[gen 27] Intervento – Alfonsine, Breve presentazione del Messaggio per la Giornata mondiale della pace

27-01-2026

Premessa: «La pace sia con te», l’inizio di una rivoluzione silenziosa

Il Messaggio di sua Santità Leone XIV per la 59.a Giornata mondiale della pace del 1° gennaio 2026 si apre con il saluto «La pace sia con te».[1] Il pontefice adopera lo stesso saluto di Gesù risorto rivolto ai discepoli, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano per timore dei Giudei: «Pace a voi» (Gv 20, 19. 21). Questa è la Parola che non soltanto augura, ma realizza un definitivo cambiamento in chi la accoglie e così in tutta la realtà.

«La pace sia con voi», è l’augurio mediante il quale i successori degli Apostoli danno voce ogni giorno e in tutto il mondo alla più silenziosa rivoluzione non violenta.

Il saluto di papa Leone indicò Gesù Cristo quale causa principale della pace nelle persone e nel mondo.

In breve, sin dall’inizio del Messaggio di papa Leone XIV appare evidente la dimensione cristologica della pace. La fonte prima per valutare la situazione mondiale e per avviare a soluzione i problemi della famiglia umana è Cristo risorto.

Una prima conseguenza pastorale e pedagogica derivante dall’analisi della prima parte del Messaggio per la 59.a Giornata mondiale della Pace è la seguente: nella catechesi dei giovani e degli adulti introduciamo i nostri destinatari al discernimento sociale che è proposto dallo stesso Messaggio, in modo da abituare ad una lettura della realtà storica, socioculturale, nella quale viviamo, alla luce dell’esperienza credente del mistero dell’Incarnazione, morte e risurrezione di Cristo?

I

VERSO UNA PACE DISARMATA

 

  1. Al centro della storia, del nostro cuore, con l’incarnazione e con il dono del suo Spirito d’amore, si è posto Gesù Cristo: Egli è e propone una «pace disarmata», per la vita di tutti

Ecco la sfida a cui Leone XIV ci richiama. A fronte della terza guerra mondiale a pezzi, e ad altri mali che ci opprimono, in primo piano sta Gesù Cristo che, con la sua incarnazione morte e risurrezione, ma ancor prima con la creazione – tutto è stato creato per mezzo di Lui e in vista di Lui: «Egli è prima di tutte le cose e tutte in lui sussistono» (Col 1,16-17) – costituisce la scaturigine prima della pace nell’umanità e nel cosmo, di un nuovo ordine mondiale.

Gesù, per mezzo e in vista del quale è stato creato il mondo, è la pace. Lo è come inizio e come fine della storia, alfa ed omega. Detto altrimenti, desideriamo davvero la pace? Guardiamo a Gesù Cristo. Facciamo nostro l’insegnamento dell’Incarnazione del Figlio di Dio.

È importante sottolineare l’insegnamento di papa Leone, secondo il quale il dramma della guerra va affrontato a partire dal progetto originario di Dio Padre e dalla conversione rispetto alla malvagità umana che provoca aggressioni, conflitti e distruzioni. Per risolvere la tragedia della guerra e degli altri mali (diseguaglianze, povertà, schiavitù, land grabbing, migrazioni bibliche, crisi del multilateralismo,[2] sconquasso ecologico del pianeta, persecuzioni religiose: sembra che i cristiani perseguitati nel mondo nel 2026 siano diventati 388 milioni) che oggi stanno gradualmente travolgendo l’intera umanità, va posta in primo piano l’aspirazione profonda delle persone e del genere umano, ossia la pace. Essa, a partire dalla creazione di tutte le cose in Cristo, e specie dopo l’Incarnazione di Cristo – «seconda creazione», che pone rimedio al peccato di Adamo ed Eva -, è anelito di tutti. La nuova creazione avviata da Cristo è fonte di una nuova visione del mondo, di un nuovo pensiero, di quel pensiero di cui soffre la mancanza l’attuale comunità mondiale e lo stesso mondo multipolare, frammentato e contrapposto.

Assegnare il primato alla guerra, alle contrapposizioni conflittuali, equivale ad ignorare ciò per cui siamo stati creati e redenti. Significa, all’atto pratico, perseguire il progetto della distruzione dell’umanità e della terra. Queste possono venire distrutte non solo con l’inquinamento, lo sfruttamento irrazionale delle risorse naturali, con il surriscaldamento del clima, con la perdita della biodiversità, con l’applicazione indiscriminata di un paradigma tecnocratico nel mondo dello sviluppo, ma anche con le guerre fratricide e l’uso di armi nucleari.

Per porre fine alle guerre, suggerisce papa Leone XIV, occorre far leva principalmente su ciò che ci consente di disarmare le nostre coscienze, ossia sulla piena comunione con Cristo, nostra pace.

La pace non è impossibile, perché essa possiede il respiro dell’eterno, nel cui orizzonte ci ha introdotti definitivamente il Risorto.

 

  1. I cristiani testimoni della pace disarmata di Gesù risorto: come, in quale contesto?

Per i cristiani e per la Chiesa, Corpo di Cristo, la pace è possibile. Anzi doverosa.[3] E ciò perché Cristo stesso ha proposto la via della pace disarmata, senza l’impiego delle armi e degli eserciti. Secondo l’insegnamento di Gesù Cristo sarebbe, dunque, possibile raggiungere la pace senza le guerre.

Questo è un punto fermo, offerto dalla Rivelazione.

I cristiani che, come è facile verificare sulla base delle statistiche odierne – peraltro citate da papa Leone XIV durante il suo recente viaggio a Nicea -, sono nel mondo più di due miliardi. Ciò dovrebbe rassicurarli di essere un numero non esiguo per contrastare – alleandosi a persone e a soggetti con il cuore pronto alla pace -, le teorie e le prassi della deterrenza nucleare.[4]

Questo è un altro punto fermo, offerto dalla ragione umana.

I cristiani non dovrebbero, cioè, sostenere la necessità di armarsi sempre di più per mantenere la pace. I cristiani, in altri termini, non dovrebbero schierarsi dalla parte di coloro che sostengono che, se si vuole la pace, si deve preparare la guerra, ossia si dovrebbe armare ulteriormente gli eserciti, anziché disarmarli, specie delle armi nucleari.

Ma, vivendo in un contesto socioculturale in cui si arriva a considerare una colpa il fatto che non ci si prepari abbastanza alla guerra, a reagire agli attacchi, a rispondere alle violenze, a motivo del fatto dell’attuale destabilizzazione planetaria,[5] e degli insistenti appelli a incrementare le spese militari, essi potrebbero andare al di là del principio di legittima difesa.[6] Potrebbero scivolare lentamente, parrebbe suggerire il Messaggio per la 59.a Giornata mondiale per la pace, verso l’irrazionalità di rapporti tra popoli basati non sul diritto, sulla giustizia e sulla fiducia, bensì sulla paura e sul dominio della violenza.[7]

Che si sia abbandonata oramai la posizione secondo cui si riteneva condivisa la prospettiva di un disarmo nucleare generale, accettato da tutti, graduale, controllato a livello internazionale, sulla cui base si giustificava la prospettiva di una legittima difesa secondo il principio di sufficienza,[8] è oggigiorno palese. Come riferisce lo stesso Messaggio per la 59.a Giornata mondiale della pace «nel corso del 2024 le spese militari a livello mondiale sono aumentate del 9,4% rispetto all’anno precedente, confermando la tendenza ininterrotta da dieci anni e raggiungendo la cifra di 2.718 miliardi di dollari, ovvero il 2,5% del PIL mondiale. Per di più, oggi alle nuove sfide pare si voglia rispondere, oltre che con l’enorme sforzo economico per il riarmo, con un riallineamento delle politiche educative: invece di una cultura della memoria, che custodisca le consapevolezze maturate nel Novecento e non ne dimentichi i milioni di vittime, si promuovono campagne di comunicazione e programmi educativi, in scuole e università, così come nei media, che diffondono la percezione di minacce e trasmettono una nozione meramente armata di difesa e di sicurezza».[9]

Lo stesso Messaggio, dopo aver ricordato che la Gaudium et spes, sessant’anni fa, ha messo in guardia sul rischio che l’evoluzione della pratica bellica della guerra moderna poteva sospingere la volontà degli uomini alle più drammatiche decisioni, sottolinea che l’ulteriore avanzamento tecnologico e l’applicazione in ambito militare delle intelligenze artificiali hanno radicalizzato la tragicità dei conflitti armati.[10]

«Si va persino delineando – si legge poco dopo – un processo di deresponsabilizzazione dei leader politici e militari, a motivo del crescente “delegare” alle macchine decisioni riguardanti la vita e la morte di persone umane. È una spirale distruttiva, senza precedenti, dell’umanesimo giuridico e filosofico su cui poggia e da cui è custodita qualsiasi civiltà. Occorre denunciare le enormi concentrazioni di interessi economici e finanziari privati che vanno sospingendo gli Stati in questa direzione, ma ciò non basta, se contemporaneamente non viene favorito il risveglio delle coscienze e del pensiero critico».[11]

 

 

II

UNA PACE DISARMANTE

 

  1. Alcune possibili vie di una pace disarmante, specie mediante processi formativi e educativi

Per parlare di una pace disarmante, Leone XIV nel suo Messaggio si appella sempre al mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio che si è fatto bambino: «La bontà è disarmante. Forse per questo Dio si è fatto bambino. Il mistero dell’Incarnazione, che ha il suo punto di più estremo abbassamento nella discesa agli inferi, comincia nel grembo di una giovane madre e si manifesta nella mangiatoia di Betlemme. “Pace in terra” cantano gli angeli, annunciando la presenza di un Dio senza difese, dal quale l’umanità può scoprirsi amata soltanto prendendosene cura (cf Lc 2,13-14). Nulla ha la capacità di cambiarci quanto un figlio. E forse è proprio il pensiero ai nostri figli, ai bambini e anche a chi è fragile come loro, a trafiggerci il cuore (cf At 2,37). Al riguardo, il mio venerato Predecessore scriveva che «la fragilità umana ha il potere di renderci più lucidi rispetto a ciò che dura e a ciò che passa, a ciò che fa vivere e a ciò che uccide. Forse per questo tendiamo così spesso a negare i limiti e a sfuggire le persone fragili e ferite: hanno il potere di mettere in discussione la direzione che abbiamo scelto, come singoli e come comunità».[12]

È a questo punto, ossia riallacciandosi sempre a Gesù Cristo che incarna in sé, nelle sue scelte e nel dono della sua vita una pace disarmata, che Leone XIV indica alcune vie di realizzazione di una pace disarmante, che vanno perseguite specie con l’ausilio di processi formativi e educativi.

Il pontefice propone innanzitutto la prospettiva, introdotta da san Giovanni XXIII nella Pacem in terris, di un disarmo integrale, perché comprensivo non solo della rinuncia agli armamenti ma soprattutto della psicosi o ossessione bellica. Questa va sostituita con il convincimento che la vera pace si può costruire nella vicendevole fiducia.

In secondo luogo, per conseguenza, propone che le religioni incrementino il loro servizio formativo all’umanità sofferente per le guerre. Come? Vigilando sul crescente tentativo di trasformare in armi persino i pensieri e le parole. E, in particolare, favorendo il retto uso della ragione, coltivando una fraternità universale, che riconosce tutti come fratelli, non solo coloro che hanno una fede, legami di sangue ed etnici simili ai nostri. Superando, pertanto, la tentazione di trascinare le parole della fede nel combattimento politico, finendo per benedire il nazionalismo e per giustificare la lotta armata religiosa. Con ciò si cadrebbe in forme di blasfemia che oscurano il Nome di Dio.

In terzo luogo, il pontefice sollecita a coltivare la preghiera, la spiritualità, il dialogo ecumenico e interreligioso, l’incontro fra tradizioni e culture. In tutto il mondo è auspicabile che ogni comunità diventi una «casa della pace», ove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, ove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono, mediante una creatività pastorale attenta e generativa.

In quarto luogo, Leone XIV – in un contesto che richiederebbe non la delegittimazione, ma piuttosto il rafforzamento delle istituzioni sovranazionali, la preparazione urgente di istituzioni di pace – invita a prestare attenzione alla dimensione politica della pace disarmante, ossia a incrementare la via disarmante della diplomazia, della mediazione, del diritto internazionale.[13]

In quinto luogo, rimarca l’urgenza di abitare un tempo di destabilizzazione e di conflitti, contrastando gli atteggiamenti fatalistici, motivando e sostenendo ogni iniziativa spirituale, culturale e politica che tenga viva la speranza. Sviluppando società civili consapevoli, forme di associazionismo responsabile, esperienze di partecipazione non violenta, pratiche di giustizia riparativa su piccola e su larga scala.[14]

Non vanno ovviamente dimenticate le vie già proposte anni fa, e cioè, il boicottaggio delle banche che investono nella produzione delle armi, il boicottaggio delle imprese che producono armamenti, rigettare il piano di riarmo europeo per fare la guerra ad altri paesi (diverso da esercito di difesa dei popoli), promuovere politiche di diplomazia, di negoziati, di pace.

+ Mario Toso

 

[1] Cf Leone xiv, Messaggio per la 59.a Giornata mondiale della Pace 1° gennaio 2026. La pace sia con tutti voi. Verso una pace disarmata e disarmante, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2025, p. 7.

[2]  A proposito della crisi del multilateralismo, papa Leone ha rilevato in un recente discorso al Corpo diplomatico (9 gennaio 2026, Aula della Benedizione): «Nel nostro tempo, preoccupa in modo particolare, sul piano internazionale, la debolezza del multilateralismo. A una diplomazia che promuove il dialogo e ricerca il consenso di tutti, si va sostituendo una diplomazia della forza, dei singoli o di gruppi di alleati. La guerra è tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando. È stato infranto il principio, stabilito dopo la Seconda Guerra Mondiale, che proibiva ai Paesi di usare la forza per violare i confini altrui. Non si ricerca più la pace in quanto dono e bene desiderabile in sé “nel perseguimento di un ordine voluto da Dio, che comporta una giustizia più perfetta tra gli uomini”, ma la si ricerca mediante le armi, quale condizione per affermazione di un proprio dominio. Ciò compromette gravemente lo stato di diritto, che è alla base di ogni pacifica convivenza civile».

 

[3] Cf Benedetto xvi, Lettera al Cardinale Raffaele Martino, in Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Prospettive per un disarmo integrale, Atti del Seminario internazionale su Disarmo, sviluppo e Pace (Roma ,11-12 aprile 2008), Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2009, p. 9. Sull’evoluzione del pensiero della Santa Sede sulla guerra e sulla pace, vista dai Gesuiti de «La Civiltà Cattolica», si legga F. Occhetta, Jesuitas y Papas, la guerra y la paz, Ediciones Endymion, Madrid 2007.

[4] Cf M. Toso, Basta guerre: è l’ora della pace. Il ruolo dei cattolici: non violenza attiva e creatrice e impegno politico, Cittadella Editrice, Assisi 2023.

[5] Una delle ragioni della destabilizzazione planetaria di oggi, oltre alla delegittimazione della multilateralità e a un contesto geopolitico che si fa multipolare, è senza dubbio la privatizzazione della guerra, ossia la considerazione della guerra come fonte di profitti crescenti da parte di aziende quotate in borsa: la vita dei popoli è meno importante degli affari dei privati.

[6] Su questo si ritornerà più avanti.

[7] Cf Leone xiv, Messaggio per la 59.a Giornata mondiale della Pace 1° gennaio 2026. La pace sia con tutti voi. Verso una pace disarmata e disarmante, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2025, p.14.

[8] Su questo si legga M. Toso, Se vuoi la pace, prepara istituzioni di pace. Il caso Ucraina. Riflessioni per il discernimento, Prefazione di Stefano Zamagni, Società Cooperativa Sociale Frate Jacopa, Roma 2022, pp. 15-20.

[9] Leone xiv, Messaggio per la 59.a Giornata mondiale della Pace 1° gennaio 2026. La pace sia con tutti voi. Verso una pace disarmata e disarmante, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2025, pp. 15-16.

[10] Cf ib., pp. 17-18.

[11] Ib., p. 18.

[12] Leone xiv, Messaggio per la 59.a Giornata mondiale della Pace 1° gennaio 2026. La pace sia con tutti voi. Verso una pace disarmata e disarmante, pp. 19-20.

[13] Cf ib., p. 23.

[14]Cf ib., pp. 24-25.