OMELIA per la SOLENNITA’ del CORPUS DOMINI

Faenza - S.Agostino, 4 giugno 2015
04-06-2015

Le letture che abbiamo ascoltato ci parlano dei sacrifici dell’antico ebraismo e di quello di Cristo, che instaura un nuovo culto, un nuovo modo di rapportarsi personalmente con Dio. Cristo è Colui che realizza in sé la Nuova Alleanza con Dio mediante il proprio sacrificio. Egli rende gradita, sacra, la propria vita, perché la dona sino a dare il suo corpo e a versare il suo sangue in quella terribile morte, che è la morte di croce. I sacrifici antichi, compiuti mediante l’uccisione di animali e l’aspersione del popolo con il loro sangue (cf Es 24, 3-8), e anche l’usanza del capro espiatorio abbandonato nel deserto, propiziavano in certo modo una comunione con il Signore, ma non comportavano la conversione interiore, la remissione definitiva dei peccati.

Con la sua morte, Gesù ristabilisce quell’unione, che era andata perduta con la colpa dei progenitori, annullando il peccato, ossia il rifiuto di Dio da parte degli uomini, e trasformando il loro cuore con il suo Spirito di amore. Egli è la Nuova Alleanza (cf Mc 14, 12-16.22-26). Ne è Sommo Sacerdote non mediante un rito sacrificale di animali, bensì come umanità che si offre totalmente al Padre, per compiere la sua volontà, per essere cioè Figlio obbediente, modello di risposta al suo amore, con un atto di totale abbandono.

L’Eucaristia, che celebriamo tutti i giorni nelle nostre chiese, da un lato commemora e rinnova il sacrificio di Gesù Cristo, dall’altro attua la comunione dei fedeli con il Redentore. Essa rende presente nel nostro quotidiano, nel reticolato delle nostre relazioni, il sacrificio di Gesù sulla croce. Partecipandovi, mangiando letteralmente il Corpo di Cristo e bevendo al calice del suo Sangue, siamo resi capaci di vivere costantemente quella unione con Dio, che Cristo stesso ha conquistato per noi.

Nella celebrazione eucaristica, facendo comunione con Cristo, diventiamo una cosa sola con il Nuovo Adamo, con Colui che si è posto come inizio di una nuova umanità, di una nuova storia, di un nuovo popolo. Siamo resi «nuovi», soprattutto perché inseriti nella vita del Padre, accolto e amato sopra ogni cosa.

Nutrendoci di Cristo, che è umanità che dà il primato a Dio, ci trasformiamo in persone capaci di rigerarchizzare quelle scale di beni-valori che oggi sono disinvoltamente capovolte e pongono in cima a tutto il successo, il potere, il denaro, il sesso, lasciando all’ultimo posto i beni spirituali, la cura dell’altro, la gratuità e la fraternità. Solo partecipando con sincerità e consapevolezza al mistero eucaristico, possiamo diventare protagonisti di un nuovo umanesimo aperto alla Trascendenza, relazionale, solidale, integrale. Possiamo allora essere rivoluzionari rispetto all’attuale cultura, che privilegia l’individualismo anarchico e libertario, il materialismo tecnocratico, incline a mercificare ogni cosa, anche i rapporti umani.

Nutrendoci del cibo dei forti non siamo noi a trasformare Cristo, bensì noi ad essere trasfigurati in Lui (cf Sant’Agostino, Confessioni, VII, 10,16).

Diventiamo Eucaristia! Al sacrificio del corpo e del sangue di Gesù che facciamo sull’altare, si accompagni l’offerta della nostra esistenza.

Uniti a Cristo-Eucaristia, noi, suoi discepoli, siamo sollecitati a eucaristizzarci, ossia a divenire come Lui vita donata, fermento di rinnovamento, pane «spezzato» per tutti, specie per coloro che versano in situazioni di disagio, di povertà e di sofferenza fisica e spirituale. L’Eucaristia, azione liturgica dell’amore di Cristo che si offre al Padre, si completa e diventa nel quotidiano: agape, educazione alla fede, Caritas, cura dell’altro, cooperazione, impegno civile e politico di servizio al bene comune, difesa e promozione dei doveri e dei diritti umani, della giustizia, della famiglia e della pace. Quando il nostro cuore è toccato dalla presenza di Gesù nell’Eucaristia, nella realtà nascosta del pane, allora riceviamo nuovi occhi, capaci di riconoscerlo nelle persone concrete. Non possiamo vivere gli uni senza gli altri, specie i più poveri.

L’Eucaristia è medicina di immortalità, il cibo del viandante. È il vero viatico, il sacramento del Dio che non ci lascia soli nel nostro pellegrinaggio verso la comunione d’amore che è la Trinità, la famiglia divina da cui proveniamo e verso la quale siamo diretti.

È questo il significato della processione di questa sera, che parte dalla parrocchia di sant’Agostino per raggiungere la Cattedrale: andare per le strade del mondo non da soli, bensì accompagnati, inabitati dall’Emmanuele, il Dio-con-noi, il Dio della misericordia e della tenerezza, camminando dietro Colui che è la Via: Gesù.

L’Eucaristia ci fa Chiesa, unifica i molti in un solo pane, in un solo corpo (cf 1 Cor 10,17), in una sola missione, che si concretizza in quell’«Andate e fate tutti i popoli discepoli, battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo» (Mt 28, 16-20). Il vero pane, che è Cristo, ci fa passare dall’essere moltitudine, mero coacervo di individui, all’essere comunità; dall’anonimato, al sentirci fratelli e sorelle; da una pluralità di culture e di esperienze diverse, a divenire «Suo» popolo; da un mondo corrotto dalla decadenza del peccato ad un mondo di risurrezione, un mondo di Dio; dall’indifferenza nei confronti degli altri ad essere capaci di dare da mangiare a chi ha fame, di garantire cibo per tutti.

Nella solennità di quest’anno, ripromettiamoci almeno di ravvivare il culto di onore e di adorazione al Santissimo Sacramento, che ha nella processione del Corpus Domini uno dei suoi momenti più espressivi. Chissà che, iniziando l’anno giubilare della Misericordia, non possiamo istituire anche nella nostra città un punto di adorazione permanente. Adorare il Dio di Gesù Cristo, fattosi pane spezzato per amore, è il rimedio più valido e radicale contro le idolatrie di ieri e di oggi. Inginocchiarsi davanti all’Eucaristia è professione di libertà: chi si inchina a Gesù non si prostrerà davanti a nessun potere terreno, per quanto forte e seducente. 
Aiutiamo le giovani generazioni a capire il significato profondo di una tradizione che, mediante un corteo di festa, intende rendere visibile quella comunione (comune-unione) che l’Eucaristia suscita e che si manifesta nel camminare insieme nelle nostre città, lungo i tornanti della storia, con la gioia di essere salvati, in compagnia dei nostri fratelli in Cristo. Quel Cristo che si dona nell’Eucaristia e che non ci lascia mai soli, ha promesso di rimanere con noi tutti i giorni, sino alla fine del mondo.