Faenza, cattedrale 31 dicembre 2025.
Cari fratelli e sorelle, celebriamo questa sera la santa Messa vespertina nella solennità di Maria Santissima, Madre di Dio. Nella Lettera ai Galati ove san Paolo ci dice che «Dio mandò il suo Figlio nato da donna» (Gal4,4) troviamo condensata la verità fondamentale su Gesù che, con il Natale, è Persona divina che assume la nostra natura umana. In Lui, Dio si abbassa per farsi uomo. In Lui la persona umana è divinizzata. Questo evento per noi credenti è senza dubbio il primo motivo di un ringraziamento senza fine. Non siamo da soli a vivere la nostra esistenza di libertà, di impegni nel dono continuo, nel servizio al bene comune. Dio cammina con noi e per questo possiamo vedere la sua salvezza. In che cosa consiste? Si manifesta in noi perché riceviamo la sua capacità di amare e di servire, sino alla fine dei nostri giorni terreni. Che cosa c’è di più bello se non il poter amare senza interruzione, nonostante le nostre stanchezze e i nostri scoramenti? Nel constatare la sua salvezza per noi, donata ininterrottamente, in ogni momento, godiamo perfetta letizia. Troviamo consolazione a fronte dei nostri insuccessi, inevitabili perché siamo creature fragili, mortali, impari rispetto a tante responsabilità, bisognose di essere amate e di amare.
Gesù che viene ad abitare in noi, con noi, è sia da Dio sia da Maria. La Madre di Gesù è Madre di Dio, del Figlio di Dio che si fa carne e, pertanto, Madre di una Nuova Umanità, Madre del Corpo di Cristo, Madre della Chiesa. Grazie a Maria che partorisce Gesù, il Figlio di Dio che si unisce a noi esseri umani, riceviamo l’adozione a figli. Diventiamo, cioè, figli nel Figlio. Come tali possediamo nei nostri cuori il suo Spirito che grida: «Abbà! Padre!» (cf Gal 4,7). Ecco una seconda ragione del nostro ringraziamento permanente.
A motivo del sublime scambio tra Dio e l’umanità che realizza l’Incarnazione del Figlio, la nostra debolezza è assunta dal Verbo, l’essere mortale è innalzato a vita immortale. Uniti in una comunione mirabile col Figlio ne condividiamo l’amore, la vita divina, il compito missionario, quello di far nuove tutte le cose. Per il credente il percorso è tracciato: la vita è un cammino con Cristo che si incarna, muore e risorge e ricapitola in sé tutte le cose. La meta è approdare là ove Lui siede glorioso accanto al Padre.
La vita ogni anno ci è consegnata per partecipare all’opera della nuova creazione che il Figlio di Dio ha iniziato con la sua incarnazione. Più noi, come singoli e come comunità, condividiamo la missione del Signore Gesù, più ci amiamo gli uni e gli altri, più contribuiamo alla realizzazione del suo Regno d’amore, un Regno che non coincide con i regni terreni, ma li supera, li permea dal di dentro e li rende sempre più somiglianti alle modalità d’esistenza della Città di Dio. Alla fine di un anno, guardando al grande compito di partecipare alla realizzazione del Regno di Dio, troviamo più ragioni per ringraziare il Signore, che è venuto tra noi per aiutarci ad esserne protagonisti.
In questa celebrazione eucaristica, l’ultima dell’anno civile 2025, esprimiamo, dunque, alcuni motivi del nostro ringraziamento a Dio, per tutto il bene ricevuto dal Figlio e per il bene che è stato possibile compiere nella Chiesa e nel mondo.
Come vescovo, desidero ringraziare, assieme a voi, per le grazie che abbiamo avuto in particolare in quanto Chiesa di Faenza-Modigliana, durante l’anno del Giubileo della Speranza. Vi è stata una partecipazione più corale, più sentita del solito. Non posso dimenticare la folla di persone che hanno partecipato all’apertura e alla chiusura dell’anno giubilare. Sono stati momenti di incontro sincero col Signore e con il suo perdono. Abbiamo sperimentato la bontà di Gesù, buon Pastore, che raduna i suoi, li nutre, li rinvigorisce e li invia per le vie del mondo, che richiede di essere salvato e guarito dalle ferite delle ingiustizie e delle strutture di peccato. Il Signore Gesù che diventa povero per arricchirci del suo amore ci insegna che i poveri – siano essi ammalati, carcerati, sprovvisti di casa, senza Dio, senza cultura, senza lavoro – sono sua «carne». Dobbiamo riconoscerlo e amarlo in loro. Questo ce l’ha ricordato il nuovo papa Leone XIV nell’esortazione apostolica sull’amore verso i poveri Dilexi te. Ringraziamo il Signore per avercelo donato come successore di Pietro e di papa Francesco.
Credo che non possiamo non ringraziare Gesù Cristo anche per il dono del Cammino sinodale che, peraltro, ci terrà impegnati costantemente nella crescita di comunità che vive intensamente la comunione con Cristo e la sua missione, in un contesto che richiede una nuova evangelizzazione da parte di tutti.
Ringraziamo il Pastore dei pastori perché non ci ha fatto mancare i segni della sua vicinanza e del suo amore con l’ordinazione di due nuovi presbiteri, cioè don Stefano Lega e don Rosario Oddo, nonché con la professione temporanea di Anna Timoncini tra le Suore Francescane della Sacra Famiglia Istituto Lega e, inoltre, con la professione perpetua di due monache della comunità di santa Umiltà. Ma non sono mancati momenti significativi di assunzione di responsabilità ecclesiali con le istituzioni di nuovi ministeri. Fa ben sperare l’affacciarsi di nuovi catecumeni. Ulteriori segni di benevolenza da parte di Dio Padre è stata l’inaugurazione, dopo il terremoto, del Centro polivalente di Tredozio, come anche il rilancio della Scuola diocesana di teologia e i vari momenti comunitari e diocesani per i giovani.
Ma non dobbiamo dimenticarci di ringraziare la Trinità per tutti gli atti d’amore e di cura compiuti nei confronti degli ammalati, dei poveri, come anche per il dono costante di ognuno nella propria missione educatrice, sanitaria, dirigenziale, coordinatrice, promozionale del bene comune, della pace.
Maria, Madre di Dio, continui a proteggerci e a farci crescere nell’amore a suo Figlio, alla Chiesa, alla famiglia umana. Che il nuovo anno non ci trovi semplici spettatori, bensì allenati alla Speranza. Che il futuro non ci spaventi: Cristo è venuto, viene sempre, verrà di nuovo. Buon anno nuovo.
+ Mario Toso
