[feb 3] Omelia – San Biagio

03-02-2021

Faenza, Chiesa del suffragio 3 febbraio 2021

Cari fratelli e sorelle, il medico Biagio viene stimato dalla gente sia per il suo impegno professionale sia per la vita irreprensibile che conduceva dal punto di vista cristiano. Alla morte del vescovo che regge la comunità di Sebaste, Biagio viene scelto come successore. Consacrato presbitero e vescovo diviene medico dei corpi e pastore delle anime. Il luogo in cui si svolge la sua vita è l’Armenia che, ai tempi di Biagio medico e vescovo, comprendeva i territori attuali della Turchia orientale, della repubblica di Armenia, la Georgia e l’Azerbaijan. La tradizione armena afferma che la loro gente ebbe il Vangelo dagli apostoli Giuda Taddeo e Bartolomeo. San Biagio è tra i santi più noti e gloriosi dell’Armenia. Licinio imperatore d’Oriente se dapprima si mostrò tollerante nei confronti dei cristiani, in seguito, temendo che questi favorissero Costantino suo cognato, avviò una serie di atti persecutori contro di essi. E così a Sebaste si scatenò la persecuzione nei confronti della comunità cristiana. Biagio si rifugiò in un bosco, ma venne scoperto da dei cacciatori che lo denunciarono all’autorità romana. Nel tempo della sua prigionia fu avvicinato, fra l’altro, da una donna il cui figlio stava per morire, perché gli si era conficcata una lisca di pesce in gola. Biagio prega il Signore perché liberi la gola del ragazzo dalla lisca. Intima alla lisca: «Sali o scendi». Istantaneamente la lista venne espulsa e la mamma poté riabbracciare il figlio risanato. Biagio compì tanti altri prodigi, ma soprattutto convertì diverse persone. Subì più processi e venne ucciso, tramite decapitazione, perché cristiano, fedele alla sua professione di fede. Le sue reliquie sono state portate in Italia nel VII secolo e sono custodite a Maratea, in provincia di Potenza.

Già l’anno scorso abbiamo sottolineato l’esemplarità di san Biagio per il popolo cristiano del suo tempo, ma anche di oggi, perché non perse la forza di amare Dio sopra ogni cosa durante le torture e gli interrogatori. Per chi ama Dio sopra ogni cosa non viene prima il proprio io, la propria vita, bensì il dono totale di sé a Lui. È questo un aspetto che mantiene intatto tutto il suo valore anche per i credenti di oggi, i quali non raramente non sentono un attaccamento profondo a Cristo e alla sua Chiesa. Talora importano di più interessi spiccioli, preferiti ai grandi valori della fede.

Quest’anno, in tempo di pandemia, celebriamo la memoria di san Biagio ricordandolo sia come patrono di animali e cose, sia in particolare come protettore di persone contro i mali della gola. Le persone informate ci dicono, infatti, che la pandemia odierna è causata da un coronavirus che infetta il corpo umano entrando attraverso le vie respiratorie. Si fa sempre più nitido il quadro di come agisce il virus Sars-Cov-2: è capace di infettare non solo i polmoni, ma le alte vie respiratorie, cioè naso gola.

Rispetto al virus della Sars che colpiva solo i polmoni, questo del Covid-19 è più contagioso e più pervasivo. Lo indicano le ricerche di alcune Università rinomate. Il virus in molti casi, specie in pazienti colpiti da altre patologie, non solo infetta ma anche distrugge i polmoni e altri organi del nostro corpo, portando alla morte chi ne viene attaccato. Non possiamo poi ignorare le gravi conseguenze che esso sta causando sulla nostra vita sociale, economica, relazionale, psicologica, ecclesiale. Quando nel mese del maggio scorso si è potuti tornare alla celebrazione nelle chiese, abbiamo avuto un’amara sorpresa: non c’è stato affollamento e chi aveva preparato dispositivi per la assegnazione dei posti in chiesa, ha visto le aule liturgiche semivuote. Basta, poi, parlare con un parroco di qualsiasi diocesi italiana per sentirsi dire che i primi ad essere spariti dal radar sono i bambini, gli adolescenti e i giovani.

A fronte di questo quadro epidemiologico e sociale non è, pertanto, fuor di luogo pregare san Biagio, perché con la sua intercessione possa aiutarci contro un male così insidioso e devastante. Con l’amore che egli ha sempre dimostrato nei confronti del popolo cristiano possa intervenire per far terminare la pandemia che ancora ci sta attanagliando, portando gravi lutti nelle nostre comunità e nelle famiglie. Con la sua preghiera ci accompagni affinché possiamo, pur tra prove dure, talora scoraggianti, non perdere la nostra fiducia nel Signore, considerandolo sempre nostro Bene Sommo, unica Speranza.

                                           + Mario Toso