Faenza, Chiesa dei Cappuccini, 1° febbraio 2026
Care consacrate e cari consacrati, cari fratelli e sorelle,
in questa domenica celebriamo la Giornata mondiale della vita consacrata. Ci è così consentito di riflettere sul fatto che voi sorelle e fratelli consacrati siete nella Chiesa un dono particolare. Con la vostra consacrazione annunciate a tutto il popolo di Dio la venuta della salvezza del Signore. Dite che il Signore è entrato nel tempio dell’umanità e che lo avete riconosciuto in Colui che si è incarnato, è morto e risorto per trasfigurare ogni cosa con la sua redenzione. Come persone consacrate ci dite ogni giorno che il Signore è con noi e che a Lui si è chiamati a legarsi con tutto se stessi: per essere nel mondo fermento di una vita nuova, semente della vita d’amore che sviluppa nel tempo il Regno di Dio, il cui manifesto sono le beatitudini appena proclamate (cf Mt 5, 1-12a).
L’attesa di Dio da parte dell’umanità non rimane senza risposta. I giorni non si consumano nell’assenza dello sposalizio con il Figlio di Dio. Lo sposalizio è iniziato da tempo, anzitutto con l’incarnazione, e poi con i battezzati e i consacrati. Va vissuto sempre più intensamente, sino alla fine dei tempi. Ecco che cosa, voi consacrate e consacrati al Signore soprattutto – alla maniera di san Francesco, santa Umiltà, san Domenico, don Bosco e don Guanella, di altri santi e beati -, ci testimoniate! La ricerca quotidiana dell’unione con Dio continua ogni giorno, ogni settimana, tutta la vita. Non possiamo scivolare nel sonno dello spirito. L’amore del Figlio ci tiene desti per il futuro della città di Dio.
Essere consacrate, consacrati, battezzati e professi religiosi: non per noi stessi, ma per rigenerare, trasfigurare, far risorgere l’umanità, le famiglie, le comunità, il pensiero, la cultura, la pedagogia, la politica. Vuol dire tenere tra le nostre mani, con le mani del nostro cuore – come Santa Umiltà, Antonio di Padova, Pio di Pietrelcina -, Gesù Bambino. Significa credere e vivere Cristo, vero Dio e vero uomo. Significa vedere con gli occhi della fede un’umanità divinizzata, chiamata a crescere come cuore di un mondo nuovo, della nuova creazione, inaugurata dal Figlio di Dio fattosi carne.
Essere, inoltre, persone consacrate all’amore di Gesù che si consuma nel dono, sino a morire in Croce, per essere causa di rigenerazione spirituale della vita dei sacerdoti, dei credenti della nostra Diocesi. Come le Monache Domenicane dell’Ara crucis essere comunione continua col Crocifisso per moltiplicare atti d’amore che accompagnano i credenti a divenire la luce viva di Cristo risorto. Morire d’amore per far vivere!
Grazie alle Monache Benedettine Vallombrosane di S. Umiltà, alle Suore consacrate di Cristo Re che intendono vivere e testimoniare un amore totalizzante alla maniera di san Francesco e santa Chiara, attingendo alla ricchezza del loro carisma la spiritualità della regalità di Cristo. Grazie alle Suore consacrate della Sacra famiglia dell’Istituto Lega per la contemplazione della croce, alle Monache Agostiniane di santa Maria Maddalena che coltivano l’amore della città di Dio perché pervada la città terrena, alle Suore Domenicane del santissimo Sacramento, alle Suore della Carità di santa Giovanna Antida Thouret, alle Suore missionarie della Società di Maria, alle Suore dell’Istituto Ghidieri Congregazione delle Ancelle di Maria, alle Suore della Sacra Famiglia dell’Helmet per l’impegno nell’educazione cristiana, alle Suore delle Fraternità monastiche di Gerusalemme, alle Suore di S. Caterina da Siena, alle Monache Domenicane della Ss. Annunziata, ai Frati Cappuccini, che questa sera ci ospitano. Ma non dimentichiamo i sacerdoti della Comunità della Madonna della Luce. Così è bene ricordare i consacrati (Lucia, Marinella e Amedeo) della Fraternità della Comunità del Sasso di Marradi. Dall’intera Chiesa che è in Faenza e Modigliana sale un inno di lode per chi è eremita, per tutte le consacrate e per i consacrati la cui testimonianza rende più vivi e parlanti il volto di Cristo Risorto e il suo Spirito d’Amore. Attraverso i consacrati e tutti i battezzati, viventi in Cristo, è riversato l’Amore del Padre nei cuori degli uomini e delle donne di questa terra, perché si edifichi la Chiesa e si costruisca una società più fraterna, giusta e pacifica.
Cari fratelli e sorelle, viviamo una comunione di servizio in questo territorio e nella Chiesa. Come ci ricorda l’Esortazione apostolica Vita consecrata, «tutti i fedeli, in virtù della loro rigenerazione in Cristo, condividono una comune dignità; tutti sono chiamati alla santità; tutti cooperano all’edificazione dell’unico Corpo di Cristo, ciascuno secondo la propria vocazione e il dono ricevuto dallo Spirito Santo (cf Rm 12,3-8)».[1] L’unità nella dignità battesimale e la diversità delle vocazioni non si contrappongono, ma si complementano e si alimentano. La comunione organica nella diversità è opera dello Spirito Santo. Egli trasforma ogni vocazione in servizio per le altre, affinché il Corpo di Cristo cresca nella storia e compia la sua missione nel mondo.
Preghiamo questa sera gli uni per gli altri, le une per le altre, per vivere in unità con il Missionario per eccellenza, per meglio amare Dio che regna nel mondo. Come il vecchio Simeone prendiamo in braccio anche noi il Bambino, il Dio delle novità e delle sorprese. La novità di Dio si presenta a noi come un bambino. Abbracciamolo, baciamolo, come facevano i santi. Non ci rimane che Lui, nostra Gioia e Speranza! Sorelle e fratelli, coltiviamo l’intimità con Dio perché Egli sia tutto in tutti. Rallegriamoci ed esultiamo perché sarà grande, come ha detto Gesù Cristo ai suoi discepoli, la nostra ricompensa nei cieli.
+ Mario Toso
[1] S. Giovanni Paolo II, Esort. ap. Vita consecrata (25 marzo 1996), 31.

