[mag 14] Omelia – Santa Messa a Loreto con associazione Il Lievito

14-05-2022

Loreto, 14 maggio 2022.

Cari fratelli e sorelle, come ci ha detto la Parola di Dio, il tempo dei cristiani, della Chiesa, dell’intero universo è tempo intermedio fra l’Ascensione di Cristo, entrato nella gloria del Padre, e la comparsa di un «nuovo cielo» e di una «nuova terra» (cf Ap 21, 1-5a), che saranno inaugurati al ritorno del Signore Gesù. Scomparirà la lotta fra il bene e il male, fra la luce e le tenebre, non vi sarà più commistione fra grano e zizzania. Tutto l’universo sarà libero per una «nuova città», ovvero la «Gerusalemme celeste», «dimora di Dio con gli uomini», che saranno finalmente, totalmente, per sempre, il «suo popolo». Questa visione grandiosa non rappresenta un miraggio, un sogno illusorio. È il punto finale verso cui come popolo di Dio siamo incamminati. Grazie alla fede conosciamo già queste realtà, le possediamo in parte. Grazie ad una vita, unita a quella di Cristo, ne possediamo la caparra e ne speriamo il compimento. Noi come credenti viviamo e speriamo in attesa di cieli nuovi e terra nuova. La prima creazione, per quanto grande possa essere il disordine che il peccato e gli uomini vi introducono, resta sempre l’opera del Creatore  e sfocerà nella «nuova creazione». La garanzia di questo evento – le cui «doglie» coinvolgeranno il cosmo intero -, è data dall’incarnazione del Verbo di Dio nell’umanità. Condividendo in tutto la condizione umana, fino allo scacco drammatico della morte, attraverso la sua risurrezione, Egli diviene il primogenito del mondo nuovo, verso cui ci incammina e ci accompagna. Nella Gerusalemme celeste non ci sarà più né lutto, né lamento, né affanno. In essa non regnerà più la morte (cf Ap 13, 31-35). Il Signore Gesù, morto per amore, durante l’ultima cena ha lasciato il comandamento nuovo: «Amatevi gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli e gli altri» (Gv 13, 31-35). L’amore fraterno fa «nuove» tutte le cose. Annuncia ciò che deve venire.

Nel tempo della Chiesa, i cristiani sono adunati in comunione con Cristo e tra di loro, lavorando alla costruzione del Regno di Dio, un mondo ove Egli è presente ovunque. Il loro popolo non esiste per se stesso, come realtà chiusa in sé, bensì per annunciare Cristo, per riunire gli uomini attorno a Lui, per preparare il momento in cui «Dio sarà tutto in tutti» (1 Cor 15, 28). La Chiesa, proprio perché è raduno per il Regno, è popolo che orienta le azioni dell’uomo al compimento in Cristo. È corpo spirituale di Cristo che realizza un «noi» di figli nel Figlio, come persone che plasmano frammenti di mondo e di storia secondo la figura di una «nuova creazione».

Per costruire un mondo nuovo, i credenti percorrono la stessa via dell’Incarnazione con cui Cristo si unisce ad ogni uomo, nella piena verità della sua esistenza, del suo essere personale ed insieme del suo essere comunitario e sociale (cf Redemptor hominis, n. 14). Come Cristo con la sua incarnazione redime tutto l’uomo, non esclusa la dimensione sociale della sua vita, parimenti i credenti percorrono la via dell’uomo intero, in tutta la verità del suo essere. Vivono una sollecitudine che lo riguarda integralmente. La loro fede comprende, per conseguenza, un’intrinseca dimensione sociale che li fa responsabili e protagonisti dell’evangelizzazione del sociale, cui corrisponde la Pastorale relativa, ossia la Pastorale sociale. Nella Dottrina o Insegnamento sociale della Chiesa (=DSC), a cui sono già «iniziati» i gruppi di DSC, coloro che fanno parte dell’Associazione Il lievito, nonché i membri  della Fondazione Segni nuovi e gli operatori del Festival della DSC, si trova enucleata in germe una progettualità che orienta a configurare l’attività umana conformemente alla pienezza umana che si realizza nel Risorto. La Caritas in veritate (=CIV) insegna ad informare la condotta umana secondo un amore pieno di verità. La Laudato sì’(=LS) sollecita a custodire e a coltivare il creato entro la prospettiva teo-antropologica dell’ecologia integrale; mentre la Fratelli tutti (=FT) aiuta a leggere e a strutturare il sociale secondo il principio architettonico della fraternità.

In questi ultimi anni la DSC ci ha fatto comprendere sempre più che il discernimento sociale, personale e comunitario, deriva dalla nostra partecipazione al mistero dell’Incarnazione, morte e risurrezione di Cristo, del quale si fa  memoria nell’Eucaristia. Vivendo il memoriale eucaristico non solo siamo invitati a vivere le nostre attività riconducendole a Cristo, unico capo di tutte le cose – sia nei cieli sia nella terra  -, ma anche impariamo a plasmare le nostre coscienze morali come coscienze conformi a Cristo, ossia come coscienze filiali, pasquali, eucaristiche. Non dimentichiamolo mai: è la Pasqua di Cristo, di cui facciamo memoria nell’Eucaristia, che inaugura la coscienza morale cristiana, che sostiene ed anima il nostro discernimento sociale.  La nostra coscienza, mentre partecipiamo all’Eucaristia di Cristo, si riconosce e si sceglie come coscienza di chi sa di essere e vive come figli nel Figlio, che si incarna, muore e risorge. La coscienza del cristiano sente così di essere chiamata a vivere  l’Incarnazione di Cristo nelle realtà umane per divinizzarle e trasfigurarle, riconducendole a Lui. Percorrendo la via dell’Incarnazione, il cristiano è sollecitato a vivere le attività umane come Cristo: con il suo amore, donandosi sino alla fine, sino a morire sulla croce, risorgendo con Lui. Il discernimento sociale a cui siamo convocati, come protagonisti di Dottrina sociale della Chiesa, non può, allora, che attuarsi come un discernimento da figli e figlie di Dio, da persone che vivono la Pasqua di Cristo, da testimoni del Risorto. Precisando meglio: è un discernimento dalla dimensione filiale, pasquale, ma anche dalla dimensione eucaristica, perché è nell’Eucaristia che si fa memoria dell’incarnazione, morte e risurrezione di Cristo. Il cristiano è così sollecitato a vivere il discernimento e i suoi vari momenti – vedere, giudicare ed agire – a partire dall’Eucaristia, mentre celebra il mistero dell’incarnazione, morte e risurrezione di Cristo, mentre ne fa esperienza nella memoria eucaristica. Ciò emerge chiaramente dal capitolo sesto della LS di papa Francesco, ma non solo. Potremmo dire che il vedere, il giudicare e l’agire dovranno essere attuati con la coscienza di persone che vivono e dimorano, operano radicati costantemente nel mistero dell’incarnazione, morte e risurrezione di Cristo.   In tal modo, il vedere, giudicare ed agire del credente saranno realizzati a partire dal celebrare eucaristico, facendoli ritornare nello stesso celebrare, ove il creato e l’azione umana trovano la loro maggiore elevazione. Dalla partecipazione all’Eucaristia, fons et culmen della vita cristiana, derivano un vedere, un giudicare ed un agire permeati dal mistero di Cristo, redentore e ricapitolatore di tutte le cose: quelle del cielo e quelle della terra. L’Eucaristia abbraccia e penetra il creato, lo unisce al cielo, alle realtà definitive. I cristiani sono chiamati a fare in modo che la terra diventi cielo.

La Madonna, che veneriamo qui a Loreto, e che è Madre di Cristo e Madre della Chiesa, ci aiuti a modellare le nostre coscienze  come coscienze filiali, pasquali ed eucaristiche. Nella casa di Loreto ringiovaniamo e rinvigoriamo le nostre vocazioni e le nostre coscienze cristiane.

                                               + Mario Toso