Omelia per la Messa della consegna dei Ceri

12-05-2018

Cari fratelli e sorelle, il Vangelo odierno, ma non solo, ci parla dell’Ascensione di Gesù Cristo al cielo. Con tale evento Egli entra in un’altra dimensione d’esistenza. È elevato, per l’appunto, in cielo (cf Mc 16, 15-20). Il che significa che inizia a vivere in un altro modo, in un ordine diverso rispetto a quello relativo allo spazio e al tempo che riguarda questa terra. Prima era disceso dal cielo, si è fatto carne, ora rientra nel mondo proprio di Dio. Il suo corpo e il suo sangue sono definitivamente spiritualizzati, come hanno mostrato le apparizioni che gli consentivano di passare attraverso i  muri e di essere presente improvvisamente tra i suoi. Il cambiamento del modo di esistere non riguarda solo Gesù ma anche noi. Attraverso Cristo risorto che ascende al cielo, e siede alla destra del Padre, l’essere umano, assunto mediante la sua incarnazione, è portato dentro la vita stessa di Dio.

Con l’ascensione di Gesù Cristo al cielo inizia un altro tempo per la Chiesa, ossia per il gruppo di discepoli che si era stretto attorno alla Vergine Maria dopo la crocifissione e morte. È il tempo in cui Gesù non conduce più una vita terrena. Finisce la sua missione nel mondo. Termina il suo percorso storico. E così inizia il «tempo di mezzo», quello che separa dalla fine dei tempi, e che è il nostro, e vede i discepoli impegnati nella missione loro affidata. Dopo l’ascensione, «essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro» (Mc 16, 15-20).

Gesù, che ascende al cielo non vive, dunque, separato dai suoi discepoli. Vive con loro, ma in una maniera diversa. Li anima, li conforta, li compatta. Con il dono del suo Spirito d’amore fa di loro un solo corpo e un solo spirito. Orienta i loro ministeri di apostoli, profeti, evangelisti, di pastori e maestri, all’edificazione del corpo di Cristo, ovvero della Chiesa, un edificio spirituale, ove tutti i credenti giungono all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, raggiungendo la misura della pienezza di Cristo (cf Ef 4, 1-19). Egli è presente nella sua Chiesa e la compagina. In essa i credenti sono molti ma ricevono un solo battesimo, professano una sola fede, hanno un solo Signore e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è in tutti. Ognuno vive la propria vocazione personale a servizio di un solo obiettivo: che la Chiesa possa vivere, crescere, prosperare, estendersi nel mondo. Il prossimo Sinodo diocesano dei giovani intende coinvolgere anche le nuove generazioni in un’opera che esige la comunione nella missione di annunciare e testimoniare Cristo.

Un qualcosa di analogo, su un altro piano, è vissuto dai Rioni durante la preparazione e la celebrazione del Palio. La consegna dei ceri alla Patrona di Faenza sta a significare il desiderio che si compia una sinergia di costruzione della comunità civile. Con i ceri non si offre solo ogni Rione alla protezione materna della Beata Vergine delle Grazie. Si domanda il suo aiuto per affrontare e vivere bene, tutti insieme, la gara del Niballo. I singoli Rioni non devono solo tendere con tutte le loro forze alla vittoria del Palio ma devono anche saper cooperare con lealtà in vista della miglior riuscita della gara. Non si compete da soli. Sopra a tutto non deve esserci la vittoria di un Rione, bensì una corale crescita civile di tutti i Rioni. I loro componenti sono chiamati a competere nel rispetto delle regole, sviluppando la propria personalità umana, rispettando le diversità, conoscendo le proprie tradizioni, rievocate storicamente, mediante una pratica sportiva dilettantistica. Ciò è chiaramente descritto nell’art. 10 del Regolamento generale per il Niballo-Palio di Faenza.

Cari rappresentanti dei Rioni, portando il vostro cero alla Madonna le offrite, dunque, tutto l’impegno di riconoscervi parte di un tutto, che è la vostra città. Questa, per essere se stessa ha bisogno di amicizia tra le parti, di solidarietà. La competizione non deve, dunque, far dimenticare che siete chiamati a gareggiare nello stimarvi a vicenda, nel volere, al di là del Palio, il bene di tutti.

La Beata Vergine delle Grazie benedica la vostra gara ma, in modo particolare, voi, le vostre famiglie, i Rioni, l’intera città di Faenza e i suoi responsabili politici.