitolare in sé tutte le cose, quelle della terra e quelle del cielo (cf Col 1, 12-20). Nella misura in cui l’amore di Cristo, che si dona in maniera incondizionata e in piena libertà, regnerà in noi e tra di noi, la vita sociale sarà uno spazio di fraternità, di giustizia, di pace, di dignità per tutti.[13]

I credenti per il loro battesimo sono chiamati non solo a contemplare la regalità di Cristo, ma a partecipare ad essa, ad estenderla. Sono chiamati a servire Cristo Re, a testimoniare con la vita e con la parola la sua Signoria. Sono chiamati ad essere autentici araldi della regalità di Cristo nel mondo contemporaneo. Innanzitutto, vivendo nelle nostre comunità la pace che Cristo dona a tutti i suoi discepoli. In secondo luogo, vivendo non una spiritualità disincarnata ma incarnata, contribuendo a realizzare con Lui il Regno di Dio. Come? Amando Dio: nelle relazioni, nelle istituzioni, nella famiglia, nell’educazione, nel mondo del lavoro, nell’amministrazione pubblica, nella ricerca del bene comune e dei beni collettivi (acqua, terra e cibo,[14] clima, energia rinnovabile), nei socialnell’impiego dell’intelligenza artificiale. Ciò facendo noi vivremo le attività umane, le relazioni interpersonali, gli ambienti sociali con il cuore di Cristo, ordinandoli al loro compimento in Dio. Tutte le cose sono state create per mezzo di Lui e in vista di Lui.

Per quanto detto, il compito dei cristiani non è solo quello di pregare e di insegnare la vera dottrina. Esso include la promozione integrale dei poveri.[15]

Peraltro, in una visione di promozione integrale dei poveri, come conseguenza di essa, non si può ignorare che la peggiore discriminazione di cui possono soffrire i poveri è la mancanza di attenzione spirituale.[16]

6. Conclusione

La condizione dei poveri rappresenta un grido che, nella storia dell’umanità, interpella costantemente la nostra vita, le nostre società, i sistemi politici ed economici e, non da ultimo, anche la Chiesa. Sul volto ferito dei poveri troviamo impressa la sofferenza degli innocenti e, perciò, la stessa sofferenza del Cristo. Allo stesso tempo, dovremmo parlare forse più correttamente dei numerosi volti dei poveri e della povertà, poiché si tratta di un fenomeno variegato; infatti, esistono molte forme di povertà: quella di chi non ha mezzi di sostentamento materiale, la povertà di chi è emarginato socialmente e non ha strumenti per dare voce alla propria dignità e alle proprie capacità, la povertà morale e spirituale, la povertà culturale, quella di chi si trova in una condizione di debolezza o fragilità personale o sociale, la povertà di chi non ha diritti, non ha spazio, non ha libertà.[17]

Una Chiesa che non mette limiti all’amore, che non conosce nemici da combattere, ma solo uomini e donne da amare, è la Chiesa di cui oggi il mondo ha bisogno. Sia attraverso il lavoro, sia attraverso l’impegno per cambiare le strutture sociali ingiuste, sia attraverso un gesto di aiuto semplice, molto personale e ravvicinato, sarà possibile per ogni povero sentire che le parole di Gesù sono per lui: «Io ti ho amato» (Ap 3,9).

                                                Mario Toso, vescovo


[1] Cf LEONE XIV, Dilexi te, Dicastero per la Comunicazione-Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2025.

[2] DT n. 3.

[3] Cf DT nn. 9-12.

[4] Cf Francesco, Evangelii gaudium, n. 36.

[5] Cf DT n. 19.

[6] Cf DT n. 84.

[7] DT n. 5.

[8]DT n. 103.

[9] Cf DT n. 42.

[10] DT n. 104.

[11] Cf DT n. 111.

[12] Cf DT nn. 111-112.

[13] Cf DT n. 97.

[14] Cf DT n. 12.

[15] Cf DT n. 114.

[16] Ib.

[17] Cf DT n. 9.


I Domenica di Avvento: la Diocesi celebra la giornata per la Casa del clero

Ci ritroviamo in questa prima domenica di Avvento per ricordare la Casa del Clero, struttura eretta per accogliere sacerdoti “fisicamente non più giovani”. Al momento sono ospitati e custoditi tredici sacerdoti, assistiti secondo le condizioni di ciascuno. Particolarmente importanti sono i momenti di vita comunitaria: la condivisione dei pasti in refettorio e soprattutto la celebrazione della Messa ogni mattina alle 10. Questo momento è davvero il più importante perché lì ci si sente veramente famiglia, tutti assieme al Signore, e lì si portano e si accettano i problemi della salute, delle sofferenze fisiche, e non solo, da sopportare… Nella celebrazione Eucaristica si ricarica ogni mattina la batteria del nostro cuore.

In questo ultimo anno sono tornati alla casa del Padre don Pietro Magnanini e don Giuseppe Gallazzi, due sacerdoti molto stimati e amati, che nel loro ministero hanno trasmesso bontà d’animo, una fede grande e saggia, cultura umana e religiosa e sempre totale disponibilità verso tutti.

Una casa di relazioni

Ognuno dei sacerdoti presenti porta con sé un vissuto di relazioni, situazioni, problemi affrontati che difficilmente sono paragonabili alla vita dei nostri giorni; eppure quanta saggezza esce da questi ricordi e memorie. Proprio per questo è sempre auspicabile che i sacerdoti ospiti alla Casa del clero abbiano la possibilità di incontrare qualcuno dalle parrocchie dove hanno vissuto il loro ministero, per fare memoria e rivivere tanti momenti della vita umana e religiosa… di altri tempi.

Questa casa vuole essere anche punto di riferimento per i sacerdoti ancora in piena attività pastorale, anche per i più giovani. È vero che idee, proposte pastorali, tecnologie e metodi di lavoro sono oggi molto diversi da quelli di un tempo, ma tutti abbiamo in comune un obiettivo da proporre e raggiungere: conoscere sempre meglio e più il Signore per volergli bene e in questo trovare felicità. La gestione di questa struttura con tutti i servizi connessi richiede un impegno economico notevole, per la maggior parte coperto dalle rette dei sacerdoti accolti, ma anche la Diocesi deve intervenire per chiudere il bilancio.

Come donare

Il nostro vescovo monsignor Mario Toso ha voluto che, nella nostra Diocesi, ogni anno la I domenica di Avvento fosse riservata alla conoscenza di questa realtà ed anche poter dare un aiuto economico sia attraverso le proprie parrocchie o direttamente con l’Iban della Casa del clero: IT36 G085 4223 7000 0000 0035 922. Un aiuto altrettanto gradito e utile è sempre ben accetto per coloro che volontariamente mettono qualche ora a disposizione per i tanti servizi necessari in questa struttura.

Per questo e per qualsiasi necessità di informazioni o altro contattare il coordinatore Danilo Cicognani: 0546 661396 oppure 347 7108552.


Schede di Avvento: “camminiamo nella luce del Signore”

Le quattro settimane di Avvento ci incoraggiano a riconoscere la misteriosa presenza del Signore
che squarcia i cieli per visitare il nostro presente
e colmarlo del chiarore della sua luce e della fragranza del suo profumo.
– Mons. Baturi, Segretario CEI

 

Per aiutare le comunità a celebrare l’Avvento, vengono pubblicate le schede dell’Ufficio Liturgico nazionale della CEI
e le schede bibliche preparate dal Settore Catechesi.

 

→ Introduzione all’Avvento

 

I DOMENICA DI AVVENTO (30 novembre)

→ Schede bibliche
→ Schede liturgiche

 

II DOMENICA DI AVVENTO (7 dicembre)

→ Schede bibliche
→ Schede liturgiche

 

IMMACOLATA CONCEZIONE B.V. MARIA (8 dicembre)

→ Schede liturgiche

 

III DOMENICA DI AVVENTO (14 dicembre)

→ Schede bibliche
→ Schede liturgiche

 

IV DOMENICA DI AVVENTO (21 dicembre)

→ Schede bibliche
→ Schede liturgiche

 

→ Celebrazione penitenziale

→ Novena di Natale (16-24 dicembre)

→ Canto della Kalenda (Elogio del Natale)

→ Canto dell’annuncio della Pasqua (Epifania)

 

Altre proposte:

→ Il Calendario liturgico dell’Emilia-Romagna

→ Avvento: attendere è #andareverso (percorso Uniti nel dono)


Ordinazione di Rosario Oddo, Opera Santa Maria della Luce

 

Ordinazione presbiterale di Don Rosario Oddo nella Cattedrale di Faenza

La comunità diocesana di Faenza-Modigliana si prepara a vivere un momento di grande gioia: l’ordinazione presbiterale di Don Rosario Oddo, appartenente all’Opera Santa Maria della Luce.
La celebrazione si terrà sabato 15 novembre alle ore 18.00 nella Cattedrale di Faenza, e sarà presieduta da S.E. Mons. Mario Toso, Vescovo di Faenza-Modigliana.

Durante la liturgia, Don Rosario riceverà l’imposizione delle mani e la preghiera consacratoria, segni del dono dello Spirito Santo che lo configureranno pienamente a Cristo sacerdote.
L’intera comunità è invitata a partecipare, unendosi nella preghiera e nella gioia per questo importante passo nel cammino di fede e di servizio della nostra Chiesa.


Seconda edizione del libro del Vescovo “Gioia e speranza”

La seconda edizione di Gioia e speranza. Evangelizzazione, catechesi, insegnamento sociale di S.E. Mons. Mario Toso, giunge in coincidenza con la promulgazione dell’Esortazione apostolica Dilexi te sull’amore verso i poveri di Leone XIV. In questa Esortazione Leone XIV offre ulteriori motivazioni di impegno nell’evangelizzazione del sociale. Egli sostiene che la proposta del Vangelo non è soltanto quella di un rapporto individuale ed intimo con il Signore. La proposta è più ampia ed è rappresentata dalla partecipazione dei credenti alla costruzione del Regno di Dio. Le comunità cristiane, le varie Associazioni e Movimenti, sono chiamate e inviate a edificare una società animata dall’amore di Cristo che ricapitola in sé tutte le cose, in tutti gli ambiti della vita sociale.

Il volume, anche in dialogo con il Documento finale del Cammino sinodale, apre linee di impegno e di azione nell’ambito dell’evangelizzazione, della catechesi, dell’insegnamento sociale.

Il libro è acquistabile in libreria e negli store online.

 

 

 


Diocesi in lutto per don Giuseppe Gallazzi. Il 3 novembre le esequie in Cattedrale presiedute dal Vescovo

Comunità diocesana in lutto per la morte di don Giuseppe Gallazzi, nella serata del 29 ottobre 2025. La santa messa esequiale, presieduta dal vescovo monsignor Mario Toso, sarà celebrata lunedì 3 novembre alle 10 in Cattedrale a Faenza. La salma sarà esposta all’obitorio dell’ospedale di Faenza domenica 2 novembre, dalle 7.30 alle 18 e lunedì 3 novembre dalle 7.30 alle 9.30.

Don Giuseppe Gallazzi nacque a Sant’Ilario d’Enza (Reggio Emilia) il 30 marzo 1946. Venne ordinato presbitero il 4 ottobre 1969. È stato vicario cooperatore a Granarolo fino al 1982 quando diviene parroco di Villa Prati. Nel 1995 è nominato parroco di Santo Stefano in Cotignola e arciprete del capitolo Collegiato. Negli anni 1975-80 è stato addetto alla cassa diocesana. Nel 1998 viene nominato amministratore parrocchiale di S. Severo in Serraglio. È stato vicario foraneo di Bagnacavallo–Cotignola e membro di diritto del Consiglio Presbiterale.

Nel novembre del 2009 venne nominato parroco in solido non moderatore di S. Maria in Alfonsine, Ss. Cuore in Alfonsine e S. Giuseppe in Fiumazzo e successivamente amministratore parrocchiale di Madonna del Bosco (5 novembre 2013) e di Taglio Corelli (31 maggio 2014). Dal 18 gennaio 2014 al 9 dicembre 2015 è stato membro del Consiglio di amministrazione della Casa del Clero “Cardinale Amleto G. Cicognani”. Dal 24 luglio 2021 è stato nominato parroco in solido non moderatore della Parrocchia di S Giovanni Battista in Fusignano. Dopo breve malattia si è addormentato nel Signore, il 29 ottobre 2025.