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Progetto Policoro: un manifesto per giovani e lavoro

Accompagnare i ragazzi, come peripatetici del Vangelo

Il Progetto Policoro è promosso dalla CEI per attivare conoscenze e collaborazioni tra i giovani e il mondo del lavoro; in ogni diocesi il progetto è animato da un animatore di comunità. Le animatrici di comunità delle diocesi di Faenza-Modigliana, Forlì-Bertinoro, Cesena-Sarsina, Padova, hanno vissuto un campo di formazione a fine agosto alla casa Bersana di Faenza: il campo, organizzato dall’associazione SE.M.I., è servito a creare laboratori di orientamento al lavoro ed economia civile da proporre nelle scuole. Tra gli altri, è intervenuto il docente Luca Bandini per presentare le buone prassi del Progetto a Faenza, in collaborazione con l’Istituto Oriani.

A conclusione del campo le animatrici (per Faenza c’erano Debora Leonardi e Laura Emiliani) hanno redatto un “manifesto” che potete leggere qui.

IL MANIFESTO DEL PROGETTO POLICORO

Siate il cambiamento che volete vedere nel mondo.

Prendete la vostra vita e fatene un capolavoro.

Le cose belle prima si fanno e poi si pensano.

Sopravvivere è la prima cosa che ci viene in mente pensando al progetto Policoro nelle regioni Emilia-Romagna e Triveneto, ma i nostri scopi vanno ben oltre: farsi prossimi e accompagnare le crisi di senso dei ragazzi sono le nostre priorità. Riteniamo, quindi, importante migliorare la collaborazione e la sinergia fra tutti noi, animatori di comunità (ADC). il nostro operato vuole contraddistinguersi per l’insistenza evangelica, l’empatia e lo spirito di condivisione con il quale accompagniamo le persone affidateci. Noi ADC vorremmo impegnarci a crescere nella competenza, consapevolezza, tenacia, curiosità, propositività e ottimismo.

Come un celebre film infatti citava: “non può piovere per sempre“. Vogliamo coltivare un’attitudine di wanderlust che ci spinga fuori dalla nostra comfort zone e ci renda come peripatetici all’umile servizio del vangelo. La vocazione che sentiamo, ci porta ad essere per primi i gesti concreti nelle nostre diocesi per poter crescere insieme ai ragazzi e vivere vicino a loro possibilità e prospettive nuove.

Il documento finale del sinodo: nuove prospettive per i giovani

Nella Messa di chiusura del 9 giugno i sinodali hanno presentato alla diocesi il frutto del loro lavoro

Nel documento finale del sinodo diocesano dei giovani viene sintetizzato il lavoro svolto in un anno dai 120 membri del sinodo. Questo organismo ecclesiale si è riunito nelle assemblee sinodali convocate con cadenza mensile; durante ogni assemblea, quattro commissioni hanno lavorato su altrettanti temi:

  • giovani e Chiesa
  • giovani e vocazione
  • giovani e missione
  • giovani e società.

GRANAROLO: PROFESSIONE DI FEDE DEI DICIOTTENNI

Veglia per Giornata mondiale della gioventù: 13 aprile 2019

Gv 21, 15-22

  1. Pietro

Nel giorno del rinnovo della vostra professione di fede, cari diciottenni, la Chiesa vi pone davanti il brano del Vangelo di Giovanni in cui è presentato il compito pastorale di Pietro e il suo essere discepolo di Cristo. Anche a Pietro Gesù chiede di rinnovare la sua professione di fede e gli affida il compito di pascere le sue pecore. E questo al momento della sua terza apparizione, dopo essere risorto dai morti, dopo la passione in cui Pietro lo rinnegò per ben tre volte.

Da altri brani evangelici apprendiamo che la fede di Pietro non è una marcia trionfale, ma un cammino cosparso di prove e di infedeltà. La fede di Simon Pietro è minore di quella di tanti piccoli del popolo fedele di Dio. Ci sono persino dei pagani, come il centurione, che hanno una fede più grande nel momento di implorare la guarigione di un malato della loro famiglia. La fede di Simone è più lenta di quella di Maria Maddalena e di Giovanni. Giovanni crede al solo vedere il segno del sudario e riconosce il Signore sulla riva del lago al solo ascoltare le sue parole. La fede di Simon Pietro ha momenti di grandezza, come quando confessa che Gesù è il Messia, ma a questi momenti ne seguono quasi immediatamente altri di estrema fragilità e totale sconcerto, come quando vuole allontanare il Signore dalla croce, o quando affonda senza rimedio nel lago o quando vuole difendere il Signore con la spada. Per non parlare del momento vergognoso dei tre rinnegamenti davanti ai servi ai quali abbiamo accennato sopra.

Pietro che aveva promesso fedeltà assoluta, conosce l’amarezza e l’umiliazione del rinnegamento: lo spavaldo apprende a sue spese l’umiltà. Impara di essere debole e bisognoso di perdono. Quando, dopo aver tradito il Signore, capisce la verità del suo cuore debole di peccatore credente, scoppia in un pianto liberatorio di pentimento. Dopo questo pianto egli è ormai pronto per la sua missione.

In un mattino di primavera questa missione gli sarà affidata da Gesù risorto. L’incontro avviene sulle sponde del lago di Tiberiade. È l’evangelista Giovanni a riferirci il dialogo che in quella circostanza ha luogo tra Gesù e Pietro. Vi si rileva un gioco di verbi molto significativo. In greco il verbo filéo esprime l’amore di amicizia, tenero ma non totalizzante, mentre il verbo agapáo significa l’amore senza riserve, totale ed incondizionato. Gesù domanda a Pietro la prima volta: «Simone… mi ami tu (agapâs-me)» con questo amore totale e incondizionato (cfr Gv 21,15)? Prima dell’esperienza del tradimento l’Apostolo avrebbe certamente detto: «Ti amo (agapô-se) incondizionatamente». Ora che ha conosciuto l’amara tristezza dell’infedeltà, il dramma della propria debolezza, dice con umiltà: «Signore, ti voglio bene (filô-se)», cioè «ti amo del mio povero amore umano». Il Cristo incalza: «Simone, mi ami tu con questo amore totale che io voglio?». E Pietro ripete la risposta del suo umile amore umano: «Kyrie, filô-se», «Signore, ti voglio bene come so voler bene». Alla terza volta Gesù dice a Simone soltanto: Fileîs-me?, «mi vuoi bene?». Simone comprende che a Gesù basta il suo povero amore, l’unico di cui è capace, e tuttavia è rattristato che il Signore gli abbia dovuto dire così. Gli risponde perciò: «Signore, tu sai tutto, tu sai che ti voglio bene (filô-se)». Gesù soggiunge: «Pasci le mie pecore».  Poco dopo gli chiede: «Seguimi»! Verrebbe da dire che Gesù si è adeguato a Pietro, piuttosto che Pietro a Gesù! È proprio questo adeguamento divino a dare speranza al discepolo, che ha conosciuto la sofferenza dell’infedeltà. Da qui nasce la fiducia che lo rende capace della sequela fino alla fine.

Da quel giorno Pietro ha seguito il Maestro con la precisa consapevolezza della propria fragilità; ma questa consapevolezza non l’ha scoraggiato. Egli sapeva infatti di poter contare sulla presenza accanto a sé del Risorto. Dagli ingenui entusiasmi dell’adesione iniziale, passando attraverso l’esperienza dolorosa del rinnegamento ed il pianto della conversione, Pietro è giunto ad affidarsi a quel Gesù che si è adattato alla sua povera capacità d’amore. E mostra così anche a noi la via, nonostante tutta la nostra debolezza. Sappiamo che Gesù si adegua a questa nostra debolezza. Noi lo seguiamo, con la nostra povera capacità di amore e sappiamo che Gesù è buono e ci accetta. È stato per Pietro un lungo cammino che lo ha reso un testimone affidabile, “pietra” della Chiesa. Il Signore ancora prima della sua passione gli aveva assicurato: «Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli» (Lc 22,31-32).

Possiamo rileggere così le parole del Signore: «Simone, Simone, […] io ho pregato il Padre per te, perché la tua fede non rimanga eclissata (dal mio volto sfigurato, in te che lo hai visto trasfigurato); e tu, una volta che sarai uscito da questa esperienza di desolazione di cui il demonio ha approfittato per passarti al vaglio, conferma (con questa tua fede provata) la fede dei tuoi fratelli».

 

  1. La responsabilità di confermare i fratelli

 

In questo momento, ad ognuno di voi il Signore Gesù ripete la sua domanda: «Voi, chi dite che io sia?» (Mt 16,15). Una domanda chiara e diretta, di fronte alla quale non è possibile sfuggire o rimanere neutrali, né rimandare la risposta o delegarla a qualcun altro. È una domanda piena di amore! L’amore del nostro unico Maestro, che oggi vi chiama a rinnovare la fede in Lui, riconoscendolo quale Figlio di Dio e Signore della nostra vita. Lasciate che la grazia plasmi di nuovo il vostro cuore per credere, e apra la vostra bocca per compiere la professione di fede e ottenere la salvezza (cfr Rm 10,10). Fate vostre le parole di Pietro: «Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente» (Mt 16,16). Il vostro pensiero e il vostro sguardo siano fissi su Gesù Cristo, inizio e fine di ogni azione della Chiesa. Lui è il fondamento e nessuno ne può porre uno diverso (1Cor 3,11). Lui è la “pietra” su cui dobbiamo costruire. Lo ricorda con parole espressive sant’Agostino quando scrive che la Chiesa, pur agitata e scossa per le vicende della storia, «non crolla, perché è fondata sulla pietra, da cui Pietro deriva il suo nome. Non è la pietra che trae il suo nome da Pietro, ma è Pietro che lo trae dalla pietra; così come non è il nome Cristo che deriva da cristiano, ma il nome cristiano che deriva da Cristo. […] La pietra è Cristo, sul fondamento del quale anche Pietro è stato edificato» (In Joh 124,5: PL 35,1972).

Conosci te stesso: i giovani incontrano i maestri del pensiero

Gruppo di ricerca sui grandi temi della vita

La prof. Beatrice Bandini conduce quattro pomeriggi di confronto per giovani presso la biblioteca diocesana “Cicognani”, per ragionare con i maestri del pensiero di tutti i tempi e riflettere sulle grandi domande esistenziali.

  • lunedì 11 febbraio: La relazione costruisce l’identità?
  • giovedì 14 marzo: La libertà è un’illusione?
  • martedì 9 aprile: Qual è il bene comune?
  • martedì 7 maggio: La bellezza salverà il mondo?


Giovani e Chiesa: assemblea diocesana

Tutta la diocesi è convocata dal vescovo giovedì 21 febbraio

Giovedì 21 febbraio alle 20.30 nella cattedrale di Faenza il vescovo Toso convoca una assemblea diocesana: nella festa del patrono S. Pier Damiani, si invitano a questa serata formativa i presbiteri, i consacrati, le associazioni e i movimenti ecclesiali, i fedeli laici delle parrocchie.

Intervengono il Prof. Don Nicola Giacopini sdb psicologo, il Prof. Davide Girardi  sociologo, e alcuni giovani sinodali.


Apertura del Sinodo diocesano

Domenica 30 settembre alle ore 18 nella Basilica Cattedrale di Faenza. S. Em. il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, aprirà il Sinodo diocesano dei Giovani.

Per l’occasione sono soppresso tutte le messe vespertine in tutto il territorio della diocesi, affinché tutti, sacerdoti, consacrati e fedeli laici, convergano all’apertura di questo importante evento ecclesiale.