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Il messaggio del vescovo Mario per la Quaresima: “Camminiamo insieme”

Carissimi, accogliamo l’invito che papa Francesco ci ha fatto nel suo Messaggio per la Quaresima 2024 Attraverso il deserto Dio ci guida alla libertàCamminiamo insieme – come comunità, famiglie, associazioni, aggregazioni, movimenti – verso la Pasqua.

Liberiamoci da tutto ciò che ci tiene ancorati a vecchie abitudini: una catechesi che non tocca i cuori, una frequenza abitudinaria ai sacramenti, una presenza fugace, mordi e fuggi nelle nostre comunità; la separazione tra fede e vita. Muoviamoci tutti verso una condizione di più grande amore degli uni verso gli altri, di maggior condivisione delle sollecitudini pastorali delle nostre parrocchie.

Operiamo insieme per rendere le nostre comunità sorgenti di acqua viva per tutti, credenti o non credenti, italiani o stranieri. Rilanciamo l’impegno per la vita, per la pastorale famigliare. Seguiamo le iniziative di preparazione alla prossima Settimana sociale dei cattolici in Italia (Trieste, 3-7 luglio 2024). Accompagniamo spiritualmente e culturalmente le categorie dei lavoratori. Prepariamo di più i laici ad essere annunciatori di Gesù perché siano genitori che lo comunicano con amorevolezza ai figli, perché siano sale nelle molte attività che vivono. Coltiviamo la gioia e la libertà che ci dona la conversione, sperimentata mediante il sacramento della Riconciliazione, la preghiera, il digiunoSogniamo insieme il futuro delle nostre comunità! Rinasciamo con speranza come territorio, devastato da alluvioni e terremoto.

Partiamo dalla preghiera per le vocazioni sacerdotali e religiose. Per rendere più sentiti questi momenti facciamo precedere momenti di incontro sulla situazione delle vocazioni nella nostra Diocesi e nella Romagna. Invitiamo i sacerdoti più giovani a comunicare il loro fuoco di amore per Gesù che continua la sua passione tra noi, per portarci alla pienezza del suo Amore. Buon cammino quaresimale.

Mario Toso, vescovo


Domenica 18 febbraio la Giornata diocesana del Seminario. “Accompagnare i giovani a trovare un senso nella vita”

Domenica 18 febbraio la nostra Diocesi festeggia la Giornata del Seminario. Di seguito un testo del rettore, don Michele Morandi.

«Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo disse: Figlio, va oggi a lavorare nella vigna. Ed egli rispose: Sì Signore; ma non andò. Rivoltosi al secondo, gli disse lo stesso. Ed egli rispose: Non ne ho voglia; ma poi, pentitosi ci andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del Padre?” Dicono: “L’ultimo” E Gesù disse loro: “In verità vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno dei cieli» (Mt. 21,28-32).

Il primo figlio accoglie subito senza alcuna incertezza e con obbedienza. In verità, come racconta il seguito, non è affatto così. È un “sì” teorico e troppo veloce, sembra che questo “sì” non costi nulla e, di fatto, non è passato attraverso il percorso naturale della lotta, per essere maturo. Ci possono dunque essere dei “sì” mostrati con estremo coraggio che poi crollano. Sono le persone di fronte alle quali nutriamo le più entusiaste speranze. Il secondo oppone un bel “no” che non lascia spazio a equivoci portando una motivazione molto attuale: “non ne ho voglia”. È sincero e con questo “no” dice una cosa importantissima: la proposta del Signore non è necessariamente corrispondente ai nostri gusti, anzi spesso li contraria, apre prospettive nuove che subito provocano paura, sembrano esagerate o incomprensibili.

Questo è ciò che accade nell’incontro tra due libertà, quella di Dio e quella dell’uomo. Senza lotta è difficile che ci sia una adesione sincera e duratura. Non è forse in questo punto che tutti un po’ ci disorientiamo e non sappiamo che pesci pigliare? Non è forse a questo punto che ci rassegniamo e lasciamo perdere? Non è forse nel momento dell’incomprensione e della lotta che dobbiamo stare a fianco e forse lottare anche con noi stessi? Non è quello forse il momento vero della fede/fiducia da riporre nel Dio della salvezza?

Mi viene da pensare a quanti ragazzi e ragazze potrebbero essere aiutati a leggere quel disagio che provano di fronte all’appello del Signore, non come segno di non-vocazione o ancor peggio di non-fede, ma come una tappa necessaria e per di più feconda. Il “no” diventa un “sì” perché nel confronto serrato con il Signore si sperimenta che se la nostra vita non si apre a Dio, nell’amore del prossimo, piomba nel vuoto del non senso. Dedichiamo tempo ai giovani e a chiunque cerchi Dio, perché la ricerca della vocazione possa incontrare adulti disponibili e attenti, testimoni di un Vangelo vero, senza sconti, perché non è avaro Colui che chiama a una vita piena.

Sono sicuramente tanti quelli che dicono: “no, non ne ho voglia!” Tra questi, che sicuramente sono chiamati al discepolato, io non so quanti siano quelli chiamati al ministero ordinato. Penso valga la pena stare dentro ogni “no” per vedere se, per caso, ci sia un “sì” ad andare a lavorare nella vigna.

don Michele Morandi, rettore


In centinaia alla Marcia della pace di Faenza, un cammino da vivere ogni giorno (photogallery)

Camminare insieme verso un unico obiettivo: costruire la pace. Ed è un cammino da fare non solo in determinate occasioni, ma sempre, nella vita di tutti i giorni. Sinodalità vuol dire anche questo: uno stile, prima ancora che un’azione. Lo ha ribadito il vescovo, monsignor Mario Toso, nel suo intervento conclusivo alla Marcia della Pace di Faenza del 4 febbraio scorso che ha visto centinaia di partecipanti, di tutte le età, e tante associazioni e movimenti rappresentanti: dall’Azione cattolica agli scout, da Acli ad Anspi, passando per comunità Papa Giovanni, Ami e Caritas.

Partita dal Seminario, la marcia ha toccato varie tappe come il complesso di via Castellani che cent’anni fa vide l’assalto dei militanti fascisti alla casa del Popolo, fino all’ingresso del liceo Scientifico, luogo di educazione e cittadinanza. Il corteo è poi terminato di fronte alla Cattedrale, dove il grande striscione “Uniti per la pace” è stato firmato tra gli altri dal vescovo Mario, dall’imam di Faenza e dall’assessore Davide Agresti.

Le tappe del corteo, che ha visto laboratori, è stato scandito anche dal messaggio per la 57esima Giornata Mondiale della Pace, dove papa Francesco ha posto alcune domande: «quali saranno le conseguenze, a medio e lungo termine, delle nuove tecnologie digitali? E quale impatto avranno sulla vita degli individui e della società, sulla stabilità internazionale e sulla pace?”. Proprio per questo la marcia, in seminario, è stata aperta dal monaco camaldolese e bibliotecario padre Claudio Uberto Cortoni: «Spesso confondiamo i dati e le informazioni a nostra disposizione con la conoscenza, ma non basta avere un’informazione per formare il sapere. Le intelligenze artificiali sono un mezzo che non darà mai all’uomo la sua umanità e le sue aspirazioni. Non ci si pone mai la domanda: tutti questi programmi e banche dati che stiamo costruendo per quali finalità li stiamo sviluppando? E al tempo stesso ci siamo dimenticati di abbinare alla tecnica l’educazione. Nessuno di noi ha una vera formazione su questi strumenti, pur utilizzandoli tutti i giorni. E quando c’è ignoranza c’è sospetto, mentre dobbiamo essere noi a guidare verso dove farli tendere».


Domenica 11 febbraio in ospedale a Faenza la messa per la Giornata del malato

«Non è bene che l’uomo sia solo» (Gen 2,18). Fin dal principio, Dio, che è amore, ha creato l’essere umano per la comunione, inscrivendo nel suo essere la dimensione delle relazioni. Così, la nostra vita, plasmata a immagine della Trinità, è chiamata a realizzare pienamente sé stessa nel dinamismo delle relazioni, dell’amicizia e dell’amore vicendevole. Siamo creati per stare insieme, non da soli. E proprio perché questo progetto di comunione è inscritto così a fondo nel cuore umano, l’esperienza dell’abbandono e della solitudine ci spaventa e ci risulta dolorosa e perfino disumana. Lo diventa ancora di più nel tempo della fragilità, dell’incertezza e dell’insicurezza, spesso causate dal sopraggiungere di una qualsiasi malattia seria.

Così inizia il messaggio di papa Francesco per la XXXII Giornata Mondiale del Malato. Le sue parole portano alla luce tante domande, che si concentrano in un grande perché: perché, se siamo stati creati per la comunione, non siamo capaci di realizzare quello che è il nostro bene, perché la solitudine fa sempre più parte della vita, perché c’è un aumento costante di persone sole? Papa Francesco lo spiega: «Ci fa bene riascoltare quella parola biblica: non è bene che l’uomo sia solo! Dio la pronuncia agli inizi della creazione e così ci svela il senso profondo del suo progetto per l’umanità ma, al tempo stesso, la ferita mortale del peccato, che si introduce generando sospetti, fratture, divisioni e, perciò, isolamento. Esso colpisce la persona in tutte le sue relazioni: con Dio, con sé stessa, con l’altro, col creato. Tale isolamento ci fa perdere il significato dell’esistenza, ci toglie la gioia dell’amore e ci fa sperimentare un oppressivo senso di solitudine in tutti i passaggi cruciali della vita». «Il tempo dell’anzianità e della malattia è spesso vissuto nella solitudine e, talvolta, addirittura nell’abbandono».

La solitudine degli anziani è da tempo studiata, i numeri sono noti: le persone oltre i 75 anni di età che vivono sole sono, nel nostro paese, circa 2,5 milioni. Vivere soli non significa sempre essere o sentirsi soli. Tanti vivono soli, ma hanno familiari, amici, vicini, hanno una vita piena di relazioni. Man mano però che aumenta la fragilità, che si limitano i movimenti, la situazione si complica. Sono noti anche i danni psicologici e fisici che la solitudine porta: l’esperienza del Covid li ha evidenziati, non solo negli anziani soli a casa, ma anche in tutti coloro che, ricoverati in ospedale o ospiti di case di riposo, non hanno potuto avere accanto a sè persone care per lungo tempo. La solitudine non riguarda, infatti, solo che vive a casa, ma anche tanti anziani che nelle strutture, pur non essendo mai soli, soffrono la mancanza di parenti, amici. “Fratelli e sorelle, la prima cura di cui abbiamo bisogno nella malattia è la vicinanza piena di compassione e di tenerezza. Per questo, prendersi cura del malato significa anzitutto prendersi cura delle sue relazioni, di tutte le sue relazioni: con Dio, con gli altri – familiari, amici, operatori sanitari –, col creato, con sé stesso. È possibile? Si, è possibile e noi tutti siamo chiamati a impegnarci perché ciò accada. Guardiamo all’icona del Buon Samaritano, alla sua capacità di rallentare il passo e di farsi prossimo, alla tenerezza con cui lenisce le ferite del fratello che soffre.” Mi colpisce il messaggio di quest’anno del Papa, così semplice, così «scontato». Non dice niente di nuovo, niente che non sappiamo, che non abbiamo ascoltato o detto tante volte, niente che possa suscitare contrapposizioni tra favorevoli e contrari, tra tradizionalisti e progressisti, niente che lo abbia fatto nominare nei giornali. D’altronde i malati, gli anziani fanno notizia solo se vogliono morire prima del tempo, non se desiderano vivere con accanto qualcuno che li accompagni, li ascolti, li consoli. Ma, quanto la Giornata del Malato fa notizia nelle nostre parrocchie, quanto è sentita, pensata? In quanti Consigli pastorali è messa all’ordine del giorno? In quanti Consigli pastorali sono qualche volta all’ordine del giorno i malati, gli anziani soli? Da vari anni noi, impegnati nella pastorale della salute diocesana, cerchiamo con la Caritas di affrontare il tema della solitudine degli anziani, con progetti che vorrebbero, innanzitutto, conoscere il territorio, mappare le situazioni di maggior fragilità, per suscitare nelle comunità un’attenzione diffusa, affinchè nessuno sia solo. Progetti difficili da condividere, da portare avanti, perché sopraggiungono sempre temi più urgenti. Eppure parlare di malattia, di fragilità, di solitudine vuol dire parlare anche di noi, perchè tutti incontriamo la malattia di persone care e nostra, anche se non vorremmo; tutti speriamo di arrivare alla vecchiaia (anche se la parola non si può più pronunciare) e non vorremmo viverla soli. “A voi, che state vivendo la malattia, passeggera o cronica, vorrei dire: non abbiate vergogna del vostro desiderio di vicinanza e di tenerezza! Non nascondetelo e non pensate mai di essere un peso per gli altri”. Grazie, papa Francesco, perchè non ci chiedi di vivere in maniera eroica la malattia, di farci “bastare” la vicinanza di Dio, ma ci autorizzi a manifestare il nostro bisogno di vicinanza e tenerezza, a chiedere un po’ di carezze e di abbracci, a sperare di non vivere l’ultimo pezzo della vita in solitudine e ci inviti come singoli e come comunità ad essere vicini a chi è solo, perchè “Gli ammalati, i fragili, i poveri sono nel cuore della Chiesa e devono essere anche al centro delle nostre attenzioni umane e premure pastorali.”

Vita consacrata, il 2 febbraio celebrazione ai Cappuccini con il vescovo Mario

Venerdì 2 febbraio, festa della Presentazione di Gesù al Tempio e Giornata Mondiale della Vita Consacrata (Candelora). In questa occasione il vescovo monsignor Mario Toso presiederà la Messa delle 18.30 alla chiesa dei Padri Cappuccini a Faenza. «La santa Messa per la vita consacrata – ha detto nell’omelia della celebrazione dell’anno scorso il vescovo Mario – ci sollecita a vivere un momento intenso e suggestivo della nostra fede. Intenso, perché la vita consacrata è modello alto della donazione a Cristo di tutti i credenti. Suggestivo, perché indica ad ogni credente ciò che è essenziale nella vita cristiana per vivere nella gioia del Signore».

“Il nostro cantiere ha operai ovunque”

In questo cammino sinodale che stiamo vivendo, il “cantiere diocesano” della Vita Consacrata è attivo, grazie anche alla preziosa vicinanza del nostro vescovo Mario (l’assistente salesiano che ci ha assegnato, il sostegno con la Sua presenza e con aiuti a vari livelli…). La ringraziamo nuovamente per la sua vicinanza e sostegno. Il 2 febbraio, festa della vita consacrata, con il cuore pieno di gioia parteciperemo numerosi all’Eucaristia per ringraziare il Padre celeste. Nel nostro cantiere continuano a diminuire le risorse umane europee, ma cresce l’Amore universale che sospinge fratelli e sorelle dall’Oriente, dal Sud del mondo, dall’America Latina a camminare sulle orme di Abramo nella Fede… E nella ricchezza della diversità, non senza fatica, facciamo Sinodo e, lentamente, impariamo ad accorgerci della varietà dei carismi: dalla vita claustrale, agli istituti secolari, ai missionari; un arcobaleno di presenze con tante sfumature, con forme nuove di vita consacrata, accanto a quelle di antica fondazione. Il nostro cantiere ha operai ovunque, lavora notte e giorno tenendo accesa la lampada della preghiera. Affidandoci a Maria Ausiliatrice, Madre della Misericordia, ci poniamo sotto il Suo Manto per fare unità, nella comunione dei Santi. Con tanta gratitudine.

tutte le sorelle di vita consacrata, presenti in Diocesi

Anniversari e giubilei

Suore della Sacra Famiglia, Brisighella Suor Rosanna Bendinelli – 70 anni di vita consacrata Suor Bianca Caminati – 60 anni Suore francescane di Cristo Re, Faenza Suor Sara Minatel – 60 anni Suore della nuova Comunità presso la Parrocchia della B.V. del Paradiso Suor Louis Mary Perinayagam – 1 anno Monache Benedettine di Santa Umiltà Suor Alice Baldoino – 50 anni.


Il 4 febbraio la presentazione del campo estivo diocesano per i giovani (5-11 agosto)

Domenica 4 febbraio alle 20.30 in Seminario è in programma l’incontro informativo sul campo diocesano rivolto ai giovani che si terrà dal 5 all’11 agosto. L’iniziativa è organizzata dall’Area Giovani e Vocazioni della Diocesi e dal settore Giovani di Azione cattolica.
“Fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande” è il titolo del campo diocesano che si rivolge ai giovani che abbiano già compiuto la maturità.
Per informazioni don Mattia 328 2481149, oppure Marco 339 2286134.

 


Domenica 4 febbraio la Marcia della Pace. Partenza dal Seminario di Faenza

Nel messaggio per la 57esima Giornata Mondiale della Pace, papa Francesco pone alcune domande: «quali saranno le conseguenze, a medio e lungo termine, delle nuove tecnologie digitali? E quale impatto avranno sulla vita degli individui e della società, sulla stabilità internazionale e sulla pace? In questi giorni, guardando il mondo che ci circonda, non si può sfuggire alle gravi questioni etiche legate al settore degli armamenti. La possibilità di condurre operazioni militari attraverso sistemi di controllo remoto ha portato a una minore percezione della devastazione da essi causata e della responsabilità del loro utilizzo, contribuendo a un approccio ancora più freddo e distaccato all’immensa tragedia della guerra. Non possiamo nemmeno ignorare la possibilità che armi sofisticate finiscano nelle mani sbagliate, facilitando, ad esempio, attacchi terroristici o interventi volti a destabilizzare istituzioni di governo legittime. Il mondo, insomma, non ha proprio bisogno che le nuove tecnologie contribuiscano all’iniquo sviluppo del mercato e del commercio delle armi, promuovendo la follia della guerra. In un’ottica più positiva, se l’intelligenza artificiale fosse utilizzata per promuovere lo sviluppo umano integrale, potrebbe introdurre importanti innovazioni nell’agricoltura, nell’istruzione e nella cultura, un miglioramento del livello di vita di intere nazioni e popoli, la crescita della fraternità umana e dell’amicizia sociale».

Basta guerre, è l’ora della pace: i 3 punti indicati dal vescovo Mario

I conflitti sparsi nel mondo hanno indotto il Pontefice a parlare di una terza guerra mondiale a pezzi che impone a noi credenti una riflessione sulla drammaticità del momento ed un’assunzione di responsabilità per promuovere la pace. Nel suo libro Basta guerre: è l’ora della pace, il nostro vescovo monsignor Mario Toso individua almeno tre piani sui quali muoversi. In primo luogo l’eliminazione del diritto di guerra degli Stati, con l’affermazione del diritto alla pace. In secondo luogo perseguire senza indugio la precondizione di un disarmo nucleare generale, nel quadro di un disarmo generale. Infine andrebbe perseguito «un grado superiore di ordinamento internazionale» per realizzare il bene comune dell’umanità.

libro vescovo mario toso pace

Gli eventi della Diocesi di Faenza-Modigliana

In coerenza con il messaggio del Santo Padre e le indicazioni del nostro vescovo sono state attivate diverse iniziative nella nostra Diocesi al fine anche di dare concretezza ed attuazione alle sollecitazioni trasmesse: la Santa Messa per la pace in Cattedrale il 1° gennaio, seguita dall’incontro sul Ministero della pace, promosso dall’associazione Papa Giovanni XXIII il 14 gennaio. Sono seguite la Veglia di pace il prossimo 25 gennaio alla Chiesa Evangelica Apostolica a Faenza, in via Piero Della Francesca 49 e la Marcia della pace che avrà luogo domenica 4 febbraio con ritrovo al Seminario diocesano (via degli Insorti 56, Faenza) dalle 15. La marcia terminerà alle 17 in piazza del Popolo.

Abbiamo la consapevolezza che queste iniziative costituiscono l’inizio di un lavoro, che non può limitarsi all’organizzazione di alcuni eventi di sensibilizzazione, ma deve proseguire per tutto l’arco dell’anno affinché, come scriveva Carlo Maria Martini, la pace diventi davvero «frutto di alleanze durature e sincere, a partire dall’alleanza che Dio fa in Cristo perdonando l’uomo, riabilitandolo e dandogli sé stesso come partner di amicizia e di dialogo, in vista dell’unità di tutti coloro che Egli ama».

Flavio Venturi